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Introduzione a «Politica... non ancora pervenuta. Giovani e politica /1»

 

(NPG 2008-02-3)


A essere cinici osservatori della realtà italiana oggi (nel momento in cui scriviamo siamo ancora in fase di ricerca di un nuovo possibile governo di transizione e/o elettorale dopo la caduta di Prodi il 24 gennaio 2008), non c'è peggior momento in cui pubblicare un dossier sulla politica e per sollecitare educatori e giovani a rimettere al centro della loro attenzione la questione politica. Anticipata da rivelazioni Eurispes, confermata da autorevoli osservatori sociali (ma già dato pacifico per molti educatori e giovani stessi), messa «nero su bianco» con giudizi anche pesanti dal Rapporto Italia 2008 della stessa Eurispes, la considerazione della politica tocca i più bassi indici di valutazione, soprattutto nella variabile «cartina di tornasole» relativa allo «stato» delle istituzioni nel gradimento dei cittadini.
Ne è chiaro indice la stessa contingenza che ha segnato la caduta di Prodi in una infuocata e ingazzarrata seduta al Senato, ma anche tutti gli eventi precedenti della stessa legislatura che ha visto passaggi di alleanze, «tradimenti», litigiosità tra alleati, considerazioni dell'avversario politico come nemico da distruggere con tutte le possibili armi, personalizzazione eccessiva del rapporto e delle idee politiche, caduta di consensi pur in presenza di indubbie positive valutazioni da parte di osservatori esterni sull'opera del governo, senso di frustrazione dei cittadini...
E si potrebbe continuare.
Anche solo per dire i titoli delle riflessioni Eurispes, si parla di un rapporto tradito tra politica e società, di un Paese in ostaggio, di promesse mancate, di una società complice mentre la povertà aumenta e si sono voltate quasi definitivamente le spalle ai giovani, i cittadini si indebitano fino a ipotecare pesantemente il futuro (e la stessa sicurezza sociale dei figli).
E i sentimenti che hanno accompagnato il cambio sociale di questi ultimi anni sono stati il passaggio dalle aspettative alla delusione alla insofferenza.
E si potrebbe continuare, con quasi certa condivisione di buona parte dei lettori, di qualunque orientamento politico essi siano.
Ma.
Ma non ci rassegniamo a questa situazione.
Non ci rassegniamo che venga tolta l'anima alla politica
Che essa si appiattisca su compravendita di voti e consensi basati sulle promesse utopiche elettorali.
Che essa navighi a vista e non sappia coinvolgere attorno a mete condivise e di alto livello.
Che la società sia deprivata delle sue risorse più valide, quelle umane e della tradizione.
Che essa scavi sempre più profondi baratri tra istituzioni e cittadini, che divida i cittadini sulla individuazione di un nemico da denigrare e abbattere, che sia uno strumento di divisione e abuso del potere, che tenga conto unicamente degli interessi dei pochi, che si perda il senso dello stato.
A questo non ci rassegniamo, tutti coloro che intravedono un altro modo di fare politica, un vero servizio alla città e ai cittadini, nella reciproca solidarietà e nella possibile costruzione della fraternità.
A questo non si rassegnano gli educatori, che non vogliono chiudere orizzonti ideali al loro compito di avviare le nuove generazioni verso una migliore società, con la ricchezza delle tradizioni e degli ideali.
A questo non si rassegnano soprattutto i giovani, pur nel loro disincanto e a volte indifferenza-rassegnazione.
La politica può ancora essere un sogno, e non si uccidono i sogni.
Questo è il contesto in cui iniziamo questo lavoro sulla politica in NPG, e ripartiamo da quanto ci è più connaturale, la prospettiva appunto giovanile ed educativa.
È questo il primo di una serie di dossier (questo il significato di quel «Il ») che riprenderanno il tema con la necessaria progressione e approfondimenti.
È una trattazione che abbiamo programmato due anni fa, ormai... ma la gestazione è stata lunga, anche per via dell'analisi sul campo condotta con i giovani, e non solo sulla base di studi di un capitolo delle varie ricerche sui giovani (ultima delle quali il sesto rapporto IARD).
Diciamo che... progettata sotto il «governo di centrodestra», ha percorso tutta la legislatura di «centrosinistra»... e chissà dove porterà.
In questa prima puntata siamo rimasti prevalentemente sull'analisi: dalla parte dei giovani (con una ricerca sul campo, significativa se pur non statisticamente perfetta) e dall'analisi critica condotta (in una tavola rotonda) da alcuni politici ai diversi livelli di responsabilità (locale, regionale, nazionale, appartenenti ai due grandi schieramenti politici), per dire problemi e difficoltà che i giovani possono trovare se avviati in questo campo, e per dire i problemi di rapporto con le scelte di fede (uno dei temi caldi oggi, per una autentica laicità della politica).
La prossima puntata sarà una tavola rotonda di esperti per individuare i nodi educativi che emergono da questo primo dossier; per procedere poi a un più propositivo dossier di linee educative.
Lo scopo dichiarato è quello di una fiducia nella possibilità di rinnovamento dei giovani, quando trovino ragioni ideali e possibilità di azione, ma soprattutto di un invito all'educazione a rimettere tra gli orizzonti possibili e preziosi (anche per un cammino di fede) la scelta politica.

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