Domenico Sigalini, ANIMATORE: DALLA PARTE DELLE RAGIONI DI VITA, Elledici 2004


L’animazione, modello culturale formativo, per una educazione alla fede delle giovani generazioni

Il filo
Per attuare l’educazione del mondo giovanile secondo il modello circolare di cui al capitolo precedente occorre ipotizzare un modello culturale formativo che lo renda possibile e ripensare in esso ai processi di maturazione umana e cristiana.
Oggi tutti dicono che di fatto gli agganci generazionali sono saltati e con questi soprattutto è da ridefinire la trasmissione dei valori, dei modelli, dei contenuti che nel passato hanno costituito un pacifico denominatore comune per potersi intendere, sentirsi accolti, vedersi rispecchiati. Esistono nella vita valori spontanei, sciolti, vissuti alla spicciolata nei rapporti personali, familiari e sociali che non si riescono più a trasmettere. Nello stesso tempo esistono modelli (i valori organizzati) che non si capiscono più o che non dicono proprio più niente, anche se nel passato hanno funzionato da processo di maturazione per tante persone. Ma la difficoltà è ancora maggiore se si tratta della trasmissione dei valori che sono legati al senso della vita. I valori religiosi, ma non solo quelli, sono di questo tipo. Potrebbero essere quegli obiettivi di cui si parlava al capitolo precedente.
Nello stesso tempo è diventato difficile inventare altri valori in continuità o discontinuità col passato capaci di motivare e far emergere le nuove esperienze. È tuttora faticoso abilitare le persone a ridefinire e a dominare il nuovo che sorge. È in difficoltà cioè anche la relazione educativa. L’animazione culturale ha dato risposta a tante di queste domande. Il testo di Mario Pollo, Animazione Culturale, secondo della collana, tratta l’argomento in termini molto corretti, profondi e motivati. Qui, come sempre presento alcuni principi per aiutare l’animatore a dare uno sguardo di sintesi per il suo percorso di crescita.

Un nuovo stile formativo: l'animazione

Il problema sta nel trovare il coraggio di comunicare col patrimonio storico, culturale, sociale, religioso e aiutare le giovani generazioni a inventare risposte personali, che, alla luce di quanto appreso, siano in grado di interpretare il mondo nuovo in cui viviamo. Chiamiamo animazione questo coraggio se è sostanziato da esperienze calibrate, da progetti agibili.
Trasmissione dei valori e relazione educativa sono quindi le due grandi preoccupazioni di questo nuovo stile formativo. Non si tratta di guardare alle apparenze o ai contorni, dove tutte le cose più importanti, valori e fini compresi, sono già decisi e imposti, ma di ripensare il proprio vissuto, riesprimerlo e renderlo comunicabile agli altri, si tratta di creare una relazione educativa tra adulti e giovani, ma anche tra persona e persona, capace di abilitare a fare sintesi di tutte le espressioni della propria vita.
Non è insegnamento, ma relazione; non è una iniezione resa possibile da una qualsiasi forma di potere che si possiede, ma dialogo e distribuzione equa di opportunità di fronte alla vita.
L'animazione si preoccupa di creare ad ogni uomo, e ai giovani in particolare, una situazione globale che permette loro di sperimentare tutto ciò che fa parte della vita fino a scoprirne il senso. In essa impari ad essere protagonista nell'apprendere e nel progettare.
Il discorso si fa ancora più vero se vogliamo affrontare il problema religioso, dove la trasmissione dei valori e delle esperienze è tutto, dove non si tratta di conservare per ripetere, ma di custodire con genialità e fedeltà per riesprimere.
In quale modello di trasmissione dei valori o in quale relazione educativa si può ridire con la vita di oggi la fede di sempre?
La frase è più di una domanda, è la decisione di accogliere le sfide del tempo e allenarsi a affrontarle.

