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Giovanni:

dono di Dio

Natività di san Giovanni Battista - Anno B

a cura di Franco Galeone * 

Zaccaria

Giovanni: uno dono di Dio

1. I figli vengono alla luce come dono di Dio. Caduti da una stella nelle braccia della madre, portano con sé scintille d'infinito. Non nascono per caso, ma per profezia. Nel loro vecchio cuore i genitori Elisabetta e Zaccaria sentono che il piccolo appartiene ad una storia più grande, che i figli non sono nostri: appartengono a Dio, a se stessi, alla loro vocazione, al mondo. Il genitore è solo l'arco che scocca la freccia, per farla volare lontano. Giovanni, in ebraico significa: dono di Dio. Che diventerà mai questo bambino per la chiesa e per la società? Grande domanda da ripetere, con venerazione, davanti al mistero di ogni culla. Il vangelo ci suggerisce la risposta: dobbiamo diventare tutti una Voce (Mt 3,3) perché la Parola sarà un Altro, sarà Gesù (Gv 1,1). A noi basta essere voce, dono, precursore: il salvatore è un altro, è Gesù di Nazaret. Ha ragione il poeta, scrittore, pittore e filosofo Kahlil Gibran quando scrive ai genitori:

I vostri figli non sono i vostri figli.
Sono i figli e le figlie dell’ardore che la Vita ha per sé stessa.
Essi non vengono da voi, ma attraverso di voi,
e non vi appartengono benché viviate insieme.
Potete dar loro il vostro amore, ma non i vostri pensieri,
poiché essi hanno i propri pensieri.
Potete custodire i loro corpi, ma non le loro anime,
poiché abitano case future, che neppure in sogno potreste visitare.
Potete sforzarvi di essere simili a loro,
ma non cercate di rendere essi simili a voi,
poiché la vita procede e non si attarda su ieri.
Voi siete gli archi da cui i vostri figli come frecce vive,
sono scoccati lontano.
L’Arciere vede il bersaglio sul sentiero infinito
e con la forza vi tende,
affinché le sue frecce vadano rapide e lontane.
Fate che sia gioioso e lieto questo vostro essere piegati dalla mano dell’Arciere,
poiché, come ama il volo della freccia,
così Egli ama anche l’arco che è saldo.

Giovanni visse in regioni deserte

2. Giovanni Battista è l’unico santo del quale la Chiesa celebra la sua nascita. Con la venuta di Giovanni Battista si chiude una tappa nella storia delle tradizioni religiose e se ne apre un’altra: La Legge e i Profeti fino a Giovanni: da allora in poi viene annunciato il Regno di Dio (Lc 16,16; Mt 11,13). Con Giovanni si chiude la tappa segnata dalla legge, dal tempio, e si apre quella Regno, dello Spirito, che è vita per i poveri, per i malati e per i peccatori. Detto più chiaramente: Giovanni Battista annuncia che il fatto religioso si sposta. Il centro di questo fatto non sta più nel tempio e nella legge ma passa nella strada, nella vita buona. L’aspetto centrale non sarà più “il sacro”, ma “il profano”. Giovanni ha rappresentato un’innovazione importante nel suo tempo. Era figlio di un sacerdote (Zaccaria) e sua madre (Elisabetta) era della famiglia di Aronne (Lc 1,5). Ossia, Giovanni era di famiglia sacerdotale in senso pieno. La cosa più logica era che seguisse la professione del padre. Ma Giovanni non fece questo, divenne una voce nel deserto, luogo di pericolo e di emarginazione sociale, nel quale vivevano persone che non avevano una buona relazione con il tempio, come i monaci di Qumran. Giovanni opera uno spostamento decisivo: dalla legge e dal tempio al Regno e allo Spirito. Resta qualche differenza tra Giovanni e Gesù: il centro delle preoccupazioni di Giovanni è la conversione dei peccatori, mentre il centro delle preoccupazioni di Gesù è la salute dei malati e l’alimentazione (come convivialità) di tutti, specialmente dei poveri e degli esclusi sociali. La base di tutto sta nel fatto che Giovanni credeva in un Dio giustiziere e castigatore (Mt 3,12; Lc 3,17), mentre Gesù ha creduto sempre in un Padre assolutamente buono con tutti (Lc 15,11-32).

Volevano chiamarlo con il nome di suo padre Zaccaria

3. Quindi continua la tradizione: il figlio primogenito porta il nome del padre. È una maniera e si usava anche in Italia fino a qualche decennio fa, specialmente nel meridione, che il primogenito portasse il nome del padre perché questa è una maniera per perpetuare la propria discendenza: io sto andando verso la fine, ma il mio nome e quindi anche il mio sangue continua nel mio figlio e non finirà, perché poi mio figlio, al suo figlio primogenito metterà il mio e il suo nome e così via, è una catena, una maniera tradizionale per perpetuare il proprio nome. Sua madre però interviene, in maniera abbastanza decisa: No, si chiamerà Giovanni. È strano che una donna potesse prendere la parola e la reazione è quella tipica degli ambienti religiosi: Non c’è nessuno della tua parentela che si chiami con questo nome! Sapete, nel mondo, negli ambienti religiosi vige l’imperativo: si è sempre fatto così! Ogni novità viene vista con sospetto e come attentato alle proprie sicurezze. Le persone religiose scambiano per fede il proprio desiderio di sicurezza; allora se provate a proporre qualcosa di nuovo, una maniera nuova di esprimersi nella preghiera, una modalità nuova di vivere la propria fede, in un ambiente religioso sentirete la domanda: E perché? Si è sempre fatto così! Sono stati fatti tanti santi nel passato! Ogni novità viene vista con sospetto ed è esattamente la reazione dei vicini e dei parenti: E perché? Si è sempre fatto così! Ogni figlio ha portato il nome del padre. Cos’è questa novità? Ma che cosa succede? Non c’è più religione!

4. In quel medesimo istante gli si aprì la bocca... È il cambiamento di Zaccaria: da sacerdote diventa profeta. Finalmente lo Spirito Santo può far breccia: non era riuscito a trasformare il sacerdote del tempio. Quando Zaccaria da sacerdote diventa padre e quindi si apre alla vita e si apre al nuovo, lo Spirito Santo può agire con irruenza nella sua esistenza. Il sacerdote è diventato profeta, una cosa fino a quel momento impossibile! E qui abbiamo quell’inno che tutti conosciamo con il nome di Benedictus. L’esistenza del credente, di tutti coloro che hanno lo Spirito, è quella di essere profeti. L’indicazione fa riflettere: quando noi credenti, noi preti, smarriamo il riferimento alla Parola di Dio e alla vita, diventiamo afoni, insignificanti, non mandiamo più nessun messaggio a nessuno. Neppure il dubitare del vecchio sacerdote ferma l’azione di Dio. Qualcosa di grande e di consolante: i miei difetti, la mia poca fede non arrestano il fiume di Dio.
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano

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