Klaus W. Vopel, MANUALE PER ANIMATORI DI GRUPPO. Teoria e prassi dei giochi di interazione, Elledici 1991


Quando un animatore di gruppo dà inizio a un gruppo di interazione, dovrebbe - in qualche incontro nella fase inziale - accordarsi con i partecipanti su cosa debba essere la base per il lavoro comune. Indipendentemente dalle idee personali dei membri del gruppo e dal «contratto di lavoro» che si stabilisce nella discussione comune, l'animatore dovrebbe presentare con chiarezza e precisione le proprie idee. Ciò comporta:

- offrire ai partecipanti informazioni introduttive sulle modalità di sviluppo del metodo dell'apprendimento che egli utilizza, e particolarmente quelle che sono in connessione con i giochi di interazione;
- dichiarare i presupposti filosofico-antropologici che stanno alla base del suo lavoro;
- introdurre quelle che ritiene le regole fondamentali dell'interazione e cooperazione nel gruppo.
Per offrire qui un certo qual orientamento al conduttore del gruppo, offriremo in questo capitolo una breve trattazione di questi tre punti.

7.1. ACCENNI INTRODUTTIVI SULLE MODALITÀ DELL'APPRENDIMENTO

Se un animatore vuole iniziare a lavorare in un gruppo con i giochi di interazione, dovrebbe fin dal principio spiegare i più importanti principi di apprendimento. E questo è tanto più importante quanto meno il gruppo è abituato a tale situazione di apprendimento. La spiegazione deve essere breve, precisa e formulata in maniera tale che i partecipanti possano comprendere i concetti fondamentali senza difficoltà.
Più o meno il conduttore del gruppo dovrebbe dire le cose che seguono (e scrivere su un cartellone i punti principali): «Avrete la possibilità negli incontri successivi - nell'ambito del nostro lavoro di gruppo - di sperimentare un certo numero di giochi di interazione. Perché possiate ben comprendere di cosa si tratta, dico ora alcune cose.
Potrete mediante questi giochi sperimentare e scoprire come vi comportate in diverse situazioni. Potrete dare libero corso alla vostra curiosità e anche sperimentare nuovi modi di comportamento che probabilmente nella vostra vita ordinaria avete poche occasioni di praticare. Se in genere siete abbastanza silenziosi, qui avrete l'occasione di prendere spesso la parola; se perlopiù vi accostate agli altri in maniera «violenta», qui potete sperimentare cosa succede quando non lo fate.
Quando comincia un gioco di interazione, cercate di mettere da parte ogni vostra idea su quella che dovrebbe essere la riuscita dell'esperimento. Cercate di mettere i vostri pregiudizi e le vostre «profezie» in un grosso sacco che aprirete solo al termine. Chi comincia con la predizione: «Qui non imparo niente», vedrà certamente confermata la sua predizione. È meglio la supposizione: «In genere non imparo così in fretta, ma qui ho forse la possibilità di imparare davvero qualcosa di nuovo».
Potete accertarvi se un gioco di interazione vi porta qualcosa soltanto dopo che l'avrete fatto: succede così per ogni esperimento. Potete certamente esprimere in questa sede i vostri pensieri e le vostre idee, come anche i vostri sentimenti e le vostre impressioni. Particolarmente rilevanti sono le reazioni che provate al comportamento degli altri partecipanti con i quali normalmente nella vita di tutti i giorni non avete a che fare.
Io stesso cercherò di mettercela tutta perché possiamo procedere insieme e anche divertirci nel gioco. Io però sono solo una delle persone, voi siete molti. Senza la vostra collaborazione io riesco a ottenere ben poco; io posso farvi al massimo delle conferenze, ma non ne ho affatto l'intenzione e poi ho l'impressione che voi non ne sareste molto contenti. Dipende dunque molto anche da voi se ne verrà fuori qualcosa di buono da questo gruppo. Ciascuno di voi ne ricaverà tanto quanto egli stesso è disposto a investire nel gruppo. Suppongo che la maggior parte di voi guardi questa nostra cooperazione con un pizzico di prudenza e forse con scetticismo. OK, questa vostra posizione io la considero molto opportuna, in quanto ciò è collegato con un certo grado di curiosità. Per favore fate e dite nel gruppo solo quello che voi veramente volete: vi accorgerete che ciò non è così semplice».

7.2. PRINCIPI FONDAMENTLAI PER IL LAVORO

Nel paragrafo che segue formuleremo alcuni assiomi per il lavoro nei gruppi di interazione: essi sono decisamente importanti sia per i partecipanti che per il conduttore. Essi comprendono i princìpi più importanti per la comprensione e l'uso delle cosiddette regole fondamentali di cui diremo nel prossimo paragrafo, e hanno il compito di garantire la sicurezza sia del singolo partecipante che dell'animatore.