La parola animazione

Il termine animazione purtroppo è oggi molto usato dai mass-media soprattutto per indicare attività ludiche o teatrali o sostegni a persone anziane; sempre è collegato a tecniche o strumenti per vitalizzare esperienze morte o incapaci di giustificarsi da sole. Anche nell'ambiente ecclesiale viene connotato di strumentalità a qualcosa, di preparazione o predisposizione a una proposta più seria di contenuti o di verità di fede. È al massimo una attività utile per arrivare a fini più nobili. È utile mettere in sequenza lo stesso vocabolario che usiamo nelle nostre comunità per capire quanto sia confuso il concetto di animatore. Si dice catechista dei bambini per indicare che i bambini ascoltano volentieri anche passivamente, mentre invece si dice educatore, qualcosa cioè di più raffinato, per i preadolescenti che cominciano a non "bere" troppo facilmente quanto loro si propone. Si parla assolutamente di animatori con gli adolescenti e i giovani, perché a questa età occorre qualcosa di vivo, anche se non si sa che cosa; si ritorna a chiamare col nome di catechisti quelli che fanno proposte agli adulti; tanto questi vengono alla catechesi, ascoltano con attenzione, ma non vogliono essere troppo coinvolti e tornare tranquillamente a fare quello che hanno sempre fatto! Si parla infine di animatori per la terza età, per ravvivare le membra stanche appunto..
Si distingue sempre insomma la proposta di contenuti che viene chiamata catechesi: senza interesse, troppo barbosa, inutile, non gradita; e la proposta di divertimento o attività che viene chiamata animazione: avvincente, ma vuota; attraente, ma perdente nell'educazione alla fede; utile, ma non necessaria per giovani seri. È chiaro che rifiutiamo questa sedimentazione dei significati e tentiamo quindi di mettere in chiaro gli elementi più importanti di una corretta configurazione dell'animatore.

L’animazione nel complesso delle attività formative

L'animazione, come si è accennato, è una particolare attività formativa. Non è né l'unica né la più "comprensiva"; anzi, ciascuna attività formativa ha delle proprie specificità. Ci torneremo nelle esercitazioni che seguiranno a fine capitolo. Per il momento inseriamo qui una tabella che definisce i termini che generalmente utilizziamo e un grafico "visivamente" illustrativo.

ATTIVITÀ FORMATIVE E ANIMAZIONE 

Cos'è formazione?
Il processo di crescita della persona, risultante dalla interazione tra (1) le potenzialità soggettive, (2) te concrete possibilità storico ambientali, (3) le attività sociali di aiuto specifico allo sviluppo delle nuove generazioni.
Si attua attraverso l'allevamento, la prevenzione, l'addestramento, la socializzazione, la inculturazione, l'istruzione, l'educazione...

Socializzazione
Il processo mediante il quale un individuo viene ad inserirsi progressivamente nelle strutture, nei ruoli e nelle forme di vita della società.

Inculturazione
Il processo mediante il quale un individuo viene ad acquisire e a riconoscersi il patrimonio sociale di idee, valori, norme, modelli di comportamento e di espressione che globalmente diciamo «cultura».

Educazione
L'attività personale e sociale intenzionale che ha lo scopo di promuovere personalità capaci di vivere la vita intensamente e responsabilmente.
L'animazione è un originale stile e metodo educativo.

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I principi fondamentali dell'animazione culturale

Il modello culturale formativo è un modello educativo con i suoi principi, le sue scelte di fondo, il suo modo di leggere la realtà e, solo alla fine, i suoi strumenti.

La vita dell'uomo è la passione di Dio e il luogo dell'incontro con Lui

Il principio assoluto di partenza, che accomuna tutti gli uomini è la vita: ciò che l'uomo non vorrebbe perdere assolutamente, ciò che costituisce la sua attesa, la sua speranza; la somma dei beni desiderati e al tempo stesso ciò che li rende possibili, acquisibili, duraturi; quell'insieme di promesse affascinanti e di oscure incognite che riempiono ogni giovane; questo anelito di infinito e questa ricerca drammatica e spasmodica di qualcosa che lo rende sperimentabile per sempre. Tutto questo è la vita, una vocazione di comunione con tutti e di parentela con Dio. Essa dice ordine a colui che ne conosce i segreti, che ne è il Signore. È un dono e un impegno. La voglia di vivere di ogni persona è il primo fatto da accogliere, da provocare, da aprire. È l'esperienza, anche quando è ridotta a un filo o sembra un ingenuo fiore in un deserto, che merita la convergenza di tutte le preoccupazioni educative. È la passione di Dio, definito non a caso nel libro della Sapienza: Dio amante della vita. E Gesù si giustifica al mondo proprio per esservi venuto a portarla in abbondanza, senza risparmio o calcolo.

