Uno specchio possibilizzante

Fratel Emanuele - Bose

12 settembre 2018


In quel tempo 20Gesù, alzàti gli occhi verso i suoi discepoli, diceva:
«Beati voi, poveri,
perché vostro è il regno di Dio.
21Beati voi, che ora avete fame,
perché sarete saziati.
Beati voi, che ora piangete,
perché riderete.
22Beati voi, quando gli uomini vi odieranno e quando vi metteranno al bando e vi insulteranno e disprezzeranno il vostro nome come infame, a causa del Figlio dell'uomo. 23Rallegratevi in quel giorno ed esultate perché, ecco, la vostra ricompensa è grande nel cielo. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i profeti.
24Ma guai a voi, ricchi,
perché avete già ricevuto la vostra consolazione.
25Guai a voi, che ora siete sazi,
perché avrete fame.
Guai a voi, che ora ridete,
perché sarete nel dolore e piangerete.
26Guai, quando tutti gli uomini diranno bene di voi. Allo stesso modo infatti agivano i loro padri con i falsi profeti.
Lc 6,20-26

Come in uno specchio, risuonano sotto la penna dell’evangelista Luca quattro beatitudini, quattro promesse di felicità, che hanno per controcanto altrettante esclamazioni di ammonimento: «Beati voi…», ma anche: «Guai a voi…».
Come in uno specchio, nelle beatitudini leggiamo il riflesso del volto di Cristo: il Povero, il quale da ricco che era, si è fatto povero per noi, perché noi diventassimo ricchi per mezzo della sua povertà (cf. 2Cor 8,9); l’Affamato, il cui cibo è fare la volontà di Colui che lo ha mandato (cf. Gv 4,34); il Compassionevole, capace di pianto di fronte alla perdita, alla mancanza, alla morte, alla fragilità umana (cf. Gv 11,33-35), e che versa lacrime su chi non sa scorgere la via della pace (cf. Lc 19,41-42); il Disprezzato, abbandonato alla calunnia, all’insulto e all’incomprensione, secondo le parole del profeta: «Disprezzato dagli uomini, uomo dei dolori, che ben conosce il patire; era disprezzato e non ne avevamo alcuna stima» (Is 53,3).
Come in uno specchio “possibilizzante”, nel canto delle beatitudini possiamo riconoscere il volto dell’uomo, il nostro volto possibile, perché nel mistero delle beatitudini, incarnate nella vita di Cristo, «trova vera luce il mistero dell’uomo» (GS 22). C’è una felicità per chi riconosce la propria povertà ultima e fondamentale, la propria condizione di creatura, nel vuoto accogliente del suo riceversi da un Altro e dagli altri con umiltà; c’è una felicità per l’affamato e il cercatore di senso e di giustizia, per chi custodisce nel cuore un desiderio di vita piena e lo insegue con passione; c’è una felicità racchiusa in un sorriso, che illumina quel volto prima rigato dalle lacrime, in quella gioia ritrovata ma pur sempre difficile; c’è una felicità che sorge dopo la notte dell’odio gratuito, della maldicenza banale, dell’opposizione immotivata, perché il Signore non abbandona ai rapaci la vita della sua tortora (cf. Sal 74,19).
Le beatitudini annunciano che «Dio è sovversivo». In Cristo «Dio ha creato l’uomo a immagine della Sua sovversione», di quella sovversione che si declina come libertà, amore e perdono, e che sfida le apparenti felicità e infelicità del mondo: «La sovversione è un patto colmo d’avvenire. Nella sua più alta fase, la sovversione è uno dei momenti privilegiati in cui si ristabilisce il nostro equilibrio precario» (E. Jabès). È il rovesciamento cantato da Maria nel Magnificat, opera di quel Dio che disperde i superbi, che smaschera le manipolazioni dei manipolatori, che rovescia i potenti dalle altezze del loro potere mondano, che svela nella verità la menzogna dei falsari (cf. Lc 1,51-54), che manifesta la vera identità di chi finge anche con sé stesso: «Tu dici: Sono ricco, mi sono arricchito, non ho bisogno di nulla. Ma non sai di essere un infelice, un miserabile, un povero, cieco e nudo» (Ap 3,27).
Come in uno specchio, nelle beatitudini scorgiamo un’immagine di felicità sfuggente, o forse veniente, perché spesso la beatitudine sembra coniugabile solo al futuro, un futuro lontano dai nostri presenti di tribolazione. È un esercizio di speranza, che ci spinge ad intuire che quell’avvenire sospirato germoglia già, seppure non visto, nelle trame complesse di questi nostri giorni…