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Risposta al

questionario sui giovani

Conferenza dei vescovi di Francia


«Questa generazione, con una grande sete di preghiera e di spiritualità, può essere probabilmente definita "mistica"». Così i vescovi francesi, nella loro Risposta al questionario del documento preparatorio per la XV Assemblea generale ordinaria del Sinodo dei vescovi su «I giovani, la fede e il discernimento vocazionale», pubblicata il 7 novembre 2017, descrivono in un'immagine i giovani francesi, sintetizzando i 110 contributi pervenuti da 69 diocesi, 18 comunità, 6 movimenti e 15 istituti scolastici cattolici.
Il quadro delineato dalla Conferenza episcopale francese offre alcune conferme e alcune sorprese. Alcuni tratti della generazione giovanile ripresentano caratteristiche incontrate anche nelle risposte di altri episcopati europei, come quello tedesco e quello spagnolo (cf. Regno-doc. 3,2018,123 e 134): l'attesa di una Chiesa che li ascolti, li accompagni, che sia trasparente e inclusiva e che li responsabilizzi. «In sintesi molti giovani esprimono una visione della Chiesa non istituzionale ma relazionale». Ma il contesto francese, pur caratterizzato da laicità e forte secolarizzazione, consente anche di costatare «una certa ripresa spirituale e religiosa nei giovani francesi», grazie anche a esperienze forti come Taizé e Lourdes e a movimenti come lo scoutismo.
Stampa (7.11.2017) da sito web wwwjeunes-vocations.catholique.fr. Nostra traduzione dal francese.


Prefazione. Elementi di metodo

Nel febbraio 2017, dopo la pubblicazione del documento preparatorio del Sinodo 2018, il Consiglio permanente della Conferenza dei vescovi di Francia ha incaricato il Consiglio per la pastorale dei bambini e dei giovani (CPEJ) - in collegamento con il Servizio nazionale per l'evangelizzazione dei giovani e per le vocazioni (SNEJV) - di redigere la sintesi delle risposte che saranno inviate a Roma nel quadro della preparazione del Sinodo dei vescovi dell'ottobre 2018 su «I giovani, la fede, e il discernimento vocazionale». Per elaborare una sintesi nazionale che tenesse ampiamente conto delle realtà locali, il CPEJ e il SNEJV hanno inviato a vescovi e responsabili della pastorale dei giovani e delle vocazioni di diocesi, movimenti e comunità la proposta di contribuire alla consultazione sinodale con le seguenti indicazioni relative alla pianificazione e alle modalità operative.
«- Ogni diocesi, movimento, istituto di vita consacrata o associazione di fedeli troverà i modi e i gruppi appropriati per la lettura del documento preparatorio e la preparazione delle risposte.
Vi invitiamo ovviamente ad associarvi i giovani della fascia di età corrispondente (16-29 anni). Si aiuteranno i responsabili della pastorale dei giovani e delle vocazioni ad apprendere questa dinamica sinodale con una giornata d'incontro e di formazione, il 9 marzo 2017, sul processo sinodale e sul documento preparatorio. [1]
- Le risposte al questionario dovranno essere inoltrate entro il 14 luglio 2017 al SNEJV all' indirizzo Questo indirizzo e-mail è protetto dallo spam bot. Abilita Javascript per vederlo. .
Si tratta di rispondere a tutte o ad alcune delle 15 domande del documento ("Leggere la situazione") e alle domande specifiche per l'Europa, redigendo tre pagine A4 al massimo, più da una a tre iniziative che hanno portato frutto nel campo della pastorale delle vocazioni (una pagina). L'inventario di queste esperienze costituirà un arricchimento di tutta la Conferenza dei vescovi di Francia dopo le riflessioni condivise all'assemblea plenaria del novembre 2016, di cui troverete la sintesi nel documento allegato. Il CPEJ preparerà la risposta alle domande che riguardano i dati nazionali (ossia la parte "Raccogliere i dati")».
Quest'estate l'équipe SNEJV ha compilato e trattato le 110 risposte ricevute: 69 provenienti da diocesi, 18 da comunità, 6 da movimenti e 15 dall'Insegnamento cattolico. [2] In tutto 450 pagine di contributi. Queste risposte sono state elaborate in vari modi: alcuni contributi sono frutto di ampie consultazioni con il coinvolgimento di giovani (attraverso questionari rivolti direttamente ai giovani, incontri fra vescovi e giovani, gruppi di scambio in occasione di raduni, stand con domande su avvenimenti...) e/o associando numerosi operatori nel campo della pastorale dei giovani e delle vocazioni; altri contributi sono stati elaborati da una persona o da alcune persone con responsabilità pastorale.
Il CPEJ insieme al SNEJV ha scelto di elaborare questa sintesi nazionale attraverso un lavoro in équipe di tipo sinodale. L'équipe formata da mons. Percerou e mons. Lacombe, suor Nathalie Becquart, p. Didier Noblot, p. Régis Peillon, Charles Calliens, Béatrice Lefèvre e Anne Thibout si è riunita per tre giorni in agosto a Moulins, dopo che ognuno di loro aveva letto tutti i contributi.
Per preparare e accompagnare questo lavoro, questa équipe ha fatto appello anche a due teologi. Arnaud Join-Lambert, specialista di sinodi, professore all'Università cattolica di Lovanio, è stato consultato sui metodi di trattamento di risposte alle consultazioni sinodali. Egli ha consigliato il metodo usato per il recente Concilio provinciale di Lille-Arras-Cambrai, che è stato adottato e adattato. [3] P Luc Forestier, ecclesiologo, dell'Institut catholique di Parigi, ha partecipato a una parte del seminario a Moulins per offrire uno sguardo dall'esterno e chiarimenti teologici.