ASSIOMA 1
Ciascuno è responsabile per sé e per gli altri partecipanti

Questo assioma stabilisce che ciascun partecipante ha l'obbligo morale di rendersi consapevole (o di acquistare una maggior consapevolezza) della sua propria autonomia e singolarità. Con ciò si vuol dire che ciascun partecipante decide per se stesso quanto vuole impegnarsi ed esporsi o quando vuole tirarsi indietro. Ciascuno decide anche fino a che punto vuole lasciarsi influenzare dalle reazioni degli altri o che cosa invece vuole da esse prendere per sé come utili o essenziali. Ciascuno decide anche in quale misura e per quanto tempo desidera impiegare il suo potenziale umano, intellettuale e emozionale.
D'altro lato l'assioma sottolinea l'interdipendenza di ciascun membro del gruppo. Essere interdipendenti significa essere consapevoli che senza gli altri non posso apprendere nulla e che gli altri senza di me non possono apprendere nulla. Io realizzo la mia interdipendenza in un gruppo ascoltando con attenzione gli altri partecipanti e cogliendo attivamente le loro parole e i segnali del loro linguaggio corporeo. Inoltre mi comporto in maniera interdipendente quando sostengo il processo di apprendimento degli altri in modo tale che:
- accetto e rispetto la loro esistenza come componenti di questo gruppo;
- confronto il loro comportamento, perché prendo sul serio le mie proprie reazioni così come il diritto dell'altro al feedback;
- nel confronto con gli altri verifico e metto in discussione il mio proprio comportamento.

ASSIOMA 2
La vicinanza precede la sincerità

Molti partecipanti pensano a torto che l'intento dei gruppi di interazione sia di giungere a una rivelazione/confessione di tutti i fatti che riguardano le singole persone. Molto più importante è invece lo stile dell'interazione di un tale gruppo, e cioè che io venga rispettato, che io venga «guardato», che io venga ascoltato.
Per ottenere questo non sono solo: l'essere insieme produce un sentimento molto concreto, quello di sapere di contare e di appartenere. Posso sentirmi del tutto vicino a un altro senza sapere con ciò stesso di più di lui, per esempio solo per il fatto che mi lascio toccare dal suono della sua voce o lo guardo negli occhi .
La maggior parte della gente si toglie la maschera (giustamente) solo quando sta insieme a persone con cui si sente in sintonia.
E pertanto è del tutto inutile costringere all'apertura qualcuno contro la sua volontà. Perché se mi metto una maschera, questa è al momento il mio vero volto, perché non mi sento sufficientemente sicuro a mostrare qualcosa di più di me.

ASSIOMA 3
L'animatore sostiene i partecipanti

Questo significa che ciascun partecipante può parlare o tacere ogniqualvolta lo desidera, e che lo si considera e ascolta. Ogni partecipante può sopportare confronti e attacchi dagli altri, se ha a sua volta anche lui la possibilità di esprimersi e se egli viene sostenuto e riconosciuto da almeno un altro dei partecipanti. Se nessuno invece vuole offrire questo sostegno, allora è compito dell'animatore evitare all'interessato una situazione in cui egli si sentirebbe completamente solo.
L'animatore ha il compito di fare grande attenzione e di vedere se qualcuno vuol parlare e non riesce, se qualcuno vuole tirarsi indietro e invece viene trattenuto, se qualcuno viene frainteso e non si può esprimere con chiarezza, ecc.

ASSIOMA 4
L'interazione viene prima della produzione

Questo assioma parte dal fatto che ogni gruppo può realizzare il suo compito solo se non vi sono grosse tensioni che ne appesantiscono la struttura sociale e l'interazione avviene in maniera libera e aperta.
Se per esempio in un gruppo orientato al compito due membri rivaleggiano fortemente l'uno con l'altro e si sabotano a vicenda, allora la realizzazione del compito da parte del gruppo ne viene seriamente compromessa. Se viene utilizzato questo assioma, allora nella situazione ha il primato l'elaborazione del disturbo interrelazionale rispetto alla continuazione del lavoro del gruppo attorno al compito.
Non possiamo permetterci in nessun gruppo di perseguire unicamente il compito, se i partecipanti non possono appagare apertamente e in pieno i loro bisogni fondamentali di appartenenza, influenza, stima.
Diversamente nasce dentro di loro un senso di oppressione che agisce in maniera distruttiva nei confronti dei loro vicini o di terzi.

