Il Vangelo del giorno (Bose)

Adesione e affidamento

Sorella Beatrice - Bose


23 maggio 2019

In quel tempo, Gesù, 1 passando, vide un uomo cieco dalla nascita 2e i suoi discepoli lo interrogarono: «Rabbì, chi ha peccato, lui o i suoi genitori, perché sia nato cieco?». 3Rispose Gesù: «Né lui ha peccato né i suoi genitori, ma è perché in lui siano manifestate le opere di Dio.4Bisogna che noi compiamo le opere di colui che mi ha mandato finché è giorno; poi viene la notte, quando nessuno può agire. 5Finché io sono nel mondo, sono la luce del mondo». 6Detto questo, sputò per terra, fece del fango con la saliva, spalmò il fango sugli occhi del cieco 7e gli disse: «Va' a lavarti nella piscina di Sìloe» - che significa Inviato. Quegli andò, si lavò e tornò che ci vedeva.
8Allora i vicini e quelli che lo avevano visto prima, perché era un mendicante, dicevano: «Non è lui quello che stava seduto a chiedere l'elemosina?». 9Alcuni dicevano: «È lui»; altri dicevano: «No, ma è uno che gli assomiglia». Ed egli diceva: «Sono io!». 10Allora gli domandarono: «In che modo ti sono stati aperti gli occhi?». 11Egli rispose: «L'uomo che si chiama Gesù ha fatto del fango, mi ha spalmato gli occhi e mi ha detto: «Va' a Sìloe e làvati!». Io sono andato, mi sono lavato e ho acquistato la vista». 12Gli dissero: «Dov'è costui?». Rispose: «Non lo so».13Condussero dai farisei quello che era stato cieco: 14era un sabato, il giorno in cui Gesù aveva fatto del fango e gli aveva aperto gli occhi.15Anche i farisei dunque gli chiesero di nuovo come aveva acquistato la vista. Ed egli disse loro: «Mi ha messo del fango sugli occhi, mi sono lavato e ci vedo». 16Allora alcuni dei farisei dicevano: «Quest'uomo non viene da Dio, perché non osserva il sabato». Altri invece dicevano: «Come può un peccatore compiere segni di questo genere?». E c'era dissenso tra loro.
Gv 9,1-16

Nel brano di oggi sono rappresentati due percorsi paralleli. Da un lato il cammino del cieco che va dalla tenebra alla luce, e dall’altro quello dei suoi conoscenti e dei farisei che, illudendosi di essere nella luce, non compiono un passo verso di essa, ma rimangono bloccati nelle loro convinzioni. Se il cieco si rende strumento di rivelazione delle opere di Dio, i giudei e i farisei invece si adoperano per vanificare questo annuncio.
Già dalla prima riga del testo di oggi è evidente la differenza sostanziale dell’approccio di Gesù con il cieco e quella dei suoi discepoli e dei conoscenti del cieco. Gesù prima di tutto vede un uomo, gli altri invece rimangono fermi alla prima impressione, un uomo malato, impressione superficiale che non li fa andare oltre alle loro interpretazioni: “Chi ha peccato, lui o i suoi genitori?”. La staticità di questa affermazione è in contrasto alla scena dinamica che nelle righe successive viene descritta tra Gesù e il cieco. Gesù avvia un movimento a cui il cieco liberamente non si sottrae, anzi diventa il motore principale. Al di là del gesto simbolico del fango che il Signore mette sugli occhi del cieco e che richiama la creazione e dunque una nuova nascita per il cieco, sarà lui stesso ad aderire alla sua nuova condizione di vita e ad annunciarla con convinzione e senza paura.
Gesù non guarisce il cieco con un gesto che viene solo da lui, ma gli ordina di andare a lavarsi. Sta ora al cieco dire sì o no alla proposta di uscire dalla tenebra. E il cieco vi aderisce. L’adesione a un tale cammino non è semplice perché presume il fatto di una conoscenza di sé e della propria condizione che non sempre è chiara a tutti, come dimostrano i giudei e i farisei. Quello che permette al cieco di uscire da questa condizione è riconoscere la propria cecità e credere che non è la sua ultima condizione. Egli, forse proprio a partire dalla propria cecità, ha affinato l’ascolto che gli ha permesso di obbedire alle parole dette dall’“uomo Gesù”: “Va’ a lavarti nella piscina di Siloe”. Solo dopo un tale affidamento ha potuto affrontare con coraggio i suoi conoscenti che lo volevano immobilizzare nell’idea che loro stessi si erano fatti di lui: un mendicante, dipendente dagli altri e soprattutto peccatore. La risposta che l’ex cieco dà a chi lo interroga - “Sono io” - è un’affermazione coraggiosa che porta a compimento quell’opera di ricreazione che Gesù aveva intrapreso in lui. Egli aderisce con convinzione alla sua nuova condizione e soprattutto non ha paura di manifestarlo, nonostante il prezzo che dovrà pagare.
Nel dialogo che avrà con i farisei l’uomo che è stato guarito dimostrerà un’adesione alla realtà che gli permetterà di portare avanti il discorso con semplicità e con una chiarezza che renderà sempre più evidente l’opacità della menzogna del discorso dei suoi avversari. Egli si basa su quanto è accaduto e non aggiunge nessuna interpretazione dei fatti; i farisei, al contrario, non daranno nessun credito a quanto è accaduto, ma continuano ad aggiungere interpretazioni che li allontana da una realtà che potrebbe aprire loro gli occhi.