Stampa
PDF

 

Gesù in mezzo alla folla

volge lo sguardo

su ciascuno

Domenica XIII del T.O. (B)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

 woman-with-an-issue-of-blood-howard-lyon

5,21-43 Gesù volge il suo sguardo su ciascuno di noi [1]

Gesù è sempre in mezzo alla gente…
Gesù è sempre in mezzo alla folla. Nel brano evangelico la parola “folla”» è ripetuta per ben tre volte. E non si tratta, di un ordinato “corteo di gente”, con le guardie che gli fanno la scorta, affinché la gente non lo toccasse: piuttosto è una folla che avvolge Gesù, che lo stringe. E lui è rimasto lì. E, anzi, ogni volta che Gesù usciva, c’era più folla. Forse, gli specialisti delle statistiche avrebbero potuto pubblicare: “Cala la popolarità del Rabbi Gesù”. Ma lui cercava un’altra cosa: cercava la gente. E la gente cercava lui: la gente aveva gli occhi fissi su di lui e lui aveva gli occhi fissi sulla gente.

 

… volge il suo sguardo su ciascuno, sulla donna malata…
Si potrebbe obbiettare: Gesù volgeva lo sguardo sulla gente, sulla moltitudine. E invece no, su ognuno. Perché proprio questa è la peculiarità dello sguardo di Gesù. Gesù non massifica la gente: Gesù guarda ognuno. La prova si trova, a più riprese, nei racconti evangelici. Nel vangelo, per esempio, si legge che Gesù chiese: “Chi mi ha toccato?” quando era in mezzo a quella gente, che lo stringeva. Sembra strano, tant’è che gli stessi discepoli gli dicevano: “Ma tu vedi la folla che si stringe intorno a te!”. Sconcertati, hanno pensato: “Ma questo, forse, non ha dormito bene. Forse si sbaglia”. E invece Gesù era sicuro: “Qualcuno mi ha toccato!”. Infatti, “in mezzo a quella folla Gesù si accorse di quella vecchietta che lo aveva toccato. E la guarì. C’era tanta gente, ma lui prestò attenzione proprio a lei, una signora, una vecchietta.

… su Giaro e sua figlia…
Il racconto evangelico continua con l’episodio di Giàiro, al quale dicono che la figlia è morta. Gesù lo rassicura: “Non temere! Soltanto abbi fede!”, così come in precedenza alla donna aveva detto: “La tua fede ti ha salvata!”. Anche in questa situazione Gesù si ritrova in mezzo alla folla, con tanta gente che piangeva, urlava nella veglia dei morti - all’epoca, infatti, era usanza “affittare” donne perché piangessero e urlassero lì, nella veglia. Per sentire il dolore...- e a loro Gesù dice: “Ma, state tranquilli. La bambina dorme”. Anche i presenti forse avranno pensato: “Ma questo non ha dormito bene!”, tant’è che “lo deridevano”. Ma Gesù entra e resuscita la bambina. La cosa che salta agli occhi, è che Gesù in quel trambusto, con le donne che urlavano e piangevano, si preoccupa di dire al papà e alla mamma: “Datele da mangiare!” È l’attenzione al “piccolo”, è lo sguardo di Gesù sul piccolo. Ma non aveva altre cose di cui preoccuparsi? No, di questo!.
In barba alle «statistiche che avrebbero potuto dire: “Continua il calo della popolarità del Rabbi Gesù”, il Signore predicava per ore e la gente lo ascoltava, lui parlava ad ognuno. E come sappiamo che parlava ad ognuno? Perché si è accorto che la bimba aveva fame e ha detto: “Datele da mangiare!”

… sulla vedova di Naim e il suo figlioletto, sul cieco di Gerico
Anche a Naim c’era la folla che lo seguiva. E Gesù vede che esce un corteo funebre: un ragazzo, figlio unico di madre vedova. Ancora una volta il Signore si accorge del “piccolo”. In mezzo a tanta gente va, ferma il corteo, resuscita il ragazzo e lo consegna alla mamma.
E ancora, a Gerico. Quando Gesù entra nella città, c’è la gente che grida: “Viva il Signore! Viva Gesù! Viva il Messia!”. C’è tanto chiasso... Anche un cieco si mette a gridare; e lui, Gesù, con tanto chiasso che c’era lì, sente il cieco. Il Signore si accorse del piccolo, del cieco.

