Il Vangelo del giorno (Bose)

Le tentazioni di Gesù

Fratel Valerio - Bose


26 giugno 2019

In quel tempo dopo il battesimo 1 Gesù fu condotto dallo Spirito nel deserto, per essere tentato dal diavolo. 2Dopo aver digiunato quaranta giorni e quaranta notti, alla fine ebbe fame. 3Il tentatore gli si avvicinò e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, di' che queste pietre diventino pane». 4Ma egli rispose: «Sta scritto:
Non di solo pane vivrà l'uomo,
ma di ogni parola che esce dalla bocca di Dio».
5Allora il diavolo lo portò nella città santa, lo pose sul punto più alto del tempio 6e gli disse: «Se tu sei Figlio di Dio, gèttati giù; sta scritto infatti:
Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo
ed essi ti porteranno sulle loro mani
perché il tuo piede non inciampi in una pietra».
7Gesù gli rispose: «Sta scritto anche:
Non metterai alla prova il Signore Dio tuo».
8Di nuovo il diavolo lo portò sopra un monte altissimo e gli mostrò tutti i regni del mondo e la loro gloria 9e gli disse: «Tutte queste cose io ti darò se, gettandoti ai miei piedi, mi adorerai». 10Allora Gesù gli rispose: «Vattene, Satana! Sta scritto infatti:
Il Signore, Dio tuo, adorerai:
a lui solo renderai culto».
11Allora il diavolo lo lasciò, ed ecco, degli angeli gli si avvicinarono e lo servivano.
Mt 4,1-11

Il vangelo di oggi ci narra la lotta di Gesù contro le tentazioni. Ma è il Nuovo Testamento nel suo insieme a dire apertamente che Gesù “è stato tentato [= messo alla prova] in ogni cosa come noi”, senza però commettere peccato (Eb 4,15). Siamo molto più titubanti noi a riconoscere questo aspetto della vita di Gesù, perché spesso siamo portati a non prendere sul serio l’incarnazione. Pensiamo: “Ma lui era il Figlio di Dio!”, come se con ciò fosse esentato dalla fatica dei figli di Adamo. Certo, era Figlio di Dio, e infatti nel battesimo la voce del Padre lo ha proclamato tale (Mt 3,17). Ma il fatto di essere “il Figlio amato” non l’ha messo al riparo dalle prove. Al pari della nostra, la sua è stata un’esistenza costantemente messa alla prova, proprio perché egli ha voluto assumere pienamente la nostra umanità.
Cosa ci dice il nostro testo? Che Gesù è stato realmente posto di fronte alla possibilità di vivere la sua missione al di fuori del disegno di Dio, al di fuori della comunione con lui e della solidarietà con gli uomini; che è stato tentato dalla possibilità di un percorso individualistico, segnato dalla ricerca di potere, di gloria, di affermazione personale. Percorrere la strada suggerita dalla parola di Dio, oppure preferire le vie all’apparenza più convincenti suggerite dalla logica mondana: ecco la prova, per Gesù come per noi.
Là dove Marco dice sinteticamente che Gesù “rimase nel deserto 40 giorni, tentato da Satana” (Mc 1,13), Matteo riporta tre esempi di tentazione che Gesù ha dovuto affrontare: trasformare le pietre in pane scavalcando i limiti dell’umano per soddisfare il proprio bisogno; gettarsi dall’alto servendosi della potenza di Dio per sedurre le folle; ricercare la via del potere e della gloria esercitando un dominio sugli altri, suggestione quanto mai seducente, allora come oggi.
Ma il numero tre ci orienta verso una totalità e ci suggerisce che la tentazione è stata una realtà costante nella vita di Gesù. Il verbo peirázein (“mettere alla prova”) ricorre infatti con notevole frequenza nei vangeli. Spesso coloro che tentano Gesù sono gli uomini; ma qui c’è ho peirázon, “il tentatore” per antonomasia, ossia il diavolo, il nemico non solo di Dio, ma anche dell’uomo, perché “è menzognero e padre della menzogna” (Gv 8,44).
Al tentatore che gli insinua: “Scavalca i limiti, seduci gli umani, domina su di loro, sii un vincente”, Gesù controbatte rinnovando la sua totale fiducia in Dio, e lo fa affidandosi alla forza della Parola: “Sta scritto…”. E in questo è sostenuto dalla presenza dello Spirito, suo compagno inseparabile. È lo Spirito infatti che l’ha condotto nel deserto, proprio “per essere tentato” (Mt 4,1). Sì, perché è la tentazione che svela, che fa emergere ciò che veramente si ha nel cuore!
Dietro le tre tentazioni “esemplari” vissute da Gesù noi dobbiamo discernere le nostre piccole o grandi tentazioni quotidiane, che ci ricordano una dimensione essenziale della nostra esistenza: la lotta. Messi alla prova, per tutta la vita, noi siamo chiamati a lottare per preservare non solo la nostra fedeltà al Signore, ma anche la fedeltà alla nostra umanità. “Questo è il grande lavoro dell’uomo – disse abba Antonio del deserto –: gettare su di sé il proprio peccato davanti a Dio e attendersi la tentazione fino all’ultimo respiro”.