Il Vangelo del giorno (Bose)

“Tu, chi sei?”

Fratel Adalberto - Bose


21 maggio 2019

In quel tempo Gesù 12Gesù disse: «Io sono la luce del mondo; chi segue me, non camminerà nelle tenebre, ma avrà la luce della vita». 13Gli dissero allora i farisei: «Tu dai testimonianza di te stesso; la tua testimonianza non è vera». 14Gesù rispose loro: «Anche se io do testimonianza di me stesso, la mia testimonianza è vera, perché so da dove sono venuto e dove vado. Voi invece non sapete da dove vengo o dove vado. 15Voi giudicate secondo la carne; io non giudico nessuno. 16E anche se io giudico, il mio giudizio è vero, perché non sono solo, ma io e il Padre che mi ha mandato. 17E nella vostra Legge sta scritto che la testimonianza di due persone è vera. 18Sono io che do testimonianza di me stesso, e anche il Padre, che mi ha mandato, dà testimonianza di me». 19Gli dissero allora: «Dov'è tuo padre?». Rispose Gesù: «Voi non conoscete né me né il Padre mio; se conosceste me, conoscereste anche il Padre mio». 20Gesù pronunciò queste parole nel luogo del tesoro, mentre insegnava nel tempio. E nessuno lo arrestò, perché non era ancora venuta la sua ora.21Di nuovo disse loro: «Io vado e voi mi cercherete, ma morirete nel vostro peccato. Dove vado io, voi non potete venire».22Dicevano allora i Giudei: «Vuole forse uccidersi, dal momento che dice: «Dove vado io, voi non potete venire»?». 23E diceva loro: «Voi siete di quaggiù, io sono di lassù; voi siete di questo mondo, io non sono di questo mondo. 24Vi ho detto che morirete nei vostri peccati; se infatti non credete che Io Sono, morirete nei vostri peccati». 25Gli dissero allora: «Tu, chi sei?». Gesù disse loro: «Proprio ciò che io vi dico. 26Molte cose ho da dire di voi, e da giudicare; ma colui che mi ha mandato è veritiero, e le cose che ho udito da lui, le dico al mondo». 27Non capirono che egli parlava loro del Padre. 28Disse allora Gesù: «Quando avrete innalzato il Figlio dell'uomo, allora conoscerete che Io Sono e che non faccio nulla da me stesso, ma parlo come il Padre mi ha insegnato. 29Colui che mi ha mandato è con me: non mi ha lasciato solo, perché faccio sempre le cose che gli sono gradite». 30A queste sue parole, molti credettero in lui.
Gv 8,12-30

Chi è Gesù? È una domanda che attraversa i vangeli, che noi stessi ci poniamo. È la domanda rivolta a Gesù durante il suo processo, e che il Vangelo di Giovanni anticipa nel confronto con alcuni farisei: “Tu chi sei?”.
La discussione avviene “nel luogo del tesoro, mentre Gesù insegnava nel tempio”. Giovanni sembra compiacersi di condurre un dialogo in due linguaggi incomprensibili e inconciliabili tra loro. Due dimensioni si oppongono: la luce alle tenebre, l’alto (“Io sono di lassù”) al basso (“voi di quaggiù”), la verità alla menzogna. Gesù parla con audacia e libertà, con “parrhesía”. Egli sa a che cosa va incontro. Sta parlando del suo andare al Padre. Le sue parole rivelano la sua identità profonda. Gesù sta in effetti rispondendo alle domande che gli vengono poste: “Dov’è tuo Padre?”, “Tu chi sei?”. Ma per comprendere il suo linguaggio, occorre ascoltare con fede.
Gesù dice: “Io sono la luce del mondo”. È il linguaggio enigmatico e denso di allusioni del quarto vangelo. Giovanni prende spunto dalla situazione in cui Gesù pronuncia il suo discorso, la festa delle Capanne, durante la quale si accendevano grandi luci nel cortile del tempio. La luce dona chiarezza, illumina il cammino verso Dio. La Parola di Dio è luce che rischiara i nostri passi (Qo 2,13; Pr 4,18-19; 6,23; Sal 119,105). Gesù è luce perché nelle sue parole, nella sua vita, è Dio stesso che ci parla. Se il Messia è “luce delle nazioni” (Is 42,6; 49,6), Gesù sta dicendo che egli è l’inviato del Padre, la luce che viene nel mondo, che illumina ogni uomo e che le tenebre non possono vincere (Gv 1,9.5; cf. Sap 7,26).
Ma quando Gesù annuncia il proprio esodo al Padre viene frainteso (v. 22). Gesù insiste dicendo che occorre confessarlo come “Io sono” (Ego eîmi): è la traduzione greca del tetragramma, il Nome impronunciabile di Dio, rivelato a Mosè sul Sinai (Es 3,14). Nei sinottici Gesù rivela la propria qualità divina solo nel momento della sua passione. Anche nel quarto vangelo la rivelazione del Nome di Dio in Gesù è accostata all’immagine dell’innalzamento (cf. Gv 3,14): il sollevamento sulla croce si sovrappone all’esaltazione celeste. Solo nella gloria della croce sarà possibile riconoscere Gesù come “Io sono”. Gesù non consegna una parola su se stesso: rinvia al Padre. Gesù, la Parola, è da sempre rivolto all’ascolto del Padre, va verso il Padre (Gv 1,1). Egli è con il Padre una cosa sola.
L’evangelista commenta che “essi non capirono che Gesù parlava del Padre”. A maggior ragione, nessuno dei nostri discorsi su Dio può persuadere altri a credere… Solo ascoltando Gesù, la Parola, e mettendo in pratica i suoi comandamenti, il comandamento nuovo dell’amore, possiamo narrare qualcosa dell’amore di Dio, che è la luce della nostra vita: “Chi ama suo fratello, rimane nella luce e non vi è in lui occasione di inciampo” (1Gv 2,10).
Ma se nemmeno la predicazione, se nemmeno la vita evangelica possono essere abbastanza eloquenti, resta una sola cosa: accettare di essere innalzato, umiliarsi fino alla morte e alla morte di croce. La narrazione del volto del Padre passa per la via della croce. La “parola della croce” è l’unico modo di parlare di Dio senza parlare di noi stessi.