Klaus W. Vopel, MANUALE PER ANIMATORI DI GRUPPO. Teoria e prassi dei giochi di interazione, Elledici 1991


Nei due capitoli seguenti mi occuperò della persona e dei compiti dell'animatore (penso soprattutto a quegli animatori che sono impegnati in gruppi di interazione). Molti dei riferimenti e delle affermazioni fatte valgono però, secondo la mia opinione, anche per animatori di gruppi orientati al compito.

Spero vivamente che gli animatori che leggono questo capitolo si lascino stimolare a osservare criticamente la loro prassi e forse anche a fare qualcosa di diverso. Forse inizieranno anche a porsi nuove domande a cui precedentemente non avevano pensato. Un caso particolare costituiscono tutte le affermazioni normative secondo il modello: «È importante che l'animatore faccia questo e questo»; oppure: «L'animatore in gamba ha questo e quest'altro atteggiamento». Se un animatore si accorge di divergere in alcuni punti dal modello (visto come un tipo ideale) di comportamento o di azione qui schizzato per un animatore bravissimo, allora è già utile averlo notato. Se poi l'animatore lavora su di sé adeguatamente e con la necessaria pazienza, allora ciò fa ancora più piacere. Mi dispiacerebbe invece se qualcuno, per sua propria decisione o perché non intende essere coinvolto nella circostanza, si mette la maschera del perfetto animatore, per fingere ad esempio nel gruppo di ascoltare attentamente quando in realtà non è affatto presente, oppure finge di esprimere affetto verso un partecipante che non riesce a sopportare, o interpreta nonostante capisca molto poco delle connessioni psichiche. Nella maggioranza dei casi tali mascherate non pagano affatto, né per l'animatore che facendo così blocca la sua propria crescita, né per i partecipanti che per fortuna hanno sovente un sesto senso per l'insincerità. Dopo tutto siamo già così delusi dalla insincerità di molte persone con cui siamo in rapporto, che non ci teniamo affatto a essere ancora presi in giro. Io credo che vi sia da un lato una gran quantità di cose di cui deve disporre l'animatore, e che le pretese circa le sue qualità umane e professionali aumentano quanto più precaria è la situazione dei partecipanti con i quali egli lavora. Dall'altro lato sono dell'opinione che accanto alla consapevolezza delle qualità, ha lo stesso valore l'esigenza di sincerità e di corrispondenza interiore. Di conseguenza ogni animatore deve lentamente - e certo anche attraverso errori e dimenticanze - sviluppare un suo proprio stile, adatto a lui e alle sue caratteristiche di personalità. Egli dovrebbe inoltre essere il critico più rigido e più amichevole di se stesso, e avere un numero il più possibile etereogeneo di colleghi seri con i quali collaborare regolarmente per ottenere il feedback. Del resto egli dovrebbe parlare con i partecipanti del suo gruppo su come si trovano con lui.
Il sistema di segnalazione del proprio corpo offre all'animatore e ai partecipanti la migliore possibilità di orientamento. Se noto di essere teso, impacciato, ecc., allora ho motivo di chiedermi quanto reagisco all'insincerità, alle sottili manovre, ecc. nel mio attuale ambiente, oppure fui dove non esprimo apertamente a me stesso sensazioni, pensieri, desideri e timori coscienti. Infine è di importanza vitale per ogni animatore preoccuparsi continuamente che i suoi propri bisogni emotivi non siano messi da parte o ci rimettano, ed equilibrare adeguatamente le notevoli energie di attenzione e di identificazione, di rabbia e di affetto, di ricerca e di intuizione che investe.

