Il Vangelo del giorno (Bose)

 

Una grande

e lieta notizia

Sorella Cecilia - Bose

28 dicembre 2018


In quel tempo 22quando furono compiuti i giorni della loro purificazione rituale, secondo la legge di Mosè, portarono il bambino a Gerusalemme per presentarlo al Signore - 23come è scritto nella legge del Signore:Ogni maschio primogenito sarà sacro al Signore - 24e per offrire in sacrificio una coppia di tortore o due giovani colombi, come prescrive la legge del Signore.
Lc 2,22-24

Queste poche parole dell’evangelo secondo Luca, nella loro estrema sinteticità e semplicità ci annunciano una grande e lieta notizia: quel bambino Gesù nato da Maria appartiene completamente al Signore, è il “santo” annunciato a Maria dall’angelo (cf. Lc 1,35), è il primogenito che non ha bisogno di essere riscattato, come invece prevedeva la Legge (cf. Es 13,12).
Gli animali, infatti, che Maria e Giuseppe offrono erano previsti non per il riscatto del primogenito, ma per la purificazione della donna che aveva partorito (cf. Lv 12,1-8). Gesù, dunque, non viene riscattato, appartiene completamente al Signore, e questo vuol dire che ciò che egli compirà sulla terra, in mezzo agli uomini, sarà la volontà del Padre, sarà manifestazione di ciò che Dio compie e desidera per gli uomini, sarà l’interpretazione esatta e definitiva del volere di Dio; sarà adempimento di ciò che dice Isaia: “per mezzo suo si compirà la volontà del Signore” (Is 53,10).
Ma queste parole sono dette dal profeta Isaia in riferimento al Servo del Signore che avrebbe riscattato molti attraverso la sua sofferenza e passione, e dunque queste parole dell’evangelo sono anche annuncio della passione e della morte di Gesù, come subito dopo l’anziano Simeone profetizzerà a Maria e Giuseppe (cf. Lc 2,34-35), e come Luca rivelerà anche nell’episodio della Trasfigurazione, quando, unico fra gli evangelisti, narra che, da un lato, Gesù parlava con Mosè ed Elia “del suo esodo che stava per compiere a Gerusalemme” (Lc 9,31), vale a dire della sua passione e morte, e che, dall’altro, in piena continuità, la voce che scende dal cielo su Gesù lo proclama – anche qui solo in Luca – non “l’amato” come in Matteo e Marco, ma “l’eletto” (Lc 9,35), rinviando così esplicitamente alla figura del Servo, che in Is 42,1 viene definito proprio l’“eletto” di cui il Signore si compiace.
Quel Gesù, dunque, che Luca negli Atti degli apostoli ci dice che “Dio consacrò in Spirito santo” e che durante tutta la sua vita “passò facendo il bene e guarendo perché Dio era con lui” (At 10,38) è già annunciato qui in maniera profetica.
Sono queste, dunque, parole di grande consolazione, che dicono in termini narrativi quello che Giovanni dirà con linguaggio più teologico a conclusione del prologo del suo evangelo: “Dio nessuno l’ha mai visto, ma il Figlio unigenito, che è rivolto verso il seno del Padre, lui lo ha rivelato” (Gv 1,18), con tutta la sua vita e le sue parole lo ha narrato, ne è stata la piena e definitiva interpretazione.
Per questo possiamo non temere, ma ascoltare e accogliere la benedizione che Gesù risorto donerà ai discepoli: “Pace a voi!” (Lc 24,36), quella pace che era risuonata dalla voce degli angeli al momento della nascita di Gesù e che era espressione del suo amore per l’umanità (cf. Lc 2,14).
A ciascuno di noi, dunque, è rivolto l’annuncio dell’angelo ai pastori: “Non temete! Ecco, infatti vi annuncio una grande gioia, che sarà di tutto il popolo: oggi, nella città di David, vi è stato partorito un Salvatore, che è il Cristo Signore” (Lc 2,10-11)!
Sono parole che invitano alla gioia e che donano la gioia, parole di consolazione, di salvezza e di speranza per ogni uomo e per ogni creatura!