7.3. REGOLE FONDAMENTALI PER GRUPPI DI INTERAZIONE

Le regole fondamentali che seguono si riferiscono ad aspetti importanti dell'interazione in tutti i gruppi, così che il conduttore del gruppo può verificare quali regole fondamentali egli vuole che stiano particolarmente a cuore ai partecipanti del suo gruppo concreto.
A questo scopo egli può fare in modo che le singole regole vengano assorbite gradualmente a mano a mano che procede il lavoro con il gruppo, per esempio ogniqualvolta non viene praticato il comportamento esigito da una delle regole. In aggiunta a questo l'animatore può consegnare ai singoli partecipanti una copia scritta delle regole fondamentali scelte per il gruppo, per così dire a mo' di «Magna Charta» dei suoi diritti e dei suoi doveri.
In ogni caso l'animatore deve preoccuparsi che tali regole vengano conosciute, chiarite e prese a cuore quanto prima nella vita del gruppo. In seguito tali regole diventeranno quasi una cosa scontata, un sistema abituale di norme di interazione che rendono possibile un più alto livello di comunicazione nel gruppo.
Dal momento che molte delle disposizioni contenute in queste regole fondamentali contraddicono le usuali norme sociali, è importante che l'animatore si accerti che i partecipanti ne comprendano il significato. A questo scopo può essere utile - una volta presa coscienza delle norme tradizionali della vita quotidiana - formularle con il gruppo, al fine di discutere le diverse conseguenze di entrambi i sistemi di norme (per esempio: norma interazionale di comunicazione: «Parla in prima persona». Norma di comunicazione di vita quotidiana: Parla col «noi», non farti avanti tu personalmente...). Le regole fondamentali qui raccolte possono certamente essere formulate in maniera diversa, o anche modificate, completate con altre norme che risultano utili. In ogni caso l'animatore, che lavora nel gruppo con queste regole, ha già nelle sue mani uno strumento di intervento che ha grosse possibilità di efficacia e che può mutare notevolmente le interazioni reciproche dei partecipanti, e arricchire e completare in maniera essenziale il lavoro con i giochi di interazione. Ritengo che questi siano punti notevolmente importanti, soprattutto per animatori senza grossa esperienza. Con queste osservazioni vorrei incoraggiarli.

1. Ogni partecipante appartiene al gruppo, indipendentemente da come egli al momento pensa, sente o agisce, o da cosa altri pensano, dicono o sentono di fronte a lui.

Questa regola mette al sicuro il bisogno fondamentale di ogni partecipante di appartenere. Solo quando questa regola viene rispettata un gruppo può offrire la necessaria sicurezza e divenire coeso. Essa è la migliore assicurazione contro la divisione del gruppo e la formazione di gruppetti. L'animatore di gruppo deve sempre in continuazione prestare attenzione a questa regola, perché i partecipanti la dimenticano sovente, al fine di tagliare fuori, con atteggiamenti interiori o anche esteriori, i membri scomodi.

2. Io sento ciò che sento. Io penso ciò che penso.

Questa regola sottolinea l'autonomia del singolo. Nessuno può neanche approssimativamente dire in maniera esatta ciò che succede in un altro. Spesso i partecipanti dimenticano ciò, e proiettano negli altri i loro pensieri e sentimenti e si esercitano nella cattiva arte di leggere il pensiero altrui e nel tentare di fare gli indovini.
Ognuno ha accesso soltanto alla sua propria vita interiore e non c'è nessuno che ne sappia di piu di lui stesso. Quando dico che sto soffrendo dentro di me, nessuno può dire che questo è falso.
Questa regola prevede anche che qualcuno non dica sempre tutta la verità, o perché non la conosce o perché non la vuole comunicare. Allora io devo rispettare tutto questo; al massimo posso dire: «Non ti credo».

3. Il contatto precede il consenso e la cooperazione.

Questa regola sottolinea che devono funzionare i processi di comunicazione più semplici prima che abbiano successo quelli complicati come il trovare il consenso e la cooperazione.
I partecipanti di qualunque gruppo hanno bisogni diversi e diverse rappresentazioni degli obiettivi di gruppo. Essi potranno accordarsi più velocemente e con maggior fiducia reciproca se creeranno in primo luogo un contatto reciproco al fine di raggiungere una piattaforma vitale comune, sulla base della quale in seguito anche i conflitti potranno essere sopportati più facilmente e potrà essere raggiunto un certo grado di unione.

4. Cerco di comunicare il più sinceramente possibile.

Questa regola fondamentale prende in considerazione il fatto che si può creare un contatto con gli altri più velocemente se comunico chiaramente ciò che penso e che sento. Particolarmente importante è questa regola per quanto riguarda le reazioni emotive positive o negative socialmente represse o idee e pensieri insoliti.
Con l'osservanza di questa regola si può aumentare di molto il potenziale creativo di un gruppo.

