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Relazioni dei Circoli minori

di lingua italiana

V Congregazione generale

9 ottobre 2018

 

Relatio – Circulus Italicus A
Moderator: Em.mo Card. DE DONATIS Angelo
Relator: S.E. Mons. PAGLIA Vincenzo

La relazione sintetizza alcuni nuclei tematici attorno a cui si è svolto lo scambio del Circolo, giungendo a visioni convergenti. Il dibattito ha prodotto anche la scrittura di alcuni “modi”, tutti approvati all’unanimità. Prima di presentare quattro punti nodali, premetto due notazioni generali.

Il testo da preparare
La prima notazione riguarda i testi conclusivi del Sinodo. Da una parte si ritiene necessario – in analogia a quanto è avvenuto con il Concilio Vaticano II – che si faccia un messaggio del Sinodo rivolto direttamente ai giovani, che sia breve e incisivo. Dall’altra per il documento finale del Sinodo – che dovrà comunque essere diverso dall’attuale Instrumentum laboris – si sono prospettate due opzioni. La prima prevede un insieme di proposizioni da presentare al Papa in vista della redazione di una eventuale Esortazione post-sinodale; la seconda prevede la redazione di un testo organico da parte dai Padri sinodali stessi. Il circolo ha optato per la prima ipotesi, sia perché consente una organizzazione dei lavori del Sinodo meno costretta dalle esigenze redazionali, permettendo di confrontarsi sui temi anziché sui testi; sia perché il documento finale può essere elaborato in modo più efficace e unitario.

Il mondo giovanile realtà variegata e disomogenea
Una seconda osservazione attiene allo sguardo generale che l’Instrumentum laboris ha sulla condizione giovanile. Dovrebbe emergere con maggiore evidenza la diversità dei vari contesti geografici e socio-culturali. Va evitato il rischio di una genericità nella descrizione.

1. Alla luce del Vangelo

Per quel che concerne il contenuto sono emersi quattro punti focali. Il primo riguarda la necessità di riferirsi alla Parola di Dio per esplicitare la prospettiva evangelica che caratterizza tutto il percorso del Sinodo. Il gruppo propone l’icona biblica di Emmaus come incipit dell’intero Documento. L’esperienza dei discepoli di Emmaus esprime bene questa dinamica (Lc 24,13-35). Gesù, cammina con i due discepoli che si stanno allontanando da Gerusalemme. A lui non interessa tanto la direzione in cui vanno, bensì le loro persone. Per stare in loro compagnia, percorre la stessa strada. Lì ascolta, li accoglie e li interroga per aiutarli a riconoscere quanto stanno vivendo. Con affetto ed energia, annuncia loro la Parola, aiutandoli a interpretare gli eventi che hanno vissuto. Accetta il loro invito a fermarsi presso di loro al calar della sera: entra nella loro notte. Nell’ascolto il loro cuore si riscalda e la loro mente si illumina, nella frazione del pane i loro occhi si aprono e i due scelgono di riprendere con rinnovata speranza il cammino in direzione opposta e di ricongiungersi alla comunità di cui sono parte, annunciandole l’esperienza del Risorto che hanno vissuto.

2. I giovani nella vita della Chiesa (cfr n. 31)

Il secondo punto focale sottolinea la necessità di considerare i giovani parte della Chiesa, evitando di indurre la sensazione che ne siano fuori. Essi sono già il presente della Chiesa, non solo il futuro: la Chiesa parlando dei giovani parla di sé. L’uso della congiunzione “e” (in espressioni come “i giovani e la Chiesa”) rischia di avvallare una comprensione distorta che separa i giovani dalla comunità, portando conseguenze negative a diversi livelli. Anzitutto nell’atteggiamento di fondo nei loro confronti: si oscura la ricchezza di idee e di proposte che possono venire da loro, esautorandoli da responsabilità e attività che potrebbero invece avviare cambiamenti e novità, e da cui tutta la comunità può apprendere. Un altro rischio sul piano pastorale è quello di progettare iniziative per i giovani, anziché con i giovani. In questo orizzonte è importante comprendere le età della vita non in assoluto ma in relazione le une con le altre, accettando le diverse stagioni dell’esistenza nel dialogo e nel reciproco arricchimento.

