Giovani nel digitale

Esercizi di discernimento /1

«Tutti in rete, tutti retati!

Scegliere di vivere social»

Giacomo Ruggeri *


Nel palmo della mano

Il perché di questa nuova rubrica nel sito della Rivista Note di Pastorale Giovanile (NPG) è presto detto: lo smartphone in mano. È la nuova protesi per adolescenti, giovani, adulti, anziani. Tutti in rete, tutti retati. Il titolo della rubrica on line “Giovani nel digitale” non è riservata solo ai giovani, ma a tutte quelle relazioni che si mettono in connessione ogni qualvolta prendo lo smartphone in mano e con il pollice traccio uno segno combinatorio per sbloccare il pin. Il giovane è il pin che apre un mondo a se stesso, agli adulti, a ogni persona che attraversa – anche per un nano secondo – nel mio cellulare. Il digitale, ovviamente, non è solo il cellulare, ma è computer fisso, computer portatile, iPad, iPod, video game, realtà virtuale, realtà aumentata con il visore, ecc. Nel palmo della mano mi apro al mondo e il mondo a me.
Il sottotitolo della rubrica “Esercizi di discernimento” dice che la connessione tra digitale e discernimento è il cuore di ogni articolo in questa rubrica on line di NPG. D&D: digitale e discernimento. Entrare come giovani, educatori, animatori, preti, responsabili oratori, insegnanti, catechisti, genitori, formatori nelle dinamiche del discernimento e con esse nelle dinamiche digitali. Come lo scarpone sta alla montagna, così il discernimento al viaggio nel digitale, nei social network: tutto reale e nella vita quotidiana.

Esserci o non esserci: non è questo il problema

Con questo primo numero desidero offrire alcuni spunti di riflessione (ad uso personale e di gruppo) sulla consapevolezza di avere come protesi lo smartphone. Il punto di fondo non è nel chiedermi se essere o non essere nei social. La questione centrale è: come scelgo di starci nei social? Certo decidere di non essere su Facebook, o su altro social è già una scelta in sé (che merita una seria riflessione che tratterò nei prossimi articoli). Penso all’adolescente, al giovane, alla giovane mamma, all’educatore, al Don in parrocchia che – come minimo – prende in mano lo smartphone 150 volte al giorno non per telefonare o rispondere, ma per tutt’altro. La consapevolezza è come l’aria per i polmoni. Mi è necessaria. Senza la necessaria e saggia consapevolezza di cosa comporti avere in mano uno strumento potentissimo, posso farmi male e fare del male. A caro prezzo.

La APP per discernere

Nello store delle APP quella per discernere non c’è. Dire in poche righe che cosa sia il discernimento è riduttivo. In ogni articolo della rubrica cerco di offrire un piccolo viaggio nel discernimento in relazione alle dinamiche dei social network e delle implicazioni digitali. Come prima cosa dico che discernere non è decidere. Almeno come primo passo. Si, perché il decidere è una tappa del percorso del discernimento, ma non è la prima. Arriva alla fine. Per dirla con il linguaggio digitale, discernere è come il libretto delle istruzioni nella scatola: mi aiuta, inizialmente, a vedere. Sono davanti ad uno strumento che ho acquistato: il libretto mi serve per vederlo entrandoci all’interno gradatamente e con progressione. Senza fretta (perché se salto un passaggio, il computer poi si blocca. E così avviene nella vita). Discernere è vedere con chi e cosa sono in relazione. Se voglio scegliere di vivere social è bene che mi attrezzi con gli strumenti giusti (come per il motorino e la macchina vado a scuola guida con tanto di esame finale). Accendere lo smartphone e iniziare a navigare, postare, twittare, scaricare, inviare, caricare senza la necessaria patente della consapevolezza, prima o poi, mi schianto su qualche muretto di cemento. Per cui prevenire è meglio che curare. Il discernimento, come il percorso su Google Maps, attraversa diversi passaggi. Ad esempio, alcuni: vedere, riconoscere, sentire, capire, scegliere, decidere, agire, perseverare. Non sono solo dei verbi, ma sono utili passi per attrezzarmi a vivere bene ogni qualvolta sblocco lo smartphone e sono on line.

Rete e retwittato

Qual è, dunque, la prima connessione tra consapevolezza e discernimento? Che il mondo digitale racchiuso nello smartphone custodito nella tasca dei pantaloni, o del giubbetto, mi offre tanto, tantissimo, ma mi chiede parimenti tanto, tantissimo. Che cosa mi chiede? Tempo, desideri, bisogni. La rete di Internet e i social si nutrono delle mie paure, delle mie dipendenze, delle mie fragilità, dei miei sentimenti ed emozioni. Io, sono pane quotidiano per Internet. Esercitare il discernimento, ovvero, iniziare a farmi domande sensate e profonde prima di agire d’istinto, significa prendere graduale consapevolezza che la rete crea una relazione retata, dove i fili di collegamento non sono i miei pensieri, ma i miei bisogni. E Internet li conosce molto bene. La potenzialità del digitale è indiscussa. A essere oggetto di saggia discussione e fecondo confronto è la potenza che cresce dentro di me senza accorgermene.
In modo inconscio, e sottocutaneo, Internet mi lavora dentro, mi potenzia da un lato e mi depotenzia dall’altro. Scegliere di avere un profilo social è diverso dal vivere nei social e vivere-social (in questo rubrica on line affronterò, a tal proposito, cosa significa avere un proprio profilo social network). La questione di fondo è la potenzialità pervasiva e performativa delle dinamiche digitali nella mia giornata. Le «3 P digitali» (potenzialità, pervasiva, performativa).

Retato e fasciato a tutto social

Essere sui social significa essere dei social. Appartengo a loro in tutto e per tutto. Io mi nutro di Internet e Internet si nutre di me. Retato e fasciato a tutto social! Non è una questione di poco conto perché, come vedremo nelle riflessioni successive on line (e qui accenno solo per punti) il termine “rete” ha una capacità introspettiva sconosciuta, che mi lavora inconsciamente e mi porta ad agire soprattutto per istinto e impulso. La rete tesse capillarmente ogni secondo le sue trame nel mio pensare. La rete si chiama rete perché attiva il fascinoso possesso. Il mio essere sui social non fa di me (automaticamente) una persona in rete con tutti e connessa al mondo. Mi fa bene chiedermi, dunque, che cosa cerco – veramente – nell’avere un “mio” profilo social. La consapevolezza di cui ho accennato nei paragrafi precedenti mi chiede di fare un viaggio interiore, molto reale e tutt’altro che virtuale. È il viaggio carsico che mi porta a comprendere e conoscere (perché spesso le ignoro) le motivazioni dell’adrenalina digitale che mi scorre nelle vene. Spero che sia una riflessione utile, interessante, concreta e pratica quella che prende avvio on line nel sito di NPG. Piccoli e praticabili a tutti esercizi di discernimento nelle dinamiche social e digitali, per una crescente consapevolezza che sia figlia di un saggio discernere.

L'articolo in formato pdf "arricchito"

* Sacerdote della Diocesi di Concordia-Pordenone. Guida di Esercizi spirituali. Impegnato nella formazione di preti, religiose/i, laici. Componente nel consiglio nazionale della FIES (Federqazione Italiana Esercizi Spirituali).
Contatti: Seminario Diocesano di Pordenone - Via Seminario, 1 – 33170 Pordenone - PN 0434 508611 Questo indirizzo email è protetto dagli spambots. È necessario abilitare JavaScript per vederlo.