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Nel piccolo seme

il mistero del regno

Domenica XI del T. O. (B)

papa Francesco

a cura di Gianfranco Venturi 

 senape 2

Mc 4,26-34 Le parabole del Regno [1]

Il Vangelo di oggi è formato da due parabole molto brevi: quella del seme che germoglia e cresce da solo, e quella del granello di senape (cfr Mc 4,26–34). Attraverso queste immagini tratte dal mondo rurale, Gesù presenta l’efficacia della Parola di Dio e le esigenze del suo Regno, mostrando le ragioni della nostra speranza e del nostro impegno nella storia.

La parabola del seme
Nella prima parabola l’attenzione è posta sul fatto che il seme, gettato nella terra, attecchisce e si sviluppa da solo, sia che il contadino dorma sia che vegli. Egli è fiducioso nella potenza interna al seme stesso e nella fertilità del terreno. Nel linguaggio evangelico, il seme è simbolo della Parola di Dio, la cui fecondità è richiamata da questa parabola. Come l’umile seme si sviluppa nella terra, così la Parola opera con la potenza di Dio nel cuore di chi l’ascolta. Dio ha affidato la sua Parola alla nostra terra, cioè a ciascuno di noi con la nostra concreta umanità. Possiamo essere fiduciosi, perché la Parola di Dio è parola creatrice, destinata a diventare «il chicco pieno nella spiga» (v. 28). Questa Parola, se viene accolta, porta certamente i suoi frutti, perché Dio stesso la fa germogliare e maturare attraverso vie che non sempre possiamo verificare e in un modo che noi non sappiamo (cfr v. 27). Tutto ciò ci fa capire che è sempre Dio, è sempre Dio a far crescere il suo Regno - per questo preghiamo tanto che “venga il tuo Regno” - è Lui che lo fa crescere, l’uomo è suo umile collaboratore, che contempla e gioisce dell’azione creatrice divina e ne attende con pazienza i frutti.
La Parola di Dio fa crescere, dà vita. E qui vorrei ricordarvi un’altra volta l’importanza di avere il Vangelo, la Bibbia, a portata di mano - il Vangelo piccolo nella borsa, in tasca - e di nutrirci ogni giorno con questa Parola viva di Dio: leggere ogni giorno un brano del Vangelo, un brano della Bibbia. Non dimenticare mai questo, per favore. Perché questa è la forza che fa germogliare in noi la vita del Regno di Dio.

 

Il granello di senape
La seconda parabola utilizza l’immagine del granello di senape. Pur essendo il più piccolo di tutti i semi, è pieno di vita e cresce fino a diventare «più grande di tutte le piante dell’orto» (Mc 4,32). E così è il Regno di Dio: una realtà umanamente piccola e apparentemente irrilevante. Per entrare a farne parte bisogna essere poveri nel cuore; non confidare nelle proprie capacità, ma nella potenza dell’amore di Dio; non agire per essere importanti agli occhi del mondo, ma preziosi agli occhi di Dio, che predilige i semplici e gli umili. Quando viviamo così, attraverso di noi irrompe la forza di Cristo e trasforma ciò che è piccolo e modesto in una realtà che fa fermentare l’intera massa del mondo e della storia.

Iniziativa di Dio e collaborazione umana
Da queste due parabole ci viene un insegnamento importante: il Regno di Dio richiede la nostra collaborazione, ma è soprattutto iniziativa e dono del Signore. La nostra debole opera, apparentemente piccola di fronte alla complessità dei problemi del mondo, se inserita in quella di Dio non ha paura delle difficoltà. La vittoria del Signore è sicura: il suo amore farà spuntare e farà crescere ogni seme di bene presente sulla terra. Questo ci apre alla fiducia e alla speranza, nonostante i drammi, le ingiustizie, le sofferenze che incontriamo. Il seme del bene e della pace germoglia e si sviluppa, perché lo fa maturare l’amore misericordioso di Dio.
La Vergine Santa, che ha accolto come «terra feconda» il seme della divina Parola, ci sostenga in questa speranza che non ci delude mai.

4,26-29 Potenzialità imprevedibile della Parola (EG 21)

La Parola ha in sé una potenzialità che non possiamo prevedere. Il Vangelo parla di un seme che, una volta seminato, cresce da sé anche quando l’agricoltore dorme (cfr 4,26-29). La Chiesa deve accettare questa libertà inafferrabile della Parola, che è efficace a suo modo, e in forme molto diverse, tali da sfuggire spesso le nostre previsioni e rompere i nostri schemi.