… e su ciascuno di noi
Lo sguardo di Gesù va al grande e al piccolo. Guarda a noi tutti, ma guarda ognuno di noi. Guarda i nostri grandi problemi, le nostre grandi gioie; e guarda anche le cose piccole di noi, perché è vicino. Così ci guarda Gesù.

… e ci riempie di stupore
L’autore della lettera agli Ebrei suggerisce di correre con perseveranza, tenendo fisso lo sguardo su Gesù (12,1-4). Ma cosa ci succederà, a noi, se faremo questo; se avremo fisso lo sguardo su Gesù? Ci accadrà quanto è capitato alla gente dopo la resurrezione della bambina: “Essi furono presi da grande stupore”. Accade infatti che io vado, guardo Gesù, cammino davanti, fisso lo sguardo su Gesù e cosa trovo? Che lui ha fisso il suo sguardo su di me. E questo mi fa sentire grande stupore. È lo stupore dell’incontro con Gesù. Per sperimentarlo, però, non bisogna avere paura, come non ha avuto paura quella vecchietta di andare a toccare l’orlo del manto. Non abbiamo paura! Corriamo su questa strada, sempre fisso lo sguardo su Gesù. E avremo questa bella sorpresa: ci riempirà di stupore: lo stesso Gesù ha fisso il suo sguardo su di me.

5,21-43 Anche Dio piange [2]

I padri hanno un’unzione che viene dal figlio
Giàiro, uno dei capi della sinagoga al tempo di Gesù, che va a chiedere la salute per sua figlia (5,21-43) e Davide che soffre per la guerra che suo figlio gli stava facendo (2Sam 18,9-10.14.24-25.30: 19,1-4) ecco due vicende che mostrano come ogni padre ha un’unzione che viene dal figlio: non può capire se stesso senza il figlio.

Davide piange, perché è padre, padre addolorato
Nonostante il figlio Assalonne fosse diventato suo nemico, Davide aspettava notizie della guerra. Era seduto tra le due porte del palazzo e guardava. E sebbene tutti fossero sicuri che attendesse notizie di una bella vittoria, in realtà aspettava un’altra cosa: aspettava il figlio. Gli interessava il figlio. Era re, era a capo del Paese, ma soprattutto era padre. E così, quando è arrivata la notizia della fine del suo figlio, Davide fu scosso da un tremito, salì al piano di sopra della porta e pianse: “Figlio mio Assalonne! Figlio mio, figlio mio Assalonne! Fossi morto io invece di te, Assalonne, figlio mio, figlio mio!”.
Questo è il cuore di un padre, che non rinnega mai suo figlio, anche se è un brigante o un nemico, e piange per lui. Nella Bibbia, Davide pianga due volte per i figli: in questa circostanza e in quella in cui stava per morire il figlio dell’adulterio. Anche quella volta ha fatto digiuno e penitenza per salvare la vita del figlio, perché “era padre”.
C’è un altro elemento della scena: il silenzio. I soldati sono tornati dalla battaglia in città in silenzio, mentre quando Davide era giovane, al suo rientro in città dopo aver ucciso il Filisteo, tutte le donne erano uscite dalle case per lodarlo, in festa; perché così rientravano i soldati dopo una vittoria. Invece, in occasione della morte di Assalonne, la vittoria è stata nascosta, perché il re piangeva; infatti più che re e vincitore, Davide era soprattutto un padre addolorato.

Così pure Giairo
Era persona importante, che però davanti alla malattia della figlia non ha vergogna di gettarsi ai piedi di Gesù e di implorarlo: “La mia figlioletta sta morendo, vieni a imporle le mani perché sia salvata e viva!”. Quest’uomo non riflette sulle conseguenze del suo gesto. Non si ferma a pensare che se Cristo, invece di un profeta fosse uno stregone, rischierebbe una figuraccia. Essendo “padre” non pensa: rischia, si butta e chiede. E anche in questa scena, quando i protagonisti entrano in casa trovano pianti e grida. C’erano persone che urlavano forte perché era il loro lavoro: lavoravano così, andando a piangere nelle case dei defunti. Ma il loro non era il pianto di un padre.

