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Due figure di cristiani

 

Due figure di cristiani

Domenica XXXII del T.O. (B)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

Vedova 2

12, 38-41 Due figure di cristiano

Il brano del Vangelo si compone di due parti: una in cui si descrive come non devono essere i seguaci di Cristo; l’altra in cui viene proposto un ideale esemplare di cristiano.

Come non deve essere il cristiano
Cominciamo dalla prima: cosa non dobbiamo fare. Nella prima parte Gesù addebita agli scribi, maestri della legge, tre difetti che si manifestano nel loro stile di vita: superbia, avidità e ipocrisia.
A loro – dice Gesù - piace “ricevere saluti nelle piazze, avere i primi seggi nelle sinagoghe e i primi posti nei banchetti” (Mc 12,38-39). Ma sotto apparenze così solenni si nascondono falsità e ingiustizia. Mentre si pavoneggiano in pubblico, usano la loro autorità per “divorare le case delle vedove” (cfr v. 40), che erano considerate, insieme agli orfani e agli stranieri, le persone più indifese e meno protette. Infine, gli scribi “pregano a lungo per farsi vedere” (v. 40).
Anche oggi esiste il rischio di assumere questi atteggiamenti. Ad esempio, quando si separa la preghiera dalla giustizia, perché non si può rendere culto a Dio e causare danno ai poveri. O quando si dice di amare Dio, e invece si antepone a lui la propria vanagloria, il proprio tornaconto.

 

Come deve essere il cristiano
E in questa linea si colloca la seconda parte del Vangelo di oggi. La scena è ambientata nel tempio di Gerusalemme, precisamente nel luogo dove la gente gettava le monete come offerta. Ci sono molti ricchi che versano tante monete, e c’è una povera donna, vedova, che mette appena due spiccioli, due monetine. Gesù osserva attentamente quella donna e richiama l’attenzione dei discepoli sul contrasto netto della scena. I ricchi hanno dato, con grande ostentazione, ciò che per loro era superfluo, mentre la vedova, con discrezione e umiltà, ha dato “tutto quanto aveva per vivere” (v. 44); per questo - dice Gesù - lei ha dato più di tutti. A motivo della sua estrema povertà, avrebbe potuto offrire una sola moneta per il tempio e tenere l’altra per sé. Ma lei non vuole fare a metà con Dio: si priva di tutto. Nella sua povertà ha compreso che, avendo Dio, ha tutto; si sente amata totalmente da Lui e a sua volta Lo ama totalmente. Che bell’esempio quella vecchietta!

Non è questione di portafoglio, ma di cuore
Gesù, oggi, dice anche a noi che il metro di giudizio non è la quantità, ma la pienezza. C’è una differenza fra quantità e pienezza. Tu puoi avere tanti soldi, ma essere vuoto: non c’è pienezza nel tuo cuore. Pensate, in questa settimana, alla differenza che c’è fra quantità e pienezza. Non è questione di portafoglio, ma di cuore. C’è differenza fra portafoglio e cuore… Ci sono malattie cardiache, che fanno abbassare il cuore al portafoglio… E questo non va bene! Amare Dio “con tutto il cuore” significa fidarsi di Lui, della sua provvidenza, e servirlo nei fratelli più poveri senza attenderci nulla in cambio.

Un aneddoto
Mi permetto di raccontarvi un aneddoto, che è successo nella mia diocesi precedente. Erano a tavola una mamma con i tre figli; il papà era al lavoro; stavano mangiando cotolette alla milanese… In quel momento bussano alla porta e uno dei figli – piccoli, 5, 6 anni, 7 anni il più grande - viene e dice: “Mamma, c’è un mendicante che chiede da mangiare”. E la mamma, una buona cristiana, domando loro: “Cosa facciamo?” - “Diamogli, mamma…” - “Va bene”. Prende la forchetta e il coltello e toglie metà ad ognuna delle cotolette. “Ah no, mamma, no! Così no! Prendi dal frigo” – “No! facciamo tre panini così!”. E i figli hanno imparato che la vera carità si dà, si fa non da quello che ci avanza, ma da quello ci è necessario. Sono sicuro che quel pomeriggio hanno avuto un po’ di fame… Ma così si fa!
Di fronte ai bisogni del prossimo, siamo chiamati a privarci – come questi bambini, della metà delle cotolette – di qualcosa di indispensabile, non solo del superfluo; siamo chiamati a dare il tempo necessario, non solo quello che ci avanza; siamo chiamati a dare subito e senza riserve qualche nostro talento, non dopo averlo utilizzato per i nostri scopi personali o di gruppo.

