Il Vangelo del giorno (Bose)

 

“Coraggio, alzati, ti chiama”

Fratel Nimal - Bose


5 aprile 2019

In quel tempo 46mentre Gesù partiva da Gerico insieme ai suoi discepoli e a molta folla, il figlio di Timeo, Bartimeo, che era cieco, sedeva lungo la strada a mendicare. 47Sentendo che era Gesù Nazareno, cominciò a gridare e a dire: «Figlio di Davide, Gesù, abbi pietà di me!». 48Molti lo rimproveravano perché tacesse, ma egli gridava ancora più forte: «Figlio di Davide, abbi pietà di me!». 49Gesù si fermò e disse: «Chiamatelo!». Chiamarono il cieco, dicendogli: «Coraggio! Àlzati, ti chiama!». 50Egli, gettato via il suo mantello, balzò in piedi e venne da Gesù. 51Allora Gesù gli disse: «Che cosa vuoi che io faccia per te?». E il cieco gli rispose: «Rabbunì, che io veda di nuovo!». 52E Gesù gli disse: «Va', la tua fede ti ha salvato». E subito vide di nuovo e lo seguiva lungo la strada.
Mc 10,46-52

Prima di entrare in Gerusalemme, Marco ci racconta un ultimo incontro di Gesù. La scena è descritta con toni vivaci, sembra quasi di vederla. Gesù esce da Gerico con i discepoli e una folla, mentre il figlio di Timeo, Bartimeo, un cieco mendicante, siede lungo la via. C’è un uomo immobilizzato, legato alla sua storia, al suo essere nient’altro che un mendicante cieco seduto lungo la strada. Pochi tratti per descrivere tante storie umane di paralisi, di cecità, di vite ferite da storie familiari, di uomini e donne incapaci di alzarsi e riprendere il cammino.
Quest’uomo immobile legato al suo destino quasi ineluttabile contrasta con un altro uomo che qualche versetto prima raggiunge di corsa Gesù e si inginocchia e lo interroga. Ma anche Bartimeo prende l’iniziativa, egli sente che c’è Gesù che passa e inizia a gridare: “Figlio di David, Gesù, abbi pietà di me”. Bartimeo non chiede cosa lui possa fare (cf. Mc 10,17), sa di non poter fare nulla, chiede a Gesù di prendere l’iniziativa, di avere pietà di lui.
Come la donna emorroissa (cf. Mc 5,26) egli non ha più nulla da perdere, ha perso già tutto, gli rimane l’ascolto in profondità di quella sola parola capace di dare vita. Come la donna egli ha sentito parlare di Gesù, questa parola lo ha raggiunto nel fondo della sua povertà e miseria. Solo lasciandoci interpellare dalla sua Parola nella nostra assoluta povertà, potremo rialzarci per riprendere nuovi cammini di vita.
Bartimeo grida, ma la folla lo rimprovera come i discepoli avevano fatto con i bambini (cf. Mc 10,13). Quante volte anche noi, presumendo di essere discepoli, abbiamo messo a tacere il grido di dolore degli ultimi che non hanno più voce, fingendo di non vedere i tanti Lazzaro alle nostre porte, invece di farci portatori del peso e delle sofferenze dei fratelli (cf. Mc 2,3). Questi feriscono il nostro sguardo e le nostre orecchie con le loro pretese di giustizia, di pietà e noi li allontaniamo da noi. Ma al venerdì santo sosteremo davanti a uno che “non ha apparenza né bellezza per attirare i nostri sguardi … uno davanti al quale ci si copre la faccia” (Is 53,2-3).
Bartimeo non si lascia intimidire, grida più forte per farsi sentire. Ogni sofferenza chiede di essere detta, urlata se necessario, a volte con rabbia, ma sempre voce che getta fuori di noi tutto il dolore che ci abita, perché non siamo schiacciati, paralizzati, ma possiamo sperare in una relazione possibile, liberante con l’Altro, il Signore Gesù che attraversa le nostre vie. Dobbiamo interpellare con coraggio il Signore, invocarlo senza stancarci, contro tutti coloro che vorrebbero mettere a tacere la sofferenza, il dolore umano sotto la convenzione blasfema della “volontà di Dio”.
Gesù si ferma e lo fa chiamare. Tre parole come un raggio di luce che illumina ogni umana tenebra: “Coraggio, alzati, ti chiama”. La risposta di Bartimeo è immediata, in un impeto getta via il mantello, l’unico suo bene, e balza in piedi. La vocazione di ogni uomo è chiamata al coraggio di lasciare tutto ciò che ostacola la piena e libera realizzazione della vita, con una statura eretta da con-risorti con Cristo, che ci chiama per nome come con Maria nel giardino in quel primo mattino. Bartimeo come Maria lo riconosce: “Rabbunì, mio maestro e Signore!”.
La chiamata del Signore è chiamata alla vita, alla libertà, ad uno sguardo nuovo capace di vedere oltre la cortina delle nostre umane impossibilità.
Infine Gesù interpella il cieco: “Cosa vuoi che ti faccia?”, la stessa domanda posta a Giacomo e Giovanni in risposta alla loro pretesa arrogante. Ma qui queste parole sono pedagogiche. Egli ci insegna come stare accanto a chi soffre non con risposte o soluzioni al dolore già pronte, ma come chi semplicemente sa accogliere la sofferenza più profonda dell’altro, facendosi ascolto autentico.
Mentre seguiamo il Signore nella sua passione con stupore e paura, dobbiamo essere sempre più consapevoli che non le nostre azioni o ricchezze o capacità ci rendono discepoli, ma solo la sua misericordia che un giorno ci ha incontrati e amati nella nostra miseria più vera, solo così saremo testimoni della sua misericordia per noi e per quanti incontriamo lungo la via.
Santorale