Siamo persone che diventano tali in un tessuto di relazioni

La persona è un assoluto che si costruisce in un massimo di relazioni. È il centro di ogni attività, il signore dei suoi gesti e dei suoi pensieri, delle cose e degli avvenimenti. Non è calcolato a quantità, a spazio che occupa, a cosa può dare, ma per la grandezza che esso è. Non è strumentale a nessuno, ma ha bisogno di tutti per esserci e per definirsi. Non è pensabile da solo, isolato, per se stesso, ma assieme con gli altri in comunione profonda di condivisione, di dignità, di futuro.

La comunicazione e la cultura sono lo spazio essenziale della crescita

Il rapporto con gli altri avviene attraverso una profonda comunicazione che non è travaso di informazioni, ma intersezione di vite, offerta di sé attraverso simboli, gesti, riti e comprensione del mondo attraverso la cultura, quell'insieme di immagini che ci permettono di capire il reale. La realtà per l'uomo è come la corrente di un fiume. L'uomo la possiede solo se con dei recipienti la può fermare a sé. L'insieme dei recipienti è la cultura. L'uomo allora non può essere se stesso e ben collocato nella vita se non diventa padrone di queste immagini, se non sa inventarsele da solo per comprendere il mondo, la vita e proiettarla nella direzione da lui maturata. Comunicazione non è un insieme di parole, cultura non è un insieme di poesie, ma capacità di rappresentare la realtà e se stessi in essa per metterla al servizio della crescita di tutti.
Qui per cultura si intende tutto quell'insieme di modi di vivere, di modi di pensare, delle sensazioni del proprio mondo, l'insieme dei valori e dei modi di farli circolare. È la tradizione, la stessa ideologia, l'insieme insomma di tutti quegli elementi, ordinati secondo particolari codici, che permettono a una persona di sentirsi viva, di comprendere se stessa e il suo ambiente. È tutto ciò che costruiamo lentamente e che nello stesso tempo ci costruisce. Si può dire che l'uomo fa cultura ed è fatto dalla sua cultura. È qualcosa di cui non possiamo fare a meno.
Se l'uomo non avesse una cultura non potrebbe vivere, non capirebbe la realtà. La vita, le cose, il mondo gli scorrerebbero davanti senza capirli, senza acquisirli, possederli per quel tanto che gli è necessario e concesso.
È necessario però esservi attivi, creativi e non dipendenti, partecipi e non a ruota di chi ha più potere o si può permettere più fantasia perché soddisfatto nelle cose indispensabili, può dedicarsi a valori ulteriori. È necessario far vivere la propria cultura, perché se viene soffocata, è qualcosa di te che muore.

Cultura e comunicazione

Ma come fa un giovane a sentirsi vivo, se non comunica e non rielabora la sua cultura, i suoi significati, se non riesce a scrivere nella vita della comunità civile il suo mondo?
Gli è necessaria la comunicazione. Comunicare non è parlare, è far vivere, è stabilire appartenenze e intersezioni; non è travaso idraulico, ma incontro di progetti. La comunicazione per la cultura è come la lingua per la parola. La lingua italiana non è la somma delle parole del vocabolario italiano, ma qualcosa di più; ma la lingua italiana morirebbe se non ci fossero più persone che la parlassero. Così è di ogni cultura: morirebbe se non ci fosse più comunicazione di essa. La cultura del mondo del lavoro muore se il lavoratore non la "comunica".
Animazione culturale dei giovani significa allora intervenire anche qui. È passione per la vita, ma intesa nei termini più quotidiani e concreti. Non si tratta di elevare il livello culturale dei giovani, nel senso di intervenire ai livelli colti, anche questo può avere una giusta collocazione in un progetto educativo, ma qui si tratta di aiutare il giovane ad essere padrone della sua cultura, aiutarlo a darsi strumenti per comunicarla, favorire senso critico e creatività di segni e simboli per essere se stesso, crescere e contribuire in maniera originale al mondo di tutti.
Dovrebbe essere chiaro quindi che quando si parla di animazione dei giovani dal punto di vista preso in considerazione non significa fare un opera pia da parte di chi è colto nei confronti di chi non lo è, né iniziare corsi serali (che non guasterebbero mai) per apprendere di più, ma entrare decisamente nel tessuto formativo della struttura di personalità del giovane e renderlo capace di dirsi e di costruirsi con quello che vive, pensa, fa, inventa giorno per giorno.
Solo che questo processo ha bisogno di essere attuato nei termini culturali del giovane, sia come riflessione, che come metodo e strumentazione in nuove e ricerche.
Lo stile formativo dell’animazione riscrive nella vita delle persone che si incontrano e si confrontano il vissuto di ogni giovane, lo aiuta a crescere secondo i suoi autentici valori culturali, gli dà la possibilità di ridisegnare la vita di una comunità con la ricchezza di quanto pulsa non solo nelle ore del suo studio o del suo lavoro, ma in tutto quello che esse rappresentano per l'uomo.
Il discorso diventa ancora più significativo se spostiamo l'attenzione all'esperienza di fede. La comunicazione della fede è un atto di natura simbolica, ha cioè bisogno di dirsi in simboli, segni, riti e miti, in tipici strumenti culturali, senza mai ridursi evidentemente a quelli.