Alla scuola della vedova
Chiediamo al Signore di ammetterci alla scuola di questa povera vedova, che Gesù, tra lo sconcerto dei discepoli, fa salire in cattedra e presenta come maestra di Vangelo vivo. Per l’intercessione di Maria, la donna povera che ha dato tutta la sua vita a Dio per noi, chiediamo il dono di un cuore povero, ma ricco di una generosità lieta e gratuita.

12,40.42 La Chiesa vedova dà tutto ciò che le resta per vivere [1]

Quando le viene “strappato lo sposo”, la sposa piange, rimane sola, vedova. È la manifestazione della “vedovanza della Chiesa” che aspetta la venuta definitiva dello Sposo. La Chiesa vedova che è perseguitata dagli approfittatori (Mt 23, 14; Mc 12,40; Lc 20,47). La Chiesa vedova che serve il Signore con la preghiera e il digiuno e che non smette di insistere e intercedere per le necessità sue e dei suoi figli (Lc 18, 3). La Chiesa vedova che dà tutto ciò che le resta per vivere (Mc 12,42; Lc 21, 2), affinché il suo sacrificio sia culto in onore dello Sposo che aspetta nel suo cuore. La Chiesa vedova, per la quale ciascuno dei figli è “figlio unico” con il nome con il quale lo ha dato alla luce nel Battesimo, e tanto più “unico” quanto più è morto nel Regno: per questo piange, per questo unico figlio (Lc 7,12) .

12,42 Andare avanti, tutto offrendo [2]

La storia della salvezza continua a progredire in mezzo agli uomini. La Chiesa, sposa e vedova, vergine e madre, santa e peccatrice, si avvia verso le nozze definitive (Ap 21,2), offrendo tutto ciò che possiede per vivere (Mc 12, 42; Lc 21, 2). In questa storia il Signore si manifesta a ciascun uomo e a ciascuna donna, si manifesta alla sua Chiesa anche tra le vicissitudini della vita, le quali sono sempre caratterizzate da grazia e peccato. La spiga fertile, carica di grano, è cresciuta accanto a quella debole e anche accanto alla zizzania. E il dubbio circa la manifestazione del Signore, circa il suo tempo o la sua autenticità, non è risparmiato a nessuno. La perplessità riguarda sia il discepolo sia il nemico, e questa perplessità implica sempre un’esortazione di Dio ad andare avanti, a lasciarsi toccare dalla manifestazione della grazia, a permettere lo svelamento del Signore.

12,41-44 “Guardiamo le mani” [3]

Un gesto piccolissimo…
Il Vangelo ci presenta un avvenimento piccolissimo, un fatto successo in due secondi, così rapido e compiuto in modo così riservato che nessuno se ne rese conto. L’unico a rendersene conto fu Gesù. Questi l’apprezzò e quindi lo fece notare ai suoi discepoli (Mc 12,41-44). E perciò si è trasformato in un gesto grande, in un insegnamento per tutti. In mezzo a tutta la gente che dava l’elemosina, Gesù notò una donna povera che aveva perso suo marito e si occupava da sola della sua famiglia. Questa signora mise nel tesoro del Tempio le due monetine che aveva da parte per mangiare quel giorno. Due monetine che non fecero il rumore delle grandi monete d’argento, eppure il loro tintinnio risuonò come una preghiera nel cuore di Gesù […].

…che vede solo chi guarda con il cuore
Ci sono cose che se non si guarda il cuore della gente come fa Gesù, non si capiscono o vengono male interpretate. L’amore e la fede con cui quella donna buona mise la sua offerta tra le offerte per i poveri, soltanto Gesù li comprese. Lei ebbe fiducia e si giocò tutta la sua speranza nelle mani di Dio. La sua logica fu: io sto male, ma aiuterò qualcuno che sta peggio di me e con questo gesto implorerò il Signore che si ricordi di me e benedica i miei figli. E il Signore, che fa la posta a questi piccoli dettagli tipici di coloro che amano molto, la vide e il suo gesto rimase inciso nella Parola viva del Vangelo come il modello per tutti quei piccoli gesti che ci riempiono di speranza.