Anche Dio piange…
Per entrambi la priorità sono i figli. E ciò fa pensare alla prima cosa che diciamo di Dio nel Credo: “Credo in Dio Padre”. Fa pensare alla paternità di Dio. Dio è così con noi. Qualcuno potrebbe osservare: “Ma padre, Dio non piange!”. Ma come no! Ricordiamo Gesù quando ha pianto guardando Gerusalemme: “Gerusalemme, Gerusalemme, quante volte ho voluto raccogliere i tuoi figli, come la gallina raduna i suoi pulcini sotto le ali”. Dunque Dio piange; Gesù ha pianto per noi. E in quel pianto c’è la rappresentazione del pianto del padre, che ci vuole tutti con sé nei momenti difficili.

… e risponde al pianto
Nella Bibbia ci sono almeno due momenti brutti in cui il padre risponde al pianto del figlio. Il primo è l’episodio di Isacco che viene condotto da Abramo sul morte per essere offerto in olocausto: egli si accorge che portavano il legno e il fuoco, ma non la pecorella per il sacrificio. Perciò aveva angoscia nel cuore. E cosa dice? “Padre”. E subito la risposta: “Eccomi figlio”. Il secondo è quello di Gesù nell’Orto degli Ulivi, con quell’angoscia nel cuore: “Padre, se è possibile allontana da me questo calice”. E gli angeli sono venuti a dargli forza. Così è il nostro Dio: è padre.

Il padre sa aspettare
Non solo: l’immagine di Davide che aspetta notizie seduto fra le due porte del palazzo fa venire in mente la parabola del capitolo 15 del vangelo di Luca, quella del padre che aspettava il figlio prodigo, andatosene con tutti i soldi, con tutta l’eredità. Come sappiamo che lo aspettava? Perché - è la riposta che ci danno le scritture – “lo ha visto da lontano”. E perché tutti i giorni saliva ad aspettare che il figlio tornasse. In quel padre misericordioso, infatti, c’è il nostro Dio, che è padre.

Due icone da meditare per poter dire a Dio nello Spirito: “Padre!”
Meditiamo su queste due “icone”: Davide che piange e il capo della sinagoga che si getta davanti a Gesù senza vergogna, senza timore di rendersi ridicolo, perché in gioco c’erano i loro figli. Rinnoviamo la professione di fede, dicendo “Credo in Dio Padre” e domandando allo Spirito Santo di insegnarci a dire “Abba, Padre”. Perché è una grazia poter dire a Dio con il cuore: “Padre!”.

5,21-43 Gesù principio di rinnovamento e di speranza [3]

Due racconti:
1. la risurrezione di una ragazzina di dodici anni…
Il Vangelo presenta il racconto della risurrezione di una ragazzina di dodici anni, figlia di uno dei capi della sinagoga, il quale si getta ai piedi di Gesù e lo supplica: «La mia figlioletta sta morendo; vieni a imporle le mani, perché sia salvata e viva» (Mc 5,23). In questa preghiera sentiamo la preoccupazione di ogni padre per la vita e per il bene dei suoi figli. Ma sentiamo anche la grande fede che quell’uomo ha in Gesù. E quando arriva la notizia che la fanciulla è morta, Gesù gli dice: «Non temere, soltanto abbi fede!» (v. 36). Dà coraggio questa parola di Gesù! E la dice anche a noi, tante volte: “Non temere, soltanto abbi fede!”. Entrato nella casa, il Signore manda via tutta la gente che piange e grida e si rivolge alla bambina morta, dicendo: «Fanciulla, io ti dico: alzati!» (v. 41). E subito la fanciulla si alzò e si mise a camminare. Qui si vede il potere assoluto di Gesù sulla morte, che per Lui è come un sonno dal quale ci può risvegliare.

2. la guarigione di una donna che da dodici anni soffriva di perdite di sangue…
All’interno di questo racconto, l’Evangelista inserisce un altro episodio: la guarigione di una donna che da dodici anni soffriva di perdite di sangue. A causa di questa malattia che, secondo la cultura del tempo, la rendeva “impura”, ella doveva evitare ogni contatto umano: poverina, era condannata ad una morte civile. Questa donna anonima, in mezzo alla folla che segue Gesù, dice tra sé: «Se riuscirò anche solo a toccare le sue vesti, sarò salvata» (v. 28). E così avviene: il bisogno di essere liberata la spinge ad osare e la fede “strappa”, per così dire, al Signore la guarigione. Chi crede “tocca” Gesù e attinge da Lui la Grazia che salva. La fede è questo: toccare Gesù e attingere da Lui la grazia che salva. Ci salva, ci salva la vita spirituale, ci salva da tanti problemi. Gesù se ne accorge e, in mezzo alla gente, cerca il volto di quella donna. Lei si fa avanti tremante e Lui le dice: «Figlia, la tua fede ti ha salvata» (v. 34). È la voce del Padre celeste che parla in Gesù: “Figlia, non sei maledetta, non sei esclusa, sei mia figlia!”. E ogni volta che Gesù si avvicina a noi, quando noi andiamo da Lui con la fede, sentiamo questo dal Padre: “Figlio, tu sei mio figlio, tu sei mia figlia! Tu sei guarito, tu sei guarita. Io perdono tutti, tutto. Io guarisco tutti e tutto”.