3.1. UN MODELLO DI FUNZIONAMENTO QUADRIDIMENSIONALE DELLA ANIMAZIONE DI GRUPPO

Qui di seguito presenteremo un modello che descrive in modo molto semplificato le quattro funzioni fondamentali di ogni animatore, e cioè la stimolazione dell'emotività, l'espressione della valorizzazione personale, l'offerta di spiegazioni e la strutturazione. Queste quattro dimensioni di comportamento dell'animatore possono servire a esaminare gli aspetti della animazione di gruppo in tutti i possibili gruppi, non solo in quello di interazione. Il modello fu sviluppato da Liberman, Yalom e Miles nell'ambito di una grande ricerca sui gruppi di interazione (1973).
Io personalmente ritengo questo modello un eccellente completamento delle tipologie (dell'animatore di gruppo persuasivo e permissivo) sviluppate da Gibb (1964) (cf anche B. Genser e altri, 1972).

Stimolazione dell'emotività

Con tale espressione viene indicato un comportamento dell'animatore mediante il quale egli esprime le sue proprie sensazioni, atteggiamenti e punti di vista, e provoca ed entra in confronto con i partecipanti. Vi è compreso inoltre ogni tipo di comportamento con cui l'animatore concentra l'attenzione del gruppo sulla sua persona. Detto in termini tecnici, questo comportamento dell'animatore aiuta in parte a mettere in movimento i sentimenti nei partecipanti mediante «dimostrazione»: egli precede per così dire come partecipante/modello e mostra esemplarmente come e cosa anche un partecipante nel gruppo può fare. D'altra parte questo comportamento scaturisce naturalmente anche dai bisogni di autorappresentazione da parte dell'animatore o dal proprio desiderio di comportarsi almeno parzialmente come un partecipante.
Un'elevata misura di stimolazione emotiva porta a uno stile molto personale di conduzione di gruppo, per cui l'animatore si trova più o meno spesso al centro del gruppo, e con la sua influenza personale e con il peso della sua personalità stimola il gruppo a porsi in discussione con lui. La personale irradiazione dell'animatore e il suo carisma inducono di fatto tutta una serie di partecipanti a dare motivazioni, a esporsi in modo altrettanto forte. Gli animatori che lavorano con un elevato grado di stimolazione emotiva, considerano ciò come un indispensabile presupposto di apprendimento per i partecipanti, perché li mette in una situazione di «disagio» ed è in grado di tirarli fuori dai binari abituali di comportamento. Inoltre mette a confronto anche i partecipanti con il grado di accettazione che hanno di sé e del loro effetto sugli altri.
Gli animatori che lavorano prevalentemente con la stimolazione dell'emotività, verranno percepiti da molti partecipanti come carismatici, come sorgente di ispirazione. Se questi animatori fanno relativamente pochi sforzi per aiutare i partecipanti a comprendere meglio il loro comportamento e a decidersi sui cambiamenti di comportamento, e se inoltre non includono nel loro lavoro la disponibilità d'aiuto che i partecipanti possono offrirsi l'un l'altro, allora questo stile diventerà sospetto. Uno stile di conduzione di gruppo la cui funzione principale è la stimolazione emotiva, sottolinea eccessivamente la centralità della persona dell'animatore e ignora l'importante potenziale del gruppo. L'animatore troppo carismatico appare dunque una caricatura come l'animatore troppo insicuro.
D'altra parte non deve essere misconosciuto il fatto che in determinate situazioni e di fronte a particolari partecipanti la stimolazione emotiva può essere straordinariamente fruttuosa, come stimolo per i partecipanti a scoprire di più se stessi e a fare un conto maggiore della propria personalità. In particolare quando si esprimono sentimenti aggressivi, l'animatore deve chiedersi quanto un concreto gruppo o un concreto partecipante siano capaci di affrontare questa situazione.

