Ambiente ed Europa. La voce dei Millennials

Ambiente ed Europa

La voce dei Millennials

Valerio Corradi *

La manifestazione internazionale “Climate strike”, lo sciopero ambientalista promosso il 15 marzo in occasione della giornata mondiale del clima, ha avuto una partecipazione e una forma eccezionali. Per la prima volta, dopo molti anni, una campagna su un tema d’interesse collettivo come il mutamento ambientale si è chiaramente intrecciata con una rivendicazione di carattere generazionale. I 15mila manifestanti di Brescia, così come quelli presenti nelle centinaia di piazze in Italia, in Europa e nel mondo hanno avuto una prima grande occasione per prendere coscienza di sé come generazione Millennials, cioè composta unicamente dai nati dopo l’anno 2000. Proprio da quella che molti hanno dipinto come generazione “perduta”, “sdraiata” e “senza fretta di crescere” è arrivato un segnale importante in termini di consapevolezza e capacità di mobilitazione soprattutto nei confronti del mondo adulto: un originale tentativo di stimolare dal basso, con spontaneità e creatività, un cambio di rotta, cercando nuove strade e andando oltre la sfiducia nei confronti del livello istituzionale, che agli occhi dei giovani sconta una persistente crisi di credibilità. Sul piano dei contenuti le argomentazioni scandite dai manifestanti sono ruotate intorno ad alcuni temi chiave. Forte è stata l’attenzione nei confronti della crisi ecologica come questione collettiva che non ammette ulteriori rinvii o la difesa di interessi particolari. A questo si è aggiunta una domanda di futuro suscitata dal senso di smarrimento per un domani percepito come pieno d’incognite, non solo per i crescenti rischi ambientali. Piuttosto chiaro è stato l’atteggiamento cosmopolita che ha animato gli adolescenti e i giovani in corteo, che hanno proiettato i loro slogan ben oltre i confini regionali e nazionali, nella consapevolezza di essere parte di un’unica umanità. A tal proposito, più volte, negli ultimi anni, è emerso che i giovani sono, ad esempio, la fascia della popolazione più europeista. Nelle elezioni europee del 2014 questa predisposizione, tuttavia, non si era tradotta in una significativa partecipazione al voto. Solo il 27% dei ragazzi europei tra i 18 e i 24 anni si recò alle urne, complice, forse, il profondo senso d’estraneità dalla politica e da ciò che rimanda a strutture formali e impersonali (es. partiti, meccanismi elettorali). La consultazione elettorale del prossimo maggio potrà mostrarci se e quanto le nuove istanze di cambiamento che stanno emergendo tra i giovani siano cresciute fino a collocarsi nei percorsi della rappresentanza o se rimarranno un sentimento dai contorni poco definiti. In questa partita alle generazioni adulte spetta il delicato e fondamentale compito di non svilire o disperdere il nuovo investimento ideale che sembra rifiorire nel mondo giovanile. Ambiente, futuro ed Europa fanno ormai parte del DNA dei giovani ma sono atteggiamenti che vanno capiti, accompagnati e aiutati a maturare in forme evolute e coinvolgenti di partecipazione sociale e politica, indispensabili per passare dalla mera rivendicazione all’azione responsabile

* Docente di Sociologia del territorio, Università Cattolica del Sacro Cuore - Brescia.

(GIORNALE DI BRESCIA, lunedì 18 marzo 2019]