Il Vangelo del giorno (Bose)

 

Testimone dell’amore

Sorella Beatrice - Bose

27 dicembre 2018


In quel tempo 10disse Gesù risorto ai suoi discepoli: «Portate un po' del pesce che avete preso ora». 11Allora Simon Pietro salì nella barca e trasse a terra la rete piena di centocinquantatré grossi pesci. E benché fossero tanti, la rete non si squarciò. 12Gesù disse loro: «Venite a mangiare». E nessuno dei discepoli osava domandargli: «Chi sei?», perché sapevano bene che era il Signore. 13Gesù si avvicinò, prese il pane e lo diede loro, e così pure il pesce. 14Era la terza volta che Gesù si manifestava ai discepoli, dopo essere risorto dai morti.
15Quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi».
20Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». 22Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi». 23Si diffuse perciò tra i fratelli la voce che quel discepolo non sarebbe morto. Gesù però non gli aveva detto che non sarebbe morto, ma: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa?».
24Questi è il discepolo che testimonia queste cose e le ha scritte, e noi sappiamo che la sua testimonianza è vera.
Gv 21,10-24

Il vangelo di oggi è inserito nel capitolo 21 in cui ci è dato uno scorcio del modo di essere e di agire della compagnia dei discepoli nei confronti del Cristo Risorto. Gesù stesso, quando erano con lui, ha dato risalto all’unicità di ciascuno di loro e ha saputo amarli e fare loro fiducia a partire dalla loro particolarità. Si parla di Simon Pietro, colui che tutti i vangeli rappresentano come colui che dà del filo da torcere a Gesù per la sua caparbietà e ostinatezza. Ma discepolo a cui Gesù affiderà la sua chiesa. Insieme a Pietro in questi versetti si parla di Tommaso, di Natanaele, vengono citati anche i figli di Zebedeo: Giacomo e Giovanni, e altri discepoli ancora.
Ma più precisamente nel brano di oggi, nella festa di Giovanni apostolo, il vangelo si sofferma sulle figure di Pietro e di Giovanni, il cosiddetto discepolo amato, e sulla loro interazione con Gesù. In entrambi i casi, ma in maniera del tutto diversa compare l’amore che Gesù ha per loro e che dunque modella il loro rapporto con lui. La scena di oggi riassume quello che loro hanno vissuto e costruito con il Signore, descrive il livello di conoscenza e di fiducia che c’è da entrambe le parti e che permette ai due discepoli di gettare le basi per una testimonianza sincera del messaggio che hanno ricevuto.
Le domande che Gesù rivolge a Pietro sono domande che gli pone per ripartire, non servono per metterlo alla prova e capire se si è effettivamente pentito del rinnegamento, ma per dirgli che a lui interessa prima di tutto il suo amore. La sequela di Cristo è possibile solo se c’è amore per lui. Solo se si ama Cristo si può compiere ciò che lui chiede. E Pietro, nonostante le sue cadute, dimostrerà questo amore per Cristo proprio perché lo seguirà fino alla morte.
Significativo è accostare la figura di Giovanni a quella di Pietro per sottolineare come nella diversità dei due discepoli Gesù riesca a far emergere la loro adesione al Signore, l’uno con la sua irruenza, l’altro con una presenza costante e spesso taciturna, ma che gli permette di lavorare nel profondo ciò che vede e ascolta e di assaporare quell’affetto particolare che Gesù nutrirà nei suoi confronti. Sarà Giovanni, infatti, che riconoscerà il Cristo Risorto per primo. Nel vangelo queste due figure tanto diverse vengono spesso descritte insieme e la vicinanza di Giovanni a Gesù permetterà a Pietro di poter seguire e comprendere Gesù più da vicino: nel cortile del sommo sacerdote (cf. Gv 18,16); alla tomba vuota (cf. Gv 20,4); alla pesca miracolosa (cf. Gv 21,7) e nel brano di oggi.
Si può parlare di Giovanni come di qualcuno impegnato nella fatica della sequela ordinaria del Signore, ma proprio questa sequela fedele gli permette di vivere un’assiduità con la parola e con la persona stessa di Gesù che lo porterà a sperimentare concretamente il suo amore sia durante la vita stessa del Signore, sia sarà in grado successivamente di riconoscerne i segni alla sua morte e resurrezione. Proprio nel giorno della sua memoria si può dire che Giovanni è stato testimone e oggetto di quell’amore che Gesù è venuto ad annunciare e grazie alla fede e alla fiducia che ha riposto nei suoi gesti e nelle sue parole ha sentito il compito di dover mettere per iscritto quello che ha vissuto consegnandoci il quarto vangelo.