Domenico Sigalini, ANIMATORE: DALLA PARTE DELLE RAGIONI DI VITA, Elledici 2004

 

Il filo
La notte è per i giovani un momento magico. C’è qualcuno che può inoltrarsi nella notte nel suo ruolo di animatore? Sono sicuro che sì, anche se la strada è in salita. Tanti sono i ruoli che vi si possono coprire: dal DJ, al suonatore di complesso, al buttafuori, al responsabile della piste, all’addetto ai posteggi, al proprietario, al servizio sanitario, all’addetto ai cocktail, agli stessi ragazzi-ragazze-cubo…
È importante sapere quale è la posta in gioco e poi con creatività orientare una azione educativa. Quello che segue offre gli elementi di base.

La notte

Per molti giovani, per un periodo anche non lungo della propria vita, il tempo e di conseguenza gli spazi in cui giocano il senso, ridefiniscono identità, impostano la vita, inventano relazioni che rischiano di diventare definitive, è la notte.
Per molti, significa che la percentuale di giovani che oltre i 17 anni in almeno una notte del fine settimana non rientra prima delle 3 del mattino è oltre il 70-80 %.
Per un periodo non lungo della propria vita, significa che questa abitudine normalmente il giovane la mantiene per tre, quattro anni, a cavallo del 18° anno, soprattutto se ci si riferisce alla discoteca.
Dire notte non significa solo parlare di contenitore asettico, come fosse la strada o la piazza, il campo di calcio o la spiaggia, di tempo-spazio insignificante, di un tema che è indifferente alla vita della persona, ma significa:

* Chiamare in causa e toccare significati antropologici e religiosi costitutivi della vita dell’uomo che incidono sul senso profondo della vita umana.
• Quasi a dire: attenzione! Non si può impunemente scambiare il giorno con la notte pena il perdere il senso del tempo, necessario per costruire il senso della vita.
• Inoltre è in atto, ai fini di una razionalità produttiva, un azzeramento di ogni differenza tra locale e generale, tra individuale e sociale, tra giorno e notte, festivo e feriale. Siamo in presenza di una sfida economico-finanziaria che per i propri fini cancella ogni differenza e quella tra notte e giorno è tra le più determinanti, perché la scansione del tempo è necessaria perché si produca star bene con se stessi e con gli altri e significati esistenziali primordiali.
Da qui deriva un impegno serio per ridare al tempo, al calendario, alla scansione del giorno e della notte la sua linearità.

* Richiamare la inscindibilità tra notte e giorno, che non possono mai essere letti separatamente.
Molti comportamenti giovanili della notte sono il risultato di un giorno vuoto, senza senso. La lettura di tanti comportamenti devianti, da sballo o di altri più di ricerca, di espressività, di libertà, di spontaneità nascono da una forte compressione cui i giovani sono soggetti di giorno. La fotografia che si può fare attraverso l’ascolto degli operatori della notte, la constatazione personale, l’esperienza vissuta da molti di noi sulla nostra pelle, prima di metterci al servizio di un atteggiamento educativo della comunità civile o cristiana ci permette di leggere la vita notturna dei giovani con disincanto senza demonizzazioni e senza esaltazioni. La notte dei giovani è anche un insieme di tentativi falliti di risolvere frustrazioni, di scrollarsi di dosso un presente invivibile.
Da qui emergono almeno due scelte: la necessità di intervenire nella notte dei giovani anche solo per curare i feriti e lavorare sui sintomi e la decisione di assumere con maggior decisione il “giorno” della famiglia, della scuola, della società, della parrocchia, della vita quotidiana.