La trascendenza è un punto obbligato per capire la vita

Ma tutto sarebbe incomprensibile se non ci fosse un grande baobab, un grande albero da cui poter guardare la vita per capirne la trama. L'albero è il trascendente, qualcosa che si pone al di sopra delle nostre quattro cose e che ci permette di dar loro il giusto peso e colore, di avere un riferimento, di cogliere l'insieme, la meta, il senso del cammino. È nota la storiella delle tre formiche e del passerotto. Un giorno tre formiche inebriate di felicità partono per un grande giro del mondo. Sono attrezzate di ricetrasmittente e ogni tanto si parlano, si informano delle meraviglie che scoprono e danno le coordinate della loro posizione. Io, dice la prima, mi trovo su un albero che ondeggia al vento e l'aria mi accarezza come una lieve brezza mattutina. Io, dice l'altra sto arrampicandomi su un'alta torre di cui non vedo la cima. Io, interviene la terza, sto viaggiando per un deserto immenso, tra canaletti di sabbia che si incrociano e si dipartono in continuazione. Un passerotto sopra un albero intercetta la conversazione e dice alle tre formiche. Quanto siete ingenue! Non sapete collocarvi al posto giusto. Siete tutte e tre su di un elefante, una sulla proboscide, l'altra su di una zampa e la terza sul dorso!
Alle formiche mancava un punto di vista, un baobab, un trascendente e non riuscivano a capirsi. Il nostro modello educativo si porta dentro il suo baobab, altrimenti non saprebbe capire il mistero della vita.

