La situazione

della catechesi in Italia

Evoluzione del Progetto Catechistico

Luciano Meddi

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Premessa 

Come in altri paesi, anche la catechesi italiana  nel post-concilio ha progressivamente affrontato tre compiti pastorali: l’aggiornamento del linguaggio teologico (ermeneutica delle fonti); la questione della significazione della fede rispetto alla persona e cultura contemporanea; il passaggio da una organizzazione di cristianità a quella missionaria.

Non potendo dare ragione in questa relazione di tutta le evoluzione della catechesi-catechetica italiana, mi limito a descrivere le evoluzioni dell’Itinerario o modello progettuale proposte dalla Conferenza Episcopale.

Tensioni ancora presenti hanno impedito una organica riflessione su tale tema. Dopo un apparente accordo iniziale, la catechesi divenne terreno di battaglia tra opposte esperienze ecclesiali, producendo da parte dei vescovi direttive frutto di continui compromessi tra visioni teologiche differenti.

Semplificando molto si può riassumere il cammino fatto nel post-concilio come passaggio dal modello di catechesi permanente secondo le età psico-sociali (§ 1) ad un modello di incerta identità missionaria che si ispira al catecumenato o alle età spirituali (§ 2).

1. Un progetto per rievangelizzare l’Italia (1970-1997) 

La riforma della catechesi italiana non ha tematizzato il termine “progetto” e neppure quello di “Itinerario” per cui il rinnovamento della catechesi si concentrò sulla rielaborazione del catechismo, come già chiesto all’inizio degli anni ’60. Una scelta inevitabilmente finalizzata alla trasmissione cognitiva del messaggio.

1.1. Le indicazioni iniziali: il DB (1970) 

1. Per la rielaborazione del catechismo, su invito di Paolo VI, venne prodotto un apprezzato Documento Base (DB 1970) per Il Rinnovamento della Catechesi, frutto di quattro anni di lavoro, che coinvolse tutta la base catechistica e che fu approvato quasi all’unanimità dai vescovi (2 febbraio 1970). Il testo rappresentò la mediazione tra le diverse impostazioni catechetiche già presenti prima del concilio.

Nella linea dei rinnovamenti catechistici europei si pensava ad una catechesi kerigmatica ma strettamente legata alla dimensione antropologica come attenzione allo sviluppo psicopedagogico o  evoluzione della persona-personalità. Questa impostazione era frutto della riflessione precedente di cui sono testimonianza i 4 Convegni di Amici di Catechesi entro cui sviluppò la ricerca di una più adeguata relazione tra dimensione teologica e pedagogica della fede (Marin 1998). Dall’insieme delle riflessioni nacquero  manuali di catechetica ancora oggi significativi (Braido 1962; 1964). 

2. L’insieme del documento offriva una rinnovata visione della catechesi alla luce delle grandi costituzioni conciliari secondo una rilettura ecclesiocentrica. Ma non tenne conto di Ad Gentes. Il testo propone alla catechesi  una finalità chiara. Nel c. III si parla di una catechesi che sviluppa la mentalità di fede (conoscenza viva del Cristo, appartenenza ecclesiale e l’integrazione fede-vita) attraverso un “aggiornamento” teologico e cristocentrico-trinitario del messaggio (cc. IV-V).

Il percorso italiano metteva in ombra, tuttavia, il rapporto tra fede  e  il contesto culturale. Non considerava sufficientemente le conseguenze della insorgente cultura della comunicazione di massa sui processi di socializzazione e sul nuovo ruolo della religione nella società. Inoltre non conosceva ancora la ricca riflessione sulla evangelizzazione rilanciata da Paolo VI (EN 1975). Incertezze ancora presenti nelle proposte successive. 

3. Soprattutto non diede una idea chiara di itinerario. DB infatti conosce la prospettiva che va dall’annuncio alla predicazione omiletica (n. 30) ma nella parte della organizzazione della catechesi non offre indicazioni conseguenti per cui si continuò a pensarla come attività centrata sul catechismo secondo le diverse età della comprensione cognitiva. Questa scelta fu rafforzata dalle indicazioni di Direttorio Catechistico Generale del 1971.

