Il Vangelo del giorno (Bose)

Dio è Gesù

Fratel Ludwig - Bose


7 maggio 2019

In quel tempo, Gesù riprese a parlare e disse ad alcuni capi dei Giudei: « 19In verità, in verità io vi dico: il Figlio da se stesso non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre; quello che egli fa, anche il Figlio lo fa allo stesso modo. 20Il Padre infatti ama il Figlio, gli manifesta tutto quello che fa e gli manifesterà opere ancora più grandi di queste, perché voi ne siate meravigliati. 21Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita a chi egli vuole. 22Il Padre infatti non giudica nessuno, ma ha dato ogni giudizio al Figlio, 23perché tutti onorino il Figlio come onorano il Padre. Chi non onora il Figlio, non onora il Padre che lo ha mandato.
24In verità, in verità io vi dico: chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna e non va incontro al giudizio, ma è passato dalla morte alla vita. 25In verità, in verità io vi dico: viene l'ora - ed è questa - in cui i morti udranno la voce del Figlio di Dio e quelli che l'avranno ascoltata, vivranno. 26Come infatti il Padre ha la vita in se stesso, così ha concesso anche al Figlio di avere la vita in se stesso, 27e gli ha dato il potere di giudicare, perché è Figlio dell'uomo. 28Non meravigliatevi di questo: viene l'ora in cui tutti coloro che sono nei sepolcri udranno la sua voce 29e usciranno, quanti fecero il bene per una risurrezione di vita e quanti fecero il male per una risurrezione di condanna. 30Da me, io non posso fare nulla. Giudico secondo quello che ascolto e il mio giudizio è giusto, perché non cerco la mia volontà, ma la volontà di colui che mi ha mandato.
Gv 5,19-30

È una costante nel quarto vangelo: Gesù compie un “segno” (mai Giovanni li chiama “miracoli”), poi ne rivela il significato.
Qui ha appena guarito un infermo, che da trentotto anni giaceva su una barella (cf. Gv 5,1-9). Ciò avviene però di sabato, il giorno in cui, in obbedienza alla rivelazione ricevuta al Sinai, il credente ebreo riposa, non lavora. Questo per riconoscere la signoria di Dio, per celebrare la lode a lui, “l’Amante della vita” (Sap 11,26). Ma come può cantare in pienezza la vita, rispondendo alla volontà originaria del Signore, chi è prostrato nel corpo o nello spirito, menomato? Gesù lo sa bene, per questo altrove afferma con una semplicità disarmante eppure irricevibile dai professionisti della religione: “Il sabato è stato fatto per l’uomo e non l’uomo per il sabato” (Mc 2,27).
Gli uomini religiosi, ovviamente, lo accusano una volta di più (cf. Gv 5,10-19), non lo capiscono. Gesù allora replica ponendo anzitutto il suo agire in rapporto con il Padre: “Il Figlio da sé non può fare nulla, se non ciò che vede fare dal Padre … Come il Padre risuscita i morti e dà la vita, così anche il Figlio dà la vita”. Alta e complessa teologia? No, realtà di un rapporto stretto con quella Presenza silenziosa che Gesù sentiva quale fonte profonda del suo pensare, parlare e agire. D’altronde, Giovanni lo aveva già detto: “Dio, nessuno lo ha mai visto, ma il Figlio unico … lo ha raccontato” (exeghésato: Gv 1,18), spiegato, rivelato. Cosa possiamo sapere di Dio, in ultima analisi? Ciò che Gesù ha detto e fatto: tutto ciò che quest’uomo ha detto e fatto per raccontare Dio, possiamo dirlo, farlo e crederlo; tutto ciò che non ha detto né fatto, no. Occorre fermarsi prima, limitarsi a “tenere fisso lo sguardo su Gesù” (cf. Eb 12,2). Non è poco, è quasi tutto!
Più avanti Gesù dirà a Filippo: “Chi ha visto me, ha visto il Padre” (Gv 14,9). Nessuna manifestazione spettacolare, nessun prodigio abbagliante ma un “dare la vita” giorno dopo giorno. In quell’uomo ci è stato detto l’essenziale per andare a colui che continuiamo a chiamare “Dio”. Se è vero e giusto continuare a ripetere che Gesù è Dio, dovremmo cominciare una buona volta anche a dire che Dio è Gesù…
Ciò ha una precisa conseguenza per noi, come Gesù annuncia nel prosieguo: “Chi ascolta la mia parola e crede a colui che mi ha mandato, ha la vita eterna, … è passato dalla morte alla vita”. Come è avvenuto per il paralitico del vangelo, così può avvenire anche per noi, oggi e qui: ascoltare Gesù, cioè obbedire a lui, significa accogliere il volto di Dio da lui disegnato con la sua vita. Questo è già passare dalla morte alla vita, dalle tante nostre paralisi e morti quotidiane a quella vita in pienezza che Gesù ha cercato di portarci, con la sua splendente umanità. Dirà poi Gesù: “Questa è la volontà di colui che mi ha mandato: che io non perda nulla di quanto mi ha dato, ma lo risusciti nell’ultimo giorno” (Gv 6,39). In attesa di quel giorno, possiamo confessare: “Gesù Cristo è il vero Dio e la vita eterna” (1Gv 5,20).
È tutto qui? Tutto su questa terra? Non lo so, ma credo ci sia moltissimo. Poi si vedrà… In ogni caso, penso non vi sia molto altro di più convincente e consolante di questa risposta, che, come tutte quelle sensate, non chiude, ma apre. Apre alla vita che non finirà mai: Gesù Cristo, infatti, è la nostra vita, la vita eterna, “ieri, oggi e sempre” (Eb 13,8).