Espressione della valorizzazione personale

Questa è la seconda dimensione del comportamento dell'animatore di gruppo. Essa si esprime come un prendere le parti o protezione nei confronti dei partecipanti mediante manifestazioni di sentimenti amichevoli e con gesti di simpatia, sostegno, riconoscimento e incoraggiamento.
Le basi per una tale condotta dell'animatore sono: calore personale, accettazione del partecipante così come egli è, e un reale interesse verso la sua persona. Gli animatori che esprimono spesso la propria personale stima per i componenti del gruppo, verranno percepiti come generosi, comprensivi, premurosi, simpatici, caldi, aperti e amichevoli. Sono il contropolo degli animatori orientati più all'uso delle tecniche, decisi, duri, competenti e intellettuali.
L'espressione della stima personale è senza dubbio la più importante dimensione di ogni comportamento dell'animatore, poiché essa risponde ai bisogni fondamentali dei partecipanti, che sono quelli di appartenenza e di essere riconosciuti e rispettati. Purtroppo nella prassi si vede continuamente che molti animatori simulano questa dimensione, ed esprimono amicizia e comprensione che non sentono: questo accade particolarmente spesso agli animatori che hanno ricevuto una formazione superficiale nelle tecniche di terapia di dialogo e che impiegano questa dimensione di comportamento come requisito tecnico, e non perché essi sentono simpatia o amicizia. Una pseudo-stima limita fortemente la realizzazione dell'interazione personale tra l'animatore e i partecipanti; anzi, io la ritengo persino dannosa.

Offerta di spiegazioni

Si intende qui tutto ciò che l'animatore mette in atto per spiegare ai partecipanti i concetti e le connessioni funzionali, perché possano comprendere meglio il proprio comportamento e i processi di gruppo.
L'animatore offre ai partecipanti un'adeguata rete concettuale riguardo ai processi dello sviluppo della personalità, all'apprendimento, all'interazione, allo sviluppo del gruppo, e così via.
Alcuni animatori inoltre procedono in modo da rivolgere preferibilmente le loro interpretazioni nei confronti dell'intero gruppo. Essi accentuano così il processo di gruppo, l'interazione sociale, e stimolano spesso il gruppo a riflettere sulla sua attuale situazione e a prendere in analisi ogni evento del gruppo stesso.
Altri animatori invece sono principalmente interessati a far sì che il singolo partecipante rifletta sulla sua situazione, comprenda le sue sensazioni, valutazioni, il suo stile di interazione, ecc. avvalendosi di adeguati modelli e concetti psicologici che aiutano il partecipante a mettere un certo ordine nelle sue esperienze.
Maggiormente efficaci sono gli animatori che combinano entrambi gli aspetti, mettendo in relazione reciproca il comportamento individuale e quello di gruppo. Con questo comportamento, che sta più sul versante del didattico, l'animatore assume una funzione simile a quella dei genitori, educatori, ecc.
Gli animatori efficaci utilizzano perciò questa funzione in modo coerente ma con misura, per non provocare nei partecipanti reazioni di difesa e per non togliere loro propri sforzi possibili e necessari. Gli animatori che mettono in atto questa dimensione in modo esagerato, uccidono l'interazione e l'iniziativa dei partecipanti. Essi trasformano il gruppo in un seminario accademico.

