Domenico Sigalini, ANIMATORE: DALLA PARTE DELLE RAGIONI DI VITA, Elledici 2004

 

Nessuno si tiri indietro

Quando si parla di animatori di giovani si pensa sempre a un mondo giovanile piuttosto indefinito che comprende sicuramente almeno la seconda adolescenza, a dei giovani piuttosto disponibili e a delle riunioni di gruppo attorno a un tavolo. È il panorama normale di ogni nostra parrocchia, ma che oggi fa molta fatica a ridefinirsi. In questo lavoro vorrei allargare se è possibile lo spettro degli educatori a tutti coloro, giovani e adulti, che hanno a che fare, e lo fanno con disponibilità, col mondo giovanile e intendono offrire loro ragioni di vita, anche senza dinamica di gruppo o riunione di gruppo. L’impresa è ardua, anche perché occorre giustamente sostenere la vita di gruppo che per un giovane è ancora molto importante e offrire a chi vi si dedica un sostegno non occasionale. Sarebbe bello però che si dedicassero ai giovani altre figure in altri contesti, nei contesti della informalità che i giovani abitano sempre di più e che diventano spesso per molti l’unica strada per incontrare ragioni di vita e prendere decisioni di spendersi per renderla bella e felice per tutti.
È possibile coinvolgere in questa avventura i genitori, senza pretendere di insegnare loro come educare i figli? È possibile aiutare un insegnante a sporgersi oltre la giusta preoccupazione della trasmissione di nuove conoscenze? Si potrà coinvolgere un direttore di discoteca a non guardare solo al profitto della sua azienda? Non sarà possibile pensare che un proprietario di palestra diventi un animatore dei suoi clienti abituali? O che lo diventi un barista, un DJ, un allenatore sportivo, un direttore di autoscuola? Potrei continuare l’elenco, come avverrà nel testo. Per ora basta questa dichiarazione di intenti, vaga, imprecisa, ma con la pretesa di far uscire dalla secca degli addetti ai lavori.
Certo, ognuno deve incarnare un modo diverso di essere educatore, cioè di offrire ragioni di vita, per questo deve essere aiutato a dare alla sua competenza professionale un valore aggiunto che lo rende responsabile delle giovani generazioni che a partire dalla consuetudine con lui si aprono ai valori della vita.
È questo un testo sull’animatore ben definito o un percorso per far scattare in alcuni il desiderio di impegnarsi a lavorare con i giovani e per i giovani? Preferisco questa seconda ipotesi. Immagino di fare un corso per animatori e di offrire tutta una serie di argomenti, non trattati in termini esaustivi, perché, come si vedrà dai rimandi, sono stati trattati già con completezza in altri volumi della collana, ma solo in maniera da far nascere la voglia di qualificarsi maggiormente, così che ci siano sempre più persone che si spendono per le giovani generazioni e facciano risuonare nella loro vita la bellezza di chi ne è il Signore e la sua ricerca. Insomma penso al lavoro presente come una sorta di traccia per un corso animatori.