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«Maestro, dove abiti?». «Venite e vedrete» (Gv 1,38-39)

 

Itinerari giovanili con il Vangelo /1

Cesare Bissoli

(NPG 2000-01-74)


Iniziamo una serie di incontri per gruppi giovanili.
– L’obiettivo è di iniziare all’incontro diretto con il Vangelo, il Libro che Giovanni Paolo II, la notte del Natale 99, alzerà in mano quale «Libro della fede», attraverso la Porta Santa del Grande Giubileo, nel passaggio al Terzo Millennio.
– I contenuti sono brani significativi dove appaiono «domande a/di Gesù», per rinvigorire questa via alla verità di Cristo che è il farsi domande su di Lui e lasciarsi interrogare da Lui.
– Il metodo è a modo di Lectio Divina: la lettura e spiegazione del testo, il riferimento alla vita, piste per una condivisione. Il gruppo stesso apre e conclude con una preghiera allo Spirito Santo per avere una corretta docilità alla Parola.
– Alcune avvertenze: stare al senso del testo, magari avendone in mano una copia; realizzare tutti e tre i momenti, lasciando il primo ad uno (animatore) che si sia preparato per la spiegazione; fare in modo che tutti possano intervenire; in un tempo tra 30 e 45 minuti; avviare a lato un processo di autovalutazione in cui fissare gli esiti dell’esperienza, i fattori che favoriscono o che disturbano, in vista di una migliore competenza e gusto della Parola di Dio.

PRIMO MOMENTO: LA LETTURA DEL TESTO

* Dopo la preghiera (o canto) di apertura, uno dei presenti fa la lettura ad alta voce di Giovanni 1,35-39, a cui segue la traccia di spiegazione.

1. Sguardo di insieme
– È il racconto di una esperienza capitata, l’esperienza di un incontro, un incontro con Gesù di Nazaret.
– Proprio perché è un fatto avvenuto, sono indicate le coordinate temporali, spaziali, i personaggi, la dinamica dell’incontro.
– Da ciò si delinea il senso profondo (messaggio) del racconto: per quale via si arriva alla fede in Gesù Cristo.

2. Le coordinate temporali e spaziali
– Quanto al tempo: il fatto avviene «il giorno dopo», dunque nella sequenza del quotidiano; ma non è un tempo eguale per tutti, come in un sportello di ufficio; certo si tratta di un tempo determinato e indimenticabile (cf Gv 1,29.35.43). Lo ricorderanno bene questi due: per loro erano «circa le quattro del pomeriggio».
– Tutto avviene sulla strada, nella forma di un itinerario che si conclude «dove Gesù abitava» (v. 39).

3. I personaggi
– Il Battista: è il testimone per eccellenza di Cristo (1,7.13.19.32.34), da cui parte il cammino dei due discepoli e di ogni altro credente.
Egli rappresenta la grazia dell’Antico Testamento come indispensabile via a Cristo.
– I discepoli: non sono nominati. Uno può essere lo stesso Giovanni, autore del quarto vangelo; dell’altro soltanto dopo che ha incontrato Cristo, si saprà il nome, Andrea, che così potrà fare da testimone di Cristo al fratello Pietro (v. 40).
– Gesù: è al centro della scena: è al centro dello sguardo (del Battista e dei discepoli), del dialogo (con i discepoli), del cammino (li orienta, cammina con loro e li ospita «dove abitava»). Veramente una disponibilità totale all’incontro.