Strutturazione

Questa è la quarta dimensione della conduzione di gruppo. Si tratta del comportamento dell'animatore che pone limiti, propone o definisce regole del gioco, e stabilisce norme che riguardano gli obiettivi di gruppo, lo stile di lavoro, la successione delle diverse attività e così via. Tramite strutturazioni l'animatore regola la progressione del gruppo, e il termine di una determinata attività. Fa parte di tale dimensione inoltre la proposta di esperimenti da parte dell'animatore al gruppo o a un singolo, e l'occuparsi di quando e di quali decisioni vengono prese, ecc.
Gli animatori che utilizzano di preferenza questa funzione, stimolano i partecipanti più tramite proposte che tramite la propria dimostrazione. Essi vengono percepiti dai partecipanti come una specie di registi che avviano o fermano l'azione. In più questi animatori hanno la tendenza a determinare da soli gli obiettivi di apprendimento dei partecipanti e a stabilire le vie di come raggiungerli. Essi inclinano inoltre a proporre esperimenti strutturati, e facilmente in questo modo tendono ad abusare dei giochi di interazione.
Con queste quattro dimensioni del comportamento dell'animatore che abbiamo accennato, abbiamo a che fare naturalmente con rappresentazioni di tipo ideale. Ogni animatore in concreto metterà in atto sempre qualcosa da tutte e quattro le dimensioni. La combinazione specifica di queste quattro funzioni di conduzione del gruppo conferisce e definisce lo «stile» dell'animatore considerato e decide dell'efficacia del suo lavoro.
Lo stile di conduzione più vantaggioso per gruppi di interazione che potrebbe andar bene alla maggior parte dei partecipanti, viene messo in pratica dagli animatori che fanno un uso moderato della stimolazione emotiva, esprimono spesso stima personale, offrono sufficienti spiegazioni ai partecipanti e usano con misura la funzione di strutturazione. D'altra parte gli animatori meno efficaci nei gruppi di interazione sono coloro che usano o troppo o troppo poco la stimolazione emotiva, che hanno poco interesse nei confronti dei partecipanti, che danno pochi aiuti per la comprensione e che strutturano troppo o proprio per niente.
Non si può però considerare le singole funzioni isolatamente.
Vi sono due funzioni dell'animatore che sono particolarmente importanti e che dovrebbero essere molto efficaci se combinate insieme, e cioè l'espressione della stima personale e qualificati aiuti di comprensione. Non è dunque sufficiente che l'animatore dia solo calore e simpatia. Ed è anche troppo poco se egli interpreta solamente. La combinazione di entrambe le dimensioni di comportamento è il presupposto perché i partecipanti possono apprendere bene.
Come aggiunta supplementare a questa combinazione, non è più allora così decisivo se l'animatore preferisce la stimolazione emotiva e strutturi meno o viceversa. Questa è più una questione di stile personale e dí affidabilità di questo stile con un gruppo concreto.
Nell'insieme questo modello quadridimensionale relativamente semplice della conduzione di gruppo può aiutare ogni animatore a chiarire subito a se stesso come egli lavora al momento presente, per poter eventualmente accentuare di più certi aspetti.

3.2. L'ANIMATORE DI GRUPPO EFFICACE

Questo paragrafo riguarda conoscenze e atteggiamenti importanti che contraddistinguono un buon animatore.

Conoscenze

Ogni animatore deve avere delle conoscenze ben precise per poter essere utile al gruppo e al singolo partecipante. Considero base specialistica minima per la conduzione di un gruppo dí interazione avere:
- conoscenze generali di dinamica di gruppo che vengono praticamente acquisite con training dí dinamica di gruppo e/o con una formazione rapportata al gruppo (come avviene per esempio con i terapeuti di gruppi), e possono essere approfondite con lo studio di una letteratura specialistica;
- sufficienti nozioni di psicodinamica individuale per essere in grado di riconoscere le reazioni di paura nel gruppo e agire in modo che non ne resti danneggiata né la funzione del gruppo né il singolo partecipante. Questa comprensione può essere acquistata soprattutto nella pratica dei gruppi terapeutici;
- conoscenze specifiche adatte agli obiettivi specifici del gruppo. Se per esempio conduco un gruppo di interazione per la formazione di insegnanti, devo conoscere sufficientemente gli attuali problemi pedagogici, organizzativi e di politica scolastica che gli insegnanti portano con sé nel gruppo, per poterli comprendere più velocemente;
- capacità di osservare le esperienze dei partecipanti nei metodi di gruppo utilizzati.
È infine importante e significativo che ognuno che guida un gruppo e usa determinati procedimenti, li abbia sperimentati prima come partecipante. Ciò vale per i giochi di interazione più impegnativi come anche per una serie di tecniche di intervento dell'animatore che verranno successivamente descritte in modo più dettagliato.
Circa tutte le conoscenze di cui ha bisogno l'animatore, è importante che esse - per quanto possibile a seconda della propria esperienza - comprendano anche alcune componenti emotive. Pochissime persone hanno tanta fantasia e intuito da apprendere da soli attraverso lo studio di libri in modo soddisfacente emozionalmente o intellettualmente.
Qui di seguito discuteremo importanti atteggiamenti e comportamenti che favoriscono l'efficacia dell'opera dell'animatore.