.. e restano nel cuore di Gesù
A volte sul giornale escono notizie come questa: l’altro giorno una mamma molto povera ha restituito una somma di denaro che aveva trovato nel suo carrello. Sono gesti che sui giornali durano un giorno, ma nel cuore di Gesù i gesti di quelle mani che danno con speranza, di quelle mani che restituiscono con onestà, restino incisi pei sempre.

Guardiamo le mani di san Gaetano e le nostre…
Il motto di quest’anno è “Non scoraggiamoci, nella mano di san Gaetano troveremo la via per ricominciare” [5]. Notate, ci parla di non scoraggiarci, di avere speranza, e concentra tutto nella mano di san Gaetano. Quando si vuole sapere se qualcuno ha speranza o è scoraggiato, bisogna guardargli le mani.
Oggi guarderemo le mani. Le mani di san Gaetano che reggono il Bambino Gesù e la spiga. E guardiamo anche le nostre mani, una che stringe due monetine per l’elemosina e l’altra con cui accarezziamo l’immagine [di san Gaetano], e gli affidiamo la debolezza della nostra famiglia, la nostra debolezza personale, le nostre invocazioni e la nostra gratitudine, tutte le nostre speranze, intrise di lacrime... Ci sono tante cose in queste mani che curano la debolezza, che spezzano il pane, che prendono grazia e danno ciò che hanno! In queste mani c’è il segreto per ricominciare, per riprendere il cammino senza scoraggiarci, pieni di una speranza che non tradisce mai.

Mano che stringe
Mano nella mano con il Bambino Gesù vogliamo stringere forte la mano della nostra famiglia. Soprattutto in questi tempi in cui la famiglia viene tanto aggredita, e la si vuole distruggere in tante maniere diverse. Così, ben stretta e calda, la mano del Bambino trasforma la nostra debolezza in fortezza. Mano nella mano con san Gaetano vogliamo stringere la mano di tutti gli argentini, specie di quelli che non hanno più speranza, per ricevere così, tutti insieme, il dono della pace e il dono del lavoro. Dio nostro Padre dà questi doni a quelli che vogliono includere tutti. E se Egli li offre a tutti noi, nessuno escluso, nessuno ce li può negare. Sono un diritto inalienabile. Il pane e il lavoro che riceviamo assieme e che condividiamo riguardano la nostra dignità, di persone e di nazione. Recuperarli per tutti può essere più o meno faticoso. A volte vanno pretesi, a volte richiesti, e sempre condivisi... Ma con la consapevolezza che non si tratta di elemosina: è giustizia.

Mani per ricevere e donare
Con la mano con cui prendiamo grazia vogliamo riconoscere che ogni dono e ogni giustizia vengono anzitutto dalle mani di Dio prima che di qualsiasi uomo, prima che dalla mano dura o morbida di qualsiasi governo, prima che dalla “mano invisibile” di qualsiasi sistema economico.
E mentre diamo due monetine con l’altra mano, vogliamo attestare che siamo liberi e sovrani perché siamo padroni di dare, infatti nella nostra povertà e debolezza prima diamo e poi chiediamo.
Dacci la mano, Bambino Gesù! Come ce la danno i nostri figli, che hanno fiducia in noi. Vogliamo recuperare il coraggio di guardare avanti e dare tutto per loro. Loro sono la speranza del nostro popolo e non vogliamo defraudarli.

Dacci la mano che regge la spiga
Dacci la mano, san Gaetano! Quella mano che regge la spiga, e fai sì che la speranza del pane e del lavoro di ogni giorno risollevi le nostre braccia cadute. Vogliamo essere un popolo che lavora come hanno lavorato i nostri avi, e vogliamo che questa memoria cancelli qualsiasi falsa illusione che il pane si possa guadagnare senza il sudore della nostra fronte.
Dacci la mano, Padre del cielo! Fa’ che prendendo la grazia dal santo sentiamo la tua Provvidenza di Padre. Tu sai bene di che cosa abbiamo bisogno, in te confida la nostra famiglia, la famiglia argentina. Vogliamo essere un popolo che si sa curato nella sua debolezza. Nessuno possa dire che ci abbandoni, Signore. Per l’onore del tuo nome!
Dacci la mano, Madonnina, Madre nostra! Sta nella tua mano la nostra speranza. Tu sei quella che ci dice: “Qualsiasi cosa Gesù vi dica, fatela” (Gv 2,5). Nel tuo linguaggio materno, questa raccomandazione tenera ed esigente rafforzi le nostre mani, le faccia diventare agili e industriose nel lavoro e piene della gioia laboriosa della carità. Tu sei la donna forte della nostra patria, che ogni giorno mette quelle due monetine che mancano nel tesoro di ogni famiglia, affinché a nessuno manchi il pane.
Dacci la mano, Signore, attraverso i tuoi santi!... E, mano nella mano di san Gaetano, non scoraggiamoci! Troveremo la via per ricominciare.