Il compito dell’animazione nell’educazione alla fede

L’animazione è un modello educativo che si presenta come un segno col quale si fa capire che i termini “giovanile” ed “educazione” vengono presi sul serio quanto la natura umana in Gesù Cristo. È la via per tradurre il modello dell’incarnazione nell’esperienza di fede dei giovani. A che cosa tendiamo quando facciamo pastorale giovanile? Tendiamo a: integrare fede e vita, fondere vangelo e cultura, far interagire formule di fede ed esperienza religiosa giovanile, mettere in comunicazione tradizione ecclesiale e domande-sfide-aspirazioni dei giovani. L’accento ricade sui verbi: integrare, fondere, far interagire, mettere in comunicazione: una maniera di elaborare e assumere realtà che sembrano lontane o estranee.
L’animazione prende atto dei due poli o termini e cerca di capirli fino in fondo con gli strumenti adeguati alla loro natura, non solo per non travisarli, ma soprattutto per sentire la loro voce più profonda e genuina. Li colloca poi l’uno di fronte all’altro in dialettica positiva, in modo che l’uno non riesca a formularsi come contenuto di vita senza ascoltare continuamente e seriamente l’altro. Così ciascuno viene spinto verso sensi ulteriori e formulazioni “reali”.
L’animazione agisce in questo modo perché è convinta che i termini che sovente mettiamo in polarità (fede-vita, vangelo-cultura, Parola-esperienza umana) si richiamano nel soggetto attraverso segni visibili e misteriosi. È orientata dunque fin dall’inizio da una precomprensione pastorale. L’animazione viene applicata in primo luogo alle realtà, ai contenuti:
- la vita giovanile va esplorata e accolta fino in fondo nelle sue domande esplicite e inespresse;
- la fede fa da luce, istanza critica e spinta a queste domande. Riconosce la loro legittimità, le interpreta, le approfondisce, le purifica, le rilancia.
Ma anche la vita fa da istanza critica alle espressioni e formulazioni della fede, affinché non costituiscano un elenco di proposizioni mute cui aderire, un insieme di principi fondamentalisti che scatenano solo incomprensioni e chiusure, difese e attacchi, magie e deresponsabilizzazioni, fanatismo e proselitismo, ma sprigionino luce e diano “sapore” all’esistenza:
- la cultura in cui i giovani vivono, respirano e si vanno formando, viene messa a confronto con il vangelo che fa vedere pregi e storture e propone un senso che è sempre “oltre”;
- ma anche l’annuncio del vangelo viene sfidato dalle nuove sensibilità e visioni culturali, sentite dai giovani, a purificarsi da interessi e incrostazioni a volte gelosamente difese.
Il cammino del giovane verso la maturità della fede è mediato da un rapporto “educativo”, sia che si tratti della Chiesa, della sua autorità e dei suoi segni o di un operatore singolo. Il rapporto “educativo” è intenzionalmente promozionale della persona. Mira alla sua crescita a partire dal punto in cui si trova e secondo quello che è iscritto nelle sue possibilità come essere umano. L’animazione lo realizza svegliando le risorse interiori del giovane, anche del più povero di comunicazione ed esperienza. Il rapporto educativo diventa così liberante, perché aiuta il soggetto a prendere coscienza della propria vita e a gestirla responsabilmente a cominciare dai processi attuali; eppure è sempre propositivo, perché mette a disposizione del giovane la conoscenza delle generazioni precedenti e la testimonianza degli adulti contemporanei. In tal senso radica nella cultura e comunità, dà gli strumenti per destreggiarsi nella complessità, apre agli orizzonti di senso e offre le prospettive della fede.
L’animazione riguarda pure la comunità in quanto tale, il rapporto tra i membri, la forma in cui l’insieme e i singoli che la compongono possono maturare. Fa appello alla partecipazione attiva, alla coscienza e alla creatività di ognuno mediante la valorizzazione dei ruoli e dei doni personali. Punta sulla corresponsabilità e in tal senso promuove processi comunitari di crescita mediante la comunicazione, l’approfondimento culturale e il discernimento. I gruppi sono ritenuti il luogo tipico dell’animazione. Essi non sono spazi di non direttività, rinuncia alla proposta o delega della responsabilità degli adulti, ma proprio luoghi in cui si scatena il dialogo in tutte le direzioni, si abilita ciascuno a fare sintesi aperte, a reagire con libertà alle proposte e ad impegnare nelle risposte la totalità della persona.


ESERCITAZIONI

1. Aggettivi da evitare nella formazione

La magica parola: formazione in questi anni è stata coniugata in modi troppo irrispettosi del giovane:
- idraulica: il giovane è una bottiglia, la verità un’acqua da versare, la preoccupazione principale è la ricerca dell’imbuto;
- didattica: è fornirsi di una grande capacità di comunicare contenuti, ma senza anima; verità asettiche senza calda partecipazione;
- funzionale: l’obiettivo è di fare in modo che la persona e il gruppo stiano bene e che soprattutto producano qualcosa che si vede;
- sequenziale: è fissare i tempi in maniera deterministica: prima si educa, poi si impegna, poi si responsabilizza, infine si manda;
- intellettuale: è solo capace di far usare la ragione, ma senza aderenza alla vita.
Quali sono le tentazioni che imperversano di più nella tua comunità?

Che fare per dare alla formazione la dimensione concreta della vita?
Che risorsa costituisce al riguardo l’animazione?

2. Alla ricerca del posto dell’animazione tra le seguenti attività formative

EDUCAZIONE
ISTRUZIONE
ALLEVAMENTO
SOCIALIZZAZIONE
INCULTURAZIONE
ADDESTRAMENTO
INSEGNAMENTO
ASSISTENZA
PREVENZIONE
DECONDIZIONAMENTO

Scegli le 5 attività formative che ti sembrano più vicine al tuo compito di animatore, discutine brevemente con gli amici, tenta con loro di definirle al meglio, e confrontali con lo schema seguente.