Impegno e interesse

Un vero e proprio animatore è ritenuto tale dai partecipanti se rispetta ogni singolo e si adopera per lui come individuo. Con ciò si vuol dire che l'animatore ha un atteggiamento specifico e chiaramente percepibile di attenzione e cura per ogni singolo membro del gruppo.
I partecipanti si trovano continuamente in un processo dinamico per stabilire un certo ordine di rango, per esempio secondo le dimensioni di forza e debolezza, competenza e incompetenza, simpatia e antipatia; essi concorrono infatti l'uno con l'altro nei diversi ambiti.
Un animatore responsabile è in grado di riconoscere questa dinamica e di servirsene costruttivamente, e cioè in modo tale che egli stesso non prenda partito per qualcuno e che la sua disponibilità di aiuto per i singoli non lo renda dipendente da come egli classifica, sotto qualsiasi possibile aspetto, un partecipante come migliore o peggiore.
Questo animatore non si aspetta neppure che un membro debba reagire a una qualsiasi tecnica di gruppo, e non fa pressione su nessuno perché faccia qualcosa per cui non è veramente pronto. Nessun animatore può ottenere rispetto e simpatia dal gruppo se il singolo partecipante non sa che l'animatore si interessa a lui come persona e rispetta la sua autonomia. Con un tale atteggiamento l'animatore garantisce in modo simbolico l'appartenenza psichica di ogni partecipante, appartenenza che non viene in nessun modo automaticamente garantita dal gruppo stesso.

Sensibilità

Questa qualità dipende dall'interesse dell'animatore per le altre persone e dalla sua capacità di percezione. Sensibilità nel senso migliore del termine è la capacità di rinunciare momentaneamente ai propri pregiudizi e preferenze, e di essere pronto ad accettare senza riserve la posizione di un partecipante indipendentemente da come l'altro pensa e sente.
Solo l'animatore che possiede sicurezza interiore e un centro personale ha la sensibilità che aiuta realmente il partecipante. Il grado secondo cui l'animatore è nella condizione di comprendere un altro, dipende immediatamente dalla sua conoscenza di sé e dall'accettazione della propria persona.
Se ciò si realizza, l'animatore può comprendere i valori, i fini e le attuali sensazioni di un altro e può vedere temporaneamente il mondo con gli occhi di costui. Questo atteggiamento presuppone che l'animatore desideri veramente comprendere il partecipante e che si liberi anche dal desiderio di volerlo cambiare.
La comprensione con l'obiettivo di cambiare il partecipante in un modo determinato è sempre discutibile e manipolativa. Un animatore che desidera solamente comprendere a fondo qualcuno per poterlo meglio manipolare per i suoi obiettivi, suscita giustamente la sfiducia degli altri.