3. Urgenza della conversione

Tra i fenomeni che vanno riconosciuti nella fase di lettura della realtà è stata menzionata la difficoltà della Chiesa di mettersi in sintonia con le giovani generazioni, ponendo così non pochi ostacoli che ne hanno favorito l’allontanamento. Tra questi sono stati citati l’abbandono di una paternità e di una maternità che ha lasciato orfane le giovani generazioni, come pure il perpetuarsi di stili pastorali non più capaci di attrarle. Più volte sono stati menzionati i danni provocati sulla loro crescita dagli scandali nel campo della sessualità, della ricchezza ed anche dell’abuso dell’autorità. Per questo si sente l’urgenza per tutta la Chiesa di mettersi in atteggiamento di conversione per accompagnare i giovani nella loro crescita. Su tale tema è stato presentato un modo specifico.

4. Trasmissione della fede

Nell’Instrumentum laboris non è presentata in maniera adeguata la crisi della trasmissione della fede, ben presente in Occidente, ma che interessa la Chiesa intera. È urgente infatti riscoprire la capacità generativa come dimensione centrale della comunità cristiana. In questo una grande responsabilità l’hanno gli adulti. Essi, sia in famiglia sia fuori, non sono stati testimoni credibili della bellezza del messaggio evangelico. Per di più il clima di esasperato individualismo, che si è diffuso anche nella comunità cristiana, ha favorito l’affermarsi di una concezione della salvezza come generico benessere psicologico autocentrato e slegato dalla dimensione comunitaria e sacramentale. Si è così persa la percezione della buona notizia della grazia che ci viene dalla persona di Gesù Cristo. Deve pertanto emergere con maggiore forza la responsabilità da parte dei credenti di accompagnare i giovani all’incontro personale con Gesù. E questo avviene quando la Chiesa si raduna per ascoltare il Vangelo e si lascia toccare da ciò che il mondo scarta. Abbracciare la carne scartata dei giovani ridona energia e vita a tutta la Chiesa.


Relatio – Circulus Italicus B
Moderator: Em.mo Card. FILONI Fernando
Relator: S.E. Mons. FORTE Bruno