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3. Per dialogare e a cercare assieme la verità

Esercizio della sopravvivenza
Troverai qui sotto dodici problemi concernenti differenti aspetti della sopravvivenza umana in un luogo deserto. Per ognuno di questi problemi, dovrai scegliere individualmente La soluzione che ti sembra la più adatta alla situazione proposta. Cerca di immaginarti il più possibile immerso nella situazione descritta e ricordati che sei solo e che hai un equipaggiamento molto limitato (salvo le precisazioni fatte nel corso dell'esercizio stesso). Nel luogo in cui ora ti sei immerso è autunno, durante il giorno fa caldo ed è secco, mentre durante la notte fa freddo.
Quando avrai risposto individualmente ad ogni problema, ti verrà richiesto di rivederli uno a uno, ma con gli altri suddivisi in piccoli sottogruppi. Il tuo gruppo dovrà allora decidere, ottenendo un consenso, circa la migliore alternativa per ogni situazione. In nessun caso dovrai cambiare la tua risposta individuale dopo la discussione nel gruppo.
Le risposte individuali e le risposte date dal gruppo, in seguito, saranno segnate in funzione di una risposta-tipo che ti sarà proposta da un gruppo di esperti.
N.B. Per la buona riuscita del gioco è assolutamente necessario non far conoscere il foglio-risultati e spiegare col foglio-istruzioni.

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Foglio-istruzioni

La decisione per consenso è un metodo per i gruppi di lavoro che devono studiare un problema o prendere una decisione. Essa permette di coinvolgere tutti nella discussione e di integrare per la soluzione finale le idee e le suggestioni proposte da parte di tutti i membri del gruppo. La soluzione finale raggiunta dovrà costruire praticamente l'unanimità nel gruppo.
È naturalmente più utile lavorare in questa maniera. Essa domanda uno sforzo continuo da parte di ciascuno a rispettare le regole del gioco, e più tempo a disposizione. L'esperienza mostra tuttavia che un simile metodo produce migliori risultati e migliori decisioni che non altri approcci, quali il voto per maggioranza oppure il compromesso.
Nella ricerca del consenso, ogni membro del gruppo dovrà:
1. Definire nel migliore dei modi la propria posizione prima che il gruppo si riunisca (pur sapendo che questa posizione è incompleta e che le suggestioni di altri partecipanti verranno ad aggiungersi e a completarla).
2. Sentirsi responsabile nell'esprimere la propria opinione in modo tale che il gruppo possa arricchirsi delle suggestioni di ognuno.
3. Sentirsi responsabili nell'ascoltare le opinioni e te suggestioni degli altri partecipanti ed essere pronti a modificare la propria posizione in funzione degli argomenti logici che saranno apportati.
4. Accettare di confrontare, quando è necessario, la propria posizione con le differenti posizioni degli altri partecipanti. In effetti è nell'esame delle differenze che possono nascere delle soluzioni creative. Non bisogna dunque utilizzare Le tecniche destinate a evitare i conflitti, quali il voto, i compromessi, oppure l'abbandono della discussione pur di stare in pace.
Dopo aver risposto individualmente al questionario sulla sopravvivenza, devi ora, in quanto gruppo, dare delle risposte agli stessi problemi. Ricordati che ogni risposta deve avere l'accordo unanime di tutto il gruppo. Prendi dunque it tuo tempo per ascoltare e cercare di comprendere, prendere in considerazione le posizioni di tutti i membri del gruppo, esprimere il più complementamente possibile la tua posizione, e dar prova di spirito costruttivo per arrivare ad una soluzione di gruppo.