1. Raccolta dei dati

Anzitutto occorre sottolineare la specificità della situazione francese, caratterizzata da un contesto di laicità e forte secolarizzazione. La legge vieta statistiche che mostrino, direttamente o indirettamente, l'appartenenza religiosa o l'origine «etnica» delle persone. Perciò per raccogliere questi dati siamo ricorsi anche a sondaggi.
– Al 1° gennaio 2017 il numero degli abitanti in Francia era di 66.990.826, di cui 32.455.859 uomini e 34.534.967 donne (secondo le statistiche INSEE).
– Il tasso di natalità della popolazione francese è di 11,7 per 1.000 abitanti e il numero medio di figli per donna è di 1,93. Nel 2016 vi sono state 785.000 nascite (INSEE).
In Francia risiedono 11 milioni di giovani fra 16 e 29 anni, ossia oltre il 16% della popolazione totale (INSEE).
– Si stima che il 75% dei francesi sia battezzato (fonte Annuario della Chiesa cattolica 2015), ma questa percentuale varia in base ai sondaggi e diminuisce rispetto alla Francia metropolitana. Un sondaggio Bayard-IPSOS effettuato nel 2016 indica che il 53,8% dei francesi afferma di essere cattolico, mentre secondo il sondaggio Pélerin-IFOP 2015 i battezzati rappresentano il 55% della popolazione francese, di cui il 4,5% praticanti regolari che vanno a messa almeno una volta al mese. E i cattolici impegnati che partecipano esplicitamente a un'attività ecclesiale rappresentano il 23,5% della popolazione. L'adesione cosciente alla Chiesa supera il fatto di partecipare alla messa.
Va notato che un altro sondaggio (Opinion Way per La Croix/SNEJV del giugno 2016) indica che il 53% degli appartenenti alla fascia di età 18-30 anni è legato a una religione contro il 34% nel 2008, e che il 42% di questi diciotto-trentenni afferma di essere cattolico. Si constata una certa ripresa spirituale e religiosa nei giovani francesi.
– Secondo le statistiche ufficiali relative al matrimonio civile, l'età media del primo matrimonio per gli uomini è fra 32 e 33 anni e per le donne fra 30 e 31 anni, e tende ad aumentare. E più alta se si tiene conto anche di coloro che hanno contratto un secondo e addirittura un terzo matrimonio.
– L'ingresso in seminario avviene in media attorno ai 25-26 anni. L'ultima inchiesta relativa al 2015-2016 mostra che l'età media dei seminaristi nel primo e secondo anno è di 26 anni. Fra loro, il 4 9 % è fra 21 e 25 anni, 1'8% al di sotto di 20 anni, il 6% al di sopra di 36 anni.
– Per l'ingresso nella vita consacrata non abbiamo statistiche precise, ma in base all'inchiesta Corref-Opinion Way del giugno 2015 fra i religiosi e le religiose professi di meno di 40 anni si può stimare l'età media dell'ingresso nella vita consacrata attorno a 30 anni.
– In Francia il 53,3°/o dei giovani tra i 15 e i 29 anni è sul mercato del lavoro (attivi secondo i criteri dell'Ufficio internazionale del lavoro): il 43,2°/o occupa un posto di lavoro; il 10,1 % è disoccupato, con un tasso di disoccupazione del 18,9%; il 14,7% sono NEET, ossia giovani non impegnati né in attività di studio, né di lavoro, né di formazione professionale (statistiche 2015, secondo lo studio DARES travail-emploi).
– Fra i 25 e i 29 anni, il tasso di NEET nel 2016 è di 19,2%. Circa 100.000 giovani escono ogni anno dal sistema scolastico senza diploma, senza formazione e senza qualificazione (Ministero dell'educazione nazionale, novembre 2016). Nel 2013 il Consiglio di analisi economica ha contato in Francia circa 1,9 milioni di giovani NEET, di cui 900.000 senza alcun diploma. Essi rappresentano il 17% della fascia di età 15-29 anni (fonte APPRENTIS D'AUTEUIL, Prendre le parti des jeunes, Les Editions de l'Atelier, Ivry-sur-Seine 2017).
– Il tasso di disoccupazione dei non diplomati, da uno a quattro anni dopo la cessazione dei loro studi, raggiunge il 51,4%, mentre fra i diplomati è dell'11,6% (INSEE, inchiesta occupazione 2015). Nei dipartimenti d'oltremare quasi un giovane attivo su due nella fascia di età 20-29 è in cerca di occupazione (Commissariato generale all'uguaglianza dei territori, novembre 2015).

2. Leggere la situazione

A) GIOVANI, CHIESA E SOCIETÀ

1. In che modo si percepisce la realtà dei giovani?
Tutti i contributi sottolineano esplicitamente o implicitamente l'importanza di dedicare tempo all'ascolto dei giovani, collocando in primo piano l'importanza degli atteggiamenti richiesti: presenza, gratuità, ascolto, disponibilità, fiducia, coerenza, dialogo, incontro, condivisione, rispetto della loro libertà... Si sottolinea anche la reale diversità dei giovani e delle loro realtà, e quindi la sfida di ascoltarli e incontrarli in modi diversi. Le risposte sembrano mostrare una certa abitudine all'ascolto diretto dei giovani attraverso un contatto diretto e regolare, in un quadro informale o formale, anche con un'attenzione particolare all'ascolto delle loro sofferenze e difficoltà... Ma alcuni affermano anche che il loro ascolto dei giovani è mediato dalle reti sociali, dai luoghi di riflessione e di analisi che creano una distanza (articoli, studi, inchieste...).
Più precisamente, i modi e i mezzi di ascolto che ricorrono più spesso sono:
1) l'osservazione (dei loro codici e linguaggi, dei loro comportamenti e centri di interesse...) e la scoperta-immersione nel loro mondo (musica, video, film, abitudini...) attraverso una presenza nei luoghi in cui si ritrovano e la condivisione della loro vita quotidiana;
2) l'incontro e il dialogo informale, specialmente attraverso momenti di convivialità, pasti, svago e attraverso il dialogo in famiglia;
3) gli avvenimenti e gli incontri organizzati nelle cappellanie, nei movimenti, nelle comunità: dibattiti, scambi su temi, rilettura dei tempi forti...
Del resto solo un movimento, gli Scout e guide di Francia, menziona un ascolto che passa anche attraverso la scelta di dare ai giovani il diritto di voto negli organismi decisionali.

2. Quali sono le sfide principali e quali le opportunità più significative per i giovani del vostro paese/ dei vostri paesi oggi?
Globalmente i contributi menzionano anzitutto le numerose sfide poste ai giovani nella società attuale, una società mutevole in rapida evoluzione, secolarizzata e plurale, una società particolarmente complessa che genera inquietudine e insicurezza.
Si sottolineano alcune opportunità, ma in misura molto minore rispetto alle sfide. Questa società globalizzata suscita in giovani sempre più mobili una curiosità e un grande apertura al mondo, desiderio di viaggiare, capacità d'innovazione e di creatività, sete di avventura e d'impegno, ma anche una domanda di senso e in molti una vera ricerca spirituale. Alcuni evidenziano come opportunità anche l'aspirazione a una vita più semplice e più autentica, la generosità e il coraggio, la libertà di scegliere la propria religione e una grande esigenza... Infatti se la situazione attuale produce sfide comuni a tutti i giovani, genera anche sfide specifiche per i giovani cristiani, minoritari in una società caratterizzata dalla laicità e da una forte secolarizzazione.
In questo mondo plurale e frammentato – con una grande libertà e una grande pluralità di scelte e di modelli possibili che generano una mancanza o una molteplicità di punti di riferimento – i contributi evidenziano in modo massiccio la sfida di costruire la propria identità, di fare delle scelte, di conoscersi e unificare la propria vita. E sottolineano anche l'esistenza di una forte pressione sugli studi e sulla riuscita scolastica da parte di un sistema educativo francese ansiogeno e di un contesto socio-economico che genera disoccupazione e difficoltà di inserimento. Di colpo, compare come una grande sfida la questione dell'orientamento, del percorso di studio, del lavoro... che si può sintetizzare come «la sfida di trovare il proprio posto nella società». D'altra parte la nostra società dei consumi e della comunicazione, dell'iperconnessione e del divertimento genera isolamento e solitudine e pone come grandi sfide, spesso menzionate nei contributi, l'interiorità e la relazione, la perseveranza e l'impegno duraturo, ma anche, come altrettante opportunità, la sfida della ricerca di senso e del vivere insieme, particolarmente desiderati dai giovani.
Per i giovani credenti, costruire e affermare la loro fede cristiana in un mondo multiculturale e multireligioso resta una grande sfida. E alcuni contributi sottolineano anzitutto questo punto: la sfida di vivere la propria fede in una società laica, la sfida di sviluppare una vita spirituale in un contesto che non la sostiene.
Riguardo alle sfide poste dal mondo, ciò che emerge anzitutto è la sfida dell'ecologia e dell'ambiente, a cui i giovani sono particolarmente sensibili, ma anche la sfida della povertà e, infine, della pace, sfide che alcuni possono vedere anche come opportunità in una Chiesa attenta a queste realtà e impegnata in questi campi. Notare che nei contributi si parla relativamente poco della sfida posta dalla realtà interreligiosa, dall'islam oggi massicciamente presente nella società francese e nei suoi media.
In definitiva ritorna molto spesso la sfida (o la questione) dell'identità e della costruzione di sé stessi nelle sue diverse dimensioni (affettive, sessuali, culturali, religiose...) con, in modo soggiacente, la questione della felicità (realizzare la propria vita) e la sfida del radicamento nel paradigma attuale caratterizzato per molti giovani da mobilità, instabilità, persino fragilità (specialmente familiare).
«La questione dell'identità, umana e cristiana, ci sembra la più importante a causa di una società complessa».