4. La dinamica
È vivacemente descritta dai sette verbi di azione: «ascoltare, seguire, voltarsi, cercare, andare, vedere, fermarsi». Sono i verbi che reggono l’esperienza di fede, l’incontro con Gesù.
In questo modo:
– Apre la strada l’ascolto dei due, che non è ascolto di un essere anonimo, né dei propri impulsi, ma di una persona autorevole, un testimone di primo grado, il Battista; l’ascolto determina uno «spostamento» dal Battista a Gesù, l’avvio di una sequela (1,37.38.40.43; 8,12; 10,4.27; 12,26; 13,36; 21,19.22). Ma occorre che l’atteggiamento sia genuino, che non si tratti solo di curiosità. Quanti codazzi intorno ai potenti!
– Qui interviene Gesù che «si voltò», da una parte accorgendosi di quello sguardo (egli capta sempre lo sguardo di chi lo vede con interesse, cf Zaccheo, Lc 19,3.5), ma dall’altra lo vuole in certo modo verificare, maturare con quel «chi cercate?». Infatti vi è un cercare Dio, Gesù, che è anche ambiguo, come il cercare dalla fede le cose materiali (il pane) o sensazionali (i miracoli)…(cf Gv 6, 24-26).
– I due avvertono di essere vincolati da una domanda. Potrebbero ritirarsi, ma per il mistero di grazia che muove loro atteggiamenti, diventano sinceri mendicanti di risposta: «Maestro, dove abiti?».
Si noterà che le prime parole di Gesù e dei discepoli nel Vangelo sono una «domanda esistenziale», di Gesù ai discepoli («Chi cercate?») e dei discepoli a Gesù («Maestro, dove abiti?).
– La risposta del Maestro fissa i paletti del loro percorso perché sia giusto: »Venite e vedrete». In Giovanni si ottiene la fede con il «venire» a Gesù (3,21; 5,40; 6,35.37.45; 7,37…).
– La risposta dei discepoli: «Andarono, videro, si fermarono». Hanno raggiunto compiutamente la fede quando si «fermano», in greco «dimorano con», «abitano nella stessa casa», che significa non solo un contatto, ma un incontro con Cristo, che si fa frequentazione della sua causa, mentalità, prassi, io profondo… (cf Gv 14,2s.23; 15,4s).

5. Il messaggio
È evidente che si tratta del cammino della fede in Gesù Cristo, cioè come si arriva a credere in Lui.
Cogliamo tre motivi:
– Gesù ha dei titoli per essere creduto, è un «uomo di qualità» divina: è l’«Agnello di Dio», espressione forte e sintetica che esprime Gesù come colui che dà la sua vita in sacrificio («agnello») per testimoniare all’uomo l’amore del Padre («di Dio»); Egli è anche «Rabbi» (citato in aramaico): il Maestro, che porta in sé la splendida «sapienza» di Israele (Sap 6,12.13).
– I discepoli, come i due di Emmaus (Lc 24,13-35), scoprono Gesù facendo un cammino con Lui, in uno scambio reciproco di domande, ma finalmente soltanto sostando nell’intimità con Lui, riconoscono veramente chi è.
– La fede in Gesù si manifesta chiaramente dentro una intensa relazione interpersonale, dove si intreccia la testimonianza di chi ha già trovato Cristo (Battista), il domandarsi reciproco tra Gesù e il discepolo, il decidersi di andare dove
Lui abita ed entrare anzi in casa sua.
* Si fa la lettura del testo un’altra volta.