Foglio-risultati

Troverai qui sotto per ognuno dei dodici problemi proposti, l'alternativa stabilita dal gruppo di esperti. Queste raccomandazioni sono quelle che verranno applicate nella maggior parte dei casi. Nei casi più specifici pertanto sarà necessario individuare altre possibili azioni.
1. A / Chiamare aiuto il più forte possibile, ma con voce grave.
Una voce grave, in effetti, arriva più lontano, particolarmente in una densa foresta. È gridando forte, ma con voce grave, è utilizzando la parola «aiuto» che tu hai maggiori possibilità di farti trovare dai compagni. Un grido acuto, non solamente andrà meno lontano, ma i tuoi amici rischiano di confonderlo da lontano con il grido di un uccello o di qualche altro animale.
2. A / Fare un gran rumore e una gran confusione con i piedi. In generale, i serpenti vengono spaventati dalla confusione e dal rumore e si allontanano all'istante. Ci sono inoltre buone possibilità che tu non ne veda uno, a meno che tu non l'abbia colto di sorpresa oppure che si trovi in un luogo dal quale non può fuggire. Certi serpenti cacciano di notte e, camminando dolcemente, hai delle buone possibilità di incontrarne.
3. C / Collocare un pezzettino della pianta sul vostro labbro inferiore per cinque minuti e, se non succede nulla, cercare di mangiarne un po: Naturalmente, la miglior soluzione è quella di mangiare solo delle piante che si conoscono. Ma, quando hai dei dubbi, e non hai altre possibilità, il test del labbro è una buona soluzione. Se la pianta è velenosa, in quel momento, avrai una sensazione sgradevole sul labbro, e questo sarà un segnale. Il colore delle bacche non è necessariamente segno di pianta velenosa e, per lo più, gli uccelli non hanno lo stesso sistema digerente del nostro.
4. C / Berne quando ne senti il bisogno, perché hai sete. Quello che si deve evitare, in questo caso, è la disidratazione perché, una volta che il processo è iniziato, tu non puoi arrestarlo e il razionamento dell'acqua non ti permetterà di lottare efficacemente contro questo pericolo, particolarmente se sei colpito da insolazione o da disidratazione. E per questo che bisogna bere quando se ne sente il bisogno e cercare naturalmente una sorgente il più rapidamente possibile.
5. C / Scavare nel letto del ruscello e nell'incavo di una insenatura. È nell'incavo di una insenatura che l'acqua si raccoglie più facilmente, c'è maggior profondità e minor fanghiglia, ed è il luogo che secca per ultimo.
6. C / A mezza altezza.
In caso di temporale, il luogo può diventare un vero torrente. Di conseguenza, non devi collocarti sul fondo, perché rischi di essere trascinato via. Inoltre se ti collochi sopra, sei troppo esposto alla pioggia, al vento, e alla furia dell'uragano. È dunque preferibile collocarsi a mezza via.
7.8 / Collocare le batterie sotto il braccio, all'altezza delle ascelle per riscaldarle e per poterle rimettere ancora nella torcia elettrica.
In effetti le batterie perdono molto della loro potenza e si scaricano rapidamente quando fa freddo. È quindi una buona idea riscaldarle. È naturalmente preferibile evitare di fare passeggiate o delle attraversate di notte nella foresta. Ci sono troppi ostacoli che possono intervenire.
8. A / Gialla.
Una fiamma gialla indica che la combustione è incompleta e che si libera ossido di carbonio.
9. A / Attraversare tenendo gli stivali e lo zaino. Tieni gli stivali per proteggere i piedi dalle pietre taglienti. Inoltre se il tuo zaino è ben equilibrato, ti darà maggior stabilità per attraversare la corrente. Potrà pure servirti da galleggiante, se è chiuso ermeticamente, qualora tu cada o sia vinto dalla forza dell'acqua.
10. B / Verso l'altra sponda.
Girarsi verso la sorgente è la soluzione più rischiosa. La corrente ti può spingere indietro ed il peso dello zaino può trattenerti, rovesciarti nella corrente. Sarà guardando il punto d'arrivo sull'altra sponda che troverai la migliore stabilità.
11. C / Con i calzini.
È in questo modo che aderirai meglio e che potrai sentire il terreno sul quale cammini. Le scarpe da montagna possono diventare scivolose e, d'altra parte, se cammini a piedi nudi, rischi di ferirti.
12. C / Restare immobile, ma pronto a indietreggiare lentamente.
Se ti agiti, il fatto ecciterà maggiormente l'orso. Se si interessa soprattutto alle tue provviste, è preferibile lasciarlo fare. Si allontanerà quando sarà sazio. In generale, si raccomanda di indietreggiare molto dolcemente per cercare un rifugio, ad esempio un albero, una roccia, o altro.