* Scoprire che la notte è anche un tempo di vita, non necessariamente contrapposto al giorno.
Anche essa fa parte di un nuovo calendario che i giovani si fanno: scandisce le loro settimane come le feste, i riposi. La notte è capace di offrire ai giovani spazi ulteriori di vita oltre a quelli del giorno. La cultura della notte non è la somma dei tempi passati nei locali notturni, ma anche prendersi in mano la vita, sentirsi protagonista di un tratto della propria esistenza, per esserlo di tutta. Qui si scoprono quelle molteplici isole di senso che sono un bene dell’umanità e che vanno approfondite, fatte emergere, collegate, orientate a una proposta di senso definitivo. Le riflessioni di molti giovani della notte, le esperienze di volontariato che in essa molti vivono, gli spazi di solitudine che si creano, la possibilità di sentirsi responsabili di se in prima persona, la scalata della vita in free climbing, senza la protezione della rete sociale o parentale, ma con le dita d’acciaio della propria ostinazione e le scarpette leggere della voglia di rischiare, ci aiutano a vedere anche nella notte un tempo per il vangelo.
Ne consegue che la comunità cristiana può progettare una presenza in questi tempi articolata come comunità e come insieme di proposte. Nella notte emergono domande inespresse che vanno interpretate e accostate con la saggezza secolare e la passione educativa che ha da sempre caratterizzato il mondo ecclesiale.

* Il tempo della notte è per i giovani forse l’unico tempo in cui possono sperimentare la libertà di crescere.
È il tempo di cui vogliono essere protagonisti. Si tolgono le cuffie, perché non ci sono più le insopportabili osservazioni degli adulti, le costrizioni di un tempo superorganizzato, i ritmi di una vita decisa da altri. È uno spazio di libertà forse troppo isolato dalla realtà, ma capace di far vivere sogni di qualcosa di nuovo, di più bello, di più imparentato con il mondo dei valori interiori che molti tengono per sé. Qui vogliono finalmente uno spazio loro per provare a vivere in prima persona. Sono stati scippati dello sport, del gioco, reso commerciale e competitivo, dei tempi dello stare a guardarsi, del contatto con la natura, di un futuro, degli spazi che sono dati ad ogni uomo per poter sperimentare relazioni senza pagarne gli sbagli che si compiono, per poter sperimentare bellezza e serenità e di notte se ne appropriano, guardando magari le stelle per ore.
Ne deriva che nei confronti della loro notte non va messa in atto una occupazione, ma una compagnia per far crescere un vero protagonismo.

* L’esperienza delle Bibbia ci aiuta a guardare alla notte anche come a tempo di liberazione, di grazia e di intimità con Dio.
Nello stesso tempo se ci lasciamo illuminare dall’esperienza biblica della notte vediamo che oltre alla classica contrapposizione tra luce e tenebre, bene e male emerge nella notte del popolo credente uno spazio di liberazione, una notte di risurrezione, un tempo di grazia e di intimità con Dio che la riscatta dal peccato e dalla tenebra. Quando l’uomo smette di essere lui che determina la sua vita, ma abbandonandosi al riposo lascia che sia Dio a condurlo, sia Lui a prendere in mano l’intera esistenza, la notte perde il suo significato di tenebra, di buio, di male, di oscurità e diventa notte di salvezza, spazio dei sogni che permettono di intercettare il nuovo che Dio propone.
La stessa vita liturgica della Chiesa è popolata da veglie che scandiscono i tempi della salvezza, che preparano il giorno del Signore, che aiutano a ricostruire le differenze fondamentali per dar senso al tempo e trovare il senso della vita. È rivalutazione della ritualità che tanta parte ha nella notte dei giovani, della festa come tempo dedicato agli altri, tempo della gratuità.
La conseguenza educativa più immediata è che la notte dei giovani deve costringere la comunità cristiana a celebrare il giorno del Signore con maggiore attenzione agli elementi sostanziali di una liturgia, ai riti e ai significati profondi della festa.

Linee di intervento pastorale

Se questa è in estrema sintesi è lo sguardo sulla fenomenologia e sull’antropologia della notte ne possiamo trarre alcune linee di intervento pastorale che le comunità cristiane possono intraprendere e che hanno bisogno di persone, di animatori che se ne fanno carico esplicitamente.

* Ricomposizione dei significati del tempo, della sua linearità e rifondazione della differenza tra giorno e notte.
È una operazione culturale che va dal far esperimentare gli archetipi del silenzio, del buio, della solitudine, dell’attesa della luce, del riposo al costruire la memoria attraverso la narrazione. È aiuto a vivere il presente come collegato linearmente al passato e al futuro, a sperimentare il giorno e la notte nella sua alternanza. È aiutare i giovani a “contare” i propri giorni, come dice il salmo, per avere la saggezza del cuore.