Contatto con il processo di gruppo

Un buon animatore può servirsi delle diverse fasi affettive dello sviluppo del gruppo. Deve possedere sufficienti conoscenze circa lo sviluppo del gruppo, ed essere in grado di dirigere il proprio comportamento in modo che tutto ciò che fa e dice presti attenzione a ciò che succede nel gruppo e ne promuova la competenza che si è a poco a poco sviluppata.
Fa parte di queste conoscenze per esempio sapere che all'inizio di ogni gruppo c'è minor coesione, che ci si deve rassegnare a ciò e non lamentarsene troppo. Si cerca di provvedere a che lentamente si sviluppi un clima di accettazione che renda possibile lo scambio tanto di reazioni ostili quanto di quelle amichevoli.
L'animatore deve anche tener presente che i partecipanti nella fase iniziale si rivolgono spesso a lui, e deve allora provvedere a che l'interazione diventi sempre più forte tra i partecipanti, e che possano venir espresse in misura crescente anche reazioni emotive. È inoltre molto importante che l'animatore osservi quale clima emotivo regna in quel momento nel gruppo, per poter offrire ai partecipanti gli stimoli necessari per esprimere anche pensieri e sentimenti latenti. Un animatore che sballa continuamente il livello affettivo di un gruppo con i suoi interventi, spinge facilmente i singoli e l'intero gruppo verso una direzione artificiosa che blocca lo sviluppo naturale del gruppo stesso.
Senza contatto con il morale di gruppo che c'è di volta in volta, l'animatore disturba la crescita in coesione di un gruppo, lo sviluppo di un alto morale di gruppo e l'adempimento del compito da parte del partecipante.

Ottimismo

Un buon animatore è di tendenza prevalentemente ottimista: egli vede gli altri fondamentalmente in modo positivo. Si basa sul fatto che ogni partecipante è responsabile per se stesso e dispone di una grande potenzialità latente. Considera suo compito aiutare i singoli a costruire abilità e possibilità di cui già dispone a mo' di predisposizione. Un animatore costruttivo così non si lascia facilmente sconcertare se il gruppo mostra occasionalmente poca inclinazione al lavoro e reagisce in modo caotico o indifferente, e accetta come normale se alcuni partecipanti raccontano cose opprimenti o problematiche, oppure se si comportano in modo non funzionale.
Globalmente egli ha i seguenti atteggiamenti riguardo al suo lavoro:
- Sa che il successo della sua attività dipende tanto da conoscenze e abilità tecniche quanto da specifici atteggiamenti interiori che egli assume di fronte ai partecipanti, come ad esempio comprensione, contatto e rispetto.
- Si interessa più dei partecipanti che non di questioni pratiche o dei compiti, anche se sa che determinati compiti devono pur essere sbrigati dal gruppo.
- Considera i partecipanti come competenti e capaci di sviluppo. Contemporaneamente riconosce che essi in parte sono dipendenti e reagiscono in modo corrispondente, però d'altra parte sono anche in grado di prendere proprie decisioni.
- Sa di essere interessato alle persone e che desidera un contatto con loro. Animatori non adatti hanno la sensazione di non far parte dei partecipanti e di venire da loro rifiutati.
- Osserva gli avvenimenti del gruppo sia domandandosi: «Che cosa significa ciò per il partecipante in questione?», sia dalla prospettiva: «Che cosa significa ciò per me e per la mia funzione di animatore?».
- Vede il suo compito molto simile alla funzione di un'ostetrica, quello cioè di mobilitare potenzialità non scoperte dei partecipanti; nello stesso tempo non ha bisogno di disciplinare, manipolare o controllare i partecipanti.
- È in grado di mostrarsi apertamente e autenticamente. Cattivi animatori ne hanno paura.
- È orgoglioso delle proprie capacità, le mostra anche e si rallegra nello stesso tempo quando altri diventano parimenti più orgogliosi di sé.

Permissività

Un animatore internamente equilibrato contribuisce a che i partecipanti possano elevare il loro senso di autostima. Molti vengono nel gruppo con sensi di inferiorità. Questi sentimenti di inferiorità vengono resi presenti o ridestati dall'animatore e/o dagli altri partecipanti. È importante pertanto che l'animatore eviti un comportamento autoritario o eccessivamente direttivo, e che sia in grado di comprendere i sentimenti di ogni partecipante che riguardano la sua autorità di animatore e di chiarificarli con loro.
Per assicurarsi che tutti abbiano sufficienti possibilità di sviluppo, è importante che l'animatore osservi bene il modello dell'interazione di gruppo e la gerarchia dei partecipanti. Egli deve incoraggiare coloro che partecipano poco all'interazione a contribuire di più.

