Il Vangelo del giorno (Bose)

Pietra che unisce

Sorella Silvia - Bose


10 aprile 2019

In quel tempo, 1 Gesù si mise a parlare ai capi dei sacerdoti, agli scribi e agli anziani con parabole: «Un uomo piantò una vigna, la circondò con una siepe, scavò una buca per il torchio e costruì una torre. La diede in affitto a dei contadini e se ne andò lontano. 2Al momento opportuno mandò un servo dai contadini a ritirare da loro la sua parte del raccolto della vigna. 3Ma essi lo presero, lo bastonarono e lo mandarono via a mani vuote. 4Mandò loro di nuovo un altro servo: anche quello lo picchiarono sulla testa e lo insultarono. 5Ne mandò un altro, e questo lo uccisero; poi molti altri: alcuni li bastonarono, altri li uccisero. 6Ne aveva ancora uno, un figlio amato; lo inviò loro per ultimo, dicendo: «Avranno rispetto per mio figlio!». 7Ma quei contadini dissero tra loro: «Costui è l'erede. Su, uccidiamolo e l'eredità sarà nostra!». 8Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori della vigna. 9Che cosa farà dunque il padrone della vigna? Verrà e farà morire i contadini e darà la vigna ad altri. 10Non avete letto questa Scrittura:
La pietra che i costruttori hanno scartato
è diventata la pietra d'angolo;
11questo è stato fatto dal Signore
ed è una meraviglia ai nostri occhi?».
12E cercavano di catturarlo, ma ebbero paura della folla; avevano capito infatti che aveva detto quella parabola contro di loro. Lo lasciarono e se ne andarono.
Mc 12,1-12

A chi si rivolge Gesù?
Pochi versetti prima del nostro racconto l’evangelista Marco aveva raccontato di “capi dei sacerdoti, scribi e anziani” che interrogano Gesù: “Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?” (Mc 11,28). Tentano di mettere alla prova la sua parola efficace (cf. il fico seccato), la sua parola autorevole (che cacciava i venditori nel tempio): “cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento” (Mc 11,28). Tutta la folla era stupita, mentre loro, i capi, sono infastiditi, addirittura terrorizzati, perché qualcosa sfugge loro...
Gesù, sapientemente, aveva rilanciato la domanda (cf. Mc 11,29-33) lasciando aperta la questione cui loro anelavano col fine di coglierlo in fallo. A questo punto inizia a raccontare la parabola dei cosiddetti “vignaioli omicidi”. Solo con parabole può far intuire il Regno di Dio, solo per approssimazioni possiamo lasciarcene avvicinare.
E se provassimo a leggere la cosiddetta parabola dei “vignaioli malvagi” sottolineando innanzitutto la cura dell’uomo che pianta la vigna e predispone una siepe, un torchio, una torre per proteggerla? E se prestassimo attenzione alla sua audacia, alla sua fiducia nel lasciarla in custodia a dei contadini? Se ci chiedessimo da dove viene il suo desiderio di mandare, al “momento opportuno”, un servo dietro l’altro, con pervicacia che diventa imprudenza per la sorte che subiscono, come i profeti nella storia? Quale l’origine, quale il fine della sua follia nell’inviare “per ultimo” il “figlio amato”?
Potremmo forse accorgerci che quest’uomo ha i tratti di Dio che si prende cura del suo popolo, che invita accoratamente a convertirsi, a tornare a lui, origine e sorgente della vita: che bisogno c’è di accaparrarsi l’eredità come si ostinano a fare quei contadini?
Con l’invio del Figlio, l’erede, culmina la storia, fino al suo omicidio, con tratti che ricordano la vicenda di Giuseppe e dei suoi fratelli (“Su, uccidiamolo e gettiamolo in qualche cisterna!”, Gen 37,20).
“Lo presero, lo uccisero e lo gettarono fuori dalla vigna” (Mc 11,8): è quello che succederà a Gesù di lì a poco nel suo cammino. Nel racconto Gesù aggiunge la reazione del padrone della vigna, il suo giudizio: quei vignaioli moriranno soccombendo nella loro stessa violenza, ma la vigna, che è e resta altra cosa rispetto ai contadini, sarà data ad “altri”. “Altri”, non meglio specificato dall’evangelista, senza articolo determinativo. “Altri” apre, dilata, nel tempo e nello spazio, chiama ciascuno, ognuno di noi.
Gesù conclude attingendo alla Scrittura, chiave per leggere ogni piega dell’esistenza. Cita il salmo 118: la “pietra” scartata da coloro che erano incaricati di costruire (le guide erano chiamate “costruttori di Gerusalemme”), pietra che si rivela invece unione solida tra due parti, “pietra d’angolo” che unisce e non separa, non imputa colpe, non colpisce, non ferisce; pietra “fatta” dal Signore, “meraviglia ai nostri occhi”, meraviglia e non paura.