Il Vangelo del giorno (Bose)

L’ultima lettera d’amore

di Gesù

Fratel Giandomenico - Bose


6 giugno 2019

Prima di passare da questo mondo al Padre Gesù disse ai suoi discepoli: «In verità, in verità io vi dico: se chiederete qualche cosa al Padre nel mio nome, egli ve la darà. 24Finora non avete chiesto nulla nel mio nome. Chiedete e otterrete, perché la vostra gioia sia piena.25Queste cose ve le ho dette in modo velato, ma viene l'ora in cui non vi parlerò più in modo velato e apertamente vi parlerò del Padre.26In quel giorno chiederete nel mio nome e non vi dico che pregherò il Padre per voi: 27il Padre stesso infatti vi ama, perché voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio. 28Sono uscito dal Padre e sono venuto nel mondo; ora lascio di nuovo il mondo e vado al Padre». 29Gli dicono i suoi discepoli: «Ecco, ora parli apertamente e non più in modo velato. 30Ora sappiamo che tu sai tutto e non hai bisogno che alcuno t'interroghi. Per questo crediamo che sei uscito da Dio».31Rispose loro Gesù: «Adesso credete? 32Ecco, viene l'ora, anzi è già venuta, in cui vi disperderete ciascuno per conto suo e mi lascerete solo; ma io non sono solo, perché il Padre è con me.33Vi ho detto questo perché abbiate pace in me. Nel mondo avete tribolazioni, ma abbiate coraggio: io ho vinto il mondo!».
Giovanni 16,23b-33

“Domandò l’amico al suo amato se in lui fosse rimasto qualcosa da amare. Rispose l’amato che l’amore dell’amico poteva moltiplicarsi solo nell’amare”: queste parole di Raimondo Lullo esprimono bene l’atmosfera che vibra nei capitoli del Vangelo secondo Giovanni che la liturgia ci propone in questi giorni. Sono le ultime parole pronunciate da Gesù ai suoi discepoli prima di essere messo a morte sulla croce: è il suo testamento, è l’ultima lettera d’amore ai suoi amici, è il suo ultimo desiderio che sfocia nell’augurio di gioia e di pace.
Gesù di fronte al male ignominioso che subirà e all’abbandono dei suoi discepoli, ha la forza di parlare ancora una volta con l’alfabeto dell’agape. La sua vita ha raccontato il volto di tenerezza e di compassione del Padre, ora la sua narrazione sta giungendo al suo epilogo, tragico e definitivo: dare la vita per i propri amici (cf. Gv 15,13). Ma non c’è spazio per la disperazione, l’amore è un fuoco divorante che non può spegnersi, l’amore genera speranza, forza il futuro a dischiudersi, l’amore crea cortocircuiti nelle logiche mondane. Gesù può gridare con audacia: “Coraggio: io ho vinto il mondo!” (Gv 16,33). L’amore scaccia la paura, ispira la fiducia.
La piccola comunità riunita attorno a lui è come noi fragile, confusa, tenta di comprendere le parole e le azioni scandalose di Gesù, eppure a breve rinnegherà il suo Maestro, tenta di amare – e Gesù lo riconosce: “Voi avete amato me e avete creduto che io sono uscito da Dio” (Gv 16,27) – eppure cerca facili scappatoie per evitare dolore e sofferenza, contraddicendo così quello stesso amore. Ciò che Gesù invita i discepoli a chiedere, il Padre lo concederà nel suo nome. Il suo nome, rigettato dal mondo è per i discepoli la chiave della loro amicizia con Dio.
Gesù non ha paura del tradimento e del fallimento, e ama a tal punto i suoi, da offrire loro un futuro, anche quando non sarà più presente fisicamente tra di loro. Gesù ama i suoi perché è capace di vivere l’assenza che gli si prospetta davanti. Gesù non è un ladro o un brigante che vuole accaparrasi delle pecore, non è un mercenario che le abbandona nel momento delle difficoltà, Gesù è il buon pastore che dà la vita per le pecore (cf. Gv 10,11). L’amore di Gesù è totale, gratuito, disinteressato e travalica la sua stessa persona.
“Senza amore, nessun gruppo di persone può diventare comunità. È l’amore più forte della morte a rendere i membri della comunità capaci di restare insieme nonostante i loro difetti e fallimenti. È l’amore a costruire le relazioni di fiducia che donano pace a una comunità. È l’amore a trasformare le persone in pastori premurosi e disposti a sacrificarsi gli uni per gli altri nella comunità. È l’amore del Signore risorto a prendere forma in una comunità … Una comunità cristiana vivente può avere luogo solo quando c’è amore traboccante. È di questo che il mondo ha bisogno adesso!” (Luis Antonio Gokim Tagle).