Arte e tecnica

Un animatore vivace è una mescolanza integrata tra un competente di gruppo e un artista. Egli usa capacità di immedesimazione, sensibilità e intuizione e un certo carisma. Questo aspetto più artistico della personalità dell'animatore è apprendibile in certa misura, e in parte è certamente un dono.
D'altra parte l'animatore deve avere anche confidenza teorica con i concetti di dinamica di gruppo, di scienza della comunicazione, di psicodinamica, ecc. Ciò significa allora che deve collegare le sue doti personali con i concetti teorici del lavoro di gruppo che si apprendono con lo studio.

Dipendenza dal campo

Un animatore attento è proporzionalmente dipendente dal campo. La sua percezione degli eventi nel gruppo è determinata dal contesto globale e dalla configurazione del processo di gruppo. Questo animatore presta attenzione soprattutto al rapporto tra le diverse componenti della sua percezione e non alle sole specifiche caratteristiche delle singole componenti.
Egli guarda alle relazioni tra i dati e non solo ai fatti isolati. Per esempio egli si occupa del nesso tra lo status di un partecipante e le sue chance di apprendimento. Oppure osserva la connessione tra il clima di gruppo e gli attuali modi di vedere del gruppo stesso, che sono aspetti determinati del compito del gruppo da elaborare.

Comportamento partecipativo

Un animatore responsabile cerca di accordare ai partecipanti quanta più autonomia è possibile. Per lui lo scopo di ogni gruppo è che il singolo diventi più libero e autonomo senza dipendenza non necessaria dagli altri. E importante che l'animatore lavori in modo tale che i partecipanti possano progredire dalla iniziale dipendenza dall'animatore a una condizione in cui ogni componente del gruppo e anche l'animatore stesso possono comportarsi ugualmente in modo più autonomo e interdipendente, attraverso l'offerta reciproca di stimoli e aiuti.
Un animatore che controlla e determina un gruppo troppo a lungo, è come un padre possessivo che si rifiuta di lasciare diventare autonomi i figli.

Disponibilità di adeguamento

L'animatore è di particolare aiuto al gruppo se adatta il suo stile di lavoro agli atteggiamenti dei partecipanti senza per questo rinunciare alla propria personalità.
Se l'animatore apprezza un lavoro in cui ci si confronta, si intenderà molto bene con i partecipanti che preferiscono uno stile simile. Se però lavora insieme a persone che sono abituate a comunicare con più circospezione e cautela, gli sarà difficile lavorare con il gruppo in modo più di confronto. In tal caso dovrà impiegare con prudenza e con parsimonia interventi di confronto. L'animatore riterrà allora cambiamenti di stile occasionali nel lavoro più come una sfida alla sua capacità e meno come una limitazione della sua personalità.

Tolleranza

Un animatore sicuro mostra tolleranza nei confornti dei diversi valori, atteggiamenti e modi personali di fare dei partecipanti. Egli rinuncia a giudicare i contributi dei partecipanti. Nello stesso modo rispetta la manifestazione di ogni sentimento; tollera l'espressione di aggressività, di ostilità e di ira allo stesso modo dell'espressione di amore, tenerezza e di insicurezza. In ogni caso cerca di comprendere l'altro per poter comunicare meglio con lui.
Solo se l'animatore può comprendere i sentimenti interiori del partecipante e le motivazioni del suo comportamento - indipendentemente da quanto esso possa essere confuso, non gradito o addirittura inquietante - sarà un buon catalizzatore per il processo di apprendimento di gruppo.