I Padri del Circolo Italico B hanno eletto quale Moderatore della discussione Sua Eminenza il Card. Fernando Filoni, Prefetto della Congregazione per l’Evangelizzazione dei Popoli, e come Relatore Mons. Bruno Forte, Arcivescovo di Chieti - Vasto, presente al Sinodo in quanto membro del Consiglio ordinario dello stesso come uno dei tre vescovi eletti a rappresentare l’Europa. Dopo l’introduzione del Moderatore, che ha avviato la discussione sulla Parte I dell’Instrumentum Laboris, tutti i presenti sono intervenuti più volte con riflessioni, qui di seguito sintetizzate in relazione ai numeri cui si riferivano dello stesso Instrumentum.
Riguardo al Cap. I “Essere giovani oggi”, è stata sottolineata l’importanza dell’ascolto dei giovani da parte della Chiesa, un ascolto nutrito di empatia e pronto al dialogo, evitando forme di autoreferenzialità e privilegiando il più possibile l’eloquenza della credibilità̀ della testimonianza resa al Signore Gesù e l’attenzione a sollevare domande di senso e ad offrire orizzonti di risposta illuminati da Colui che solo è il Santo, la Via, la Verità̀ e la Vita, fattosi prossimo a noi nell’umiltà̀ della “kènosi” vissuta per amore nostro. Il testimone deve essere riflesso, freccia verso il Mistero santo, sacramento vivente. Chi ascolta e osserva i giovani con uno sguardo d’amore, che nasca dalla misericordia sperimentata, parte dal dato di realtà̀, s’impegna tanto nel comprendere la complessità̀, evitando giudizi affrettati, quanto nell’apprendere i linguaggi che parlino alla mente e al cuore dei giovani. In ogni caso, è importante evitare generalizzazioni, perché́ la realtà̀ giovanile si esprime in forme diversissime, abbraccia fasce di età̀ con esigenze fra loro molto differenti e perché́ ogni giovane aspira ad essere incontrato e accolto per quello che è, con tutto il bagaglio delle sue domande, delle sue attese, delle sue paure e delle tante positività̀ che porta in sé. È stato osservato come spesso la crisi del mondo giovanile rifletta anzitutto quella del mondo degli adulti, dalle famiglie alle comunità̀ che dovrebbero accogliere e accompagnare i giovani. Se si ha a volte la percezione di camminare nella notte, sono non di meno tanti i segnali di aurora, che incoraggiano la fiducia e la speranza. Va tenuta presente comunque la differenza fra giovani feriti nella mancanza di speranza, come non di rado avviene nel mondo occidentale, e giovani mossi da grandi desideri e attese di un migliore futuro, come spesso sono quelli del resto del mondo.
In riferimento ai numeri 14 e 15, relativi ai rapporti intergenerazionali, è stata sottolineata l’importanza di evitare ogni atteggiamento di giovanilismo e di puritanesimo da parte degli adulti, come pure la necessità di valorizzare la responsabilità̀ dei giovani e il loro impegno nel bene, che non di rado risulta sorprendente. Questo è stato osservato in particolare nel campo della catechesi e del servizio ai poveri, dove spesso i giovani sanno essere ottimi evangelizzatori e catecheti per altri giovani, se ben formati a questo servizio. La proposta da avanzare da parte della Chiesa è quella di vedere la vita come risposta da dare sempre di nuovo alla vocazione che Dio dà in modo unico e originale a ciascuno: la vita è bella perché́ ha un senso, e questo senso sta nel progetto singolare del Signore su ognuno. Nel discernimento della propria vocazione i giovani vanno accompagnati con fede, amore e discrezione, dando loro tempo e spendendo per loro il proprio tempo, perché́ si sentano ascoltati non solo nei momenti di soglia, ma anche in quelli più ordinari e in modo speciale quando fanno esperienza della loro fragilità̀ (cf. 16-18 e 61-62).
Un campo in cui questo accompagnamento risulta particolarmente importante è quello della vita affettiva e della sessualità, dove i giovani hanno bisogno di chi parli loro con limpidezza, profonda umanità ed empatia (cf. nn. 52ss) aiutandoli a riconoscere i segni dell’amore di Dio presenti in questo campo. Essere giovani è comunque un grande dono, specie se si pensa alle tante opportunità oggi offerte dall’ampliamento vertiginoso delle conoscenze e dalle possibilità connesse al multiculturalismo e alle sfide delle nuove tecnologie, cui un’educazione scolastica adeguata dovrebbe ben formare (cf. nn. 54-58). Non di meno vanno tenute in conto le debolezze sperimentate dai giovani, da quelle relative a contesti di famiglie ferite o in difficoltà economiche, a quelle delle paure e delle insicurezze davanti al futuro, specie dove la crisi degli ultimi anni sembra precludere possibilità di impiego reale delle proprie capacità naturali e acquisite (cf. nn. 11-13 e 22-23).
Una particolare condizione di fragilità è quella dei giovani migranti (nn. 45-47), spesso costretti a cercare un futuro migliore fuggendo da situazioni di guerra, di fame, di corruzione e di mancanza di democrazia, sedotti dal miraggio di un benessere illusorio. I flussi migratori sono favoriti anche da contesti di rapida crescita demografica sproporzionata alle possibilità reali delle famiglie. Si tratta di un fenomeno diffuso nell’intero “villaggio globale”. Occorrerebbe un maggiore impegno per promuovere opportunità nei Paesi di provenienza, e in ogni caso una collaborazione internazionale per offrire canali di legalità e di sicurezza ad una sfida così complessa. Non va trascurata poi la condizione delle seconde generazioni, spesso animate dal desiderio di tagliare i ponti con le proprie radici per meglio integrarsi nelle società in cui si trovano (cf. il cap. III intitolato “Nella cultura dello scarto”).
Una giusta considerazione va data alle istituzioni scolastiche e universitarie cattoliche, che spesso sono il luogo dove può giungere ai giovani il messaggio della fede (cf. nn. 19-21), collaborando a creare nella società un clima di convivenza interculturale e interreligiosa. Esse non vanno usate in chiave strumentale o utilitaristica, ma valorizzate come opportunità in cui offrire nella giusta libertà cammini di maturazione umana e spirituale autentici. Circa il rapporto fra giovani, fedi e religioni (nn. 24-25) si è rilevata la crescita recente di nuove forme di fondamentalismo e di intolleranza, che rendono più che mai necessaria l’educazione dei giovani al rispetto dell’altro, al dialogo fra credenti e non credenti e in ambito interreligioso ed ecumenico.
Per tutte queste ragioni emerge fra i giovani il desiderio di una Chiesa più autentica e relazionale, impegnata concretamente per la giustizia e il servizio ai più poveri (cf. il Cap. V). Purtroppo, non di rado si constata la fatica di ascoltare, accogliere, accompagnare i giovani e farsi comprendere da loro da parte delle comunità e degli stessi pastori, col risultato che essi sentono distante e non attraente la vita di fede e la sua condivisione nella Chiesa. Una delle mete da proporre al Sinodo è certamente quella di favorire una mentalità di ascolto, empatia e capacità di integrazione delle nostre comunità nei confronti dei giovani, in tutta la ricchezza delle loro diversità e delle sfide che possano proporci. Ciò di cui si tratta è insomma l’immagine di Chiesa sinodale che dovrebbe prendere sempre più corpo nel prossimo futuro: forse potrebbe essere vista così la posta in gioco del Sinodo che stiamo vivendo. Un breve messaggio finale ai giovani sarebbe auspicabile per comunicare loro quanto di più importante è andato maturando nelle riflessioni sinodali.