* Operare tutte le scelte educative nella unità inscindibile tra notte e giorno.
La cura del giorno, delle proposte che vengono fatte ai giovani nella vita quotidiana, deve sporgersi con maggior decisione verso una accoglienza incondizionata della comunità nei confronti dei giovani, con volti di parrocchie accoglienti, mondo adulto più attento, spazi di lavoro vivibili, speranze di impiego nutrite e fatte crescere con prospettive vere, vita da studenti motivata, proposta di fede impegnativa e personalizzata. La notte dei giovani ci impegna prima di tutto a curare la vita del giorno. Molti giovani hanno un ricordo della parrocchia o dell’oratorio, ma l’hanno abbandonato quando non si sono più sentiti rappresentati in esso. Resta una sana nostalgia di spazi personalizzati di fede, interrotti purtroppo o per superficialità dei giovani o per incuria degli educatori.
Le esperienze positive che possono nascere di notte vanno collegate al giorno perché diventino scelte della società, spazi di protagonismo giovanile nella vita quotidiana, apporti originali dei giovani alla società degli adulti.

* Curare i sintomi dopo aver impostato la cura delle cause.
Molti giovani sono vittime della notte. I locali notturni, soprattutto certe discoteche, spesso si popolano di feriti nella indifferenza della società. L’esagerato uso di alcool, l’assunzione delle nuove droghe, la solitudine, l’esasperazione dei ritmi di ballo e dei rumori provoca nei giovani stati di perdita del controllo delle proprie aspirazioni, desideri, progetti. La comunità cristiana può preparare gruppi di animatori che entro progetti costruiti e condotti in collaborazione con tutte le forze vive della società fanno compagnia ai giovani, li aiutano a superare queste involuzioni, li orientano a impostare una vita in termini decisamente alternativi. Esistono al riguardo iniziative intelligenti portate avanti da animatori di strada, cooperative, gruppi.

* Valorizzazione dei significati, delle scoperte di senso, della magia della notte.
Proprio perché la notte non è solo sballo, ma anche espressione positiva di sé, la comunità cristiana può essere attiva nella sua proposta di annuncio, di aggregazione, di provocazione cristiana. Sa che i giovani di fronte a proposte impegnative reagiscono sempre con molta generosità, solo che spesso non vengono raggiunti dalle nostre proposte. La notte può anche diventare un momento in cui si aprono a decisioni di volontariato, di impegno per gli altri. L’espressività giovanile può inoltre trovare canali culturali anche più profondi e veri se si ha il coraggio di offrire modi alternativi di esprimerla. La possibilità che alcuni oratori imbocchino questa strada non è scandalosa, anzi utile, se si ha il coraggio di progettare assieme tra diverse comunità cristiane, di collaborare con le famiglie, le autorità pubbliche, i giovani stessi.
Non secondaria, come conferma l’esperienza, è la proposta di luoghi di silenzio e di preghiera che sono l’alternativa più radicale a tanti modi consumistici di passare la notte. Chiese, monasteri, conventi, santuari possono essere disponibili con maggiore generosità, sempre entro un progetto che mobilita giovani ed educatori su mete ben definite.
Insomma quello che nessuno vorrebbe è l’automatismo anonimo e impersonale dell’apertura di qualche nostro ambiente come risolutore o interlocutore della notte dei giovani.

* Stile educativo che favorisce il protagonismo.
Se la notte spesso rimane come l’unico spazio libero perché alcuni giovani possano prendersi in mano la loro vita, la possano giocare in piena libertà, non nel libertinaggio, non saremo noi ad andare a occupargliela. “Giù le mani dalla nostra notte” potrebbero dirci. Importante però offrire spazi di protagonismo vero, che sono non solo spazi di libero girovagare, ma luoghi di espressività positiva, di produzione di senso, di comunicazione della propria carica di vita, di coltivazione e proposta dei propri sogni, di crescita in amicizia e di apprendimento di relazioni. A noi adulti tocca vincere le dinamiche della paura e offrire patti di collaborazione, aiutare a collegare al “nostro giorno” il bene che viene prodotto dai giovani durante la “loro notte”.

