La Sacra Scrittura nell’Instrumentum Laboris

Inserito in NPG annata 2018.

Giovani e Bibbia
(nella prospettiva del Sinodo dei giovani) /2

Cesare Bissoli

(NPG 2018-07-60)


Nell’articolo dedicato a Giovani e Bibbia nel Documento preparatorio (DP) al Sinodo (v. NPG dicembre 2017, pp. 44-57), abbiamo paragonato la presenza in esso della Bibbia alla filigrana di una moneta, che c’è e non si vede, ma che dà valore alla moneta stessa. In effetti nel DP, manca uno specifico, diretto riferimento al rapporto Giovani e Bibbia, ma vi sono indicazioni sotto forma di citazioni che in certo modo aprono la strada a tale incontro. Sarà compito del Sinodo tematizzare questo rapporto, riconoscendo che è tanto necessario quanto esigente, perché richiede competenza biblica, teologica, pedagogica in ottica di pastorale (giovanile). Intanto i primi passi sono iniziati a partire appunto dal DP, aperto autorevolmente dalla Lettera di presentazione scritta da Papa Francesco, in sintonia per altro con i tanti interventi, sia pur spiccioli, sulla nostra questione [1].

Ora continuiamo confrontandoci con l’Instrumentum Laboris (IL), ossia l’agenda diretta dei lavori sinodali. La nostra ricerca si articola sinteticamente in tre punti: il mondo delle citazioni bibliche; il disegno di insieme che si profila; le indicazioni di metodo e proposte.

La Bibbia in superficie: la strategia delle citazioni

La ampiezza di esse qualificano l’interesse che si dà al Libro Sacro, da cui è possibile rintracciare una visione di insieme, come tante perle a formare una collana: quale Bibbia nell’evangelizzazione giovanile. Qualche dato significativo.
* Nei 214 paragrafi dell’IL, si contano oltre cinquanta citazioni esplicite, cui va aggiunta una ventina e più di riferimenti biblici senza citazione esplicita, tipo la “gioia del vangelo”, “Cristo è la verità”, “Gesù in dialogo con il Padre nell’orto degli ulivi”, “la sindrome di Giona”…
* La Bibbia è nominata in tutte e tre le parti,radunate in 13 capitoli.
Ricordiamo la chiave interpretativa sintetizzata in tre verbi, ciascuno per ogni parte: “riconoscere, interpretare, scegliere”. In questo modo si realizza lo scopo dato al Sinodo: mettere in luce le sfide della chiesa in rapporto alla fede (e vocazione) dei giovani oggi.
- Nella prima parte dedicata dalla Chiesa all’ascolto della condizione giovanile in relazione alla dimensione religiosa, il dato biblico, anche se non molto citato, esprime tre significativi richiami: va notata la debolezza, fino all’assenza, del rapporto tra giovani e la figura di Gesù (n. 30); lo stesso dicasi nei confronti della Chiesa (si cita l’evangelico scarto della “pietra d’angolo”) (n. 42); stante la problematicità dell’attuale mondo digitale, occorre “trovare nuove modalità di una trasmissione della fede che si basa sull’ascolto della Parola di Dio e la lettura della Sacra Scrittura” (n. 57).
- Nella seconda parte, dedicata al momento interpretativo e dunque ideativo di una proposta – tramite discernimento – riguardo alla fede e alla scelta vocazionale, aspettiamoci maggior numero di riferimenti biblici. In effetti appaiono incentrati sulla figura di Gesù Cristo nella pienezza della sua identità e contemporaneamente attenti a illuminare l’identità del giovane che si apre a Cristo. Qui raggiungiamo il vertice della Parola di Dio attinta di preferenza dal Vangelo e dal resto del NT, senza dimenticare il contesto dell’AT.
Ne facciamo per questo una trattazione specifica.
- Nella terza parte, volta alla prassi, la Bibbia viene citata soprattutto in funzione delle scelte che la Chiesa deve operare per essere “una comunità evangelizzata ed evangelizzatrice”, mettendosi quindi alla “scuola della Parola di Dio” (n. 185s).

