Il Vangelo del giorno (Bose)

L’ascesi dell’ascolto

Fratel Luciano - Bose

20 febbraio 2019

 

In quel tempo Gesù rispose ai suoi discepoli «18Voi dunque ascoltate la parabola del seminatore. 19Ogni volta che uno ascolta la parola del Regno e non la comprende, viene il Maligno e ruba ciò che è stato seminato nel suo cuore: questo è il seme seminato lungo la strada. 20Quello che è stato seminato sul terreno sassoso è colui che ascolta la Parola e l'accoglie subito con gioia, 21ma non ha in sé radici ed è incostante, sicché, appena giunge una tribolazione o una persecuzione a causa della Parola, egli subito viene meno. 22Quello seminato tra i rovi è colui che ascolta la Parola, ma la preoccupazione del mondo e la seduzione della ricchezza soffocano la Parola ed essa non dà frutto. 23Quello seminato sul terreno buono è colui che ascolta la Parola e la comprende; questi dà frutto e produce il cento, il sessanta, il trenta per uno».
Mt 13,18-23

La spiegazione della parabola del seminatore contiene un insegnamento sull’ascolto, sulla responsabilità umana che la parola di Dio suscita. E l’ascolto della parola di Dio appare come un lavoro, una vera e propria ascesi. Anzi, l’ascesi fondamentale e imprescindibile della vita cristiana, poiché l’ascolto è alla base della fede e della preghiera, è matrice del discernimento ed è dimensione costitutiva dell’amore.
I tre tipi di terreno in cui il seme resta infruttuoso, nel momento stesso in cui rivelano ostacoli e resistenze che l’ascolto della Parola incontra nel cuore umano, indicano anche delle disposizioni spirituali che aiutano la Parola a radicarsi e a fruttificare. Sono gli elementi fondamentali del lavoro ascetico dell’ascolto.
L’interiorizzazione. Il seme seminato lungo la strada e mangiato dagli uccelli prima ancora che possa germogliare simboleggia l’ascolto superficiale, cioè senza interiorizzazione, assunzione ed elaborazione profonda della Parola stessa. Senza questo lavoro interiore la Parola non può diventare principio vitale che guida l’uomo nel suo vivere.
La perseveranza. Il seme caduto su terreni sassosi denuncia un tipo di ascolto infruttuoso perché non accompagnato dalla necessaria perseveranza. È rivelativo di “colui che ascolta la Parola e l’accoglie subito con gioia, ma non ha radice in se stesso ed è incostante; appena giunge una tribolazione o persecuzione a causa della Parola, subito si scandalizza”. Matteo dice che quest’uomo è incostante, letteralmente, “uomo di un momento”, incapace di far divenire storia la sua fede, di darle la consistenza della durata facendole attraversare la prova del tempo. Essendo senza radice, egli non sa resistere nelle difficoltà e nelle persecuzioni che la Parola stessa provoca.
La lotta spirituale. Il seme seminato tra le spine e rimasto soffocato rinvia all’uomo che, pur avendo ascoltato la Parola, rimane sedotto da altre parole, dalle tentazioni mondane, dalla ricchezza, dai “piaceri della vita” (come aggiunge Lc 8,14). Insomma è colui che non sa porre in atto la necessaria lotta interiore e spirituale per trattenere la Parola, per combattere i pensieri e le tentazioni, e così si lascia distrarre e sedurre dagli idoli.
Le resistenze alla Parola di Dio sono le resistenze alla conversione, alla fatica del cuore che, per accogliere la Parola, deve lasciarsi purificare dalla Parola stessa. Noi temiamo la purificazione e lo spogliamento prodotti in noi dall’accoglienza del seme della Parola, così come i terreni non profondi, sassosi, o infestati dai rovi non accolgono la semente perché per farlo dovrebbero lasciarsi dissodare dai sassi, ripulire dai rovi, arare e sarchiare (cf. Is 5,2).
L’ascolto della Parola di Dio avviene sempre all’interno della dinamica pasquale, nel quadro di una morte e di una resurrezione. Non a caso, l’antica esegesi cristiana vedeva, nel seme caduto sulla terra buona e che porta frutto nella misura del cento, i martiri, cioè coloro che lasciano dispiegare pienamente in sé il dinamismo pasquale.