1.2. l’Itinerario per la vita cristiana (1984) 

1. Le linee guida per l’attuazione delle indicazioni di DB vennero dal primo piano pastorale  ecclesiale Evangelizzazione e sacramenti (CEI 1973; cf. nn. 82-91). Il documento parla di una catechesi permanente o catecumenato, per la riscoperta o consapevolezza della fede, fondata sull'annuncio della Buona Novella e articolata secondo l’anno liturgico, che utilizza una pedagogia della esperienza di fede.

Le indicazioni di DB e di ES si tradussero nella scrittura di una serie di testi catechistici e di Note cioè documenti che ne guidavano la loro accoglienza. Strutturalmente i catechismi erano composti di pagine didattiche come guida per la comunità, della presentazione dei contenuti secondo i diversi linguaggi della fede, e di indicazioni per l’esperienza di fede. Itinerario veniva a significare quindi: progressione pedagogica e integrazione tra i linguaggi o dimensioni della pastorale. Purtroppo  la pastorale interpretò il progetto come “rievangelizzazione” cioè  rinnovata “spiegazione” dei sacramenti. 

2. Sotto la pressione dei pedagogisti prese corpo l’idea di ripensare l’insieme dei catechismi come “progetto”. A tale scopo venne redatto il volumetto Itinerario per la vita cristiana (UCN 1984). Tuttavia il testo non elabora una idea teologico-pastorale di itinerario.  Si propose il modello della progettazione didattica. Una scelta che conferma l’idea di catechesi come “spiegazione” della vita cristiana. Troppo debole è infatti la dimensione dell’ “apprendimento” della esperienza di fede. 

3. L’accentuarsi della scristianizzazione, la richiesta formale della Santa Sede di fare una verifica in vista della approvazione definitiva dei testi come catechismi della chiesa italiana,  e il desiderio di attuare le indicazioni di OICA 1972 (accolte e riformulate in RICA 1978) portarono i vescovi a proporre un rilancio della catechesi in prospettiva missionaria. In occasione del Convegno Nazionale “Catechisti per una Chiesa missionaria” (1988) venne presentata una Lettera di riconsegna del DB (CEI 1988) che confermava le indicazioni del 1970 ma al tempo stesso al n. 7 chiedeva una riarticolazione dell’itinerario secondo le età spirituali: itinerari che vanno dall'annuncio al battesimo e itinerari differenziati secondo una triplice articolazione: iniziazione alla vita cristiana, crescita e maturazione nella fede, formazione sistematica e permanente. Si iniziava quindi a superare l’idea delle tappe evolutive psico-sociali. 

4. In verità questo documento concludeva un periodo di pesanti attacchi alla catechesi italiana da parte di settori ecclesiali che la criticavano per eccessiva apertura alla dimensione antropologica e ne chiedevano un riequilibrio verso la dimensione veritativa. Di conseguenza a seguito di tale rinnovata impostazione si iniziò una seconda stesura dei catechismi (1991-1997) che accentuava il passaggio dalla dimensione battesimale alla finalità apologetica della trasmissione della fede. In questo cambio si conservò la pedagogia di itinerario catechistico precedente: pluralità dei linguaggi della fede, interazione con tutta la comunità, relazione tra esperienza umana e fede. Si afferma una lettura negativa della cultura.

2. Svolta missionaria e nuove progettualità (1997-2010) 

Nel 1997 prese avvio una nuova stagione segnata dalla attuazione  dei principi pastorali dell’Oica-Rica.

Anche in Italia, infatti, la preoccupazione maggiore non è più la qualità di vita cristiana dei battezzati, quanto la trasmissione generazionale della fede. Per superare questa “sfida” si fece ricorso alla teologia della Iniziazione Cristiana (=IC) e alla pratica del Catecumenato antico che  viene presentato come riferimento per progetti e itinerari.

Attraverso questo nuovo dispositivo si vuole realizzare il passaggio dalla fase evangelizzatrice del post-concilio alla fase missionaria. Il termine “missionario” viene a significare una serie di scelte pastorali centrate sulla riproposizione coraggiosa della identità cattolica, sulla difesa della istituzione ecclesiale e della tradizione linguistica precedente, sull’utilizzo di nuove proposte comunicative e aggregative, sul recupero della  popolarità della fede e – recentemente – sull’uso dei new-media. 