Il disegno di insieme

Si sintetizza nelle parole “L’appello di Cristo di vivere secondo le sue intenzioni è il nostro orizzonte riferimento” (n. 73). Parliamo di una teologia cristocentrica giovanile.
Nei nn 73-136, siamo al momento alto del contributo biblico. La Scrittura non solo supporta, ma rivela e fonda il tema del Sinodo, aprendo la strada al successivo momento metodologico. Qui i Padri Sinodali (e ogni animatore giovanile) sono chiamati ad una vera e propria conversione e ri-/comprensione della Sacra Scrittura come Parola di Dio per l’uomo (giovane) di oggi. I quattro capitoli si concentrano su tre temi maggiori che enunciamo così: quale Gesù per un giovane oggi; il significato di vocazione del suo discernimento alla luce della fede; il necessario accompagnamento.

Gesù per un giovane oggi

“La benedizione della giovinezza” è il titolo del c. 1 (della prima parte). Esso ha il chiaro intento di mostrare la positività esistenziale della vita di un giovane agli occhi di Dio, una ‘benedizione’ appunto. La risonanza biblica – anche senza esplicita citazione – è evidente. Di qui i tratti di una specifica visione giovanile della fede accreditati da testi biblici. Sono evidenziati con luce biblica cinque nuclei:
- La persona di Gesù – nominata preferibilmente Cristo per indicare meglio la totalità della sua identità ed opera- va proposta e incontrata come interprete sicuro e affascinante del disegno di Dio, che Gesù traduce in “appello a vivere secondo le sue intenzioni” (n. 73).
- Si vorrà proporre “Cristo giovane tra i giovani” richiamando due riferimenti sostanziali: il cammino di Emmaus (Lc 24,13-45) (l’icona privilegiata , come vedremo, dell’IL); il dono della vita che Gesù assicura a tutti (Gv 10,10) (n. 75).
- Ben 5 citazioni dell’AT (segnatamente il richiamo a” tutto il Cantico dei Cantici”) e del NT, sottolineano la necessità di presentare il progetto di Dio in Gesù come “la chiamata universale alla gioia e all’amore” (n. 76).
- La vita giovanile è percorsa da “vigore fisico, fortezza d’animo, coraggio di rischiare”.ma anche da “incertezza, paura e speranza”, e finanche da “cadute e cedimenti che il pentimento e perdono” aiutano a superare (nn. 77,78, 79). È rimarcabile che su questi punti si sia voluto porre una decina di citazioni dell’AT e NT che possono essere discusse quanto alla loro perfetta pertinenza, ma almeno intendono mostrare l’azione della Parola di Dio nella condizione giovanile invitando per questo a valorizzare la Sacra Scrittura, affermando ad un certo punto di “confrontarsi con la norma vivente che è Gesù…, dedicare tempo a leggere la Scrittura…, porsi in dialogo con Cristo via, verità, vita” (n. 115).
- La Scrittura, con diverse citazioni, getta luce su altri aspetti del cammino dei giovani con il Signore: “Giovanni e Maria” nel loro percorso esistenziale attestano l’accompagnamento di “Gesù che si fa maestro, modello e amico di ogni giovane” (n. 80). In particolare la Bibbia aiuta a maturare la fede e il discernimento di una dinamica vocazionale. Qui vengono alla memoria i tanti racconti di vocazione (ad es. la vocazione di Samuele). Non si può dimenticare il racconto del giovane ricco che attesta, purtroppo, con esiti negativi la chiamata di Gesù medesimo (Mt 18,16-22) (nn. 80-84). Noteremo che questo appello alla Bibbia è sviluppato concretamente nella parte terza