… che hanno un unico centro: la fede sul potere di Gesù di salvare…
Questi due episodi – una guarigione e una risurrezione – hanno un unico centro: la fede. Il messaggio è chiaro, e si può riassumere in una domanda: crediamo che Gesù ci può guarire e ci può risvegliare dalla morte? Tutto il Vangelo è scritto nella luce di questa fede: Gesù è risorto, ha vinto la morte, e per questa sua vittoria anche noi risorgeremo. Questa fede, che per i primi cristiani era sicura, può appannarsi e farsi incerta, al punto che alcuni confondono risurrezione con reincarnazione. La Parola di Dio di questa domenica ci invita a vivere nella certezza della risurrezione: Gesù è il Signore, Gesù ha potere sul male e sulla morte, e vuole portarci nella casa del Padre, dove regna la vita. E lì ci incontreremo tutti, tutti noi che siamo qui in piazza oggi, ci incontreremo nella casa del Padre, nella vita che Gesù ci darà.

… che opera sempre nella storia come principio di rinnovamento e di speranza
La Risurrezione di Cristo agisce nella storia come principio di rinnovamento e di speranza. Chiunque è disperato e stanco fino alla morte, se si affida a Gesù e al suo amore può ricominciare a vivere. Anche incominciare una nuova vita, cambiare vita è un modo di risorgere, di risuscitare. La fede è una forza di vita, dà pienezza alla nostra umanità; e chi crede in Cristo si deve riconoscere perché promuove la vita in ogni situazione, per far sperimentare a tutti, specialmente ai più deboli, l’amore di Dio che libera e salva.
Chiediamo al Signore, per intercessione della Vergine Maria, il dono di una fede forte e coraggiosa, che ci spinga ad essere diffusori di speranza e di vita tra i nostri fratelli.

5,25-35 Sentire il tocco timido dell’emorroissa [4]

Le opere di misericordia sono molto legate ai “sensi spirituali”. Pregando chiediamo la grazia di “sentire e gustare” il Vangelo in modo tale che ci renda sensibili per la vita. Mossi dallo Spirito, guidati da Gesù possiamo vedere già da lontano, con occhi di misericordia, chi giace a terra al bordo della strada, possiamo ascoltare le grida di Bartimeo, possiamo sentire come sente il Signore sul bordo del suo mantello il tocco timido ma deciso dell’emorroissa (Mc 5,25-35), possiamo chiedere la grazia di gustare con lui sulla croce il sapore amaro del fiele di tutti i crocifissi, per sentire così l’odore forte della miseria – in ospedali da campo, in treni e barconi pieni di gente –; quell’odore che l’olio della misericordia non copre, ma che ungendolo fa sì che si risvegli una speranza.

5,32 Gesù è sempre attento ad ogni invocazione di pietà [5]

Gesù si accorge delle invocazioni di pietà
La pietà di cui vogliamo parlare è una manifestazione della misericordia di Dio. È uno dei sette doni dello Spirito Santo che il Signore offre ai suoi discepoli per renderli “docili ad obbedire alle ispirazioni divine” (CCC 1830). Tante volte nei Vangeli è riportato il grido spontaneo che persone malate, indemoniate, povere o afflitte rivolgevano a Gesù: “Abbi pietà” (cfr Mc 10,47-48; Mt 15,22; 17,15). A tutti Gesù rispondeva con lo sguardo della misericordia e il conforto della sua presenza. In tali invocazioni di aiuto o richieste di pietà, ognuno esprimeva anche la sua fede in Gesù, chiamandolo “Maestro”, “Figlio di Davide” e “Signore”. Intuivano che in lui c’era qualcosa di straordinario, che li poteva aiutare ad uscire dalla condizione di tristezza in cui si trovavano. Percepivano in lui l’amore di Dio stesso. E anche se la folla si accalcava, Gesù si accorgeva di quelle invocazioni di pietà e si impietosiva, soprattutto quando vedeva persone sofferenti e ferite nella loro dignità, come nel caso dell’emorroissa (cfr Mc 5,32). Egli le chiamava ad avere fiducia in lui e nella sua Parola (cfr Gv 6,48-55). Per Gesù provare pietà equivale a condividere la tristezza di chi incontra, ma nello stesso tempo a operare in prima persona per trasformarla in gioia.

