Il Vangelo del giorno (Bose)

Restiamo umani

Fratel Stefano - Bose


25 giugno 2019

In quel tempo 13Gesù dalla Galilea venne al Giordano da Giovanni, per farsi battezzare da lui. 14Giovanni però voleva impedirglielo, dicendo: «Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te, e tu vieni da me?». 15Ma Gesù gli rispose: «Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia». Allora egli lo lasciò fare. 16Appena battezzato, Gesù uscì dall'acqua: ed ecco, si aprirono per lui i cieli ed egli vide lo Spirito di Dio discendere come una colomba e venire sopra di lui. 17Ed ecco una voce dal cielo che diceva: «Questi è il Figlio mio, l'amato: in lui ho posto il mio compiacimento».
Mt 3,13-17

Vorrei aprire il commento di oggi raccontandovi una facezia.
C’è una vignetta composta da due quadri. Nel primo vediamo un’appassionata missionaria che si affretta a raggiungere dei poveri migranti dichiarando loro: “Voglio essere povera e migrante come voi e con voi!”. Nel secondo quadro c’è in primo piano uno di questi migranti che le risponde: “A dire il vero, noi vorremmo smettere...”.
Questa battuta non è molto differente dal ragionamento di Giovanni Battista. Se attendiamo un messia, attendiamo un messia che sappia tirarci fuori dalla nostra misera condizione mortale, non un messia che viene per essere immerso con noi, forse addirittura da noi, nelle fredde acque della morte.
“Sono io che ho bisogno di essere battezzato da te”, dice Giovanni. Ed è proprio così: siamo noi ad aver bisogno di essere salvati dal Salvatore divino, e invece egli si presenta come una delle tante vittime della storia, un miserabile appeso sulla croce, a favore del quale, al limite, avremmo dovuto fare qualcosa noi.
Però Gesù ha chiaro il progetto di Dio: “Lascia fare per ora, perché conviene che adempiamo ogni giustizia”. “Ogni giustizia”: penso che si riferisca alla strategia del Creatore per la salvezza di quanto ha creato. C’è una precisa strategia da seguire, perché per il nostro Dio il fine non giustifica i mezzi: c’è uno stile da mantenere nel portare a compimento la creazione, finché egli sia tutto in tutti.
Certo, ci sono pagine della Bibbia che sembrano riflettere una strategia di salvezza differente. Leggiamo ad esempio nel Salterio: “Mi avvolgevano i lacci della morte ... mi stringevano le catene degli inferi, mi catturavano le reti della morte”. E poi: “La terra si turba e trema, vacillano le fondamenta dei monti, si scuotono perché Dio si è adirato, si sprigiona un fumo di collera, dalla sua bocca un fuoco divorante, intorno a lui braci fiammeggianti ... Dall’alto mi tende la mano e mi afferra, mi solleva dal vortice delle acque, mi libera dal mio nemico potente, dagli avversari più forti di me” (Sal 18,5-6.8-9.17-18).
Il salmista immagina l’azione salvifica di Dio come l’azione di un supereroe della Marvel: la salvezza avviene attraverso una fragorosa opera distruttiva. Ma se c’è un fuoco che Gesù deve portare sulla terra, se c’è un diluvio che deve attraversare, noi sappiamo che tutte queste catastrofi vedono lui, e non altri, quale vittima.
“Conviene che adempiamo ogni giustizia”: Gesù viene a evangelizzare un po’ tutto, l’enigma del male che attenta alla creazione e anche le pagine della Scrittura. Egli viene a dirci che il Padre, il Creatore di tutto, desidera che la salvezza sia universale, che nel Figlio la vita non sia data solo ad alcuni, ma alle moltitudini, evitando che vada perduto qualcosa di ciò che ha così amorevolmente creato.
“Restiamo umani”: è lo slogan del nostro Dio. Il nostro Creatore non vuole che nulla della nostra fragile umanità vada perduta, anche l’incontro con la morte. Così invia il Figlio, il Salvatore del mondo, perché divenga e resti umano, fino ad assumere tutta la fragilità della nostra condizione di creature. La salvezza deve passare attraverso la grandezza e la fragilità dell’essere umano e di tutta la creazione: “Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento”.