3. Quali tipi e luoghi di aggregazione giovanile, istituzionali e non, hanno maggiore successo in ambito ecclesiale e perché?
I grandi raduni e i pellegrinaggi sono le proposte che hanno più successo fra i giovani. Le Giornate mondiali della gioventù e i raduni a Taizé (senza dimenticare per alcuni giovani i pellegrinaggi a Lourdes o in altri importanti luoghi di pellegrinaggio) ritmano molti servizi diocesani della pastorale dei giovani in Francia.
La pastorale ordinaria invece viene vissuta maggiormente nelle cappellanie, nelle scuole cattoliche e soprattutto nello scoutismo (citato in tutti i contributi), che è ben radicato in tutto il territorio nazionale e caratterizzato da un grande dinamismo. Al contrario, i movimenti di Azione cattolica per categorie sembrano far sempre meno parte del paesaggio ecclesiale.
In parrocchia il servizio liturgico (servizio all'altare, animazione musicale) permette a molti giovani di coinvolgersi nelle celebrazioni, anche se si notano approcci molto diversi e contrastati, specialmente riguardo al posto delle bambine – una questione oggi dibattuta riguardo al servizio all'altare, che ritorna abbastanza spesso nei contributi –. La musica occupa un posto notevole nella vita dei giovani ed è una porta d'ingresso pastorale che si sviluppa sempre più (gruppi della lode, corali...). La ricerca della bellezza nelle liturgie spiega anche il successo che hanno presso i giovani le parrocchie affidate a giovani o ad alcune comunità nuove, che provengano dal movimento carismatico o da correnti più tradizionali.
Anche le attività caritative sono luoghi nei quali si ritrovano i giovani, che sia presso i più poveri (senza fissa dimora, Caritas young), presso i malati (ospedali), oppure periodi di servizio presso monasteri. I giovani amano e cercano la fraternità, la convivenza e la vita comunitaria: perciò le coabitazioni di studenti e giovani professionisti all'interno di un quadro ecclesiale incontrano un certo successo, specialmente nei grandi agglomerati urbani dove la questione dell'alloggio è pregnante.
Infine suscitano un certo entusiasmo le proposte che uniscono spiritualità e sport. Lo stesso dicasi delle proposte di «Pélés VTT» (pellegrinaggio in mountain bike, ndr) che si moltiplicano nelle diocesi e della riorganizzazione degli oratori sul territorio.
«Le proposte più vivaci riguardano la dimensione fraterna, il tener conto della dimensione integrale della persona, le possibilità di progredire (processi di crescita personale). I giovani hanno bisogno di essere attori e decidere in merito ai loro progetti, in collegamento con i preti e le équipe pastorali».

4. Quali tipi e luoghi di aggregazione giovanile, istituzionalizzati e non, hanno maggiore successo fuori dall'ambito ecclesiale, e perché?
Le pratiche sportive e musicali sono molto apprezzate dai giovani. I loro idoli di riferimento sono spesso campioni sportivi o cantanti. Musica e sport sono luoghi di convivialità, di unità e di comunione che permettono di condividere passioni comuni. Lo sport invita a impregnarsi di valori umani quali il rispetto, l'altruismo, la coesione. In forma più generale, tutte le attività ludiche e valorizzanti riscuotono un certo successo presso i giovani. Molti studenti nei loro campus entrano in associazioni di tipo Bureau des étudiants (Ufficio degli studenti) o di altro tipo, in cui possono liberamente elaborare progetti, fare incontri, sviluppare i loro talenti e trovare riconoscimento.
Anche le attività umanitarie e solidali, sia nel loro ambiente di vita sia nel quadro di un volontariato internazionale, affascinano sicuramente i giovani. Esse rispondono al loro bisogno di far parte di un progetto trascendente, al loro gusto della sfida, al loro desiderio di trovare un senso a ciò che vivono, di vivere l'avventura.
In modo più informale, i giovani sono attratti dai luoghi di festa, di divertimento, di sensazione forte, di novità, come i festival, i concerti, i bar, nei quali possono sperimentare l'emozione, l'intensità, la soddisfazione immediata, la fusione in una comunità anche se effimera.
Infine la famiglia e gli amici restano un quadro privilegiato nel quale i giovani amano ritrovarsi e possono dedicarsi specialmente ad attività gratuite e senza impegno.

5. Che cosa chiedono concretamente i giovani del vostro paese alla Chiesa oggi?
Anzitutto molti contributi evidenziano che la grande maggioranza dei giovani che sono lontani dalla Chiesa non si aspettano nulla da essa.
Coloro che esprimono delle aspettative nei riguardi della Chiesa, che siano impegnati o poco praticanti, sottolineano anzitutto in modo forte e ricorrente l'aspettativa di una Chiesa esemplare, vera, credibile, coerente, irreprensibile... In particolare ci si aspetta che il prete sia una persona disponibile e vicina. D'altra parte dalla Chiesa i giovani si attendono anche che offra un messaggio di speranza (specialmente per i non credenti).
«Ciò che i giovani chiedono alla Chiesa è anzitutto che essa sia vera e abbia un linguaggio chiaro che parli a loro, che sia in collegamento con ciò che essi vivono».
Per i giovani che conoscono la Chiesa e vi sono coinvolti, le aspettative sono numerose e varie. Possono essere così raggruppate:
– una Chiesa in movimento, aperta, viva, moderna, dinamica e reattiva; una Chiesa che cammina con il suo tempo, che si apre al mondo e ai nuovi stili di vita; una Chiesa che permette e promuove il dibattito. Si menzionano in modo ricorrente ilposto delle donne (specialmente nelle celebrazioni), l'accoglienza dei divorziati risposati e delle persone omosessuali, il matrimonio dei preti... Alcuni menzionano anche il desiderio di una Chiesa meno clericale, meno gerarchica e più orizzontale. Ma anche aspettative riguardo a liturgie più vive e festose, con omelie che parlino maggiormente ai giovani...
– Una Chiesa che illumina, guida, sostiene, pacifica, rassicura, dà punti di riferimento... E che propone specialmente punti di riferimento per crescere, costruirsi, progredire nella fede, ma anche un accompagnamento personalizzato; una Chiesa che sostiene, specialmente nei momenti difficili (prove, lutti...). «Che mi aiuti a scoprire me stesso, a orientarmi...».
– Una Chiesa vicina, accessibile, benevola, che accoglie le persone e le ascolta così come sono, senza giudicare. Qui si sottolinea un'aspettativa di riflessione sull'umano, sulla vita, sull'amore, un discorso concreto che raggiunga ognuno nella sua vita reale. A volte si sottolineano anche aspettative di punti di riferimento e di accompagnamento riguardo all'affettività e alla sessualità (questioni e realtà particolarmente pregnanti nei giovani di oggi).
– Una Chiesa visibile, senza complessi, che comunica maggiormente (specialmente attraverso il digitale) e in modo più audace; una Chiesa che osa avere una parola forte e chiara, specialmente sulle questioni relative alla società.
– Una Chiesa che offre convivenza, incontro, fraternità, specialmente attraverso grandi raduni, progetti mobilizzanti; una Chiesa famiglia. Ma anche una Chiesa che nutre la vita interiore e spirituale, forma e sostiene la preghiera, aiuta a leggere la Bibbia... Questa generazione, con una grande sete di preghiera e di spiritualità, può essere probabilmente definita «mistica».
– Una Chiesa che accorda il loro posto ai giovani, dà loro fiducia, li incoraggia. I giovani hanno bisogno di essere riconosciuti, considerati, valorizzati.
In sintesi molti giovani esprimono una visione della Chiesa non istituzionale ma relazionale. Sognano una Chiesa evangelica, semplice e gioiosa, a immagine di papa Francesco. Ma si percepiscono anche accenti diversi – persino divergenze fra tipi diversi di giovani cattolici –, con alcuni che collocano maggiormente in primo piano la richiesta d'insegnamento e di formazione, l'aspettativa di una Chiesa faro con un'identità chiara e forte.
«Che la Chiesa sia attraente e gioiosa e al tempo stesso fedele al messaggio del Vangelo e fiera delle sue richieste. Aspettativa di rilettura della vita e di accompagnamento spirituale. I giovani contano sulla Chiesa per condurli verso i più fragili».