Conoscenza dei propri bisogni

Ogni animatore porta nel gruppo i propri specifici bisogni. Forse ha determinati bisogni di status, desideri dí contatto, o voglia di provare particolari esperimenti, ecc.
Qualunque siano i suoi bisogni, è importante che li conosca e sappia quale possibile influsso essi abbiano sul suo stile e comportamento. Un animatore responsabile mantiene ridotto, per quanto possibile, l'inevitabile effetto di disturbo dei suoi bisogni sul processo di apprendimento dei partecipanti. Se lo considera necessario, comunicherà al gruppo i suoi specifici bisogni, così che i partecipanti stessi possano verificare gli effetti dei bisogni dell'animatore sul processo del gruppo.

Coraggio

Un animatore di gruppo efficace accoglie coraggiosamente la sfida di nuove situazioni e persone, e sviluppa ulteriormente il suo proprio potenziale umano e professionale. Un animatore coraggioso si sfida del suo proprio intuito; d'altra parte è anche in grado di osservare criticamente il suo comportamento come animatore e di verificare all'occasione le proprie convinzioni e scala dí valori. Sí apre a nuove visioni che nascono come risultato della sua riflessione. Un tale animatore crede alle proprie possibilità di sviluppo. Sperimenta in accordo con i propri giudizi e senso di responsabilità. Si aspetta e accetta rischi e insuccessi circa la propria persona e posizione.

Franchezza selettiva

Un animatore sincero sa che cosa sente, e determina in corrispondenza alla situazione i sentimenti che vuole esprimere nel gruppo. Egli accenna alle sue personali difficoltà solo in particolari circostanze.
Poiché quest'ultimo punto rappresenta per molti animatori un problema difficile, vorrei discuterlo dettagliatamente. La domanda decisiva suona così: in quali circostanze e ìn che misura l'animatore deve esprimere le proprie difficoltà personali?
La mia personale convinzione è che un gruppo esige il massimo delle capacità dell'animatore e la sua totale attenzione. Perciò l'animatore non deve usare il gruppo come una possibilità per esporre propri problemi non risolti o per ricevere appoggio per le difficoltà che ha al momento.
Ci sono tuttavia tre eccezioni in cui l'animatore dovrebbe comunicare le proprie difficoltà:
1. quando non è in grado di superare un problema emotivo, così che la sua efficienza nel gruppo è nell'insieme fortemente compromessa;
2. quando è cosciente che c'è qualcosa tra lui e un partecipante che rende difficile il rapporto;
3. quando una situazione particolarmente drammatica lo costringe a esprimere i suoi personali sentimenti.
Se l'animatore ha una difficoltà emotiva, e nota che il gruppo reagisce in modo difensivo e con ansia per la sua limitata efficacia e attenzione, dovrebbe brevemente informare i partecipanti del fatto che egli al momento ha un problema e non può concentrarsi completamente sul gruppo. Spesso questa informazione è sufficiente per eliminare il blocco dei partecipanti e per allentare il disturbo dell'animatore. A volte i partecipanti manifestano direttamente o indirettamente che desidererebbero una breve spiegazione, e allora l'animatore dovrebbe brevemente accennare di che specie di problema si tratta. In ogni caso non dovrebbe impegnarsi con le offerte di aiuto che a volte ne seguono. Può ringraziare e contemporaneamente dire che ha comunicato la sua difficoltà perché i partecipanti sapessero che cosa ha e come si sente. Questo modo di elaborazione del disturbo aiuta quasi sempre l'animatore a liberarsi e a rendersi disponibile al lavoro.
Se l'animatore vede disturbato il proprio rapporto con un partecipante, e in particolare se si sente ferito e minacciato, dovrebbe comunicarlo sinceramente all'interessato, per individuare insieme con lui come entrambi possano meglio cooperare.
Se determinati eventi del gruppo toccano in modo così forte i sentimenti dell'animatore da fargli aver bisogno di una dose più elevata di self control per mantenersi tranquillo, allora egli può esprimere francamente la sua agitazione e parlare delle proprie personali sensazioni, rese attuali attraverso ciò che succede nel gruppo.