La vocazione alla luce della fede

Dalla presentazione di quale Gesù per i giovani, si passa ad un tema specifico del Sinodo, “La vocazione alla luce della fede”, con ampia motivazione biblica attinta dal NT (una quindicina di citazioni). Tre poli delineano la proposta da fare (nn. 87-136):
- è primaria la vocazione cristiana (battesimale), che va riletta mirando alla vocazione degli apostoli (sette citazioni: vangeli e Paolo) e della Chiesa;
- ne deriva il compito del “discernimento vocazionale”, seguendo indicazioni della Scrittura (Mt 13,44-46 ricorda il discernimento di cui parla Gesù stesso) (n. 109). Compare, pur senza citazioni esplicite, una mini-teologia biblica sul discernimento: “lo Spirito agisce nel cuore, dice la Bibbia” (n. 112), “occorre confrontarsi con la norma vivente che è Gesù: dedicare tempo a leggere la Scrittura; dialogo con Cristo Via, Verità, Vita” (n 115); “è nella propria coscienza che Gesù in dialogo con il Padre prende decisioni dure come nell’Orto degli ulivi” (n. 117);

L’accompagnamento

Pertanto si rende necessaria l’arte dell’accompagnamento che sviluppa “un dialogo tra la persona e Dio a partire dal Vangelo e da tutta la Scrittura”, per trovare in sé la risposta più personale e gustare “la gioia del Vangelo” (n. 125), facendosi “imitatori di Cristo” (n. 131).

Un cammino da fare

La parte terza è sotto il segno dello “scegliere”, cioè di prendere decisioni che rispondano alla chiamata del Signore. Propone concretamente “cammini di conversione pastorale e missionaria”. Il filo biblico (citato per una quindicina di volte) avvolge la proposta, che si può articolare in due punti.
* In termini globali la missione verso i giovani significa “aiutarli a incontrare i Signore, sentirsi da lui amati e rispondere alla sua chiamata con gioia” (n. 137).
Segue una sequenza di indicatori operativi:
- mirare ad una prospettiva di Chiesa madre (“generativa” 2Cor 4,7) (n. 142);
- stando “immersi nel tessuto della vita quotidiana”… portare la gioia del Vangelo (2x)”, per rispondere al disagio giovanile (n. 166);
- annunciare il Regno di Dio e giungere alla” confessione del nome di Gesù” (n. 172);
- non cadere nel pessimismo e lamento, che costituiscono la “sindrome di Giona “ (n.174).
* Con il c. III “una comunità evangelizzata ed evangelizzatrice” il riferimento biblico si fa più netto e concreto. Con molteplici suggerimenti;
- per la terza volta compare la citazione di Emmaus (n. 175) proponendosi così come icona-guida per l’incontro di giovani e Gesù;
- contro il rischio di “rinchiudersi in un’appartenenza elitaria e giudicante”: ben sei citazioni evangeliche sottolineano l’apertura missionaria e comprensiva di Gesù (n. 176)
- si legge finalmente il richiamo biblico esplicito, più ampio e articolato espresso con invito“alla scuola della parola di Dio in ordine al discernimento vocazionale: Lectio Divina, scuola della Parola, catechesi bibliche, approfondimento della vita di giovani presenti nella Bibbia, usi degli strumenti digitali che facilitano l’accesso alla Parola di Dio sono pratiche di successo tra i giovani. Per molte conferenze episcopali il rinnovamento della pastorale passa dalla sua qualificazione biblica e per questo chiedono al Sinodo riflessione e proposte…Varie conferenze episcopali (in territori dove vi sono altre Chiese o comunità cristiane) fanno notare il valore ecumenico della Bibbia, che può creare convergenze significative e progetti pastorali condivisi” (n. 185). Viene richiamata la Verbum Domini che, voluta da Benedetto XVI, parla di “animazione biblica dell’intera pastorale”, e si conclude citando il Salmo 119, 9: “Come potrà un giovane tenere pura la sua via? Osservando la tua parola” (n. 186);
- si sollecita la formazione al dialogo secondo 1 Pt, 3,16 (n. 197) e a volere una pastorale integrata secondo”la misura della pienezza di Cristo” (Ef 4,23) (n. 209).