Anche noi chiamati ad avere gli stessi atteggiamenti di Gesù
Anche noi siamo chiamati a coltivare in noi atteggiamenti di pietà davanti a tante situazioni della vita, scuotendoci di dosso l’indifferenza che impedisce di riconoscere le esigenze dei fratelli che ci circondano e liberandoci dalla schiavitù del benessere materiale (cfr 1Tm 6,3-8).
Guardiamo l’esempio della Vergine Maria, che si prende cura di ciascuno dei suoi figli ed è per noi credenti l’icona della pietà. Dante Alighieri lo esprime nella preghiera alla Madonna posta al culmine del Paradiso: “In te misericordia, in te pietate, […] in te s’aduna quantunque in creatura è di bontate” (XXXIII, 19-21).

5,32-34, Il nostro Dio è vicino [6]

“Il nostro Dio si è fatto e si fa vicino…
“Quale grande nazione - leggiamo nel libro del Deuteronomio - ha gli dèi così vicini a sé, come il Signore, nostro Dio, è vicino a noi?” (Dt 4,7).
Il nostro Dio è un Dio che si avvicina. Un Dio che si fa vicino. Un Dio che ha cominciato a camminare col suo popolo e poi si è fatto uno del suo popolo in Gesù Cristo per farsi vicino. Non però con una vicinanza metafisica ma con quella vicinanza descritta da Luca quando va a curare la figlia di Giàiro, quando la folla spingeva fino a soffocarlo e una povera donna da dietro gli voleva toccare il lembo del mantello (cfr Mc 5,22 34). La vicinanza della folla che all'entrata di Gerico voleva far tacere il cieco che con grida voleva farsi sentire. La vicinanza che aveva dato coraggio a dieci lebbrosi per chiedere di essere purificati.
Gesù era lì in mezzo. Nessuno voleva perdersi quella vicinanza, incluso il piccoletto (Zaccheo) che era salito sul sicomoro per vederlo.

… e si prende cura di noi
Il nostro Dio è un Dio vicino. Ed è curioso: lui curava, faceva del bene. San Pietro lo dice chiaramente: “Passava facendo il bene e guarendo”. Gesù non faceva proselitismo: accompagnava. E le conversioni che otteneva erano esattamente per questo suo atteggiamento di accompagnare, insegnare, ascoltare, fino al punto che la sua condizione di non essere un proselitista lo porta a dire: “Se anche voi volete andarvene, andatevene adesso. Non perdete tempo”. “Tu hai parole di vita eterna, noi rimaniamo”. Il Dio vicino, vicino con la nostra carne. Il Dio dell'incontro, che esce all'incontro del suo popolo. Il Dio per usare una bella parola della diocesi di San Justo che pone il suo popolo in una posizione di incontro.
E con questa vicinanza, con questo camminare insieme, crea la cultura dell'incontro, che ci fa fratelli, ci fa figli e non soci di una ONG, o proseliti di una multinazionale. Vicinanza. È questa la proposta.

5,33 Avvicinarci a Gesù come l’emoroissa [7]

Gesù, il Kardiognostes (colui che conosce i cuori), ci parla da dentro, dalla nostra stessa carne, che ha voluto condividere con e per amore. Quando ascoltiamo i rimproveri e diamo li¬neamenti concreti al ravvedimento, ci aiuta anche la sin¬cerità. Anche noi, che tante volte abbiamo dubitato del Signore e al tempo stesso sappiamo che qualsiasi salvezza risiede in lui, dobbiamo avvicinarci come quella povera donna che insieme credeva e dubitava. Prendiamo la fede e il dubbio, la fragile fedeltà e il desiderio di essere migliori, e con affetto e dolcezza riviviamo quel mo¬mento: “E la donna, impaurita e tremante, sapendo ciò che le era accaduto, venne, gli si gettò davanti e gli disse tutta la verità” (Mc 5,33). Raccontiamogliela e guardiamo come ci ascolta. Dalla sua misericordia impareremo a nostra volta a essere misericordiosi (cfr Eb 5,2).