6. Nel vostro paese/nei vostri paesi quali spazi di partecipazione hanno i giovani nella vita della comunità ecclesiale?
Gli spazi di partecipazione dei giovani alla vita della comunità ecclesiale sono molteplici e diversi: quando è possibile – poiché molti hanno segnalato nelle domande precedenti quanto i giovani amerebbero partecipare maggiormente all'animazione delle messe, ma che a volte la cosa è difficile nelle parrocchie – la liturgia viene indicata come un importante luogo di partecipazione alla vita ecclesiale. Specialmente attraverso l'animazione musicale e liturgica delle celebrazioni domenicali e attraverso il servizio all'altare. Si menzionano anche la preparazione e la celebrazione dei sacramenti.
Del resto si può notare che, nei questionari rivolti direttamente ai giovani, molti rilevano come esperienza ecclesiale caratterizzante la loro esperienza dei sacramenti dell'iniziazione o la loro partecipazione ad altri sacramenti (eucaristia, matrimoni, battesimi...). Infine si indica come un vettore che favorisce la partecipazione tutto ciò che permette di accordare responsabilità ai giovani, specialmente attraverso l'animazione dei più giovani nella catechesi, la cappellania, i movimenti che consentono loro di essere attori e testimoni della fede presso altri.
Si citano anche i gruppi della preghiera, del canto e della musica e ciò che è già emerso nella domanda 3: scoutismo, cappellania, movimenti, pellegrinaggi e raduni (grandi raduni locali, nazionali e internazionali, specialmente le Giornate mondiali della gioventù). Infatti questi luoghi permettono in modo particolare ai giovani di partecipare alla vita della comunità ecclesiale. Invece molti sottolineano la loro difficoltà come giovani a partecipare agli organi decisionali, in particolare nelle parrocchie dove, nella maggior parte dei casi (tranne che in alcune parrocchie situate per lo più nelle grandi città), i giovani dicono di sentirsi poco accolti, ascoltati e integrati. E spunta spesso la richiesta di fare loro più spazio, di permettere loro di coinvolgersi maggiormente e di partecipare alle decisioni accordando loro una vera fiducia.

7. Come e dove riuscite a incontrare i giovani che non frequentano i vostri ambienti ecclesiali?
Le occasioni per incontrare i giovani che non frequentano gli ambienti ecclesiali sono molteplici e vissute nel quotidiano, Nella visita alle loro famiglie e ai loro amici, nei trasporti, nella loro presenza sui social network, nella loro partecipazione ad attività non ecclesiali (avvenimenti della comunità civile, adesione ad associazioni civili), i pastori possono incontrare i giovani in tutta la loro diversità. Anche le prigioni, gli ospedali e i quartieri sono luoghi di missione che la Chiesa raggiunge e dove i giovani sono numerosi. Nei momenti delle prove della vita e specialmente in occasione di funerali di studenti, i pastori sono sollecitati e indotti a incontrare molti giovani che non frequentano abitualmente gli ambienti ecclesiali.
Oggi le scuole cattoliche accolgono molti giovani che sono lontani dalla Chiesa e con i quali gli operatori pastorali cercano di entrare in contatto.
Alcune proposte pastorali, come i «Pélés VTT» o i percorsi Alpha Campus, sono concepite per i giovani lontani dalla Chiesa. Il ruolo dei giovani cattolici che attirano altri giovani al di fuori degli ambienti ecclesiali è essenziale per il successo di queste proposte. In realtà si constata un grande zelo missionario in molti giovani cattolici che hanno a cuore l'annuncio del Vangelo agli altri e inventano con passione e creatività molte forme di evangelizzazione. Peraltro alcune strutture ecclesiali hanno fatto la scelta di accogliere al loro interno giovani in servizio civile che generalmente non hanno alcun legame con la Chiesa e attraverso questo impegno la scoprono con gioia. Infine anche le pratiche di evangelizzazione di strada, che si vanno sviluppando specialmente nelle comunità urbane, permettono d'incontrare giovani che non frequentano gli ambienti ecclesiali.
Occorre tuttavia sottolineare che, nella realtà, molti operatori e luoghi pastorali fanno fatica a raggiungere e incontrare veramente i giovani dai quali la Chiesa è lontana.

B) LA PASTORALE GIOVANILE VOCAZIONALE

Anzitutto ci sembra importante sottolineare che molti contributi hanno scelto di evitare o ignorare questi temi. Alcune diocesi, alcune comunità e alcuni movimenti sottolineano che il contesto attuale sembra poco favorevole a porre domande sulla vocazione: zapping, paura dell'impegno, timore del fallimento. Nella dinamica della preparazione a questo Sinodo, le pastorali dei giovani si rendono conto di essere in genere poco vocazionali. Al tempo stesso nelle risposte sembra che il termine vocazione sia spesso ridotto unicamente alla vocazione al ministero presbiterale o alla vita consacrata, restringendo il significato ampio che gli viene attribuito nel documento preparatorio.

8. Qual è il coinvolgimento delle famiglie e delle comunità nel discernimento vocazionale dei giovani?
Riguardo al discernimento vocazionale dei giovani, le famiglie dimostrano una certa diffidenza verso la vita consacrata e presbiterale, fino a temere questa scelta di vita da parte del figlio o della figlia. Tale questione resta tabù e può essere nascosta dalla battuta o dall'ignoranza. La chiamata alla vita consacrata e presbiterale fa paura; a volte il termine vocazione – spesso accolto con connotazioni negative – è sinonimo di reclusione, reclutamento o intruppamento.
La preoccupazione delle famiglie per i loro figli dà la precedenza alla riuscita scolastica e professionale e non allarga la questione dell'orientamento a quella della vocazione.
Del resto i contributi attestano una non conoscenza della vita consacrata e delle diverse comunità, come anche testimoniano un'immagine della vita dei preti degradata da alcuni, sublimata da altri. Questo testimonia un impegno cristiano delle famiglie a due velocità. Il risveglio vocazionale in seno alle famiglie sembra dipendere ampiamente dal loro radicamento ecclesiale. Le famiglie praticanti sono viste come i luoghi di risveglio e chiamata, anche se possono essere sconcertate davanti all'annuncio di una vocazione.

9. Quali sono i contributi alla formazione al discernimento vocazionale da parte di scuole e università o di altre istituzioni formative (civili o ecclesiali)?
La realtà della laicità in Francia fa sì che le scuole statali non affrontino mai la questione del discernimento delle vocazioni. In questo paesaggio, anche le scuole cattoliche contribuiscono poco, tuttavia le poche iniziative proposte in questo o quell'istituto sono apprezzate e pertinenti. Quando hanno luogo, queste proposte pastorali – conferenze, testimonianze, momenti di cultura cristiana e di catechesi, scambi fra studenti e con il personale della comunità educativa – offrono dei tempi propizi al risveglio vocazionale. In questo caso, le scuole cattoliche possono essere per i giovani dei luoghi di rilettura e di approfondimento della fede.
La scuola cattolica può essere anche un luogo di formazione alla conoscenza di sé e all'interiorità e proporre un accompagnamento nei momenti di crisi (morte di uno studente, passaggi da una classe a un'altra...). Notare che la presenza di preti è attesa nelle scuole e la loro assenza ostacola il risveglio vocazionale. Dalle risposte si percepisce che la scuola cattolica e l'insegnamento cattolicoin Francia potrebbero accompagnare maggiormente gli studenti dalla prospettiva ampia della vocazione, articolandola con la questione dell'orientamento.

