Un cuore ampio

come i cieli

Fratel Nimal - Bose

12 giugno 2018


In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli :«9Voi dunque pregate così:
Padre nostro che sei nei cieli,
sia santificato il tuo nome,
10venga il tuo regno,
sia fatta la tua volontà,
come in cielo così in terra.
11Dacci oggi il nostro pane quotidiano,
12e rimetti a noi i nostri debiti
come anche noi li rimettiamo ai nostri debitori,
13e non abbandonarci alla tentazione,
ma liberaci dal male.
14Se voi infatti perdonerete agli altri le loro colpe, il Padre vostro che è nei cieli perdonerà anche a voi; 15ma se voi non perdonerete agli altri, neppure il Padre vostro perdonerà le vostre colpe.
Mt 6,9-15

Al centro del discorso della montagna, mettendoci in guardia dall’ipocrisia, dal praticare le opere buone, la preghiera, i digiuni per essere visti dalla gente, Gesù ci consegna la preghiera per eccellenza, che sintetizza ogni nostra parola rivolta al Padre. Il Padre tuo, dice Gesù, è e vede nel segreto. La relazione con il Padre, sembra volerci dire, è autentica nella misura in cui è relazione personale, custodita nel segreto, allora diviene sorgente di luce che rende limpido il nostro sguardo, diviene capacità di discernere quale padrone servire e fonte di quel desiderio profondo che guida la nostra vita.
Nel segreto, in quel silenzio sobrio di parole in cui ci esercitiamo ad ascoltare lo Spirito che prega in noi: “Abba”, Padre (Rm 8,15), il nostro cuore diviene ampio come i cieli, capace di accogliere ogni fratello, ogni sorella nell’invocazione dell’unico Padre.
È un cuore dilatato nell’amore quello che sotto la guida dello Spirito balbetta la preghiera che Gesù ci ha insegnato, non una devozione personale, non la ripetizione di una formula magica, ma un respiro largo e profondo che cerca l’unisono nell’armonia tra cielo e terra, nel sofferto e faticoso anelito a conformare la nostra alla sua volontà, certi che questo sarà possibile solo dietro al Signore Gesù: “Non la mia, ma la tua volontà sia fatta” (Lc 22,42).
La sua volontà non è un fato ineluttabile, ma la realizzazione del Regno inaugurato da Gesù con la sua vita, morte e resurrezione; è il suo Nome santo rivelato a Mosè: “Il Signore, Dio misericordioso e pietoso, lento all’ira e ricco di amore e di fedeltà” (Es 34,6). Bene aveva compreso Francesco d’Assisi parafrasando la prima domanda del Padre nostro: “Si faccia luminosa in noi la conoscenza di te”.
Al di là delle preoccupazioni quotidiane, chiediamo il pane di ogni giorno, il perdono dei peccati sapendo che quello che chiederemo con fede nella preghiera lo otterremo (cf. Mt 21,22), perché il Padre sa di cosa abbiamo bisogno.
Questa preghiera è un atto di abbandono fiducioso nelle mani del Padre ed è già una preghiera eucaristica perché sintetizza la dinamica con cui il Figlio si dona a noi ogni giorno come pane spezzato per la nostra comunione, come sangue versato per la remissione dei peccati. Pregando il Padre nostro ci riconosciamo figli amati e perdonati dal Padre perché mentre eravamo peccatori Cristo è morto per noi (cf. Rm 5,8), e così possiamo perdonare i nostri fratelli e sorelle e sarà santo su di noi il suo Nome che è Misericordia.
Accolti in questa misericordia sapremo che il Padre non ci abbandona mai, perché ha mandato suo Figlio come un sole che sorge dall’alto a rischiarare le tenebre della tentazione e del male che ci separano dalla comunione con i fratelli e le sorelle e con il Signore.
Quando fossimo incapaci di perdonare, prima ancora del Padre, saremmo noi a condannarci in una spirale di rancore e odio, sempre più lontani dal suo Spirito Santo, che è la remissione dei peccati, dato a noi senza misura (cf. Gv 3,34). Chiediamo allora con san Francesco: “Quello che non rimettiamo pienamente, tu, Signore, fa che pienamente perdoniamo”.
Ancora una volta ci conduce in questa preghiera l’abbandono fiducioso al Padre, e quando, tremanti e impauriti, fossimo incapaci persino di sussurrarla, lasciamo che sia lo Spirito con gemiti inesprimibili a sussurrare al nostro spirito quella primitiva, disarmata invocazione: “Padre…”.