Il Vangelo del giorno (Bose)

Un covo di ladri

Sorella Raffaela - Bose


6 aprile 2019

In quel tempo 12Gesù, mentre uscivano da Betània, ebbe fame. 13Avendo visto da lontano un albero di fichi che aveva delle foglie, si avvicinò per vedere se per caso vi trovasse qualcosa ma, quando vi giunse vicino, non trovò altro che foglie. Non era infatti la stagione dei fichi. 14Rivolto all'albero, disse: «Nessuno mai più in eterno mangi i tuoi frutti!». E i suoi discepoli l'udirono.15Giunsero a Gerusalemme. Entrato nel tempio, si mise a scacciare quelli che vendevano e quelli che compravano nel tempio; rovesciò i tavoli dei cambiamonete e le sedie dei venditori di colombe 16e non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio. 17E insegnava loro dicendo: «Non sta forse scritto:
La mia casa sarà chiamata
casa di preghiera per tutte le nazioni?
Voi invece ne avete fatto un covo di ladri».
18Lo udirono i capi dei sacerdoti e gli scribi e cercavano il modo di farlo morire. Avevano infatti paura di lui, perché tutta la folla era stupita del suo insegnamento. 19Quando venne la sera, uscirono fuori dalla città.
Mc 11,12-19

All’inizio del capitolo 11 Marco narra l’ingresso di Gesù in Gerusalemme e riporta le acclamazioni: “Benedetto colui che viene nel nome del Signore! Osanna nel più alto dei cieli!”, ma anche, unico degli evangelisti, il grido: “Benedetto il Regno che viene, del nostro padre Davide!” (Mc 11,9-10). Nel vangelo di Marco questa è la prima venuta di Gesù a Gerusalemme, la prima volta in cui viene nominato il tempio. “Ed entrò a Gerusalemme, nel tempio. E dopo aver guardato ogni cosa attorno, essendo ormai l'ora tarda, uscì con i Dodici verso Betania”. Solo Marco annota questo sguardo tutt’intorno, uno sguardo che ha la valenza di una ispezione, di un giudizio in questa visita silenziosa e rapida, alla fine del giorno.
Qui si inserisce la pericope odierna, testo difficile da interpretare e che presenta delle azioni incomprensibili: perché Gesù si avvicina al fico per cercare dei fichi se quello non era il tempo dei frutti, perché Marco precisa che Gesù non permetteva che si trasportassero cose attraverso il tempio, perché la cacciata dei venditori dal tempio è inquadrata da due episodi che riguardano il fico?
Il testo di Matteo, il più vicino a quello di Marco, ha semplificato le cose riguardo a questi punti. Anche in Matteo troviamo che Gesù ebbe fame (unica ricorrenza di questa espressione insieme a quella di Mt 4,2 dopo il digiuno nel deserto, prima delle tentazioni), anche Matteo nell’episodio del tempio ricorda quelli che vendevano e compravano, i cambiamonete e i venditori di colombe; Luca dice in modo molto più sintetico “si mise a scacciare quelli che vendevano” (Lc 19,45), mentre Giovanni, che colloca l’episodio del tempio all’inizio del ministero di Gesù (cf. Gv 2,14), ricorda anche gli animali dei sacrifici, alludendo forse alla fine dei sacrifici con la morte di Gesù, l’agnello che toglie i peccati del mondo.
Marco, ricordando solo le colombe e i cambiavalute rimanda alle offerte dei poveri e a un’esigenza di giustizia, condizione prima di una religiosità vera, come anche ricordato nel contesto della profezia di Isaia citata subito dopo. All’inizio di Is 56 è riportato un oracolo del Signore: “Osservate il diritto e praticate la giustizia, perché la mia salvezza sta per venire, la mia giustizia sta per rivelarsi”. Diritto e giustizia, preservare la propria mano dal male, osservare il sabato (il legame tra l’uomo e la creazione di Dio, il “luogo” in cui è proclamata la regalità del Signore): queste sono le esigenze di una religiosità vera, proposta anche agli esclusi dall’appartenenza all’assemblea di Israele. Al tempo di Gesù venditori di colombe e cambiavalute approfittavano soprattutto della povera gente che voleva avvicinarsi al Signore. Gesù si oppone all’ingiustizia e alla manipolazione. Poco più avanti, in Mc 12,41, sempre nel tempio lo sguardo di Gesù sa discernere e approva il gesto della vedova che offre due monetine, tutta la sua vita, e le getta nel tesoro del tempio. Nell’episodio della cacciata dei venditori, in questo primo confronto di Gesù con il tempio, Marco sottolinea l’esigenza di autenticità dell’ambito religioso che sta al centro di tutta la predicazione di Gesù. Il potere e ancor più il potere religioso possono essere la tentazione idolatrica più forte e inebriante. In Mt 4,5-6, “nella città santa, nel punto più alto del tempio il tentatore dice a Gesù: Gettati giù... Ai suoi angeli darà ordini a tuo riguardo”. Miracolistico e latrocinio vanno di pari passo nella vertigine di ebbrezza che può colpire gli uomini religiosi, dando loro un senso di onnipotenza e impunità. Il comando di ascoltare e amare il Signore vale “anche!” per gli uomini religiosi ed è significativo che Gesù nel vangelo di Marco ricordi questo proprio nel tempio, poco prima di discernere l’offerta della povera vedova (cf. Mc 12,29-33).
Marco non riporta il racconto delle tentazioni di Gesù; nella salita a Gerusalemme, in ciascuno dei tre annunci della passione, e nella venuta nella città santa e nel tempio noi possiamo tuttavia ritrovarle nelle loro dimensioni fondamentali che riguardano il rapporto con gli altri, con la creazione e con Dio (grandezza, gloria, sofferenza, fame, regno, manipolazione del religioso).
Marco ci dice che la conseguenza diretta dell’azione di Gesù nel tempio è la sua condanna a morte da parte delle autorità religiose. Questa eventualità prevista non fa retrocedere Gesù dal rivendicare la sacralità del luogo destinato all’incontro con Dio: luogo in cui non ci deve essere ingiustizia, manipolazione, presa di possesso. In qualche modo già qui si rimette al Padre: “Non ciò che voglio io, ma ciò che vuoi tu” (Mc 14,36): la nostra condizione creaturale restaurata, il regno, la salvezza si manifesteranno come compimento della sua benevolenza.