Il Vangelo del giorno (Bose)

 

Le Scritture e la libertà

Sorella Maria - Bose

17 gennaio 2019


In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli "24Nessuno può servire due padroni, perché o odierà l'uno e amerà l'altro, oppure si affezionerà all'uno e disprezzerà l'altro. Non potete servire Dio e la ricchezza.
25Perciò io vi dico: non preoccupatevi per la vostra vita, di quello che mangerete o berrete, né per il vostro corpo, di quello che indosserete; la vita non vale forse più del cibo e il corpo più del vestito? 26Guardate gli uccelli del cielo: non séminano e non mietono, né raccolgono nei granai; eppure il Padre vostro celeste li nutre. Non valete forse più di loro? 27E chi di voi, per quanto si preoccupi, può allungare anche di poco la propria vita? 28E per il vestito, perché vi preoccupate? Osservate come crescono i gigli del campo: non faticano e non filano. 29Eppure io vi dico che neanche Salomone, con tutta la sua gloria, vestiva come uno di loro. 30Ora, se Dio veste così l'erba del campo, che oggi c'è e domani si getta nel forno, non farà molto di più per voi, gente di poca fede? 31Non preoccupatevi dunque dicendo: «Che cosa mangeremo? Che cosa berremo? Che cosa indosseremo?». 32Di tutte queste cose vanno in cerca i pagani. Il Padre vostro celeste, infatti, sa che ne avete bisogno. 33Cercate invece, anzitutto, il regno di Dio e la sua giustizia, e tutte queste cose vi saranno date in aggiunta. 34Non preoccupatevi dunque del domani, perché il domani si preoccuperà di se stesso. A ciascun giorno basta la sua pena."
Mt 6,24-34

Oggi ascoltiamo da Gesù il suo solenne aut-aut: “Non potete servire Dio e la ricchezza”.
Per Gesù la ricchezza èl’idolo più prepotente tra tutti, perché è potere che ci sequestra totalmente al suo servizio, spirito, anima e corpo. Subito diventa il nostro padrone e ci trasforma nei suoi schiavi. La ricchezza, infatti, illudendo la brama che ci abita, annulla in noi la memoria della Torah di Dio che ci dà come limite il diritto dell’altra e dell’altro. La ricchezza non può coesistere con la fiducia in Dio che è fiducia nell’amore, l’unica signoria che ci fa liberi e capaci di amore.
Ed è perciò sempre attuale il richiamo profetico di Gesù: “La vita di un essere umano vale più del cibo e il suo corpo più del vestito”. Infatti, la ricchezza deruba i poveri di cibo e di vesti, dimostrando di ritenere questi più preziosi dei loro corpi e della loro vita.
Gesù diffidava del denaro più che di Cesare e del Tempio: chi rifiuta di avere denaro non necessario diffida non solo del potere altrui, ma anche del proprio.
Oggi ascoltiamo questo Vangelo per far memoria di Antonio del deserto, il padre dei monaci. Antonio, appena udito il Vangelo della chiamata di Gesù, subito cominciando a cercare il Signore, va e vende i suoi beni perché capisce la verità luminosa di questa parola: che la ricchezza fa di noi degli schiavi. E del grande monaco Antonio ci accompagna ancora oggi una meravigliosa parola, frutto sapiente della sua lotta contro la preoccupazione per la propria vita: “Noi abbiamo le Scritture e la libertà”, parola che è un commento perfetto a questo Vangelo.
Infatti Gesù prosegue esortandoci a non affannarci per il domani perché all’oggi basta la sua pena, e a cercare prima il regno di Dio e la sua giustizia. Gesù ci insegna che ogni rinuncia evangelica alla preoccupazione per la propria vita è motivata da una priorità; c’è una cosa più urgente da fare prima. Gesù ha predicato e vissuto la priorità della giustizia del Regno su quella degli uomini e dunque anche sulla propria, cioè la priorità del bisogno e del dolore altrui sul nostro. E la priorità dell’oggi sul domani. E ci ha rivelato la libertà e la beatitudine che ci procura procrastinare il proprio bisogno.
Gesù ci dice in tanti modi che sostanza della libertà evangelica è il non darsi pensiero per la propria vita, né per il domani, neppure dei due bisogni più vitali: il cibo e il vestito. Non preoccupatevi, cioè, neppure di ciò che è necessario alla vostra vita per domani. Poiché sta scritto”Ascoltate oggi la mia voce”, è solo oggi il tempo per ascoltare la parola di Dio, e così imparare a fidarci di lui che ci è Padre.
Pensiamo al passo del Vangelo di Mt 25, dove Gesù ci dice che altro è ciò di cui occuparci prima: la fame e la sete, la nudità e il bisogno, l’umiliazione e la solitudine delle persone povere che incontriamo. Condividere con loro ciò che siamo e abbiamo è la priorità per vivere nella libertà di Gesù e per incontrarlo oggi e qui e nel mondo futuro. Il diritto delle persone povere che la Torah sempre ci ricorda come compito, nell’interpretazione di Gesù diventa la priorità.