Relazioni nuove

nella comunità del Signore

Sorella Raffaela - Bose

13 giugno 2018


In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli :«19In verità io vi dico ancora: se due di voi sulla terra si metteranno d'accordo per chiedere qualunque cosa, il Padre mio che è nei cieli gliela concederà. 20Perché dove sono due o tre riuniti nel mio nome, lì sono io in mezzo a loro».
Mt 18,19-20

Le pericopi evangeliche di questa settimana non seguono una lectio cursiva, ma ci fanno fare un percorso tematico e ci presentano aspetti diversi della preghiera e della fede.
Due sono le affermazioni del breve testo odierno: una riguarda l’esaudimento della preghiera, la seconda la presenza di Gesù nella chiesa o, in una visione più ampia, la presenza di Dio nel mondo, le modalità della sua prossimità all’uomo e della sua dimora nel mondo. Il contesto immediato in cui sono fatte queste affermazioni è quello delle situazioni difficili nella vita comunitaria: “Se il tuo fratello commetterà una colpa contro di te, va' e ammoniscilo fra te e lui solo” (v. 15); “Se il mio fratello commette colpe contro di me, quante volte dovrò perdonargli?” (v. 21). In presenza di questa realtà di sofferenza e di conflitto Gesù afferma con forza che il bene ricercato non è tanto il prevalere delle ragioni dell’uno o dell’altro, o l’accettazione delle prevaricazioni altrui per evitare il confronto diretto, bensì un cambiamento dei cuori che porta a un sentire sinfonico, a una domanda espressa con voci accordate: il testo greco dice infatti “se due di voi sulla terra symfonisosin”. La richiesta, la preghiera concorde trova un esaudimento sicuro. Di fatto questa preghiera fatta con un cuore solo riguarda il perdono. “Chi è più grande?”, chiedono i discepoli all’inizio del capitolo, e come comportarsi quando si è feriti dal comportamento di un fratello che incorre in una colpa, ci si interroga dopo. L’esaudimento di qualunque cosa – il perdono ricevuto dall’alto e certamente concesso – è preparato dall’ascolto reciproco, dall’attenzione all’altro e dalla ricerca del bene comune. Il perdono è certo e lo si riceve insieme come possibilità di una vita nuova.
La realtà di questa vita nuova è l’essere luogo della presenza di Dio. L’affermazione di Gesù non è preceduta da un “se”, come nella casistica precedente, no, è la realtà oggettiva donata per grazia: “Dove due o tre sono riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro”. Questa frase ha delle risonanze nella letteratura rabbinica antica: “Se due siedono insieme e vi sono tra loro parole di Torà, la Shekhinà (la presenza di Dio) è in mezzo a loro” (Pirqè Avot III,3). Interessante quanto detto subito prima: “Se due siedono insieme, e le parole tra di loro non sono di Torà, questa è una seduta di beffardi (cf. Sal 1,1)”. Ritrovarsi insieme nel nome di Gesù corrisponde a un agire preciso, caratterizzato dall’ascoltare e mettere in pratica le parole di Gesù: “Non chiunque mi dice: “Signore, Signore”, entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli” (Mt 7,21). In caso contrario si rientra tra i beffardi, la cui lingua è insidiosa e produce divisioni e ingiustizie. Gesù è presente nella comunità dei discepoli che in nome della sua parola vivono la novità dell’accoglienza e del perdono reciproco.
Il vangelo di Matteo è particolarmente attento alla presenza di Dio con gli uomini: questo è il nome di Gesù, rivelato dall’angelo prima della sua nascita, Emmanuele (cf. Mt 1,23), e questa è l’ultima promessa del Risorto: “Io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo” (Mt 28,20). Al cuore del vangelo, nel grande capitolo che riguarda la comunità dei discepoli abbiamo un insegnamento importante che svela la ragion d’essere di tale comunità: essa è spazio della presenza di Dio nel mondo e mostra la possibilità di relazioni nuove tra gli esseri umani, dando un segno che la convivenza sulla terra è destinata a un compimento di comunione.
Che questa consapevolezza ci riempia di speranza e gioia: il Signore ha bisogno della chiesa, ha bisogno della nostra comunità, dei due o tre riuniti nel suo nome, dei due il cui cuore e la cui voce sono accordati per essere presente nel mondo, per abitare il mondo, per unire il cielo e la terra, per darci una speranza comune nella quale i piccoli non sono dimenticati, i feriti sono perdonati, i poveri sono ricercati. Come nell’agire misericordioso e amante del nostro Dio.