Il Vangelo del giorno (Bose)

“Rimanete nella mia parola”

Sorella Antonella - Bose


22 maggio 2019

31In quel tempo, Gesù disse a quei Giudei che gli avevano creduto: «Se rimanete nella mia parola, siete davvero miei discepoli; 32conoscerete la verità e la verità vi farà liberi». 33Gli risposero: «Noi siamo discendenti di Abramo e non siamo mai stati schiavi di nessuno. Come puoi dire: «Diventerete liberi»?». 34Gesù rispose loro: «In verità, in verità io vi dico: chiunque commette il peccato è schiavo del peccato. 35Ora, lo schiavo non resta per sempre nella casa; il figlio vi resta per sempre. 36Se dunque il Figlio vi farà liberi, sarete liberi davvero. 37So che siete discendenti di Abramo. Ma intanto cercate di uccidermi perché la mia parola non trova accoglienza in voi. 38Io dico quello che ho visto presso il Padre; anche voi dunque fate quello che avete ascoltato dal padre vostro». 39Gli risposero: «Il padre nostro è Abramo». Disse loro Gesù: «Se foste figli di Abramo, fareste le opere di Abramo. 40Ora invece voi cercate di uccidere me, un uomo che vi ha detto la verità udita da Dio. Questo, Abramo non l'ha fatto. 41Voi fate le opere del padre vostro». Gli risposero allora: «Noi non siamo nati da prostituzione; abbiamo un solo padre: Dio!». 42Disse loro Gesù: «Se Dio fosse vostro padre, mi amereste, perché da Dio sono uscito e vengo; non sono venuto da me stesso, ma lui mi ha mandato. 43Per quale motivo non comprendete il mio linguaggio? Perché non potete dare ascolto alla mia parola. 44Voi avete per padre il diavolo e volete compiere i desideri del padre vostro. Egli era omicida fin da principio e non stava saldo nella verità, perché in lui non c'è verità. Quando dice il falso, dice ciò che è suo, perché è menzognero e padre della menzogna. 45A me, invece, voi non credete, perché dico la verità. 46Chi di voi può dimostrare che ho peccato? Se dico la verità, perché non mi credete? 47Chi è da Dio ascolta le parole di Dio. Per questo voi non ascoltate: perché non siete da Dio». 48Gli risposero i Giudei: «Non abbiamo forse ragione di dire che tu sei un Samaritano e un indemoniato?». 49Rispose Gesù: «Io non sono indemoniato: io onoro il Padre mio, ma voi non onorate me. 50Io non cerco la mia gloria; vi è chi la cerca, e giudica. 51In verità, in verità io vi dico: se uno osserva la mia parola, non vedrà la morte in eterno».
Gv 8,31-51

Siamo nel tempio e gli interlocutori di Gesù sono quei giudei che avevano creduto in lui. Tuttavia, mano a mano che si procede in questo scambio la fede sembra venir meno e, passando dalla parola all’azione, quegli stessi giudei prendono delle pietre per scagliarle contro Gesù, costringendolo ad abbandonare il tempio. Questa conclusione documenta eloquentemente il fallimento di quel dialogo che era iniziato con un’indicazione ben precisa: “Se rimanete nella mia Parola siete veramente miei discepoli”. Per essere discepoli occorre ascoltare e assimilare la Parola, riflettere su di essa per vivere con Gesù, come i primi due discepoli che si fermarono e dimorarono con lui non solo per quel primo giorno. Dimorare dovrebbe essere per noi uno stato permanente, un sentirci a casa, amati, custoditi. Per tutta la sua vita terrena Gesù ha desiderato che ciascuno di noi dimorasse in lui, tanto che nei discorsi d’addio conforta i suoi discepoli dicendo che questo dimorare non avrà fine, lui stesso preparerà una dimora per loro, una dimora dove attenderli.
“Se rimanete … comprenderete la verità e la verità vi farà liberi”. Verità e libertà: due parole importanti per la nostra vita. Gesù è il suo messaggio. Non si può distinguere lui dalla sua Parola, lui è Parola che si fa carne, narrazione dell’amore del Padre, che vive e realizza pienamente: per questo è la verità. Per cui se non si accetta la persona di Gesù il cristianesimo rimane una semplice ideologia. Gesù è la verità – che riconosciamo dimorando nella Parola –, verità che dice di sé che è Figlio e che rivela a tutte le donne e gli uomini la sola realtà fondamentale: cioè l’essere figli nel Figlio e fratelli tra di loro.
Qualunque sia la nostra esperienza di paternità terrena, sempre limitata, la possibilità di riscatto per ciascuno di noi è riconoscere di essere figli amati di Dio. Questo è ciò che Gesù è venuto a rivelarci con il suo amore vissuto fino alla fine. Scoprire questa verità è trovare la libertà, perché uno non è libero finché non si sente accettato e amato. Se uno non si accetta cerca di far tutto per essere accettato e riamato e quindi resta sempre schiavo dell’immagine che produce nei confronti degli altri. La libertà cristiana non è il piacere, né il dovere della legge, ma il sapersi amati e il saper amare gli altri stabilendo un rapporto corretto con il Padre, con i fratelli, con le cose, dove tutto è posto a servizio della vita.
Eppure a questa proposta di Gesù noi potremmo rispondere come quei giudei: “Ma siamo figli della promessa, perché tu dici che siamo schiavi?”. Sì, si può essere credenti, uomini e donne religiose e stare nella casa del Padre, ma non essere figli bensì schiavi, come il fratello maggiore nella parabola del Figliol prodigo. Succede quando si ha un’immagine distorta di Dio che non è più quello rivelato da Gesù Cristo. Succede quando la libertà non è più evocata per annunciare la bellezza e la forza di un messaggio, di una Parola che trascina e fa alzare il capo. Dio ci vuole adesso nella libertà dei figli, donandoci il suo Spirito che ci fa amare il Padre, noi stessi e gli altri. Ci accomuna una vocazione, quella di essere donne e uomini liberi. “Voi fratelli siete chiamati alla libertà” (Gal 5,13): questa è la buona notizia per tutti.