Il Vangelo del giorno (Bose)

La confusione

delle false immagini

Sorella Sylvie - Bose


11 aprile 2019

In quel tempo, 13mandarono da Gesù alcuni farisei ed erodiani, per coglierlo in fallo nel discorso. 14Vennero e gli dissero: «Maestro, sappiamo che sei veritiero e non hai soggezione di alcuno, perché non guardi in faccia a nessuno, ma insegni la via di Dio secondo verità. È lecito o no pagare il tributo a Cesare? Lo dobbiamo dare, o no?». 15Ma egli, conoscendo la loro ipocrisia, disse loro: «Perché volete mettermi alla prova? Portatemi un denaro: voglio vederlo». 16Ed essi glielo portarono. Allora disse loro: «Questa immagine e l'iscrizione, di chi sono?». Gli risposero: «Di Cesare». 17Gesù disse loro: «Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare, e quello che è di Dio, a Dio». E rimasero ammirati di lui.18Vennero da lui alcuni sadducei - i quali dicono che non c'è risurrezione - e lo interrogavano dicendo: 19«Maestro, Mosè ci ha lasciato scritto che, se muore il fratello di qualcunoe lascia la moglie senza figli, suo fratello prenda la moglie e dia una discendenza al proprio fratello. 20C'erano sette fratelli: il primo prese moglie, morì e non lasciò discendenza. 21Allora la prese il secondo e morì senza lasciare discendenza; e il terzo ugualmente, 22e nessuno dei sette lasciò discendenza. Alla fine, dopo tutti, morì anche la donna. 23Alla risurrezione, quando risorgeranno, di quale di loro sarà moglie? Poiché tutti e sette l'hanno avuta in moglie». 24Rispose loro Gesù: «Non è forse per questo che siete in errore, perché non conoscete le Scritture né la potenza di Dio? 25Quando risorgeranno dai morti, infatti, non prenderanno né moglie né marito, ma saranno come angeli nei cieli. 26Riguardo al fatto che i morti risorgono, non avete letto nel libro di Mosè, nel racconto del roveto, come Dio gli parlò dicendo: Io sono il Dio di Abramo, il Dio di Isacco e il Dio di Giacobbe? 27Non è Dio dei morti, ma dei viventi! Voi siete in grave errore».
Mc 12,13-27

La nostra pericope è inserita in un contesto difficile per Gesù. Giunto al Tempio di Gerusalemme, è messo alla prova dai capi dei sacerdoti, dagli scribi e dagli anziani (cf. Mc 11,27). Infatti rimprovera loro di aver fatto della casa di Dio un covo di ladri, dove si fanno affari con il pretesto dei sacrifici e dove si scambiano le valute del paese con le valute romane (i denari di Cesare).
Sacerdoti, scribi e anziani inviano dei farisei e degli erodiani con l’intento preciso di cogliere Gesù in fallo.
Gesù è sottoposto a una tentazione per mano di uomini questa volta, mentre in Mc 1,12 era stato Satana a tentarlo.L’ipocrisia denunciata da Gesù non sarebbe l’arma con la quale Satana utilizza le nostre debolezze per tentare la nostra poca fede e quella degli altri credenti? Gesù per bocca dei suoi avversari viene dichiarato veritiero. Invece di presentarci veritieri noi preferiamo nasconderci dietro delle maschere, che ci fanno sentire delle persone importanti ai nostri occhi e a quelli degli altri. I primi ingannati siamo noi, come lo sono stati questi capi dei sacerdoti. Presentiamo la nostra moneta con l’effigie della nostra immagine fasulla invece della nostra immagine veritiera, quella che la nostra fede ci testimonia in fondo al cuore: siamo dei peccatori perdonati e giustificati solo da Dio, non abbiamo bisogno di altre giustificazioni mascherate e immaginarie.
Gesù conosce i nostri trucchi e li denuncia: “Perché volete mettermi alla prova?”, è una mano tesa ancora una volta verso i nemici. Li lascia con la sua domanda sempre aperta, potrebbero ravvedersi.
Poi rovescia la situazione. Non si situa con vittimismo davanti a essi ma li mette davanti alle loro contraddizioni: hanno in tasca il denaro di Cesare, lui no. Utilizzano il denaro dell’imperatore nel Tempio stesso, un Tempio d’altronde voluto proprio da Dio senza immagini (cf. Es 20,4) e i farisei presentano l’immagine di Cesare detto “figlio del divino Augusto” nel Tempio!
Gli erodiani rappresentano il potere politico e i farisei quello religioso, e sono dunque presentati come complici di un altro dio: Cesare. Quanto a Gesù, dicendo “Quello che è di Cesare rendetelo a Cesare e quello che è di Dio a Dio”, egli rimette le cose in ordine: Cesare non è un dio e Dio non è un dio alla maniera di Cesare. Svela la confusione delle false immagini: quelle che abbiamo spesso di Dio, cioè un dio prepotente, e quella dei poteri politici che vogliono farci credere alla loro legittimità con il denaro che corrompe e disumanizza.
Alla fine dell’evangelo ritroveremo la complicità dei poteri politici e religiosi: “I capi dei sacerdoti, con gli anziani, gli scribi e tutto il sinedrio, consegnarono Gesù a Pilato” (Mc 15,1). Il Figlio dell’uomo verrà sfigurato ma rivelerà la vera immagine di Dio, un Dio che accetta di morire a causa del suo amore per i peccatori, per liberarli, mentre Cesare rivelerà la sua: un potere assassino che tenta di rubare dal nostro cuore il posto e l’immagine di Dio, noi che siamo chiamati a diventare tempio di Dio.