10. In che modo tenete conto del cambiamento culturale determinato dallo sviluppo del mondo digitale?
Il cambiamento culturale legato allo sviluppo del digitale fa veramente parte della vita quotidiana dei giovani. Se ne comprendono più o meno le sfide (algoritmi a effetto bolla, sfruttamento dei dati, pornografia...). Tutti gli operatori della pastorale dei giovani delle diocesi, delle comunità e dei movimenti hanno compreso l'importanza di questa realtà e hanno cominciato a integrare nel loro progetto pastorale gli strumenti digitali. Notano la sfida di proseguire l'adattamento degli approcci pastorali e degli strumenti educativi alle modalità digitali, pur sottolineando spesso anche i loro interrogativi e le loro difficoltà a spingersi oltre. Infatti i contributi sottolineano un dilemma fra l'uso dei social network e gli eccessi che possono derivarne. I genitori e alcuni accompagnatori non comprendono questo mondo e ne hanno molta paura, esprimendo al riguardo un bisogno di formazione. Gli stessi giovani percepiscono l'iperconnessione come portatrice di opportunità, ma temono un'accelerazione e una sconnessione dall'instante presente.
Va notato che l'anno della vita consacrata, nel 2015, ha permesso a molte congregazioni religiose di essere più presenti sulla rete, di rinnovare il loro siti Internet e di introdurre una dimensione vocazionale sui social network.

11. In quale modo le Giornate mondiali della gioventù e altri eventi nazionali o internazionali riescono a entrare nella pratica pastorale ordinaria?
Le Giornate mondiali della gioventù, ma anche Lourdes, Taizé e altri grandi raduni, vengono quasi sempre citati come momenti importanti della pastorale dei giovani delle diocesi, delle comunità e dei movimenti. Essi permettono di creare una dinamica a lungo termine, ma per questo occorre porre l'accento sulla partecipazione dei giovani nella preparazione e nell'integrazione nel progetto pastorale globale.
La creazione di una dinamica progettuale con la sua dimensione di avventura dà respiro al progetto e assolve un ruolo catalizzatore per i giovani studenti, diventando fonte d'impegno. Questi momenti sono spesso occasioni d'incontri vocazionali apprezzati e fruttuosi. Ma in alcune diocesi scarsamente popolate, le Giornate mondiali della gioventù riuniscono troppo pochi giovani per avere un impatto duraturo sulla pastorale giovanile.

12. In che modo nelle vostre diocesi si progettano esperienze e cammini di pastorale giovanile vocazionale?
La proposta di un percorso di discernimento vocazionale è nuovamente oggetto di riflessione in alcune diocesi e in molti luoghi questa pastorale è in via di rielaborazione.
Vi sono poche iniziative, tra le quali annotiamo: serate sul tema della vocazione (matrimonio, vita consacrata), esposizioni, conferenze, testimonianze, week-end monastici, laboratori «vocazione» a Taizé, gruppi di condivisione, ritiri, accompagnamento personale, preghiera. La presenza di giovani a un'ordinazione, a una professione religiosa, a un matrimonio è un'occasione per scoprire delle vocazioni e avviare delle conversazioni. Esistono dei percorsi di formazione-scoperta in vista del ministero presbiterale, ma parecchi chiedono percorsi d'iniziazione e di scoperta della vita consacrata. Alcuni vescovi propongono una lettera sul tema della vocazione, altri degli incontri diocesani ai quali invitano i giovani, ma sottolineano che pochi rispondono. Nella pedagogia dello scoutismo, le tappe di avanzamento nel clan sono dei veri percorsi di discernimento vocazionale, come anche il programma del servizio civile, della cooperazione, del volontariato o dell'«anno per Dio».
È importante che i giovani possano dedicare del tempo, in piccoli gruppi, alla riflessione e alla meditazione sulla loro vocazione battesimale, fino a potersi liberamente interrogare su una vocazione personale più specifica. Questi percorsi devono essere distinti dall'accompagnamento individuale al discernimento proposto a coloro che hanno dichiarato di essere attratti dalla vocazione presbiterale o dalla vita consacrata.
I responsabili e gli stessi giovani avvertono il bisogno di una formazione all'accompagnamento e al discernimento vocazionale dei giovani. La preparazione ai sacramenti dell'iniziazione cristiana potrebbe iscriversi maggiormente in una dinamica vocazionale.
Per i giovani cattolici omosessuali invece non è semplice immaginare la loro vocazione: «La posizione adottata attualmente dalla Chiesa può essere vissuta ancor più dolorosamente per il fatto di precludere ai giovani omosessuali, uomini e donne, i principali percorsi di vita proposti, che sono il matrimonio, il ministero ordinato e la vita consacrata».

C) GLI ACCOMPAGNATORI

Anzitutto notiamo che, accanto all'accompagnamento spirituale personale, molte risposte evidenziano anche un'altra forma di accompagnamento spirituale: l'accompagnamento spirituale di un gruppo da parte del gruppo stesso e dei suoi responsabili.
Gli accompagnatori spirituali vedono l'accompagnamento come un'educazione alla libertà. I giovani che lo chiedono cercano a volte una risposta a una domanda o vogliono ricevere una guida in materia di orientamento, studi, scelta professionale, vita affettiva...
In occasione dei tempi forti diocesani o dei pellegrinaggi si propongono ritiri guidati, tempi di rilettura, occasioni d'incontro con accompagnatori. S'incoraggiano i giovani a incontrarli, spesso per un'unica conversazione.
«I giovani riconoscono che la Chiesa possiede una grande esperienza in materia di accompagnamento e discernimento. A volte hanno paura di confrontarsi con le domande che hanno dentro... Gli operatori pastorali mandati ai giovani potranno invitarli a far crescere la loro libertà».

13. Che tempi e spazi dedicano i pastori e gli altri educatori per l'accompagnamento spirituale personale?
Alcuni preti diocesani, religiosi (perché possono essere più disponibili), religiose (menzionate più raramente) fanno la scelta pastorale di dedicarsi all'accompagnamento spirituale personale. Altri pastori, più numerosi, non lo praticano a causa di una differenza troppo grande di età, di una mancanza di disponibilità, di un'immagine impegnata, di una distanza ecclesiale... Il ministero di accompagnamento è spesso legato alla confessione. I laici sono spesso assorbiti da altre attività o poco formati, ma questo non impedisce dei legami che si avvicinano all'accompagnamento spirituale, senza tuttavia spingersi così avanti. Alcuni luoghi istituzionali insistono su questo mezzo dell'accompagnamento spirituale e ne incoraggiano la pratica: le cappellanie degli studenti; alcune comunità, come quelle dell'Emmanuel, dei gesuiti e delle religiose ignaziane... e anche gli anni per Dio.
Alcune diocesi fissano e propongono una lista di accompagnatori riconosciuti. Occorrerebbe sviluppare ulteriormente tutto questo, perché alcune domande non sono soddisfatte a livello sia quantitativo sia qualitativo, tanto più che le risposte alla domanda 5 hanno dimostrato che una delle prime aspettative dei giovani riguardo alla Chiesa è quella di essere accompagnati e guidati spiritualmente. Le risposte insistono sul desiderio di non essere giudicati, ma accolti e ascoltati. L'insegnamento cattolico rileva delle richieste di accompagnamento nell'educazione da parte di genitori giovani.
«La difficoltà che oggi s'incontra con i giovani è la breve durata dell'accompagnamento. Infatti i giovani cambiano spesso città durante i loro studi e i primi anni di esercizio della professione. In questo caso si può continuare l'accompagnamento a distanza... o indicare un altro prete per assicurare la continuità».

