"Coraggio,

non abbiate paura!"

Fratel Fabio - Bose

7 agosto 

In quel tempo Gesù 22costrinse i discepoli a salire sulla barca e a precederlo sull'altra riva, finché non avesse congedato la folla. 23Congedata la folla, salì sul monte, in disparte, a pregare. Venuta la sera, egli se ne stava lassù, da solo. 24La barca intanto distava già molte miglia da terra ed era agitata dalle onde: il vento infatti era contrario. 25Sul finire della notte egli andò verso di loro camminando sul mare. 26Vedendolo camminare sul mare, i discepoli furono sconvolti e dissero: «È un fantasma!» e gridarono dalla paura. 27Ma subito Gesù parlò loro dicendo: «Coraggio, sono io, non abbiate paura!». 28Pietro allora gli rispose: «Signore, se sei tu, comandami di venire verso di te sulle acque». 29Ed egli disse: «Vieni!». Pietro scese dalla barca, si mise a camminare sulle acque e andò verso Gesù. 30Ma, vedendo che il vento era forte, s'impaurì e, cominciando ad affondare, gridò: «Signore, salvami!». 31E subito Gesù tese la mano, lo afferrò e gli disse: «Uomo di poca fede, perché hai dubitato?». 32Appena saliti sulla barca, il vento cessò. 33Quelli che erano sulla barca si prostrarono davanti a lui, dicendo: «Davvero tu sei Figlio di Dio!».34Compiuta la traversata, approdarono a Gennèsaret. 35E la gente del luogo, riconosciuto Gesù, diffuse la notizia in tutta la regione; gli portarono tutti i malati 36e lo pregavano di poter toccare almeno il lembo del suo mantello. E quanti lo toccarono furono guariti.
Mt 14,22-36

“Davvero tu sei Figlio di Dio!”. Che cosa può portare noi che leggiamo questa nota pagina evangelica alla stessa confessione pronunciata al v. 33 dai discepoli?
Matteo probabilmente già vede nella barca un simbolo ecclesiale. Perciò ripropone l’episodio come una manifestazione del Signore alla sua chiesa, impegnata in una non facile traversata mentre Gesù risorto è rimasto presso il Padre, come amava fare quando si ritirava sul monte in preghiera.
Se qui Gesù viene confessato Figlio di Dio è perché, per la Bibbia, solo il Signore può dominare il mare ed ergersi sull’abisso, salvare la vita da ciò che la minaccia (cf. Is 51,10; Sal 69,3.16).
Il vento contrario può rimandare alle tante condizioni avverse che incontriamo nelle nostre traversate, personali e comunitarie. In quelle condizioni ostili magari si persevera, ci si affatica nel remare (cf. Mc 6,48)… ma l’agitarsi delle acque spaventa e può paralizzare: chi può aprire una via sul mare, se non il Signore (cf. Sal 77,20)? Noi non ce la facciamo, anche perché lo scatenarsi del mare può essere non solo esteriore: può darsi nello scatenarsi in noi di forze di cui non siamo padroni, che producono un caos interiore dal quale da soli non si esce.
Proprio allora c’è da imparare a riconoscere il Signore che si fa incontro a noi per calmare l’agitazione del mare – quello interiore e/o quello che ci troviamo a dover attraversare – e far avanzare su di esso, ripescandoci e riportandoci sulla barca appena affondiamo, se abbiamo l’umiltà di gridare aiuto.
È significativo che il Signore qui non sia riconosciuto subito dai discepoli che, spaventati, credono di vedere un fantasma, proprio come in alcune manifestazioni postpasquali (cf. Lc 24,5.37). La paura ci fa proiettare i nostri fantasmi su quello che vediamo, falsando le nostre percezioni più “spirituali”. La parola che Gesù rivolge ai suoi, svelandosi a loro con l’“Io-Sono” divino (cf. Es 3,14), mira a vincere la loro paura perché aprano gli occhi: “Coraggio, Io-Sono, non abbiate paura!” (v. 27).
Fidarsi di questa parola può portare al di là di ciò che sentiamo naturalmente possibile. L’uomo non cammina sulle acque, non può liberarsi dal peso della sua carne (e Dio neanche glielo chiede!). Gesù, l’uomo secondo Dio, può però insegnargli a non rimanere preda del proprio caos interiore e a fare strada nella vita in mezzo ad acque agitate da forze avverse. Può concedere cioè una reale vittoria su di sé, benché ancora parziale, che faccia fare qualche passo verso di lui, e sperimentare così, per anticipazione, qualcosa della sua carne trasfigurata, dell’umanità salvata.
A Pietro, Gesù qualcosa l’ha concesso. Certo, la paura lo farà comunque affondare, perché il discepolo non può proporsi di imitare il Cristo che cammina sulle acque, non ne è capace di per sé. Può farlo per grazia, perché un altro lo chiama e gli apre una strada nel mare, per un nuovo esodo (cf. Es 14-15; Is 43,16). Sprofondare sarà inevitabile: ma proprio quando l’abisso ci inghiotte, il Risorto ci tende la mano.
Rimane quella domanda, che non dobbiamo necessariamente intendere come un rimprovero rivolto alla nostra poca fede (così altrove nei vangeli), perché è anche un invito a maturare nella fede interrogandoci sulle ragioni che rendono difficoltose le traversate delle nostre vite e ci portano ad affondare: “Piccolo di fede, perché hai dubitato?”.