Relatio – Circulus Italicus C
Moderator: Em.mo Card. RAVASI Gianfranco
Relator: S.E. Mons. FRAGNELLI Pietro Maria

Nella fase iniziale si è gradualmente rivelata la polifonia ecclesiale di cui sono testimoni, oltre agli esperti, gli uditori e il delegato fraterno, i Cardinali e i Vescovi del nostro gruppo, provenienti da una decina di Paesi: Italia, Egitto, Etiopia, Ungheria (2), Libano, Grecia, Romania, Bosnia-Erzegovina, Slovacchia, Islanda, Corea. È stato umanamente ed ecclesialmente molto significativo, ascoltare le testimonianze di Pastori appassionati di Gesù Cristo, sempre più consapevoli della responsabilità di far giungere la voce dell’amore del Signore ai propri giovani, spesso fuoriusciti dalla patria ed esposti ai venti della secolarizzazione o dell’indifferenza. I Vescovi italiani hanno rappresentato un’ulteriore diversificazione: tre Cardinali e un Arcivescovo collaboratori del Papa nella Santa Sede, due vescovi residenziali in Italia, uno al Nord e uno al Sud, e due presenti in Turchia e in Albania. Le diverse voci hanno ben presto messo tutti di fronte alla policromia, ai diversi colori dei giovani delle realtà sociali ed ecclesiali rappresentate, nell’Europa occidentale e in quella orientale, in Africa come in Asia. Molto toccanti le esperienze relative ai Paesi che si sono liberati non da molto tempo da regimi comunisti o da situazioni di guerra. L’esame della prima parte dell’Instrumentum Laboris condotto insieme, con il coordinamento del Card. Ravasi, ha evidenziato le differenti conoscenze e valutazioni con cui i Vescovi sono approdati al Sinodo sui giovani.
Complessivamente si sono affinate alcune attenzioni di fondo, maturate nel clima spirituale e pastorale dei due precedenti sinodi sulla famiglia. La riflessione si è incentrata inizialmente sullo strumento con cui rivolgersi direttamente ai destinatari del Sinodo alla fine dei lavori. Vari interventi hanno riflettuto sulla proposta di un messaggio conclusivo, sotto forma di lettera o di Nuntius (come in altri Sinodi precedenti), rivolto ai giovani con un linguaggio narrativo, parabolico, adatto a loro. Una sorta di consegna della speranza cristiana, una parola profetica per raccontare lo sguardo di Dio sull’attuale realtà giovanile. Un tale messaggio dovrebbe rivolgersi ai destinatari cattolici e nello stesso tempo tenere insieme con fiducia i non cattolici, i non cristiani e i non credenti.
Ben presto l’attenzione è andata sulla prima parte del testo, a volte esaminando direttamente i paragrafi, a volte ampliando la riflessione su aspetti generali che dal testo emergevano. A più riprese è stata sottolineata la metodologia: l’urgenza per i Pastori e le loro Chiese di conoscere la concretezza delle situazioni vissute dai loro giovani. A tal proposito si è sottolineato l’approccio antropologico al tema del discernimento vocazionale, allo scopo di coinvolgere tutti i giovani, non solo quelli che frequentano le comunità ecclesiali. Lo strumento di lavoro non mira a presentare novità psico-sociologiche, ma parte dalla concretezza, dal fenomeno storico della globalizzazione che, sia pure con gradazioni e tempi diversificati, riguarda tutti i giovani del pianeta. Sono state sottolineate le diversità grandi circa le opportunità di scelta tra giovani del mondo occidentale e giovani dei Paesi dove mancano cibo e libertà. Circa la dimensione trasversale del web, si è evidenziato che il sogno democratico dei giovani di vent’anni orsono si è ribaltato nella progressiva esperienza del “fortino” che tutti controlla e orienta. È il tempo della crescente consapevolezza delle nuove generazioni circa l’illusoria, presunta libertà di espressione, che finisce, invece, con il farsi circoscrivere dentro una bolla che racchiude i consenzienti ed esclude doppiamente la realtà.