Gli anni che vanno dal 1997 ad oggi sono segnati da 4 passaggi significativi: la fase della rilettura catecumenale della IC (1997-2003); la fase della nuova missionarietà o della comunicazione della fede (2001-2009); la fase del recupero della dimensione antropologica-esperienziale  come ascolto delle situazioni antropologicamente sensibili (2006-2009); la recente fase del ripensamento della comunicazione e trasmissione della fede in termini educativi (2010-).

Quasi come sintesi e rilancio del cammino la Commissione episcopale per la catechesi ha approvato, in occasione del 40° del DB, un nuovo documento di orientamenti per l’Annuncio e la Catechesi (CEI 2010). Nella prima parte consolida la scelta apologetica e non ermeneutica nel rapporto fede e cultura. Nella seconda sottolinea la necessità di una organizzazione catechistica “catecumenale” attenta alla comunicazione, alle sfide culturali e al recupero della comunità come soggetto ministeriale.

2.1. La ispirazione catecumenale dell’itinerario pastorale 

Il recupero della “ispirazione catecumenale” della pastorale era stato richiesto dai vescovi già nel 1978. Ma solo dopo il 1997 si realizzò una riflessione organica in tre documenti secondo le tre situazioni iniziatiche previste dal Rica-Oica. Molta influenza ebbe anche la riflessione pluriennale dei Catecumenati europei (GEC 1990) per la quale la IC si compie in  una organizzazione pastorale che recuperi il catecumenato antico.

Tale impostazione segue la linea quasi solo liturgica della teologia della IC propria dell’Oica che porta alla scelta di “imporre” una pedagogia pastorale dedotta dai rituali dai sacramenti, nonostante alcune sagge riflessioni già presenti negli anni ’80. Questa “confusione” tra IC (compito)  e modello catecumenale (metodo) è già riscontrabile nella Presentazione della Prima (e fondativa) Nota (CEI 1997).

2.2. Presenza dell’esperienza dell’iniziazione cristiana degli adulti 

La stesura della Prima Nota (1997) fu accompagnata da una abbondante riflessione centrata sulla definizione teologica della IC (Falsini 1987; Caspani 1999a; Bressan-Caspani 1999; UCN 2000).

Gli itinerari che sono stati realizzati si limitano alla ripresentazione del modello del catecumenato antico (Cavallotto 1995; Ruspi 1996; Caspani 1999b) applicato in senso diacronico e non sincronico e cioè come formale distribuzione temporale delle 4 tappe; i cammini si preoccupano prevalentemente della comunicazione della fides quae; il compito della integrazione e interiorizzazione spetta alla persona e non al percorso ecclesiale oppure equivale alla dimensione. Mostrano una insufficiente comprensione antropologico-culturale  dei “nuovi venuti”.

Le esperienze sono state centrate più sulla azione diretta degli uffici diocesani che sul coinvolgimento reale delle comunità locali. L’azione pastorale viene quasi sempre affidata alla catechesi (è ospitata nell’UCD). Le programmazioni non hanno coinvolto quasi mai la Caritas che anzi fu “esclusa” fin dalla prima riflessione.

2.3. Riforma dei percorsi tradizionali di iniziazione ed educazione alla fede dei bambini 

La scelta di una applicazione sequenziale dei passaggi catecumenali appare anche nella Seconda Nota (CEI 1999) e nella Guida per l’itinerario (Servizio Nazionale 2001) dedicata ai ragazzi che chiedono il battesimo in età scolare ma proposta come modello di rinnovamento per tutti i ragazzi.

I progetti in fase di sperimentazione (Cacciato 2009) mostrano alcuni punti positivi: la scelta catecumenale, il ruolo della famiglia e della comunità, la progressione che va dal battesimo alla Prima Eucaristia, l’integrazione tra catechesi e liturgia (Biemmi 2002; Fontana 2009/2010; Sciuto 2009). Cose tuttavia già richieste da DB e dalle “pagine della comunità” dei catechismi.

Il rinnovamento pur accompagnato da una riflessione pastorale e catechetica adeguata (CEI 2002; Caprioli 1999) non ha preso in considerazione nessun altro modello pastorale di IC.