5.34 “La tua fede ti ha salvato. Va’ in pace” [8]

La pace si coltiva nella parresia e nella pazienza
In questa pace si coltivano il coraggio apostolico (parresia) e la pazienza apostolica (hypomoné). Vivere la pace infatti non significa mantenere la tranquillità. Qui non si tratta della pace facile, bensì di quella esigente, che non sopprime la fragilità e i difetti e ci permette di compiere la scelta e di trovare la volontà di Dio. Non è la pace del mondo (Gv 14,27), ma quella del Signore (Gv 16,33).

È dono da tramettere
Il nostro Dio è il Dio della pace (Rm 15,33), che ha voluto darla a noi pacificandoci in suo Figlio (Rm 5,1), affinché anche noi la trasmettessimo e fosse vincolo di unione per proteggere l’unità (Ef 4,3). Ci è stata annunciata ufficialmente, per tutti, la notte di Natale (Lc 2,14), e la sua eco giunge fino alla domenica delle Palme (Lc 19,38). Ci è stato chiesto di cercarla orientando i nostri passi verso di essa (Lc 1,79), perché siamo stati tutti chiamati a vivere in pace (1Cor 7,15), in quella pace che custodisce i nostri cuori e i nostri pensieri (Fil 4,7) e ci ispira a cercare la pace con tutti (Eb 12,14). Respingerla ci allontana dal timore di Dio (Rm 3,17) e rattrista il cuore di Cristo (Lc 19,42).

È una beatitudine
La pace è una beatitudine (Mt 5,9) e la cerchiamo perché, in essa e con essa, dobbiamo combattere per il regno. Il Signore ci ha avvertiti: è venuto a portare la guerra (Mt 10,34), a farci partecipare alla stessa guerra che egli combatte, avendo dato al Demonio un certo potere di togliere la pace dalla terra (Ap 6,4); ma infine egli, il Dio della pace, schiaccerà Satana (Rm 16,20).
In questa guerra contro il Maligno la pace consolida il nostro valore, non lascia che nulla ci intimorisca davanti agli avversari (Fil 1,28) e, soprattutto, definisce lo “stile di battaglia”, uno stile che nasce da quella pace, combatte in pace e coltiva la pace: “Ma se avete nel vostro cuore gelosia amara e spirito di contesa, non vantatevi e non dite menzogne contro la verità. Non è questa la sapienza che viene dall’alto: è terrestre, materiale, diabolica; perché dove c’è gelosia e spirito di contesa, c’è disordine e ogni sorta di cattive azioni. Invece la sapienza che viene dall’alto anzitutto è pura, poi pacifica, mite, arrendevole, piena di misericordia e di buoni frutti, imparziale e sincera. Per coloro che fanno opera di pace viene seminato nella pace un frutto di giustizia” (Gc 3,14-18).

È radicata nel conforto
Ci farà bene se, in queste meditazioni sui misteri della resurrezione del Signore, guardiamo a lui come al portatore della pace. Questo è il senso del “considerare il compito di consolatore che Cristo nostro Signore svolge, paragonandolo al modo con cui gli amici sono soliti consolare gli altri” (ES 224). La pace è radicata nel conforto: sa consolare soltanto chi prima si è lasciato consolare dal Signore stesso. E ci farà bene sentire lo sguardo benevolo e profondo del Signore mentre, conoscendo tutto, ci dice con tenerezza: “Va’ in pace, la tua fede ti ha salvato 2 (Mc 5,34; Lc 7,50; 8,48)