Seguendo l’articolazione del testo sono stati affrontati molti temi: la ricerca dell’equilibrio culturale e pastorale tra la dimensione materna e paterna della Chiesa, che amerebbe presentarsi anche alle nuove generazioni come Madre e Maestra; la necessità di insistere sulla ricerca e sulla cultura del senso come tema intrinsecamente religioso; la forza morale e spirituale dei giovani che hanno affrontato e affrontano il martirio anche nel nostro tempo; la dinamica dell’incarnazione di fronte ai nuovi contesti e linguaggi non aperti alla dimensione veritativa, di cui la pastorale viene a conoscenza; il coraggio di ripensare i percorsi di iniziazione non solo in termini conoscitivi ma anche e soprattutto mistagogici, con la sottolineatura dell’ingresso graduale in un popolo di credenti in cammino; il superamento di un volto ecclesiale piuttosto anonimo e sbiadito, specie in Occidente, con l’invito a presentare un volto visibile e gioioso; l’incoraggiamento a proporre una catechesi che, senza eliminare la religiosità “privata”, faccia crescere le persone nella consapevolezza di essere popolo biblico in cammino; lo stimolo a vivere una liturgia sempre più attrattiva non nel senso esteriore, ma con una partecipazione pregna di tutto il linguaggio dei segni e con la ricchezza del contenuto; la riproposta dell’omelia come occasione per toccare il cuore delle persone con il chiaro riferimento al testo biblico e il conseguente orientamento alla missione personale e comunitaria.
Da un altro punto di vista l’analisi dei capitoli sull’attualità della condizione giovanile ha sottolineato l‘appello a usare il web senza farsi usare; la comprensione e il rifiuto della cultura dell’omologazione (la quarta rivoluzione: quella digitale), definita spesso cultura del faraone; l’invito agli educatori a farsi non tanto esperti quanto accompagnatori dei giovani in questo campo. Anche il mondo della musica e dello sport ha ricevuto molta attenzione, con l’occhio rivolto alla presentazione del positivo e del negativo che questo comporta; a tal proposito si è parlato della funzione esemplare che a volte alcuni testimoni presentano: così è del Santo Padre. Una speciale enfasi ha sottolineato il dovere ecclesiale di seguire i giovani nell’ingresso nel mondo del lavoro, sempre più difficile ed irto di insidie schiavizzanti. Alcuni hanno chiesto che nella proposta conclusiva si sia più coraggiosi nella denuncia dei rischi e nell’annuncio della proposta evangelica. Le migrazioni sono state l’altro grande tema: fenomeno antico, non più di emergenza, che si rivela come vero segno dei tempi, che la Chiesa a tutti i livelli, unita al Santo Padre, non può non cogliere, aiutando così le culture ad aprirsi ad una dimensione decisamente e storicamente inevitabile. Circa le conseguenze negative della situazione attuale, molte voci hanno richiamato l’attenzione sui suicidi e sulla necessità di rinnovare l’attenzione pastorale sulle fasce più deboli della comunità. In particolare, le famiglie con persone diversabili in casa. Di seguito anche l’attenzione alle ludopatie, alle manipolazioni tecnologiche del corpo umano, allo scenario dello sviluppo della macchina nella convivenza umana, agli argomenti molto presenti nella vita dei giovani come la corporeità e la sessualità, nella varietà degli approcci, alla comunicazione nel tempo in cui essa vive la confusione di verità e pseudo verità, al tempo dell’entusiasmo acritico, delle frustrazioni che diventano aggressività.
Di fronte a tutto questo è stato ricordato l’invito del Papa ai tre minuti di riflessione per interiorizzare i messaggi positivi e scartare quelli negativi. La pedagogia del silenzio deve ispirare la pastorale ma anche le proposte abitative familiari e comunitarie. L’ascolto che trasforma le persone è sicuramente un prezzo alto, ma vale la pena viverlo. Solo così si impara a rispettare l’altro sempre, senza abusarne non solo sessualmente, ma neanche culturalmente e psicologicamente. Con molta enfasi si è parlato della comunità reale come capace di rieducare al senso della vita piena, al recupero delle dimensioni spazio-temporali che aprono orizzonti di pienezza e di senso. In questo contesto si è sviluppata una riflessione sul riequilibrio delle relazioni uomo-donna nella Chiesa e nella società, con l’invito a non chiudersi in uno sterile confronto sui ruoli per aprirsi ad una feconda interazione e maggiore condivisione delle responsabilità nella costruzione del Regno attraverso una formazione umana sempre più rispondente alla dignità di entrambi.
L’elenco incompleto dei temi si presenta alla seconda parte del testo con la forte attesa dell’abbondanza del profumo di Cristo, quello che celebriamo nella veglia pasquale e che lo Spirito diffonde liberamente sulle nuove generazioni. Profumo di Cristo nei sogni e nelle inquietudini con cui i giovani ci fanno entrare in un presente che è già futuro.

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