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Coltivare il cuore

Sorella Antonella - Bose

12 ottobre 2018


In quel tempo 14Gesù stava scacciando un demonio che era muto. Uscito il demonio, il muto cominciò a parlare e le folle furono prese da stupore. 15Ma alcuni dissero: «È per mezzo di Beelzebùl, capo dei demòni, che egli scaccia i demòni». 16Altri poi, per metterlo alla prova, gli domandavano un segno dal cielo. 17Egli, conoscendo le loro intenzioni, disse: «Ogni regno diviso in se stesso va in rovina e una casa cade sull'altra. 18Ora, se anche Satana è diviso in se stesso, come potrà stare in piedi il suo regno? Voi dite che io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl. 19Ma se io scaccio i demòni per mezzo di Beelzebùl, i vostri figli per mezzo di chi li scacciano? Per questo saranno loro i vostri giudici. 20Se invece io scaccio i demòni con il dito di Dio, allora è giunto a voi il regno di Dio. 21Quando un uomo forte, bene armato, fa la guardia al suo palazzo, ciò che possiede è al sicuro. 22Ma se arriva uno più forte di lui e lo vince, gli strappa via le armi nelle quali confidava e ne spartisce il bottino. 23Chi non è con me è contro di me, e chi non raccoglie con me disperde. 24Quando lo spirito impuro esce dall'uomo, si aggira per luoghi deserti cercando sollievo e, non trovandone, dice: «Ritornerò nella mia casa, da cui sono uscito». 25Venuto, la trova spazzata e adorna. 26Allora va, prende altri sette spiriti peggiori di lui, vi entrano e vi prendono dimora. E l'ultima condizione di quell'uomo diventa peggiore della prima».
Lc 11,14-26

Dopo un momento forte di preghiera e intimità con i suoi discepoli, Gesù torna sulla strada e scaccia i demoni provocando la reazione della folla. Viene riferito un esorcismo in modo scarno, senza alcuna informazione di luogo, tempo, circostanze. Anche i contestatori rimangono nell’anonimato e si dividono semplicemente in due gruppi: un primo gruppo chiede un segno dal cielo, non bastandogli ciò che sta già accadendo vicino a loro nel corpo di un uomo; un secondo gruppo non si lascia coinvolgere dalla gioia di vedere un muto parlare, ma si difende con un’accusa maligna contestando a Gesù di essere connivente con Beelzebul, considerandolo un ciarlatano, anzi di più, un operatore di male. Il modo più sottile di annullare l’autorità di chi stupisce per le sue capacità è quello di attribuirla a forze incontrollabili e non verificabili.
Ma Gesù conosce bene il pensiero degli uomini e risponde loro servendosi di una parabola. Il suo discorso è molto semplice e lineare: ogni regno diviso in se stesso non può che crollare; l’accusa quindi è inverosimile. Poi pone ai suoi interlocutori una contro-domanda: Gesù non è l’unico a scacciare i demoni, altri esorcisti ebrei lo fanno; allora perché solo lui agirebbe per conto del principe dei demoni? Gesù rimprovera gli avversari di incoerenza. Gesù che non si ferma dinanzi alle ingiustizie, alle infelicità, a tutto ciò che toglie alle persone la dignità di vivere; lui, proprio lui, non ha niente a che fare con i principi del male, perché nella sua persona e nel suo operare Dio manifesta la sua regalità escatologica di salvezza. Gesù è il dito di Dio, il più forte, e lo ha mostrato già nella sua vittoria sulle tentazioni, e il regno di Dio è presente nella sua predicazione e diventa realtà salvifica nell’attività dei suoi discepoli, con lui e dopo di lui.
Il discorso che Gesù rivolge alla gente ha molto da dire anche ai suoi discepoli e a ciascuno di noi. Egli invita a stare con lui, ad abitare la sua Parola perché solo così la nostra vita può unificarsi e incontrare l’amore liberante di Dio. Tutta la nostra vita è un mistero di morte all’egoismo per resuscitare a vita nuova. “Chi non è con me è contro di me”: il problema è essere con Gesù, il Figlio, che significa avere il suo stesso stile di vita e i suoi sentimenti. Noi spesso siamo tentati dal desiderio di potere e di possesso, la qualità della nostra fede è piccola, ma se la poniamo nella fede di Gesù allora possiamo essere liberati e non sentirci abbandonati. Ma non basta farsi liberare, perché il divisore continuamente si aggira come leone ruggente cercando una preda da divorare. Spetta poi a noi coltivare il luogo del cuore, esso non può stare vuoto. C’è un “dopo” che è importante e vitale. Il cuore va dunque educato, custodito, illuminato, richiede una cura da parte del credente perché non diventi un “cuore malato”. Occorre coltivare la pienezza del cuore facendovi vivere il Signore. Occorre saldezza, stabilità nella fede e capacità di lotta contro le nostre tendenze mortifere. Occorre vigilanza, che in questo racconto consiste nel far abitare il corpo da qualcuno che impedisca il ritorno in forza degli spiriti devastatori, perché se lo riduciamo a un deserto non potremo impedirne il sempre possibile saccheggio.

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