Anche per questo non da risposta a questioni decisive (Meddi 2005; Ronzoni 2005; Montisci 2006/2007; Lorenzi 2011): a quale problema pastorale deve rispondere il futuro modello; quale è il ruolo della fede; quale modello di  rapporto tra persona e messaggio (Bresciani 2002); il ruolo della esperienza di apprendistato e il luogo più adatto per la sua realizzazione (Meddi-D’Angelo 2010); quali cambi reali della pastorale esige (Bressan 2004); come utilizzare il metodo del catecumenato in età infantile che non si riduca alla socializzazione religiosa. Si sarebbero potuti ipotizzare itinerari più legati alla dinamica evolutiva (Giusti 2003; Meddi 2005; Meddi-D’Angelo 2010).

Di fatto la Seconda Nota ha imposto un modello derivato dalla preoccupazione del riordino dei sacramenti.

2.4. Assunzione e lancio dello strumento della mistagogia 

La riflessione catechetica  sulla mistagogia è rimasta significativamente debole e limitata al solo momento di spiegazione dei sacramenti non come via per la stessa comprensione e esperienziale della vita cristiana. Si è invece sviluppata una consistente riflessione sulla identità e compiti della catechesi con gli adulti.

A partire dalla lunga elaborazione della prima edizione del catechismo degli adulti (1981) di impostazione battesimale e sapienziale (Franchini-Villani 1981), la riflessione si sviluppa in 4 filoni (Alberich-Binz  1995; Meddi  2002). La  semplice divulgazione teologica anche legata alla pubblicazione del CCC. La ricerca del linguaggio adatto al contesto (appartiene a questo gruppo anche la scelta dell’uso del testo biblico e della recente forma della Lectio). Il rapporto tra maturità della fede e rifondazione comunitaria della pastorale.  Il rapporto tra evoluzione della persona e integrazione della fede.

Va tenuta in conto, inoltre, l’esperienza dei movimenti che sottolineano le differenti spiritualità ovvero interpretazioni o figure di cristiano adulto. Non deve essere trascurata la recente “via della spiritualità” che esprime un itinerario che unisce la “guarigione” umana e spirituale del credente.

2.5. Diffusione del “primo annuncio” 

Le indicazioni dei documenti (CEI 2003; CEI 2005; CEI 2009)  vanno nella direzione di dare un motivo per “risvegliare il desiderio della fede” e ricostruire l’alfabeto cristiano (religioso?) della esistenza . Con la Nota dopo Verona (2007) esso viene trovato nella affermazione che la Risurrezione di Cristo è fondamento di speranza e orientamento per le situazioni vitali.

Tuttavia gli stessi  documenti, ma anche la riflessione teologica, mostrano diverse incertezze sulla definizione di PA che a volte coincide con evangelizzazione o NE, a volte con il kerigma,  a volte con la dimensione missionaria più ampia della chiesa. Non appare chiaro quale sia la lettura della pluralità degli annunci presenti nel NT; il rapporto tra kerigma pre-pasquale e post-pasquale; il ruolo della cultura nella presentazione del messaggio della fede e il valore delle situazioni o contesti.

L’antropologia è pensata quasi sempre come destinataria del messaggio. Manca forse una seria considerazione del contesto post-cristiano del PA e della questione NT di fondo:   quale cristologia privilegiare.

3. Punti nodali per una valutazione delle scelte 

In conclusione le caratteristiche della proposta catechistica della chiesa italiana possono essere riassunte come segue: 

1. L’evoluzione della “proposta catechetica ufficiale” in Italia può essere riassunta come passaggio dalla rievangelizzazione alla missione. Nel primo periodo si accentua l’introduzione delle nuove categorie teologiche conciliari attraverso un progetto catechistico centrato sulle età psico-sociali. Nella seconda fase si sottolinea il carattere apologetico, propositivo e iniziatico della fede attraverso il “modello catecumenale” antico. 

2. Le proposte nazionali pensano la catechesi e l’itinerario catechistico come azione ecclesiale a servizio della comunicazione del messaggio (fides quae) in un contesto comunitario (liturgico). Pensano l’atto catechistico come descrizione delle dimensioni o linguaggi della fede. Non prendono quindi in oggetto la crescita della risposta del catecumeno (fides qua). Anche nel “modello catecumenale” la dimensione antropologica viene invocata solo nell’aspetto metodologico. Questo nonostante la catechetica abbia più volte indicato altri possibili modelli di “itinerario”. 