4,26-29 Il regno, realtà nascosta, azione di Dio e dell’uomo

Il seme fruttifica per l’azione di Dio…
Ci è sempre stata di grande ispirazione la parabola del seme che cresce da solo (Mc 4,26-29). Ma diventa sempre più difficile (per esperienza e per onestà intellettuale) intenderla secondo un’idea di «sviluppo». Gesù, qui, non stava parlando di una storia capace di «maturare» nel tempo, grazie all’azione occulta del Regno, fino a raggiungere la pienezza. Infatti, se non altro, questa idea di una «crescita organica» era estranea all’uomo antico. Tra il seme e il frutto non si scorgeva continuità, ma semmai contrasto: un fatto quasi miracoloso. La parabola di Gesù intendeva mostrare il Regno come una realtà nascosta agli occhi umani, ma che produrrà il suo frutto tramite l’azione di Dio, indipendentemente da ciò che farà il seminatore.

… ma questo non significa passività umana
Questo significa accettare una dissociazione tra lo sforzo umano e l’azione divina? Giustifica una posizione di scetticismo o di pragmatismo? In un modo o nell’altro, è quanto accade oggi a tante persone. L’individualismo e l’estetismo postmoderni, quando non il pragmatismo e un certo cinismo contemporanei, sono il risultato della caduta delle certezze storiche, della perdita di senso dell’azione umana come costruttrice di qualcosa che sia oggettivamente e concretamente migliore. Anche nel caso di alcuni cristiani ciò si può esprimere in un mero «vivere il momento» (fosse anche il «momento» dell’esperienza spirituale), aspettando passivamente che il Regno «cada» dal cielo.

La discontinuità dell’avanzamento del regno
Ma con tutto ciò la speranza cristiana non ha niente da spartire. Comunque dobbiamo riconoscere che non esiste una continuità lineare tra storia e compimento del Regno, nel senso di un avanzamento o di un’ascesa ininterrotti. Così come il compimento individuale (l’incontro con Dio e la definitiva trasfigurazione personale nella Risurrezione) passa nella stragrande maggioranza dei casi attraverso un terribile momento di «discontinuità», di fallimento e di distruzione (la morte), non c’è ragione per escludere che la stessa cosa possa accadere alla storia nel suo insieme. Ecco la verità della mentalità apocalittica: questo mondo passa, non c’è pienezza senza qualche forma, ancorché non possiamo predeterminare quale, di distruzione o di perdita. Ma d’altra parte non è vero che non i i sarà alcuna continuità: sarò io stesso a risuscitare! Saranno la stessa umanità, lo stesso creato, la stessa storia a essere trasfigurati nella pienezza dei tempi! Continuità e discontinuità. Una realtà misteriosa di presenza- assenza, del «già» compimento delle promesse ma «non ancora» in un modo pieno. Un Regno che effettivamente «è vicino», in ogni momento, in ogni luogo, anche nella peggiore delle situazioni umane. E che un giorno cesserà di restare nascosto per manifestarsi pienamente e palesemente.

4,26-29 Il seme, simbolo carico di speranza [3]

Siamo soldati del regno, ma non fachiri. Possiamo contare su un trionfo sicuro, anche se non ce ne sono stati rivelati né il giorno né l’ora, vale a dire l’ampiezza della battaglia che si presenterà a noi. Ma è altrettanto sicuro che non saremo tentati oltre le nostre forze e che il regno non è proporzionato ai nostri sforzi, perché il Signore ha voluto parlarci del regno attraverso un simbolo carico di speranza, quando ce l’ha descritto come un seme che cresce da solo (Mc 4,26s). Le virtù solide e perfette non solo si forgiano nella nostra lotta quotidiana, ma acquisiscono unicamente la loro solidità e perfezione quando «in Lui solo ripongono la speranza».

4,26-27 Nel piccolo seme lo stile dell’annuncio [4]

È importante imparare dal Vangelo lo stile dell’annuncio. Non di rado, infatti, anche con le migliori intenzioni, può succedere di indulgere a una certa smania di potere, al proselitismo o al fanatismo intollerante. Il Vangelo, invece, ci invita a rifiutare l’idolatria del successo e della potenza, la preoccupazione eccessiva per le strutture, e una certa ansia che risponde più a uno spirito di conquista che a quello del servizio. Il seme del Regno, benché piccolo, invisibile e talvolta insignificante, cresce silenziosamente grazie all’opera incessante di Dio: «Così è il regno di Dio: come un uomo che getta il seme sul terreno; dorma o vegli, di notte o di giorno, il seme germoglia e cresce. Come, egli stesso non lo sa» (Mc 4,26-27). Questa è la nostra prima fiducia: Dio supera le nostre aspettative e ci sorprende con la sua generosità, facendo germogliare i frutti del nostro lavoro oltre i calcoli dell’efficienza umana.
Con questa fiducia evangelica ci apriamo all’azione silenziosa dello Spirito, che è il fondamento della missione. Non potrà mai esserci né pastorale vocazionale, né missione cristiana senza la preghiera assidua e contemplativa. In tal senso, occorre alimentare la vita cristiana con l’ascolto della Parola di Dio e, soprattutto, curare la relazione personale con il Signore nell’adorazione eucaristica, “luogo” privilegiato di incontro con Dio.

