Un servizio nell’amore

Fratel Adalberto - Bose

11 ottobre 2018


In quel tempo 15quand'ebbero mangiato, Gesù disse a Simon Pietro: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami più di costoro?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pasci i miei agnelli». 16Gli disse di nuovo, per la seconda volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi ami?». Gli rispose: «Certo, Signore, tu lo sai che ti voglio bene». Gli disse: «Pascola le mie pecore». 17Gli disse per la terza volta: «Simone, figlio di Giovanni, mi vuoi bene?». Pietro rimase addolorato che per la terza volta gli domandasse: «Mi vuoi bene?», e gli disse: «Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti voglio bene». Gli rispose Gesù: «Pasci le mie pecore. 18In verità, in verità io ti dico: quando eri più giovane ti vestivi da solo e andavi dove volevi; ma quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi». 19Questo disse per indicare con quale morte egli avrebbe glorificato Dio. E, detto questo, aggiunse: «Seguimi». 20Pietro si voltò e vide che li seguiva quel discepolo che Gesù amava, colui che nella cena si era chinato sul suo petto e gli aveva domandato: «Signore, chi è che ti tradisce?». 21Pietro dunque, come lo vide, disse a Gesù: «Signore, che cosa sarà di lui?». 22Gesù gli rispose: «Se voglio che egli rimanga finché io venga, a te che importa? Tu seguimi».
Gv 21,15-22

«Signore, tu conosci tutto; tu sai che ti amo». La confessione d’amore di Pietro al Signore risorto, ripetuta tre volte, è la risposta al perdono che Gesù stesso gli offre. Nella notte della passione, Pietro per tre volte aveva negato di conoscere il Signore. Ora l’amore risana quella ferita, ricoprendola di un silenzio colmo di delicatezza.
Questo versetto accompagna tutta la vita di preghiera di Angelo Roncalli, papa Giovanni XXIII, di cui oggi facciamo memoria. “Iddio lo sa che anche in mezzo alle mie miserie io gli voglio bene”, scriveva giovane seminarista nel 1898. Sessant’anni dopo papa Giovanni coglie il legame profondo di quelle parole di Pietro con il comando del Signore: “Pasci le mie pecore”. Le sente rivolte a sé: “L’amore sta dunque nel mezzo. Gesù lo chiede a Pietro: e Pietro lo rassicura”, annota nel Giornale dell’anima (15 agosto 1961). “Il successore di Pietro sa che nella sua persona e nella sua attività è la grazia e la legge dell’amore che tutto sostiene, vivifica e adorna”.
Gesù per tre volte chiede a Pietro se gli vuole bene. “Con dolce insistenza”, commenta papa Giovanni. È la domanda che interpella Pietro riaprendo la sua vocazione. Come all’inizio del vangelo era stato chiamato con un nome nuovo, non più “Simone, il figlio di Giovanni”, ma “Cefa, che si traduce ‘Pietro’” (Gv 1,42), ora di nuovo Gesù lo chiama: “Simone, figlio di Giovanni”. Ricomincia la sua vita, ricomincia dal perdono, ricomincia dall’amore. Il compito affidato a Pietro può essere svolto soltanto in questa conoscenza del proprio peccato e, simultaneamente, dell’infinita misericordia del Signore.
“Pasci le mie pecore”. Gesù gli rinnova la fiducia, gli affida il ministero di confermare i fratelli nella fede, invitandolo ancora una volta alla sua sequela: “E detto questo, aggiunse: ‘Seguimi’” (Gv 21,19).
È quello che papa Giovanni sente rivolto a sé. “A pensare bene a questo mistero di intimo amore fra Gesù e il suo vicario, quale onore e quale dolcezza, per me, ma insieme quale motivo di confusione per la piccolezza, per il niente che io sono!”. È l’amore che spinge alla sequela, fino al dono di sé. “Quando sarai vecchio tenderai le tue mani, e un altro ti vestirà e ti porterà dove tu non vuoi”. “Con i miei 80 anni ormai compiuti”, scrive papa Giovanni, “mi trovo sulla porta. Dunque devo tenermi pronto a questo ultimo tratto della mia vita … O Gesù: eccomi pronto, a stendere le mie mani, ormai tremanti e deboli: a lasciare che altri mi aiuti a vestirmi, e mi sorregga per la vita”.
Papa Giovanni, nella sua vita e nel suo ministero di vescovo di Roma, ha saputo mostrare come il servizio di Pietro possa essere sempre un servizio nell’amore, per la comunione di tutti i cristiani. In questo modo Ignazio di Antiochia definiva la chiesa di Roma: la “chiesa che presiede nell’amore”.
Questa verità evangelica risuonerà nelle parole di papa Giovanni all’apertura del concilio: “La Sposa di Cristo preferisce usare la medicina della misericordia invece di imbracciare le armi del rigore … per mezzo dei suoi figli manifesta ovunque la grandezza della carità cristiana … per favorire la concordia, la giusta pace e l’unione fraterna di tutti” (Gaudet Mater Ecclesia 7,2-3).