Il Vangelo del giorno (Bose)

 

Gesù cresceva

in sapienza,

età e grazia

Sorella Ilaria - Bose

9 gennaio 2019


In quel tempo 39quando ebbero adempiuto ogni cosa secondo la legge del Signore, fecero ritorno in Galilea, alla loro città di Nàzaret. 40Il bambino cresceva e si fortificava, pieno di sapienza, e la grazia di Dio era su di lui.41I suoi genitori si recavano ogni anno a Gerusalemme per la festa di Pasqua. 42Quando egli ebbe dodici anni, vi salirono secondo la consuetudine della festa. 43Ma, trascorsi i giorni, mentre riprendevano la via del ritorno, il fanciullo Gesù rimase a Gerusalemme, senza che i genitori se ne accorgessero. 44Credendo che egli fosse nella comitiva, fecero una giornata di viaggio e poi si misero a cercarlo tra i parenti e i conoscenti; 45non avendolo trovato, tornarono in cerca di lui a Gerusalemme. 46Dopo tre giorni lo trovarono nel tempio, seduto in mezzo ai maestri, mentre li ascoltava e li interrogava. 47E tutti quelli che l'udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte. 48Al vederlo restarono stupiti, e sua madre gli disse: «Figlio, perché ci hai fatto questo? Ecco, tuo padre e io, angosciati, ti cercavamo». 49Ed egli rispose loro: «Perché mi cercavate? Non sapevate che io devo occuparmi delle cose del Padre mio?». 50Ma essi non compresero ciò che aveva detto loro. 51Scese dunque con loro e venne a Nàzaret e stava loro sottomesso. Sua madre custodiva tutte queste cose nel suo cuore. 52E Gesù cresceva in sapienza, età e grazia davanti a Dio e agli uomini.
Lc 2,39-52

Il vangelo oggi vuole essere un piccolo squarcio sugli anni “nascosti” della crescita di Gesù a Nazaret, anni che hanno preceduto e preparato il suo ministero pubblico, il suo cammino in mezzo al popolo d’Israele, il suo adempiere ogni promessa del Padre portando a compimento le Scritture.
Luca, con pennellate lievi e discrete, ci narra questa crescita ambientandola in due luoghi distinti ma complementari: la casa domestica di Nazareth e la casa del Padre a Gerusalemme. Gesù cresceva come uomo e come credente sotto la guida di Maria e Giuseppe, nello spazio ordinario della vita quotidiana in quel villaggio sperduto della Galilea, ma cresceva anche ascoltando le Scritture, assimilandole, immergendo la sua storia nella grande storia del suo popolo e sviluppando così una straordinaria intelligenza delle cose di Dio, come ci dimostrano i versetti centrali del nostro testo: “Tutti quelli che l’udivano erano pieni di stupore per la sua intelligenza e le sue risposte” (Lc 2,47).
Il suo sapere è altro rispetto al nostro perché egli unifica in se stesso la sapienza che scende dall’alto, che è dono dello Spirito Santo (di cui lui era colmo fin dal grembo di sua madre) e la saggezza che viene dalla terra, dalle creature, dalle cose ordinarie e quotidiane.
Per Gesù furono anni in cui crescere nella consapevolezza, che lo accompagnerà poi per tutta la vita, di una doppia appartenenza, quella alla terra, alla famiglia che l’aveva accolto e accudito, all’ambiente semplice in cui aveva mosso i primi passi, e quella al Padre da cui veniva e a cui tornava, a colui da cui aveva ricevuto il mandato di rivelarne il volto narrandone l’amore infinito.
E se questa seconda appartenenza avrà il primato sulla prima (“Non sapevate che devo stare nelle cose del Padre mio?”), la prima però darà a Gesù le parole, le immagini e i gesti per compiere la sua vocazione, per dire l’indicibile, per narrare il regno e il compimento delle Scritture. Quante volte i vangeli ci testimoniano questa sollecitudine di Gesù verso le “cose del Padre” narrate, dette attraverso le “cose della terra”!
Se Gesù ha compiuto perfettamente la volontà del Padre aderendo pienamente alla nostra umanità (la lettera agli Ebrei dirà: “Gesù, il figlio di Dio, è stato messo alla prova in ogni cosa come noi , eccetto il peccato”: Eb 4,15) a noi è chiesto di cercarlo e trovarlo lì dove egli dimora: nelle Scritture che parlano di Lui e nel volto di fratelli e sorelle a cui egli incarnandosi si è associato per sempre: “Tutto quello che avete fatto a uno di questi miei fratelli più piccoli l’avete fatto a me” (Mt 25,40).
Il mistero di Cristo eccede sempre la nostra capacità di comprensione (“Non compresero ciò che aveva detto loro”) ma quello che sempre possiamo fare è, come fece Maria, accogliere e custodire in noi la sua parola e lasciare che essa illumini dal di dentro le nostre vite con la luce che scende dall’alto, una luce che come una stella guida i nostri passi giorno dopo giorno.