Immersi nel tempo

per guadagnare l'eterno

VI domenica di Pasqua (C)

a cura di Franco Galeone *

Spirito Santo

Prima lettura

Di fronte al dilagare dell’ignoranza religiosa, alcuni propongono di rispolverare il Catechismo della Dottrina Cristiana, pubblicato da Pio X nel 1913: 433 domande e risposte, sintesi di tutto il cristianesimo! Il Catechismo ha avuto certo i suoi meriti, ma avrebbe poco senso riproporre le verità di fede con un linguaggio obsoleto. Iniziando il Concilio, papa Giovanni ricordava che una cosa è la verità di fede e altra cosa è la sua formulazione, che richiede sempre attenzione ai segni dei tempi. Questo naturalmente provoca tensioni e malintesi ma è un lavoro indispensabile. La paura della novità ci trasforma in profeti di sventura! Le tensioni tra innovatori e tradizionalisti sono sempre esistite nella chiesa; anche se dolorose possono divenire motivo di crescita. Nella chiesa delle origini c’erano due gruppi, i giudei convertiti e i pagani convertiti; i loro rapporti erano spesso conflittuali, tanto che si arrivava a celebrare l’eucaristia in luoghi separati! I giudei convertiti volevano conservare le usanze giudaiche anche nel cristianesimo. A noi può sembrare una questione banale, in realtà era un problema molto serio, e gli apostoli prendono una decisione coraggiosa, che tagliava con il passato e apriva al nuovo. L’attrito era aggravato dal fatto che i giudei convertiti avevano dalla loro la gerarchia (Pietro, gli apostoli e soprattutto Giacomo), mentre i pagani convertiti avevano dalla loro il neoconvertito Paolo. Che fare? Dialogare con rispetto, ascoltare l’altro con simpatia, trovare insieme le soluzioni. Questo fu fatto nel Protoconcilio di Gerusalemme. Ante litteram, usarono il metodo di papa Giovanni: Nelle cose essenziali: unità; nelle cose facoltative: libertà; in ogni caso: sempre la carità. Anche oggi il rischio è lo stesso: attaccarsi a cose marginali, dimenticando l’essenziale. Così, ci sono persone che vanno a messa, obbediscono al precetto, ma non si preoccupano del cambiamento della vita. Altri credono di essersi confessati bene, solo perché hanno detto i peccati, senza preoccuparsi della conversione.

 

Seconda lettura

Il libro dell’Apocalisse, attribuito a Giovanni, è indirizzato ai cristiani nelle difficoltà delle persecuzioni. Per infondere coraggio, l’autore racconta delle visioni; domenica scorsa la visione Sposa, oggi quella di Gerusalemme. Attenzione a due particolari:
* la città ha dodici porte distribuite su quattro lati; il 3 indica la perfezione, il 4 l’universalismo (3x4=12); il senso è chiaro: a tutti i popoli, di qualunque razza, lingua, cultura, religione è possibile entrare e salvarsi (Ap 7,9).
* Non vidi alcun tempio nella Città santa (Ap 21,22). Affermazione importante! Nella Gerusalemme celeste è assente il tempio. È magnifico! Nel Paradiso di Dio, padre universale di tutti i popoli, non ci saranno sinagoghe, chiese, moschee ... non ci saranno sacramenti, candelabri, circoncisioni ... non ci saranno sacerdoti, rabbini, imam ... ma solo Dio! Le nostre chiese, le nostre liturgie, i nostri oggetti sacri … sono tutti destinati a scomparire. La realtà futura non ha più bisogno di ciò che sulla terra è stato strumento e segno. Le chiese, nelle quali il popolo di Dio si raccoglie, sono relative e propedeutiche al nuovo culto voluto da Dio, quello nello spirito e nella verità. Dio cerca, vuole tali adoratori. Verrà il tempo in cui Dio non sarà più adorato sul monte Garizim o a Gerusalemme o a Roma, ma nello spirito e nella verità. Le chiese, non animate dalla fede, sono solo i sepolcri di Dio. Non dimentichiamolo per non assolutizzare nulla: viviamo nella provvisorietà, come nomadi nel deserto, lontani ancora dalla casa definitiva.

Terza lettura

Vi do la mia pace! Non c’è pace oggi nel mondo, nelle famiglie, negli individui. Eppure se ne parla, la si invoca, con passione e con speranza. Spesso ignoriamo che la pace comincia dalla riconciliazione con noi stessi, dall’accettazione dei nostri limiti e delle nostre sconfitte. Non siamo in pace, non ci amiamo. Forse è la tempesta continua della ambizioni, l’ansia di possedere sempre di più, di non lasciarsi superare, di non essere all’altezza dei modelli in circolazione. Da qui nevrosi, rabbia, violenza, che si trasferiscono nella vita di coppia, nel rapporto con i figli e i genitori. Incapaci di amarci e di accettarci! E quando l’insofferenza prolungata non si risolve, esplode in violenze morali e fisiche di cui conosciamo ogni giorno nuovi orrori. Dicono che il nostro Paese non è in guerra. Ma non siamo neppure un Paese in pace. I focolai sono nei rapporti interpersonali ostili, nelle famiglie dove le guerre silenziose lacerano genitori e figli. È giusto scendere per le strade e inneggiare alla pace. Ma non basta! Occorre ogni giorno, nel silenzio del cuore, riconciliarci con noi stessi e con chi ci sta accanto. La pace si radica nel cuore dell’uomo, e da qui si diffonde nelle strutture della vita.
Vi rallegrereste che io me ne vada. Ci troviamo davanti a una frase paradossale. Pensate cosa doveva essere bello vivere accanto a Gesù, poterlo vedere e toccare. Che sicurezza! Il mondo, intorno, era malsicuro, pericoloso, ma vicino a Gesù, che pace! Pensate al fascino di Gesù: si vedeva tutto in una luce nuova; si scopriva la verità degli uomini, delle cose, del cosmo. Finalmente Dio diventava vivo, vicino, amico. Si viveva finalmente! Ed ecco la notizia che stavano per perderlo. Non solo, ma afferma: Se mi amaste, vi rallegrereste che io me ne vada. Gli apostoli erano sgomenti, tacevano, per la prima volta non facevano domande sciocche. Alcuni trovavano le sue parole dure, e se ne andavano. Altri lo hanno udito ma non lo hanno compreso, lo hanno conosciuto ma non riconosciuto. Molti di coloro che lo hanno toccato, non sono stati guariti. Anche allora, come oggi, bisognava toccarlo bene, come quella donna, sola tra la folla che si stringeva attorno a Gesù. Non ha toccato che la frangia del suo mantello, ma lo ha fatto con fiducia.
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano