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Lo stipendio del profeta

è solo Dio!

Domenica XV del T.O. (B)

a cura di Franco Galeone * 

A due a due

Profeti, non cappellani di corte

1. In Israel, il profetismo non è una istituzione come la regalità o il sacerdozio: Israele può darsi un re, un sacerdote, ma non un profeta, che è sempre un dono di Dio; profeta si diventa per una speciale chiamata di Dio, non per designazione o per consacrazione degli uomini. Amos non è, come Amatziàh, un profeta stipendiato dal re: egli è scelto da Dio, dev’essere fedele solo a Dio. Nella prima lettura incontriamo due personaggi opposti: Amatziàh, il sacerdote ben remunerato dal re Iarovàm, e Amòs, il profeta rude del Sud, mandriano e coltivatore di sicomòri. Il primo è l’uomo del successo, rispettato perché amico del potente di turno. Ma non va invidiato: non è un uomo libero, può essere sempre ricattato dal suo re, che gli dà il pane ma può anche negarglielo. Amòs è povero ma libero, può sempre dire ciò che pensa, non ha nulla da difendere, non deve nulla a nessuno, dipende solo da Dio.

 

2. Nello scontro tra Amatziàh e Amòs, viene figurata la lunga storia in cui i cappellani di corte (che sono molto amici dei potenti!) cacciano i profeti. Le leggi della sociologia ci insegnano che istituzione e carisma non vanno troppo d’accordo. È vero, ma nella chiesa non deve accadere: il Concilio insegna che tutti i credenti sono profeti. Purtroppo nella storia della chiesa si sono verificate numerose incomprensioni tra i tutori dell’istituzione e i profeti che obbediscono solo a Dio. È un dissidio doloroso, che esige pazienza, ma anche coraggio. Se abbiamo ricevuto lo Spirito, allora parlare in nome del vangelo non è arroganza; il diritto a parlare nella chiesa non viene conferito dall’istituzione ma dallo Spirito ricevuto nel battesimo. Guai a noi se tacciamo per una malintesa prudenza, per la speranza di fare carriera, per non incorrere nella scomunica. Chi crede, chi ama, non può tacere. Chi vive tranquillo nell’istituzione, eseguendo quanto gli viene chiesto, senza turbamenti interiori, non è un innamorato né di Dio né dell’uomo.

Nella chiesa i privilegi sono “pravilegi”!

3. Passiamo momenti difficili, e perciò dobbiamo aiutarci l’un l’altro con l’esortazione fraterna. L’indifferenza religiosa crescerà sempre più finché la chiesa non diventerà povera; non una chiesa ricca che sia “per i poveri”, ma una chiesa povera tra i poveri, in condizione visibile di povertà. Solo nella povertà e nella libertà abbiamo il segno e la garanzia di Dio: Quando sarò staccato da terra, attirerò tutti a me (Gv 22,32). Quando leggiamo la notizia che in quella nazione sono stati tolti alla chiesa alcuni privilegi (o pravilegi?), alcuni reagiscono come se fosse in pericolo il regno di Dio, e organizzano crociate contro gli usurpatori. In realtà, essi non difendono i diritti di Dio ma il proprio benessere, i propri “privilegi”. Quando la chiesa perse il potere temporale dello Stato pontificio, molti inveirono contro le potenze di Satana (?); altri invece si rallegrarono perché lo Spirito del Signore manifestava la sua forza. Chi ha avuto ragione? Dopo i fatti, è facile rispondere, ma nel momento in cui il papa perdeva il suo potere temporale sembrava la fine della religione. Ora, la sapienza postuma, archivistica è insignificante; la sapienza vera, quella evangelica, è anticipatrice, profetica. Noi dobbiamo preparare la strada del futuro, e non legittimare le modificazioni già avvenute nel passato con le regole del catasto.

Cominciò a mandarli a due a due …

4. Mandati. Lo siamo tutti anche oggi, da Gesù in persona, per il semplice fatto di avere ricevuto il battesimo (v.7). Gli apostoli anzitutto; oggi non vanno più a piedi, saltano sull’aereo o sull’auto, il telefonino nella destra e il vangelo nella sinistra. E gli altri, i laici? Anch’essi sono inviati, perché la chiesa è missionaria. Difficile far capire ai cristiani distratti cosa è una missione. Bisognerà fare come Gesù: prendere non le masse ma a due a due, senza proclami, solo con qualche consiglio semplice. Cosa disse Gesù ai suoi? Poche indicazioni, sembrano persino banali. Sarebbe bello che il parroco o il vescovo, radunato un piccolo gruppo, dicesse queste parole in tutta semplicità: Cari amici, voi siete mandati. Non lontano ma a casa vostra. Volete fare i missionari di mestiere? Bene, ecco come: State insieme in famiglia, parlatevi, pregate insieme, soprattutto amatevi. Date una mano ai vostri vicini. Abbiate pazienza con i vecchi, visitate i malati. Non pensate solo alle ricchezze, perdonate e chiedete perdono. Sostenete il vostro parroco; se potere, fate catechismo. Occupatevi anche dei problemi della vostra città; non criticate perché la società non ha bisogno di giudici né di giustizieri ma di amici. Andate a messa la domenica, salutate tutti, regalate un sorriso: c’è tanta tristezza in giro. Lavorate, guadagnate, ma date a chi ha meno di voi. La sera andate a dormire in pace, prima però fate quattro chiacchiere con Dio. È troppo? Non è obbligatorio riuscire a fare tutto: obbligatorio è solo l’impegno!

▪ A due a due: è un particolare che va sottolineato, a motivo del valore simbolico dei numeri in oriente. Nella Bibbia ritorna sovente questo elemento numerico della coppia: Giovanni invierà due discepoli dal Signore, Gesù incaricherà due discepoli a preparare il suo ingresso in Gerusalemme, due saranno gli angeli che annunziano alle donne la risurrezione. Il significato è chiaro: nella doppia testimonianza c’è garanzia di verità come stabiliva il Deuteronomio (17,16). Il cristianesimo non è un’esperienza intimistica, ma una testimonianza fondata su un evento; a differenza di altre religioni, il cristianesimo va vissuto in comunità; non è un’opera di individui che predicano le proprie intuizioni o ispirazioni; chi annuncia il vangelo deve essere in sintonia con i fratelli di fede, con la chiesa.

▪ Predicare la conversione, scacciare i demòni, guarire i malati: ecco cosa devono fare i discepoli. Appaiono qui le due dimensioni fondamentali del cristianesimo: quella orizzontale (il servizio fraterno) e quella verticale (annunciare il vangelo). Questo è il vero ritratto della chiesa così come la vuole il Signore; in questa pagina di vangelo, la chiesa trova le sue radici, per essere fedele a Dio e agli uomini; ai Dodici è dato un potere: sorprende che Gesù non dia loro il potere di comandare, inquisire, condannare; unico potere: impartire ordini agli spiriti immondi, cioè alle forze del male che allontanano da Dio e dalla vita. Questi Dodici, a due a due, non vanno a portare delle verità astratte e asettiche, ma a risvegliare nell’uomo la speranza e la pace. Se il nostro approccio con l’uomo è di tipo proselitistico, di conquista delle anime, noi anche con le migliori intenzioni portiamo la lotta. Non che non esista nell’annuncio un contenuto di verità, però la verità va costruita nell’amore. Dobbiamo ancora scendere molti gradini dal nostro piedistallo, per riprendere questo filo semplice del viaggio evangelico nel mondo, che è stato, purtroppo, tante volte una crociata sanguinaria, una forzata acculturazione, un’orgogliosa propaganda.

▪ Non prendete … Nei vv.8-9, Gesù dà le istruzioni su come equipaggiarsi: molto leggero e povero: un paio di sandali, una sola tunica, un bastone e basta. Il bastone, era l’arma del povero e per questo nel vangelo di Matteo viene proibito (Mt 10,10), perché il discepolo di Gesù è uomo di pace. Nel vangelo di Marco invece viene permesso perché il bastone nella Bibbia ha anche un valore simbolico: rappresenta la forza della Parola di Dio; leggiamo nella Bibbia che Mosè e Aronne con il bastone hanno compiuto prodigi (Es 7,9; 14,16; 17,5). Unica forza di persuasione dev’essere la sua Parola. Attenzione: Gesù non aveva dove posare il capo (Lc 9,58) ma anche anch’egli oggi cambierebbe stile di vita. I tempi sono cambiati, e le sue parole non vanno prese alla lettera, ma bisogna vigilare perché la mondanità, il denaro, la carriera, il prestigio … non prendano il posto di Dio. Gesù non ha mai disprezzato i beni materiali, non ha mai presentato la miseria come ideale di vita. Lungo i secoli la chiesa ha pagato a caro presso i privilegi, i concordati, le alleanze tra altare e trono: i compromessi portano alla perdita di libertà. Allora cosa portare? Il pane quotidiano, quello che chiediamo al Padre, e se ne riceviamo di più, lo doniamo a chi è più povero di noi.

▪ Se non vi riceveranno… Nella terza parte (vv.10-11) Gesù parla dell’accoglienza: alcuni suoi inviati saranno accolti, altri respinti. Come reagire? Basterà scuotere la polvere dai loro piedi; era il gesto che ogni pio ebreo faceva quando lasciava una terra pagana ed entrava nella terra santa (Nm 5,17). Non un gesto di disprezzo ma a testimonianza per loro. Si noti: per loro non contro di loro. Gesù richiama al rispetto, non insistere più del dovuto, si potrebbe ottenere l’effetto contrario, quello di allontanare dalla fede. Niente quindi strilloni fanatici, messaggi ossessivi, dispute teologiche, conversioni numerose… Annunciare il vangelo, essere credenti credibili.
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano

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