NOTE
[1] Meditazione, 31 gennaio 2017.
[2] Meditazione, 4 febbraio 2014.
[3] Angelus, 28 giugno 2015.
[4] Ritiro spirituale in occasione del Giubileo dei Sacerdoti. Terza meditazione, 2 giugno 2016.
[5] Misericordia come Impietosirsi, Udienza giubilare, 14 maggio 2016.
[6] Omelia nella Messa di chiusura dell'Incontro della Pastorale Urbana della regione di Buenos Aires, Buenos Aires, 2 settembre 2012, in Dio ci fa figli e fratelli e non membri di una ONG, J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Solo l’amore ci può salvare, Libreria Editrice Vaticana, Città del Vaticano 2013,98-92.
[7] Meditazioni sulla Prima settimana di Esercizi, in J.M. BERGOGLIO - FRANCESCO, Il desiderio allarga il cuore. Esercizi spirituali con il Papa, EMI, Bologna 2014, 76-77.
[8] La pace, in J. M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Nel cuore di ogni Padre. Alle radici della mia spiritualità, Introduzione di Antonio Spadaro, S.J., Rizzoli Milano 2014, 199-201; Il Signore, morte e resurrezione nostra, in PAPA FRANCESCO - J.M. BERGOGLIO, In lui solo la speranza. Esercizi spirituali ai vescovi spagnoli (15-22 gennaio 2006), Jaca Book (Milano) - LEV (Città del Vaticano) 2013.

Verso Panama 
XXXIV GMG
  

logo panama

Sinodo sui giovani 
Un osservatorio
Commenti. riflessioni, proposte  

logo-SINODO-GIOVANI-colori-295x300

Newsletter
Novembre 2018
NL-nov18

Newsletter NPG



Ricevi HTML?

invetrina2

Laboratorio
dei talenti 2.0
Una rubrica FOI

rubrica oratorio ridotta

No balconear 
Rubrica ispirata al/dal Papa
 

lostintranslation 1

Sulle spalle... 
dei giganti

giganti

Temi di PU 
(pastorale universitaria)

temi di PU

rubriche

 Il Vangelo
del giorno
(Monastero di Bose)

Lezionario 1

Storia "artistica"
della salvezza 

agnolo bronzino discesa di cristo al limbo 1552 dettaglio2

I cammini 
Una proposta-esperienza
per i giovani
e materiali utili

vie

Bellezza, arte 
e PG
(e lettere dal mondo)

arteepg

Etty Hillesum 
una spiritualità
per i giovani

 Etty

Semi di
spiritualità
Il senso nei frammenti

spighe

 

Società, giovani 
e ragazzi
Aspetti socio-psico-pedagogici  

ragazziegiovani

LIVE

Contattaci

Note di pastorale giovanile
via Marsala 42
00185 Roma

Telefono: 06 49 40 442

Fax: 06 44 63 614

Email

Il numero di NPG 
in corso
Dicembre 2018

400 dic 18

Il numero di NPG 
precedente
Novembre 2018

NPG novembre 2018

Post It

1. In stampa il numero di dicembre, con il dossier sulla SCUOLA e la Via Amerina come cammino proposto e "commentato"

2. Sul sito, il più completo RAPPORTO SUL SINODO esistente on line

3. In homepage materiali relativi alla prossima GMG di Panama

4. In homepage un denso articolo sull'Oratorio  e i suoi percorsi educativi

5. Abbiamo inserito nel sito tutta l'annata NPG del 2014. Ecco la ragione per cui tra gli "ultimi articoli inseriti" compaiono anche scritti di quell'anno

Le ANNATE di NPG 
1967-2019 

annateNPG

I DOSSIER di NPG 
(dall'ultimo ai primi) 
 

dossier

Le RUBRICHE NPG 
(in ordine alfabetico)
Alcune ancora da completare 
 

Rubriche

Gli AUTORI di NPG
ieri e oggi 

pennapennino

Gli EDITORIALI NPG 
1967-2019 

editorialeRIDOTTO

INDICI NPG
50 ANNI
 
Voci tematiche - Autori - Dossier

search

VOCI TEMATICHE 
di NPG
(in ordine alfabetico) 
 

dizionario

I LIBRI di NPG 
Giovani e ragazzi,
educazione, pastorale
 

libriNPG

I «QUADERNI» 
dell'animatore

quaderni

 

Alcuni PERCORSI 
educativo-pastorali in NPG
 

percorsi

I SEMPREVERDI 
I migliori DOSSIER di NPG 
 

vite N1

NOTE'S GRAFFITI 
Materiali di lavoro
con gruppi di ragazzi e adolescenti 
 

medium

Di animazione,
animatori
e altre questioni
NPG e «animazione culturale»

animatori

Sussidi e materiali 
x l'animatore in gruppo 
 

cassetta

webtvpic

SOCIAL AREA

 
socialareaok2 r1_c1_s1 socialareaok2 r1_c2_s1 socialareaok2 r1_c3_s1 socialareaok2 r1_c4_s1