14. Quali iniziative e cammini di formazione vengono messi in atto per gli accompagnatori vocazionali?
In un contesto pastorale nel quale l'accompagnamento in senso lato appare sempre più importante, molti responsabili, specialmente laici, avvertono una mancanza di formazione all'accompagnamento. Grandi aspettative restano insoddisfatte e questo è un punto che richiede vigilanza e attenzione da parte delle istituzioni.
Per un accompagnamento delle vocazioni sacerdotali, religiose, consacrate, la formazione dispensata dal servizio nazionale o dalle comunità (ignaziane, Notre-Dame de Vie...) potrebbe avere più risonanza presso i responsabili pastorali, spesso completamente assorbiti.
Incontri, condivisione d'esperienze o formazione (per esempio all'ascolto) sono organizzati a livello locale, diocesano, provinciale o più ampio. Strumenti pedagogici (vademecum, guide...) sono proposti da diocesi, movimenti, servizi... Occorre sviluppare questa formazione e questi strumenti, sia alla vita spirituale sia all'accompagnamento, perché nelle risposte si menzionano delle carenze.
«Mi aspetto un accompagnamento serio e che impegni i giovani a una maggiore responsabilità e santità! Più iniziative da parte dei preti e delle parrocchie verso i giovani di ogni età, un vero insegnamento, un vero appello alla santità! ».

15. Quale accompagnamento personale viene proposto nei seminari?
Un accompagnamento personale regolare è proposto in tutti i seminari in Francia. È considerato un elemento chiave della formazione. In foro interno, l'accompagnamento spirituale è assicurato da un padre del Consiglio del seminario, con un ritmo più frequente in propedeutica e poi 1-2 volte al mese. In occasione di ritiri spirituali, l'accompagnamento può aver luogo anche in un incontro personale o in incontri personali con il predicatore. In foro esterno, l'accompagnamento assume varie forme: incontro con il superiore, con il tutore o direttore degli studi, con il parroco e l'équipe pastorale di accompagnamento.

D) DOMANDE SPECIFICHE PER AREE GEOGRAFICHE: EUROPA

16. Come aiutate i giovani a guardare al futuro con fiducia e speranza, a partire dalla ricchezza della memoria cristiana dell'Europa?
Questa domanda ha sorpreso, ma ha permesso delle prese di coscienza. Alcuni fanno notare che «è il Vangelo e non la memoria cristiana dell'Europa a volgerci verso l'avvenire con fiducia e speranza».
I contributi identificano due aspetti della memoria cristiana dell'Europa. Da una parte una storia bimillenaria dell'evangelizzazione dell'Europa, che ha profondamente segnato la cultura (filosofia, umanesimo, arti, concezione della società e della natura umana...). Dall'altra una storia più recente: la costruzione europea che segue la seconda guerra mondiale, in un umanesimo cristiano incarnato dai padri fondatori. I contributi citano in particolare la fraternità, la solidarietà, la libertà, il dono, il servizio degli altri quali altrettanti elementi che hanno fondato questa costruzione.
Oggi questo zoccolo appare ampiamente misconosciuto e dimenticato. Ancor più, la memoria può essere vissuta come negativa a causa delle «ferite» e dei conflitti della storia europea. La laicità come viene vissuta in Francia, che esclude la dimensione spirituale dal campo sociale, conduce a rifiutare l'idea stessa di «radici cristiane dell'Europa» e rende difficile la riappropriazione di questa memoria. Tuttavia gli operatori della pastorale dei giovani sono consapevoli che si tratta di una ricchezza, perché è importante «sapere da dove si viene per sapere dove si va».
La personalità di san Francesco d'Assisi e di altri grandi santi europei e anche quella di santi locali meno conosciuti e di figure più recenti della nostra storia come i padri fondatori dell'Europa, lo scoutismo e Taizé, la scoperta dei grandi luoghi di pellegrinaggio o delle comunità monastiche iscrivono i giovani in una storia e li invitano a prendere posto nell'annuncio del Vangelo.
Certi raduni ecclesiali (Giornate mondiali della gioventù, incontri di Taizé) o quelli organizzati dai movimenti (scoutismo, Movimento rurale della gioventù cristiana - MRJC...) permettono incontri e mostrano la realtà e l'attualità di questa memoria comune. Anche le possibilità di viaggi e di scambi universitari offerti ai giovani sono occasioni per aprirsi ad altre culture e ad altre realtà umane e spirituali.
Va notato che l'idea sostenuta da alcuni circoli –spesso di sensibilità cattolica tradizionale – di un ritorno a un'«Europa cristiana» oggi seduce certi giovani.

17. Spesso i giovani si sentono scartati e rifiutati dal sistema politico, economico e sociali in cui vivono. Come ascoltate questo potenziale di protesta perché si trasformi in proposta e collaborazione?
Non tutti i giovani si sentono messi da parte. Alcuni contributi sottolineano la presenza di giovani piuttosto ben integrati che cercano di trarre il meglio dal mondo. Sta anche a noi accompagnarli e stimolarli. L'Azione cattolica era in passato un importante luogo di ascolto del malessere dei giovani e di trasformazione di questo malessere in azione alla luce del Vangelo e dell'insegnamento della Chiesa. Oggi la debole presenza di questi movimenti nelle diocesi rende più difficile l'accompagnamento dei giovani che si sentono messi da parte e rifiutati e questo richiede nuovi approcci.
Bisogna notare anche un'altra forma di rivolta che dobbiamo ascoltare: quella di giovani preoccupati di difendere con forza nella società civile la visione cristiana dell'uomo e le sue conseguenze etiche. Questa corrente si esprime specialmente nei movimenti scaturiti da «Manif pour tous», apparsi in Francia in occasione del dibattito sul matrimonio fra persone dello stesso sesso.
Spesso i giovani sono pronti a impegnarsi nelle attività caritative e nel mondo del lavoro, ma, a parte alcuni gruppi molto impegnati nei movimenti contestatari e del resto poco citati nei contributi, il campo politico interessa poco i giovani francesi.
Va notato che la rivolta riguarda in parte temi vicini a quelli dell'insegnamento sociale della Chiesa: ecologia, contestazione del consumismo. Essa può quindi contenere in sé dei germi di evangelizzazione. Ma un contributo sottolinea che questo radicalismo non viene sempre accolto. Gli operatori della pastorale dei giovani insistono sull'accoglienza di questa rivolta e cercano di volgere insieme ai giovani uno sguardo costruttivo sul sistema politico, economico e sociale. Questa pedagogia mira a risvegliare i giovani al bene comune, al servizio dell'altro prima del servizio di sé. Si tratta anche di costruire con loro delle proposte nelle quali essi siano veramente attori, presi sul serio e responsabili. Spazi di dibattito, incontri con attori pubblici, con figure di grandi testimoni (suor Emmanuelle, madre Teresa...) permettono di scoprire l'impegno sociale nel nome di Cristo. Le iniziative più riuscite sono quelle che congiungono formazione cristiana, preghiera e azione sociale.