Per concludere

Il soggetto di questo progetto pastorale non è il prete che si interessa dei giovani nell’abbandono in cui spesso è lasciato, non è un gruppetto di giovani pur generosi, ma è una comunità che dialoga col territorio, che sa chiamare gli adulti alla loro responsabilità verso il loro futuro, che collabora con le autorità locali, che sa esprimere figure professionali di laici maturi umanamente e nella vita cristiana. Solo così possono esserci animatori della notte nel vero senso educativo del termine.
Entro un “progetto week end” la comunità cristiana può formare alcuni giovani che, con spirito autenticamente missionario (giovani tra i giovani) assumano competenze educative specifiche esercitando, anche professionalmente, quei ruoli che sono assai carichi di significato per il “popolo della notte”, cioè che possono essere capaci di offrire ragioni di vita.
A questo riguardo il progetto M’interessi (cf www.minteressi.it) è una miniera di informazioni e iniziative…).

Provo a elencarne alcune figure:
- Il Deejay: è una figura carismatica. è ascoltatissimo, più del mister di una squadra di calcio. Il suo successo dipende dalla capacità di interpretare i sentimenti, gli stati d’animo, i gusti e soprattutto le emozioni. Si potrebbe dire che il suo ruolo è quello di far sì che chi balla diventi “un cuor solo e un’anima sola” di evangelica memoria. Le sue proposte musicali quindi non essendo solo una questione di tecnica possono elevare il livello di una discoteca e lanciarla su orizzonti più ampi del ballo e, perché no? dello sballo.
- Il P.R. (Public relation): è il fondamento (sconosciuto per i non addetti ai lavori) del successo di un locale, al pari e /o forse ancor più del Deejay. Non solo è al servizio dell’invito a partecipare, ma è sostanzialmente un “artista dei rapporti interpersonali”, e in quanto tale può spendersi sia per creare condizioni sempre migliori all’interno della discoteca, che per costruire relazioni significative e “pulite” anche fuori di essa. Il successo dentro un locale il P.R. lo costruisce fuori dal locale.
- Il proprietario: è il perno di tutto, ha un’anima, sicuramente vuole e deve fare profitto! Tuttavia, se ha serietà professionale può anche offrire un ambiente vivibile, uno stile di signorilità, una decisa opposizione alla illegalità; non ultimo può essere anche una spalla su cui qualcuno può piangere le sue solitudini. È lui inoltre il responsabile ultimo dello staff che lavora per il suo locale. Quindi ogni proprietario ha il locale che… “si merita”.
- Il Barman: è l’addetto al bar, ed è esperto del cosiddetto bere miscelato (cocktails). Spesso decide il tasso di alcool dei giovani. Ha occhio clinico sugli usi e gli abusi dei frequentatori del locale, conosce chi si è fatto o si sta facendo. Poiché può decidere il livello alcolico delle bevande che mesce, se coltiva una coscienza “educativa” può anche stabilire regole intelligenti contro gli eccessi. Il suo modo di fare e la sua complice amicizia può generare coi clienti un feeling tale da raccogliere confidenze, racconti di vita e, qualche volta, autentiche confessioni. Il suo ruolo per il successo del locale è fondamentale, come quello dei P.R.
- I “buttafuori” O “SECURITY”: non sono i grossi dell’esercito, ma le “antenne preventive di eventuali disordini, che possono sempre capitare a causa del sovraffollamento dei locali, spesso a causa degli abusi di coloro che li frequentano. Anch’essi hanno l’ “occhio vigile”, possono prevenire e anticipare la violenza con l’intelligenza e la persuasione. Oggi per legge devono frequentare specifici corsi di qualificazione professionale.
Quanto detto per il barman in parte si può applicare anche a queste figure, che raccolgono gli sfoghi e la rabbia soprattutto dei giovani più disadattati, che a volte esternano con gesti e atti di intemperanza e/o di violenza il loro disagio interiore.
- Le “cubiste” e i “cubisti” o ragazze/i immagine. Per invitare a ballare occorre proprio essere lascivi, volgari e provocanti o si può anche essere più attenti al dialogo con le persone, ai ritmi, alla musica e ai metalinguaggi? Oggi quasi tutti i locali frequentati dai giovani più adulti seguono questa seconda strada, dopo anni in cui la prima è stata percorsa con eccessi e in totale assenza di regole morali. Erano gli anni della mercificazione pura del corpo, ridotto appunto a immagine soltanto

