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La caduta

 

Pg e Arte / Storia “artistica” della salvezza

Maria Rattà

 

Combattimento, seduzione, titubanza, vergogna e pentimento. L’arte traccia così, in un caleidoscopio di sentimenti ed emozioni, la storia del peccato originale che conduce la creatura al tragico destino dell’espulsione dall’Eden, con la rottura dell’alleanza iniziale con il Creatore. Fedeli al racconto biblico, gli artisti inseriscono, quale principale protagonista di questa vicenda, Eva, la prima donna, che veste non di rado i panni della seduttrice e tentatrice, al punto da essere trasposta anche nelle fattezze del serpente o comunque presentata avvinta a esso. Così la definisce Blake, che incatenandola all’albero della conoscenza, la tratteggia completamente soggiogata dal demonio; quest’ultimo in veste di rettile l’avvolge nella sua spirale e, letteralmente, la imbocca con il frutto proibito. Masolino è più delicato nel dipingere Eva: con una sorta di nonchalance che traspare dai propri gesti misurati e dallo sguardo, la donna sembra dialogare con Adamo, invitandolo pacatamente a mangiare di quel frutto che ella ha ancora in mano. Con l’altra mano, invece, abbraccia il tronco dell’albero, in un incrocio con la coda del serpente, la cui estremità termina non con una faccia d’animale, ma con quella femminile, bionda, diafana, della stessa donna. Dall’alto, quel volto sovrasta la scena, apparendo come una sorta di regista, attento a controllare ogni movimento, ogni battuta dei suoi attori. È la sintesi artistica della spiritualità e del tessuto sociale del passato, di un mondo fortemente dominato dalla figura maschile, in cui Eva non può che risultare la principale responsabile della colpa originale. Alcune miniature sono ancora più drammatiche nel presentare la donna faccia a faccia con se stessa, ibrido tra serpente e figura femminile. Quasi a indicare che la lotta tra il bene e il male alla fine si gioca nel proprio io, e che qualunque tentazione, per quanto giunta dall’esterno, richiama in gioco la personale responsabilità dell’essere umano. Più seducente è invece la resa pittorica dell’episodio a opera di Byam Shaw, che in La donna, l’uomo e il serpente del 1911 sembra sottolineare che la resa di Adamo è legata al potere seduttivo di Eva, donna bellissima, che con movenze sensuali gli carezza il capo. L’Adamo di Shaw sembra quasi impaurito, debole, con gli occhi sgranati, persi in un punto lontano, totalmente soggiogato dalla sua compagna. Più innocente appare invece l’Eva di William Strang: il suo corpo nudo non evoca erotismo, ma l’innocenza della creazione. Ma di quell’innocenza rimane ormai ben poco: convinta dal serpente (alle sue spalle), ella cerca a sua volta di condurre Adamo alla resa, e Strang imprime tutto il turbamento di quest’uomo nella posa spigolosa, nelle braccia che si chiudono verso il petto e sulla chioma, nella tensione dolorosa di chi è fortemente scosso e provocato, e lotta per non cedere, per non ascoltare la tentazione, lambiccandosi il cervello per capire cosa fare. Adamo, in questo panorama artistico, è fondamentalmente “vittima” di Eva, come sembra sottolineare anche la scultura seicentesca di Leonhard Kern, in cui Eva è affiancata dal serpente, e Adamo dal cane, simbolo di fedeltà. Entrambi, tuttavia, hanno in mano il frutto proibito, segnale del tradimento che perpetreranno. Altrove è invece presente una scimmia. La si ritrova nella tela lussureggiante di Rubens e Brueghel il Vecchio, Il Giardino dell’Eden con la caduta dell’uomo (1615), e nel bronzo di  Giovanni Battista Foggini, La caduta dell’uomo (1650-1700). L’animale viene qui a rappresentare la lussuria e l’impossibilità di resistere alla tentazione, ma anche la follia dei progenitori, che per non aver resistito al serpente, perdono tutto quello che avevano. Una volta tratteggiata la caduta, l’arte non dimentica di esplorare la psicologia di Eva. La si può immaginare in lacrime nel dipinto di George Frederic Watts, che la ritrae di spalle, poggiata su un tronco o una parete rocciosa, con la lunga e folta chioma bionda che ne nasconde i tratti, il viso affondato nelle braccia, le ginocchia leggermente piegate, a indicare un cedimento non solo esteriore, ma soprattutto interiore, di tutta la sua persona. Più intimista è la visione di Anna Lea Merrit, che nel 1885 dipinge un’Eva sopraffatta dal rimorso. Anche qui possiamo immaginare un’Eva piangente, seduta in terra, col volto sulle ginocchia e rivolto dal lato opposto dello spettatore. Le mani sono congiunte sulle gambe, forse in atteggiamento di preghiera, mentre la mela, che reca l’inequivocabile segno del peccato nel morso ben visibile, è in terrà, accanto a lei. Intensa e vivissima è l’Eva di Rodin (1886), il quale, rifacendosi alla plasticità michelangiolesca, offre uno spaccato di grande dinamismo e di profonda resa psicologica: Eva è una donna in carne e ossa, ed è sconvolta. Si è resa conto di essere nuda e così stringe le gambe e copre il seno con le braccia, affondando il viso tra di esse. Gli occhi sono sgranati, persi nel vuoto. Tutto, in lei, sembra gridare colpevolezza, rimorso e terrore, nella comprensione immediata dell’impossibilità di un ritorno al passato. E il terrore ricolma anche in un’altra opera di Kern, in cui Adamo ed Eva si nascondono a Dio. Entrambi i progenitori hanno già fabbricato cinture con foglie di fico per nascondere la loro nudità. Eva porta istintivamente le mani in alto, come in un’ammissione di colpa. Nei suoi occhi si legge solo un grande e incontrollabile spavento. Non può che seguirne la cacciata del Paradiso, che Masaccio descrive con estremo realismo e drammaticità, nelle figure di Adamo ed Eva piangenti e disperati mentre varcano la porta dell’Eden. Ma l’arte apre uno spiraglio alla speranza: Giacomo Calandrucci inserisce nella rappresentazione una croce, che Adamo ed Eva portano faticosamente nell’uscire dal Paradiso terrestre, rimando a quella croce di salvezza che, con l’avvento di Cristo, nuovo Adamo, ricucirà l’Alleanza tra l’uomo e Dio e annienterà definitivamente la morte (anch’essa presente nell’opera). Hendrick Frans Verbruggen, invece, nel maestoso pulpito in legno intagliato per la Cattedrale di san Michele e Gudula di Bruxelles, concentra un vero e proprio compendio biblico-teologico, facendo sormontare la cacciata dall’Eden dalla figure di Maria e di Gesù Bambino. La donna vestita di sole, con la luna sotto i suoi piedi tiene in mano il vessillo della Croce, che poggia sul braccio del Bambino…e piede e Croce vanno a schiacciare il demonio, il serpente antico, che la Vergine schiaccia, proprio come nella visione dell’Apocalisse.

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