4,30-32 La lezione del piccolo seme [5]

La vera grandezza
Chi si fa piccolo come un bambino – ci dice Gesù – «è il più grande nel regno dei cieli» (Mt 18,4). La vera grandezza dell’uomo consiste nel farsi piccolo davanti a Dio. Perché Dio non si conosce con pensieri alti e tanto studio, ma con la piccolezza di un cuore umile e fiducioso. Per essere grandi davanti all’Altissimo non bisogna accumulare onori e prestigio, beni e successi terreni, ma svuotarsi di sé. Il bambino è proprio colui che non ha niente da dare e tutto da ricevere. È fragile, dipende dal papà e dalla mamma. Chi si fa piccolo come un bimbo diventa povero di sé, ma ricco di Dio.

I bambini insegnano…
I bambini, che non hanno problemi a capire Dio, hanno tanto da insegnarci: ci dicono che Egli compie grandi cose con chi non gli fa resistenza, con chi è semplice e sincero, privo di doppiezze. Ce lo mostra il Vangelo, dove si operano grandi meraviglie con piccole cose: con pochi pani e due pesci (cfr Mt 14,15-20), con un granello di senape (cfr Mc 4,30-32), con un chicco di grano che muore in terra (cfr Gv 12,24), con un solo bicchiere d’acqua donato (cfr Mt 10,42), con due monetine di una povera vedova (cfr Lc 21,1-4), con l’umiltà di Maria, la serva del Signore (cfr Lc 1,46-55).

… ad accogliere le sorprese di Dio e la logica della semplicità
Ecco la grandezza sorprendente di Dio, di un Dio pieno di sorprese e che ama le sorprese: non perdiamo mai il desiderio e la fiducia delle sorprese di Dio! E ci farà bene ricordare che siamo sempre e anzitutto figli suoi: non padroni della vita, ma figli del Padre; non adulti autonomi e autosufficienti, ma figli sempre bisognosi di essere presi in braccio, di ricevere amore e perdono. Beate le comunità cristiane che vivono questa genuina semplicità evangelica! Povere di mezzi, sono ricche di Dio. Beati i Pastori che non cavalcano la logica del successo mondano, ma seguono la legge dell’amore: l’accoglienza, l’ascolto, il servizio. Beata la Chiesa che non si affida ai criteri del funzionalismo e dell’efficienza organizzativa e non bada al ritorno di immagine. Piccolo amato gregge di Georgia, che tanto ti dedichi alla carità e alla formazione, accogli l’incoraggiamento del Buon Pastore, affidati a Lui che ti prende sulle spalle e ti consola!

4,31-32 Il Regno nella piccolezza [6]

Colpisce, soprattutto, come si realizza la venuta di Dio nella storia: «nato da donna». Nessun ingresso trionfale, nessuna manifestazione imponente dell’Onnipotente: Egli non si mostra come un sole abbagliante, ma entra nel mondo nel modo più semplice, come un bimbo dalla mamma, con quello stile di cui ci parla la Scrittura: come la pioggia sulla terra (cfr Is 55,10), come il più piccolo dei semi che germoglia e cresce (cfr Mc 4,31-32). Così, contrariamente a quanto ci aspetteremmo e magari vorremmo, il Regno di Dio, ora come allora, «non viene in modo da attirare l’attenzione» (Lc 17,20), ma viene nella piccolezza, nell’umiltà.

NOTE
[1] Angelus, 14 giugno 2015.
[2] Messaggio alle comunità educative, Buenos Aires, 29 marzo 2000, in J.M. BERGOGLIO - PAPA FRANCESCO, Nei tuoi occhi è la mia parola. Omelie e discorsi di Buenos Aires. 1999-2013. Introduzione e cura di Antonio Spadaro S.I., Rizzoli, Milano 2016, 50-64.
[3] Discorso di apertura alla Congregazione provinciale, Buenos Aires 8 febbraio 1978, in PAPA FRANCESCO – J.M. BERGOGLIO, Pastorale sociale, Jaca Book – Comunità Sant’Egidio, Milano 20015.
[4] Messaggio per la 54 giornata mondiale di preghiera per le vocazioni, 27 novembre 2016.
[5] Omelia,Stadio M. Meskhi – Tbilisi 1 ottobre 2016.
[6] Omelia, nella santa Messa del 1050o anniversario del battesimo della Polonia, Częstochowa 28 luglio 2016.

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