18. A quali livelli il rapporto intergenerazionale funziona ancora? E come riattivarlo là dove non funziona?
In molti contributi si sottolinea l'importanza della dimensione intergenerazionale nell'educazione dei giovani nelle nostre società che stanno invecchiando. Specialmente durante questo periodo di crescita, di scelta, di costruzione, i giovani hanno bisogno degli adulti e degli anziani per crescere. Spesso nel catecumenato i giovani sono accompagnati da adulti nel loro percorso d'iniziazione. Anche nello scoutismo la condivisione di uno stesso ideale trasmesso di generazione in generazione permette di conservare viva l'intuizione dei fondatori. Tuttavia si sottolineano varie difficoltà nelle relazioni fra le generazioni: scarto tecnologico, sguardo a volte disincantato dei vecchi che si oppone al desiderio dei giovani di avanzare e d'inserirsi, difficoltà da parte degli anziani di lasciare il posto ai giovani.
Si sottolineano spesso come luogo di trasmissione i legami familiari, in particolare quelli fra nipoti e nonni. Ma le famiglie in frantumi rendono questi legami più fragili. D'altra parte oggi i nonni appartengono a una generazione che ha già preso le distanze dalla fede cristiana.
Nella Chiesa la parrocchia può essere luogo di comunione fra persone di generazioni diverse, quando i giovani sono veramente parte integrante della vita della comunità e vi assumono delle responsabilità. Nei contributi si nota la ricchezza di progetti pastorali che permettono ai giovani e agli adulti di collaborare insieme. Altre realtà ecclesiali mettono in campo proposte intergenerazionali fruttuose: cappellanie di giovani che visitano case di riposo, esperienze di alloggi intergenerazionali, pellegrinaggi, specialmente a Lourdes con la partecipazione di accompagnatori al servizio dei malati. Nella pastorale giovanile, molte diocesi hanno sviluppato pellegrinaggi o scuole di preghiera nelle quali giovani adulti e adulti sono a servizio dei bambini e degli adolescenti. Parecchie congregazioni religiose segnalano la testimonianza offerta dalla vita comunitaria che associa persone di generazioni diverse.

3. Condividere le pratiche

Elencate le tipologie principali di pratiche pastorali di accompagnamento e discernimento vocazionale presenti nelle vostre realtà.
Ogni tipologia avvicina o separa realtà in modo abbastanza arbitrario. Noi proponiamo la seguente classificazione, basata principalmente sulla durata delle proposte e secondariamente sulla loro natura.
Ascolto e vicinanza. I contributi alla domanda 2.1, sulle modalità di ascolto dei giovani, mostrano la grande importanza che gli operatori pastorali accordano alla durata e alla qualità dell'ascolto dei giovani, in una relazione che si costruisce a poco a poco.
Preghiera e liturgia. Qui si trovano tutte le proposte che ancorano alla preghiera il discernimento delle vocazioni: preghiera dei giovani, ma anche preghiera di tutta la comunità cristiana. Queste iniziative sono collegate soprattutto con la Giornata mondiale di preghiera per le vocazioni e con la festa della vita consacrata, il 2 febbraio. Si tratta per lo più di veglie di preghiera o della preghiera universale durante la celebrazione dell'eucaristia, ma altre proposte si sviluppano nel tempo sotto forma di novene o di «monastero invisibile».
Incontri e testimonianze. La maggior parte delle cappellanie della scuola pubblica, delle scuole cattoliche, o anche delle cappellanie studentesche propone regolarmente delle testimonianze di adulti, spesso giovani adulti, in grado di raccontare il loro personale percorso vocazionale. È importante moltiplicare questi incontri per presentare ai giovani una varietà di volti e di percorsi. Alcune diocesi propongono dei contesti più originali per questi incontri: per esempio nella diocesi di Aix i «pasti di san Matteo», che consistono in serate organizzate per gli studenti ogni volta in un presbiterio diverso per incontrare la persona che vi abita. In altre diocesi è il vescovo in persona a invitare a serate del genere fra giovani e consacrati.
Week-end di ritiro e incontro. Tempi di ritiro che offrono la possibilità di lasciarsi interpellare, queste proposte si distinguono dal semplice ritiro per il loro contenuto vocazionale esplicito. Alcuni ritiri sono misti, come quello organizzato dalla provincia di Clermont sul modello della Giornata mondiale della gioventù, ma molti separano maschi e femmine per una pedagogia adattata e centrata per gli uni sull'incontro con preti e per le altre sull'incontro con comunità religiose.
Luoghi e tempi guida. In Francia due luoghi spiccano nella pastorale giovanile: Taizé e Lourdes. Il primo permette di approfondire l'interiorità e scoprire e incontrare i fratelli; il secondo invita chiaramente a una riflessione vocazionale, al seguito di Maria e di Bernadette. Il padiglionedelle vocazioni offre ai gruppi che lo desiderano un tempo di sensibilizzazione sulla questione della vocazione posta a ognuno. Nei raduni di giovani si prevede spesso uno «spazio vocazione» e il percorso di questi raduni contribuisce allo sviluppo dell'interiorità e all'approfondimento del desiderio.
Percorsi di discernimento orientamento / vocazione. In alcuni luoghi viene proposto ai giovani un percorso di riflessione più o meno lungo per aiutarli a conoscersi e a discernere la loro vocazione in occasione dei grandi momenti dell'orientamento scolastico e universitario.
Movimenti e servizi la cui pedagogia permette di scoprire e approfondire la vocazione. Vari luoghi ecclesiali, ciascuno secondo il suo specifico carisma, accompagnano il discernimento vocazionale: scoutismo, attraverso l'educazione al servizio e all'impegno, e anche attraverso la proposta di accompagnamento spirituale per alcuni; oratori nei quali viene spesso proposto un accompagnamento; servizio all'altare; scuole di preghiera; movimento eucaristico dei giovani...
Proposte di durata annuale. Qui sono state raggruppate proposte molto varie e rivolte a persone di età e di situazione diverse: internato per adolescenti, che offre un quadro mirante a sviluppare l'interiorità; gruppi di ricerca operanti in équipe; cicli di vari week-end su un anno che propongono un cammino vocazionale; convivenza; fraternità, che al di là del semplice alloggio propongono una vita comunitaria fraterna; «anno per Dio».
Accompagnamento spirituale. Ricordiamo, infine, le pratiche più classiche di accompagnamento spirituale individuale o di accompagnamento di gruppo.

1. I pellegrinaggi a Taizé
Descrizione. La comunità di Taizé (villaggio di Borgogna) riunisce un centinaio di fratelli, cattolici e di varie denominazioni protestanti, provenienti da circa trenta paesi. La comunità propone un'accoglienza a famiglie, giovani, gruppi d'Europa e del mondo intero.
In quasi tutti i contributi ricevuti da movimenti, comunità e diocesi, le esperienze (pellegrinaggi, ritiri, sessioni, week-end) vissute a Taizé dai giovani appaiono come momenti particolarmente caratterizzanti dei loro percorsi spirituali e vocazionali. Le esperienze in seno alla comunità di Taizé occupano un posto principale nella pastorale dei giovani in Francia, specialmente per i giovani liceali (15-18 anni). Sia in grandi gruppi diocesani sia in piccoli gruppi più locali, i pellegrinaggi a Taizé vengono proposti da quasi tutte le diocesi. Perciò abbiamo scelto di condividere ciò che si vive a Taizé come una delle nostre tre esperienze.
Analisi e prospettive. L'esperienza vissuta a Taizé dai giovani delle pastorali liceali s'inserisce spesso in una prima tappa di pellegrinaggio. Partire da casa, dedicarsi alla preghiera, incontrare nuove persone, praticare un nuovo stile di vita (dormire in tenda, semplicità dei luoghi di accoglienza, abbandonare le proprie comodità) sono elementi che contribuiscono a mettere in cammino il giovane nella sua vita di fede. Vivere la sobrietà, la condivisione, la vita in comunità, il servizio concreto, la spogliazione e la novità possono richiedere una preparazione per certi giovani.
La scoperta dell'interiorità e del silenzio facilitata dalla partecipazione alla preghiera dei fratelli che scandisce la giornata è un punto forte di ciò che si vive a Taizé. Mentre i giovani possono fare fatica a entrare nella liturgia nella loro vita quotidiana e a radicarsi nella preghiera, si constata che le preghiere di Taizé (nonostante la loro frequenza e la loro lunghezza) sono molto ben vissute dai giovani, specialmente perché in esse si sviluppa una pedagogia d'ingresso nel silenzio e nell'ascolto della parola di Dio attraverso il canto e la musica. Il silenzio e la bellezza liturgica permettono ad alcuni giovani convinti di «non saper pregare» di scoprire non solo che ne sono capaci, ovviamente... ma anche di trovarlo piacevole! Spesso al ritorno i giovani chiedono di continuare la stessa dinamica e di partecipare per esempio a un gruppo di preghiera stile Taizé.
I giovani francesi hanno spesso l'impressione di essere «soli» nella fede, perché in minoranza di fronte agli altri giovani loro coetanei. Vivere una tale esperienza con altre centinaia di giovani sulla collina di Taizé permette loro di scoprire la vita comunitaria e quanto Gesù possa riunire le persone al di là delle differenze sociali, linguistiche, culturali, confessionali...
Valutazione. Attraverso la preghiera comune, l'incontro degli altri, l'uscita dalle comodità, l'ambiente festoso del grande raduno, Taizé permette ai giovani di fare un'esperienza cristiana diversa da quella che sono abituati a fare nelle loro parrocchie, cappellanie e movimenti. I pellegrinaggi sulla collina di Taizé risvegliano i giovani all'interiorità, alla vita di preghiera, ma anche a una testimonianza vocazionale e a una prima scoperta della vita in comunità religiosa. I pellegrinaggi a Taizé contribuiscono anche a creare una rete fra i giovani e gli animatori di tutta la diocesi. Questo favorisce una coscienza diocesana, una comunione e permette alle diverse reti di incontrarsi, stimolarsi, invitarsi reciprocamente.