3. L’intero progetto fatica a dialogare con i “rinnovamenti biblici e teologici”. In modo particolare i modelli cristologici ed ecclesiologici. Con il rischio di riferirsi al testo conciliare in modo selettivo, preconcetto e riduttivo. 

4. Progressivamente il progetto ha escluso il dialogo con la cultura che è definita “sfida” e non “via” della evangelizzazione. Nell’uso dei termini Missione e Nuova evangelizzazione non trova spazio la pratica ermeneutica della inculturazione e un vero rapporto tra Vangelo e Storia. Si utilizza una teologia della rivelazione autocentrata nella tradizione ecclesiale. 

5. Non affronta seriamente la problematica del rapporto tra fede pre-pasquale e fede post-pasquale per cui non risolve il rapporto tra Evangelizzazione e Sacramenti. Di fatto continua la tradizione missionaria di Trento per cui si evangelizza a partire dal Mistero Pasquale con il rischio di sviluppare nuovamente una religiosità formale.

 

Scheda bibliografica (solo i testi segnalati) 

Alberich-Binz 1995 = Alberich E.-Binz A., Forme e modelli di catechesi con gli adulti. Esperienze e riflessioni in prospettiva internazionale, Elledici, Torino  1995.

Biemmi 2002 = Biemmi E., Analisi critica di alcune esperienze in atto, in  Conferenza Episcopale Italiana - Commissione Episcopale per la dottrina Della fede, l'Annuncio e la Catechesi in collaborazione con la Commissione Episcopale per la Liturgia. La prassi ordinaria di iniziazione cristiana nodi problematici e ricerca di nuove vie. Seminario,  Quaderni della Segreteria Generale Cei, 2002, 6, 13, 65-78.

Braido 1962 = Braido P. (a cura), Educare. Sommario di scienze pedagogiche 1. Pedagogia e didattica, Pas-Verlag, Zürich  1962, 2 voll.

Braido 1964 = Braido P. (a cura), Educare. Sommario di scienze pedagogiche 3. Metodologia della catechesi, Pas-Verlag, Zürich  1964, 3 voll.

Bresciani 2002 = Bresciani C., Maturità umana, maturità nella fede e recezione del sacramento della cresima, in Aa. Vv.  (quaderni teologici  Del  Seminario di Brescia),  Iniziazione cristiana, Morcelliana, Brescia  2002, 177-198.

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Cacciato 2009 = Cacciato Insilla C., L'iniziazione cristiana in Italia dal Concilio Vaticano II ad oggi., Las, Roma  2009.

Caprioli 1999 = Caprioli A., Iniziazione cristiana in età scolare. Verso un modello "misto"?, in La Scuola Cattolica, 1999,127,1, 33-43.

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CEI 1973 =  Conferenza Episcopale Italiana , Evangelizzazione e Sacramenti, 1973, 12 luglio.

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CEI 2009 = Conferenza Episcopale Italiana - Commissione episcopale dottrina della fede, annuncio e catechesi, Lettera ai cercatori di Dio. CEI - Commissione episcopale dottrina della fede, annuncio e catechesi, [http://www.chiesacattolica.it/ucn/siti_di_uffici_e_servizi/ufficio_catechistico_nazionale/00007692_Anno_2009__Lettera_ai_cercatori_di_Dio.html]

CEI 2010 = Conferenza Episcopale Italiana - Commissione Episcopale per la dottrina della fede, l annuncio e la catechesi, Annuncio e Catechesi per la vita cristiana. Lettera alle comunità, ai presbiteri e ai catechisti nel quarantesimo del Documento di base Il rinnovamento della catechesi, 2010, 4 aprile, [http://www.chiesacattolica.it/cci_new_v3/allegati/11592/Lettera%2040%B0%20Documento%20Base.pdf]

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Falsini 1987 = Falsini R., L'iniziazione cristiana e i suoi sacramenti, O.R., Milano  1987.

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(Intervento al Colloquio internazionale “la catechesi e la sfida della Evangelizzazione oggi”.
Gazzada 20-22 ottobre 2011)

© Luciano Meddi
Facoltà di Missiologia della Pontificia Università Urbaniana

www.lucianomeddi.eu