Chiamati all’unificazione

del cuore

Sorella Sylvie - Bose

8 ottobre 2018


In quel tempo 25un dottore della Legge si alzò per metterlo alla prova e chiese: «Maestro, che cosa devo fare per ereditare la vita eterna?». 26Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Come leggi?». 27Costui rispose: «Amerai il Signore tuo Dio con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente, e il tuo prossimo come te stesso». 28Gli disse: «Hai risposto bene; fa' questo e vivrai».
29Ma quello, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è mio prossimo?». 30Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e cadde nelle mani dei briganti, che gli portarono via tutto, lo percossero a sangue e se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. 31Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e, quando lo vide, passò oltre. 32Anche un levita, giunto in quel luogo, vide e passò oltre. 33Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto, vide e ne ebbe compassione. 34Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi lo caricò sulla sua cavalcatura, lo portò in un albergo e si prese cura di lui. 35Il giorno seguente, tirò fuori due denari e li diede all'albergatore, dicendo: «Abbi cura di lui; ciò che spenderai in più, te lo pagherò al mio ritorno». 36Chi di questi tre ti sembra sia stato prossimo di colui che è caduto nelle mani dei briganti?». 37Quello rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Va' e anche tu fa' così».
Lc 10,25-37

Un dottore della legge si alza per mettere alla prova Gesù.
Ecco l’intento di quest’uomo chiamato dal Dio uno ad amare con un cuore unificato: egli vive il dramma della doppiezza, della divisione nelle profondità. È uno di questi sapienti, denunciati da Gesù, che non sanno accogliere la vita eterna perché non fanno parte dei piccoli che destano l’esultanza di Gesù: “Io ti rendo lode Padre … che hai nascosto queste cose ai dotti e ai sapienti e le hai rivelate ai piccoli”, dei versetti prima del nostro brano.
Siamo veramente meravigliati davanti al grande contrasto che esiste fra la risposta così centrata di questo dottore, che abbina con intelligenza l’amore di Dio e l’amore del prossimo, come fulcro e midollo del messaggio unitario e unificante della Torah, e il suo atteggiamento interiore. La divisione lo abita. È capace di parlare dell’unificazione della persona nell’adempimento del grande comandamento, cioè amare con tutto se stesso, è capace di unire l’amore di Dio e l’amore del prossimo, come una unica rivelazione, ma non vede la vita in Gesù che unisce proprio questi due comandamenti nel suo vivere. Cerca la vita eterna ma fugge la responsabilità di assumere la propria vita, preferendo tentare il maestro, rifugiandosi in una sapienza che non rischia la vita. Gesù, messo alla prova, non entra nella polemica ma lascia che la parola stessa della Torah diventi la spada a doppio taglio che penetrerà nella sua divisione per giudicare e sanare convertendo l’uomo, affinché possa trovare anche lui la via della vita eterna, perché tutti sono chiamati alla salvezza. La parola di Gesù gli rivela la sua inadeguatezza al grande comandamento. Preso da sconforto, fugge le sue responsabilità di semplice peccatore e si rinchiude nell’autodifesa di colui che sa, che sa la teoria. Tenta di giustificarsi e cade in pieno nella fossa che il suo peccato ha scavato in lui: “Chi è il mio prossimo?”.
È la sua domanda ed è anche la nostra, perché è quella propria dei peccatori che non sanno amare Dio con tutto il cuore, l’anima, le forze e la mente. È possibile prendersi gioco di Dio, credere e far credere che lo si ama, ingannarsi, ma è impossibile fare finta nei confronti del prossimo.
Il dottore della legge tenta Gesù come fosse il suo avversario e non riconosce in lui il suo prossimo, colui che si è fatto prossimo a lui, come potrà mai riconoscere e accogliere qualcuno come il suo prossimo?
Ha ragione però a chiedere: “Cosa devo fare?”, perché la vita nello Spirito o vita eterna è un fare, fare la volontà di Dio, e “l’opera di Dio è di credere in colui che egli ha mandato” (Gv 6,29), e ancora: “Questa è la vita eterna, che conoscano te, l’unico vero Dio e colui che hai mandato, Gesù Cristo”.
“Solo chi crede obbedisce e solo chi ubbidisce crede”, scrive Dietrich Bonhoeffer.
Se quest’uomo avesse fatto la volontà di Dio, sarebbe stato capace di vedere Gesù, non più come un avversario, ma come colui che compiva la legge nell’amore del prossimo: lui stesso, povero peccatore, e così sarebbe stato rigenerato a vita nuova, a vita eterna.