Il Vangelo del giorno (Bose)

Sedersi in riva al mare

Fratel Lino - Bose

18 febbraio 2019

 

In quel tempo1 Gesù uscì di casa e sedette in riva al mare. 2Si radunò attorno a lui tanta folla che egli salì su una barca e si mise a sedere, mentre tutta la folla stava sulla spiaggia.
3Egli parlò loro di molte cose con parabole. E disse: «Ecco, il seminatore uscì a seminare. 4Mentre seminava, una parte cadde lungo la strada; vennero gli uccelli e la mangiarono. 5Un'altra parte cadde sul terreno sassoso, dove non c'era molta terra; germogliò subito, perché il terreno non era profondo, 6ma quando spuntò il sole, fu bruciata e, non avendo radici, seccò. 7Un'altra parte cadde sui rovi, e i rovi crebbero e la soffocarono. 8Un'altra parte cadde sul terreno buono e diede frutto: il cento, il sessanta, il trenta per uno. 9Chi ha orecchi, ascolti».
Mt 13, 1-9

 

“Gesù uscì di casa e si sedette in riva al mare”. Si getta sul mare uno sguardo che ha sempre qualcosa di perduto, mi diceva un anziano… e forse questo stesso sentimento accompagna questa indimenticabile parabola dei terreni. Solo chi, almeno in un’ora della sua vita, si è sentito perduto, non fa più graduatorie, non conosce più preferenze, ma un insieme di situazioni che possono anche succedersi nel tempo, essere superate, e poi ritornare, fino alla fine. Così è di questi terreni, che Gesù conosceva così bene. Non si dice che uno sia preferibile all’altro. Non si dice qual è il frutto di cui parla Gesù. Sono situazioni diverse, che tutti prima o poi viviamo, nessuna esclusa.
È una lettura della condizione umana dal di dentro, da chi l’ha attraversata senza esenzioni. E questi quattro “terreni”, se teniamo conto della terna cento, sessanta e trenta, diventano in realtà sette, sono una totalità e una pienezza, tutta la vita dell’uomo.
Il vangelo non dice che un terreno è meglio dell’altro. Gesù ha troppo rispetto per la vita, l’ha ascoltata troppo in profondità per attardarsi a dare pagelle. Dice solo: “Chi ha orecchi per ascoltare ascolti!”, un’esortazione, una domanda che giunge fino a noi. Sappiamo “ascoltare il vento sulla propria pelle”, “sentire gli odori delle cose, catturarne l’anima”, avere “la carne a contatto con la carne del mondo”? (Alda Merini). Perché questo è, in definitiva, ascoltare.
Chi di noi non si è trovato, o si troverà, nella prima situazione-terreno, in una sterilità assoluta, e sente che gli è stato portato via ciò che aveva di più caro? O nella seconda, in un entusiasmo che non ha fondamenta, che è stacco dalla realtà, che può portare anche a una grande aridità, fino alla depressione? Oppure, come nel terzo terreno, si sente soffocare, perché vittima della propria sovrabbondanza o dei pesi troppo grandi impostigli? E, tuttavia, chi di noi non sperimenta anche, almeno per un attimo, che la propria vita ha un senso, più o meno visibile: cento, sessanta e trenta?
Penso al finale del film “Diamanti di sangue”, quando il protagonista capisce che non è tanto il diamante rosa, inseguito per tutta la vita, che vale, quanto poter dire a qualcuno: ”Sono felice di averti incontrato, sai? Ora sono esattamente dove devo essere”. I terreni della vita in cui noi cadiamo e magari ci perdiamo, possono dare questo frutto, fatto non di imprese straordinarie, ma dal poter dire a qualcuno in semplicità: “Sono davvero felice di averti incontrato”. Quell’incontro è la dimora della pace.
Avevo un amico dalla vita disordinata, dagli orari impossibili, persona di straordinaria umanità, non da tutti compresa, e prima di andarsene mi confessò un suo segreto: ”Sono sempre andato a letto qualche minuto più tardi degli altri, per avere qualche minuto di più da raccontare!”. Questa umanità che abbraccia, consola e benedice è il tesoro del campo, la perla preziosa. Chi ha attraversato i “terreni” di cui ci parla Gesù può dare il frutto di tale radiosa, umilissima umanità.