5. Cerco di essere il più realista possibile.

Questa regola sí dirige contro i nostri meccanismi i difesa, che ci fanno vedere noi e gli altri come ci piace e non invece come realmente siamo. Se i partecipanti osservano questa regola, allora essi per esempio non agiscono come se l'animatore non fosse animatore ma un membro del gruppo qualsiasi; non danno neanche ad intendere di volere qualcosa che in realtà non vogliono. Non hanno peli sulla lingua e non si creano assurde fantasie.

6. Ciò che qui sento o dico è riservato.

Questa regola è tanto più importante quanto più aperti sono i processi di apprendimento nel gruppo. Essa dice che non devo raccontare a nessun altro all'esterno niente di quello che gli altri partecipanti dicono o fanno nel gruppo. Di fronte a terzi parlo solo dí cose che riguardano me. Non dico nessun nome di altri partecipanti o cose che renderebbero possibile la loro identificazione. Questa regola è particolarmente importante nelle organizzazioni.

7. Non parlo degli altri partecipanti, ma mi indirizzo a loro direttamente.

Questa regola garantisce il contatto immediatamente comunicativo tra i membri presenti. Nello stesso tempo proibisce di parlare circa terzi.

8. Cerco di essere il più possibile presente, mantenendo contatto sul qui e ora.

Questa regola accentua la dimensione del presente, per impedire che il gruppo cincischi nel passato e cada nella malattia del «passatismo». Nello stesso tempo essa è in grado di impedire che un gruppo faccia piani solo per il futuro e cada così vittima del «futurismo».
Se mi voglio occupare del passato e del futuro, lo faccio sempre in relazione col presente. In tal modo rimane desta l'interazione del gruppo.

9. Parlo in prima persona, non all'impersonale o col «noi».

Questa regola è la diretta conseguenza dell'assioma dell'autonomia. Se parlo all'impersonale o col «noi» («mi fa arrabbiare...» invece di «sono arrabbiato»), allora evito di comunicare con responsabilità e impegno. Questa regola può essere introdotta nel gruppo senza grandi difficoltà, e si vedrà che strutture di comunicazione arrugginite si sciolgono e rivitalizzano in modo sorprendente.

10. Evito le generalizzazioni.

Questa regola è feconda sia per una vivace interazione sia per un lavoro cognitivo esigente. Quanto più in termini specifici mi esprimo, tanto più sono realistico.

11. Non faccio domande-perché?, ma domande-che cosa? e quando? Fin- tantoché ciò è possibile, faccio dichiarazioni chiare. Se una domanda è importante, dichiaro il motivo della domanda stessa.

Questa regola prende in considerazione il fatto che molte domande sono manipolative e nascostamente critiche. E così le domande di informazione devono essere poste in modo che nella risposta ci possano essere fatti, non teorie.

12. Riporto nel gruppo discorsi fatti a parte e il contenuto dei principali discorsi con gli altri partecipanti fatti fuori delle riunioni.

Questa regola intende impedire che il gruppo diventi frammentato e noioso. Discorsi appartati fatti durante le riunioni distruggono il sistema di comunicazione nel gruppo.

13. Rinuncio all'uso di eccitanti e di violenza fisica.

Questa regola intende assicurare che nessun partecipante nel gruppo muti la sua coscienza mediante l'uso di «droghe», che - mediante stimolanti (ad esempio alcool) o calmanti - affidi alla chimica la sua autoresponsabilità. Dovrebbe inoltre garantire che nessun partecipante venga fisicamente «ferito». Se per esempio dei partecipanti sperimentano un gioco di aggressione fisica, è importante che ci sia l'assenso di entrambi. È assolutamente vietato in un gruppo il comportamento aggressivo mediante botte, calci o morsi.

14. Posso a ogni momento dire di no.

Questa regola garantisce a ogni partecipante il libero dosaggio delle sue resistenze e il pieno uso della sua autonomia. Essa deve fin dall'inizio essere detta espressamente e continuamente sottolineata.
A questo scopo l'animatore può continuamente chiedere: «Cosa vuoi fare adesso! Ti sta bene questo?». L'accettazione dei rifiuti è la migliore possibilità di far provare a tutti i partecipanti gioia nell'esperimento.

15. I miei disturbi hanno la precedenza. Dico da parte mia se non sono interiormente presente al gruppo.

Questa regola intende conservare la capacità lavorativa del gruppo, che è forte soltanto come la capacità del suo membro più debole. Se un partecipante non vuole internamente collaborare, allora questo è all'occorrenza per i restanti un forte impedimento immediatamente percepibile. Ne seguirà un'elaborazione del disturbo, così come ciò è possibile e significativo tenendo conto della situazione.
Persino quando un disturbo è così serio che non può essere risolto, tutti si sentono normalmente già alleggeriti per il solo fatto che lo si è comunicato.