12,41-44 “I Dettagli” alimentano la speranza [6]

Per Gesù “i piccoli dettagli” sono molto importanti
Non dimentichiamo quei dettagli che per Gesù rivestono un’enorme importanza: il “piccolo dettaglio” della pecora smarrita (cfr Mt 18,12-14); del vino che stava per finire alla festa di nozze (cfr Gv 2,1-13); della vedova che offrì nel tempio le sue due monete (cfr Mc 12,41-44); di colui che non volle condonare un debito irrisorio nonostante gliene fosse stato condonato uno molto più consistente (cfr Mt 18,23-35); delle vergini che portano con sé l’olio di scorta per le lampade, nell’eventualità che lo sposo ritardi (cfr. Mt 25,1-13); di controllare quanti pani avesse a disposizione (cfr Mc 8,1-28); di preparare un fuoco di brace e qualche pesce in attesa dell’arrivo dei discepoli all’alba (cfr Gv 21,9-13 ); di chiedere a Pietro se davvero lo amasse (cfr ivi, 15-19); di non aver voluto curare le proprie piaghe.

… e di essi si prende cura
Questi gesti sacerdotali di Gesù alimentano la speranza: la speranza che non manchi nessuno, che la gioia non si esaurisca, ma anzi sia abbondante e feconda. La speranza che a Dio siano graditi i nostri atti di amore più segreti, e che tutti imparino l’arte del perdono. La speranza che prendersi cura della propria piccola fiamma contribuisca allo splendore del mondo. Che il pane basti per tutti, e che il Signore si trovi sempre sull’altra riva ad attenderci.
La speranza che, in fin dei conti, la cosa più importante per Dio sia averci come amici; che il dolore non venga dimenticato, ma che lui baci una a una le nostre piaghe quando saliremo in cielo, affinché esse testimonino una gloria umile e riconoscente.

NOTE
[1] L’epifania della sposa, in J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Rizzoli, Milano 2014, 128-139; FRANCESCO, Non fatevi rubare la speranza. La preghiera, il peccato, la filosofia e la politica alla luce della speranza, Oscar Mondadori Milano - LEV Città del Vaticano, 2014, 75-84.
[2] Per un approfondimento più ampio di questi versetti, vedi sopra le riflessioni al capitolo 2,18-20: “La presenza e l’assenza dello sposo”.
[3] Il cammino verso la manifestazione finale, in J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Aprite la mente al vostro cuore, BUR, Rizzoli, Milano 2014, 139-143.
[4] Non scoraggiamoci, troveremo la via per ricominciare, in J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Nei tuoi occhi è la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires. 1999-2013. Introduzione e cura di Antonio Spadaro S.J., Rizzoli, Milano 2016,240-243; Le mani di Dio in J.M. BERGOGLIO, Impegno, (= Le parole di papa Francesco, 12), Corriere della Sera, Milano 2015, 65-73; Troveremo la strada per ricominciare, Omelia nel santuario di San Gaetano, 7 agosto 2003, in PAPA FRANCESCO - J.M. BERGOGLIO, Servire gli altri, Jaca Book – LEV, Milano 2013.
[5] Omelia, festa di san Gaetano, Buenos Aires, 7 agosto 2003.
[6] Omelia, Messa crismale, 17 aprile 2003, in La speranza che Dio si prenda cura della nostra fragilità, J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, È l’amore che apre gli occhi, Rizzoli, Milano 2013, 255-258. Un testo più ampio si trova in J.M.BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Nei tuoi occhi è la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires. 1999-2013. Introduzione e cura di Antonio Spadaro S.I., Rizzoli, Milano 2016, 212-214.

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