SECONDO MOMENTO: IL RIFERIMENTO ALLA VITA

1. Dal Vangelo non viene mai proposta una teoria su Gesù, ma un fatto che è avvenuto. Nel Vangelo i fatti precedono sempre la teoria. Il Vangelo non è una filosofia che un uomo costruisce su Dio, ma una Rivelazione, ossia una iniziativa che Dio fa e manifesta a favore dell’uomo. I due discepoli trovano Cristo, perché Lui si fa trovare da loro, dando il suo indirizzo, anzi invitandoli a casa sua. E loro consentono di spostarsi, andare in un casa fino ad allora ignota.
2. Gesù come i discepoli non sono un oggetto (un monumento, un libro, una istituzione…) da constatare, ma soggetti viventi che si danno nella libertà, attraverso domande incrociate, atteggiamenti di dialogo, impegno di andare a vedere, volontà di stare insieme.
3. Ciò non avviene sullo stesso piano, ammettiamolo lealmente. A ciascuno il suo. Gesù è Gesù, il Salvatore, il Maestro, l’unico (Mt 23,10); l’uomo è il discepolo, colui che ascolta, acconsente e accetta di prendere domicilio a casa sua (Gv 4,40;8,31; 15,4-7).
4. Si tratta di avere un incontro con Gesù, riconosciuto come Maestro, portatore di un qualcosa che mi vuole attento, anzi di uno che mi anticipa chiedendo il senso della mia ricerca: «Chi cercate?» (anche Dio all’inizio del mondo aveva cominciato la sua parola con una domanda: «Dove sei?», Gen 3,8). In pedagogia si dice che bisogna educare la domanda per avere la possibilità di una genuina risposta. È anche segno della fede matura il lasciarsi domandare da Cristo, chiedere il suo punto di vista, con la stessa serietà con cui diciamo il nostro a Lui con le nostre domande. A Maddalena che lo cercava tra i morti, Gesù chiese: «Chi cerchi?» (Gv 20, 15) e solo allora, illuminata dalla sua presenza, lo vide risorto, vide cioè quello che Gesù già era, il vivente.
Ammettiamo che senza rendercene conto affolliamo così tanto Dio, Cristo con le nostre domande (talora più protesta, e dunque inconsapevole, ma reale risposta, che domanda!), che non riusciamo più a sentirlo. Sentiamo come risposta il puro rimbombo delle nostre domande. E invece non dovremmo mai dimenticare che noi cerchiamo Uno che già esiste e ci precede. Di qui gli atteggiamenti giusti di voler vedere Gesù, ma anche di lasciarsi guardare, di chiedere e di lasciarsi chiedere, sapere dove si trova e andarci di persona e starci insieme. Fare meno di questo, è fare una ricerca da dilettanti, equivale al fare nessuna vera ricerca, ma solo gingillarci infantilmente con le nostre domande. Bisogna prenderne atto. È un affare serio!
5. A ciascuno la sua ora. L’incontro può avvenire di giorno e di notte, come Nicodemo (Gv 3,1). Di giorno a qualsiasi ora: per diversi discepoli all’alba (Gv 21,4), per la samaritana a mezzogiorno (Gv 4,6), per questi due alle quattro del pomeriggio. Sì, perché la data della ricerca la fissa il cuore, non il calendario. Ma vi è, vi deve essere la prima volta di un incontro, magari dentro una esperienza di fede che viene da sempre.

TERZO MOMENTO: PER LA CONDIVISIONE

Appuntiamo l’attenzione su quella che possiamo definire una «metodologia della fede in Cristo».
1. Partendo dalle proprie esperienze, approfondire insieme cosa significa fare l’esperienza di un incontro intenso, vitale con una persona e ritrovarvi il profilo esistenziale dell’incontro della fede.
2. Facendo un passo avanti, provare a raccontare, se esiste, una esperienza significativa che si possa definire «incontro con Cristo», o «incontro di fede». In ogni caso chiedersi: dal racconto evangelico ora accostato, quali indicazioni vengono date per «incontrare Gesù», fare una autentica esperienza di fede in Lui? Che cosa può fare da ostacolo? Come riconoscere la propria «ora»?
3. Si è visto come la «ricerca», la domanda seria sia un fattore che determina il conseguimento di ciò che si cerca. Abbiamo qualche esperienza in proposito? Quali domande effettivamente sono/siamo riusciti a darci in questo arco di vita giovane fin qui vissuto? Intorno a che cosa? E intorno alla fede, sono più dubbi, sospetti, interrogativi banali e pigri che mortificano la speranza di trovare la risposta, o sono vere domande che mettono in movimento una volontà di vedere (= «venite e vedrete»), dunque di cercare, di parlare con dei testimoni, di entrare in dialogo con lo stesso Cristo che vado cercando? La fede quale mobilità dà alla vita?
4. «Rimanere nella casa di una persona», dimorare con essa, permette veramente di conoscerla, anzi di diventare amici. È la grande lezione del Vangelo fin qui ascoltato. Chiaramente questo delinea una dimensione decisiva della relazione con Cristo. E bene leggere e sapere di Lui, ma non basta; è bene domandarsi e fare ricerca di Lui, ma non basta. Bisogna decidersi di farsi suo ospite, prendendo per casa la casa di Cristo. Come si può realizzare questa dimestichezza? Vi sono delle «ore» (nella chiesa, nella vita) in cui la familiarità con Cristo si fa trasparente?
* Ancora una volta la lettura del testo.
* Una preghiera conclusiva, magari ad invocazione personale.

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