Accanto a queste figure professionali, ci devono stare i volontari che aiutano i giovani in difficoltà, che dissuadono dall’uso di droghe, che fanno proposte, che riescono a stabilire comunicazione, che aiutano a decantare lo sballo, che favoriscono relazioni vere tra persone.
Ma soprattutto c’è bisogno di una programmazione artistica di alto livello e quindi di un direttore artistico e degli artisti che offrono performance belle, artistiche, curate, musiche vere.
Tutte cose che da sole possono alzare il livello della discoteca.

La notte non è solo discoteca: è anche pub, teatro, concerto, iniziative culturali di discussione, visione di cinema, e, perché no? preghiera. Si possono tenere aperte le chiese di notte, non con il povero sacrista che aspetta solo di andare a dormire, ma con un gruppo di giovani che crea il clima di raccoglimento, che accoglie, che canta, che prega, che offre momenti di serenità, con dei presbiteri disponibili per il sacramento della penitenza o un dialogo spirituale.


ESERCITAZIONI

1. Progetto week-end

Immagina di dovere organizzare un progetto da proporre ai giovani sul come vivere alcuni week end. Analizza le scelte e inventa un progetto di intervento della tua comunità.

Le scelte in sintesi
1. Il modo di pensare e di vivere il tempo e la notte da parte dei giovani tocca significati antropologici e religiosi che incidono sul senso della vita. L’annullamento delle differenze tra notte e giorno, indotto anche da spinte economiche potenti, non può essere accolto come un dato di fatto ineluttabile, ma deve essere contrastato e aiutato a evolvere verso una ricostruzione dei significati fondamentali della memoria, del futuro, del calendario, della festa, del giorno feriale.
2. È inscindibile per ogni prospettiva pastorale la coppia notte-giorno. Non si può isolare uno dei due momenti ignorando l’altro. Il modo di vivere la notte dei giovani dipende da come vivono il giorno. Non si può pensare di interessarsi dei giovani nella notte se non si mettono in atto proposte educative coinvolgenti e serie durante il giorno, se la comunità cristiana non è accogliente, fortemente motivata e progettuale, se i giovani non sono aiutati a vivere la quotidianità del lavoro, dello studio, delle prospettive di futuro, spesso negate.
3. La notte dei giovani spesso si popola di “feriti”, di esperienze negative, di fallimenti. È necessario che la comunità cristiana metta in atto interventi calibrati, generosi, di cura dei sintomi, di accoglienza incondizionata, di compagnia per uscire da situazioni negative, di accompagnamento alla ricostruzione di sé come cittadino e come credente.
4. La notte dei giovani non è solo sballo, ma anche espressione di una ricerca di felicità, di senso, di identità, di impegno, di libertà. È uno spazio in cui vengono alla coscienza tutte le domande che spesso il giorno comprime. La comunità cristiana inventa luoghi, spazi, percorsi, presenze, proposte alternative, collaborazioni con la società civile per non far mancare ragioni di vita, motivi di speranza, lo stesso annuncio della fede e il dialogo, esperienze di preghiera e di accompagnamento. Collega al “giorno” tutto il bene che emerge nella notte, perché diventi patrimonio della vita quotidiana e dono per tutti.
5. Il tempo della notte è per molti giovani il tempo in cui con responsabilità si prendono in mano la vita e vogliono sperimentare la libertà di crescere e di vivere. È uno spazio loro. Noi non vogliamo occupare la loro notte, ma aiutarli ad esserne veramente gli artefici, i protagonisti contro tutte le contraffazioni, ad approfondire gli spazi di libertà verso la formazione di una coscienza matura.
Che cosa ne pensa il tuo gruppo di animatori e il tuo consiglio pastorale o la tua associazione?
A chi si può fare la proposta di investire in questo campo le proprie energie educative? Chi sono i soggetti del progetto week end? Come ci si può preparare?