In Conclusione compare un motivo unitario: la santità. Essa investe anche i giovani, perché Dio vuole che appaia “la giovinezza dei santi” (n. 214). Da qui muovono gli ultimi tre input biblici:
- invito a realizzare “una comunità ‘simpatica‘ “come della prima comunità si legge in Atti degli Apostoli (n. 213);
- in vista della santità “Gesù invita ogni suo discepolo al dono totale di sé.. nella sequela del Cristo crocifisso e risorto” (n. 214);
- Maria attesta la “capacità di custodire e meditare nel proprio cuore la Parola (Lc 2.19. 51) (n. 214). Papa Francesco nella preghiera per il Sinodo ricorda che Maria è un dono da accogliere come l’accolse il Discepolo amato sotto la croce.

Spunti di riflessione

Dall’IL, congiuntamente al DP, possiamo cogliere questi elementi che tratteggiano la componente biblica per un Sinodo dei (con i) giovani.
- la gioia, deve poter essere esperienza primaria per una vera fede. Ebbene essa ha la sorgente nel Vangelo, cuore della Bibbia, e in tutta la Bibbia.
- Gesù è la persona centrale di riferimento. Esso non va solo ‘parlato’, ma ‘incontrato’, secondo tutte le proprietà di un ‘incontro’, cioè come un’esperienza vitale, quindi profonda e significativa. Entro tale incontro-chiave si accosterà la Bibbia come storia di incontri pregnanti con Dio, come fu per il Padre Abramo fino a Maria di Nazaret.
Sottolineiamo due cose: la categoria dell’“incontro” è quella più adeguata, il che significa confronto, dialogo, maturazione tra persone: giovane,accompagnatore e Gesù Cristo; in secondo luogo l’incontro con Gesù si fa camminando con lui. Il racconto di Emmaus (Lc 24,13-45) resta insostituibile tracciato pedagogico.
- L’incontro con Gesù, oggi come ieri, comporta una chiamata a decidere ultimamente sulla propria vita in quanto relazione con Dio in Gesù. È l’avvenimento della vocazione in termini generali. Un’opera di discernimento diventa fattore necessario di mediazione tra la Parola e la vita.
- In questo cammino sono proposti elementi biblici da valorizzare con priorità: il vangelo secondo Giovanni, le storie di vocazione dell’AT e NT, di Geremia in particolare, la testimonianza vivente di Maria di Nazaret.
- Un invito presente, pur espresso in altro momento da Papa Francesco, è di “possedere un vangelo (una Bibbia) e leggerlo assiduamente come si fa con il proprio cellulare”. Ed ancora – «tutta l’evangelizzazione è fondata su di essa, ascoltata, meditata, vissuta, celebrata e testimoniata» (Evangelii Gaudium (n. 174).
- In questa prospettiva viene descritto esplicitamente ed ampiamente il contatto frequente con la Sacra Scrittura, intesa come Parola di Dio, di cui la Lectio Divina si propone come valore primario, ma con tante altre forme di contatto (v. n. 185).

Si potrebbe dire che in questi punti abbiamo la sostanza del rapporto Giovani e Bibbia. Ovviamene completerà queste indicazioni quanto sarà detto dal Sinodo stesso. E che noi riprenderemo come terzo articolo.

NOTA

[1] Citiamo per tutti le parole di presentazione della Bibbia per i giovani in Germania nel 2015:
“Avete tra le mani qualcosa di divino: un libro che arde come il fuoco! Un libro in cui Dio ci parla.
Sforzatevi di capire questo: la Bibbia non è lì per essere messa su uno scaffale; è lì perché la prendiate in mano, perché la leggiate spesso, tutti i giorni, da soli o in gruppo. Leggete attentamente! Non rimanete in superficie come se leggeste un fumetto! Non bisogna mai trattare in modo superficiale la Parola di Dio. Chiedetevi: Cosa dice questo al mio cuore? Cosa mi dice Dio attraverso queste parole? Mi toccano nel profondo delle mie aspirazioni? Cosa devo fare in cambio?
Solo in questo modo la forza della Parola di Dio può assumere tutta la sua dimensione. Solo così la nostra vita può cambiare, diventare grande e bella. Volete farmi felice? Leggete la Bibbia!”.