2. Gli «anni per Dio», tempo per discernere la propria vocazione
Da oltre tre decenni gli «anni per Dio», le scuole di evangelizzazione, gli anni missionari... sono momenti fondatori e decisivi nella maturazione umana e nella crescita spirituale dei giovani che decidono di lasciare per questo per un anno i loro studi o il loro lavoro. Sono spesso vissuti come una tappa chiave del discernimento nella vita di giovani battezzati che cercano di rispondere alla chiamata del Signore.
Descrizione. Oggi le realtà ecclesiali francesi (e alcune internazionali) offrono ai giovani oltre 21 proposte. Tutte chiedono ai partecipanti di sospendere per un anno gli studi o il lavoro stipendiato e di accettare di vivere in comunità. Queste proposte fanno vivere ai giovani le dimensioni fondamentali della vita cristiana: vita fraterna, equilibrio fra contemplazione (preghiera, eucaristia, adorazione...), azione attraverso esperienze lunghe di servizi concreti presso persone in situazione di povertà. L'accesso alla comprensione della fede viene proposto attraverso formazioni, incontri di testimoni, lettura biblica e attività di evangelizzazione.
Le spiritualità dei responsabili sono diverse. L'accompagnamento personale e in gruppo è un elemento chiave della maturazione dei giovani accolti.
Queste case sono distribuite su tutto il territorio francese; accolgono fra 5 e 50 persone, raggiungendo complessivamente circa 200 giovani all'anno.
Fra il 2014 e il 2017 sono sorti quattro nuovi «anni per Dio», dimostrando così l'importanza di queste proposte per i giovani e per coloro che li accompagnano nel loro cammino vocazionale.
Analisi e prospettive. L'esistenza di questi «anni per Dio», che partecipano esplicitamente alla pastorale delle vocazioni, ha indotto il Servizio nazionale per l'evangelizzazione dei giovani e delle vocazioni della Conferenza dei vescovi di Francia a coordinare e trasmettere queste proposte ai responsabili della pastorale delle vocazioni e agli stessi giovani.
Un primo incontro nazionale dei responsabili e direttori di queste case ha avuto luogo il 17 ottobre 2017. La sfida era quella di permettere una conoscenza reciproca, uno scambio di pratiche, di migliorare la comunicazione e fare emergere le questioni dell'accompagnamento e del discernimento.
Valutazione. Sia i partecipanti che gli accompagnatori testimoniano la fortuna di poter vivere un anno del genere. Nell'itinerario del giovane questa esperienza è fondatrice e contribuisce alla formazione umana e spirituale, fino a permettere di porsi esplicitamente la domanda: «Signore, che cosa vuoi che io faccia?».
Questi anni radicano il giovane nella grazia battesimale e gli offrono delle chiavi per rispondere alla sua vocazione.

3. I bar cattolici, l'esempio del Comptoir de Cana a Lille
Descrizione. In vari centri urbani importanti di Francia, gli operatori della pastorale dei giovani hanno avuto l'intuizione di raggiungere gli studenti e i giovani professionisti attraverso la creazione di bar cristiani. Infatti, molti giovani amano ritrovarsi nei bar, luogo di vita dei giovani per eccellenza. La proposta di un bar appare come un buon mezzo per raggiungere coloro che sono lontani dalla Chiesa. Così nella Vecchia Lille (Nord) è stato aperto due anni fa il Comptoir de Cana. Il progetto avviato dalla pastorale dei giovani della diocesi ha assunto la forma di un bar associativo gestito da una persona stipendiata e da una trentina di volontari, fra cui molti giovani.
Il principio è quello di animare un luogo, un bar apparentemente come gli altri, ma nel quale ogni cliente viene accolto come una persona, nel nome di Cristo. Il Comptoir de Cana vuole essere un luogo a mezza strada fra Cana e Emmaus. A Cana, Gesù ha servito il meglio agli invitati alle nozze. A Emmaus l'albergatore ha offerto le condizioni per un incontro con Cristo.
Analisi. Il Comptoir de Cana è anzitutto e soprattutto un progetto pastorale rivolto prioritariamente ai giovani fra i 20 e i 35 anni, senza escludere le altre generazioni. Attraverso questo progetto la Chiesa cerca di annunciare il Vangelo con un mezzo diverso da quello della pastorale ordinaria. Lo scopo è quello di raggiungere i giovani adulti che non hanno necessariamente l'abitudine di andare in chiesa nel luogo a loro più familiare. È anche un segno concreto di una Chiesa che cerca di uscire da se stessa e di andare alle «periferie». È un luogo nel quale ognuno è accolto indipendentemente dal-la sue convinzioni e senza fare proselitismo: anche chi entra nel bar solo per una consumazione è il benvenuto. Se desidera andare oltre, gli viene offerta la possibilità di discutere, di gustare qualcosa di diverso.
Il Comptoir de Cana vuole essere anche un luogo aperto al mondo, e specialmente alla cultura: lì si organizzano regolarmente esposizioni artistiche, concerti, presentazioni. Infine il Comptoir de Cana è un luogo di solidarietà, nel quale il cliente viene invitato a praticare il «caffè sospeso» e anche il «pasto sospeso» (pagare un pasto che non consuma: il denaro raccolto permette di offrire mensilmente un pasto a persone bisognose).
Valutazione. L'obiettivo di fare del Comptoir de Cana un terzo luogo di Chiesa, uno spazio di incontri e di scambi, è ampiamente raggiunto. Punto debole: il modello economico? Si vedano le esperienze negative a Havre (L'escale) o il Bistro du Curé a Pigalle.


NOTE

1 Tale giornata ha suscitato un grande interesse, poiché vi hanno preso parte più di 300 persone. Il programma si trova nell'Allegato l (qui omesso; ndr).
2 La lista di quanti hanno inviato contributi si trova nell'Allegato 2 (qui omesso; ndr).
3 Il metodo utilizzato è descritto nell'Allegato 3 (qui omesso; ndr).

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