Stare saldi nella fiducia

Sorella Maria - Bose

8 giugno 2018


In quel tempo Gesù disse ai suoi discepoli una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi mai: 2«In una città viveva un giudice, che non temeva Dio né aveva riguardo per alcuno. 3In quella città c'era anche una vedova, che andava da lui e gli diceva: «Fammi giustizia contro il mio avversario». 4Per un po' di tempo egli non volle; ma poi disse tra sé: «Anche se non temo Dio e non ho riguardo per alcuno, 5dato che questa vedova mi dà tanto fastidio, le farò giustizia perché non venga continuamente a importunarmi»». 6E il Signore soggiunse: «Ascoltate ciò che dice il giudice disonesto. 7E Dio non farà forse giustizia ai suoi eletti, che gridano giorno e notte verso di lui? Li farà forse aspettare a lungo? 8Io vi dico che farà loro giustizia prontamente. Ma il Figlio dell'uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?».
Lc 18, 1-8

Dopo aver annunciato che il giorno del Figlio dell’uomo verrà all’improvviso, esortandoci così a fuggire l’inconsapevolezza della generazione di Noè, Gesù racconta una parabola sulla necessità di pregare sempre, senza stancarsi. E poi ci pone una domanda cruciale: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?” legando così la fede all’attesa e alla preghiera incessante.
Nelle parole di Gesù la preghiera incessante, insistita e testarda ci è indispensabile per non dimenticare la promessa del Signore e non soccombere all’ingiustizia e all’insensatezza della sventura. Come già esortava Isaia: ”Voi che rammentate le promesse al Signore, non prendetevi mai riposo, e neppure a lui date riposo finché non abbia ristabilito la giustizia”(Is 62, 6-7).
Gesù, che come sempre si rivolge prima di tutto alle persone povere e umiliate che tanto somigliano alla vedova della parabola, ci trasmette la sua convinzione che il suo Dio esaudirà il nostro restare testardamente rivolti verso di lui bussando alla sua porta e cercando il suo volto sempre compassionevole.
Gesù, come il salmista, dimostra con le parabole di trovare nella propria umanità la possibilità di mettersi nei panni di ogni essere umano, malvagio o giusto. Basta conoscere il proprio cuore per poter immaginare, senza scandalizzarsi, i soliloqui degli empi, come questo giudice, o come, nella parabola che segue la nostra, di quelli che si credono giusti e dei peccatori consapevoli della propria miseria.
In una città c’era un giudice che non temeva Dio e non aveva rispetto di nessuno, una vedova - icona della miseria in Israele - e un suo avversario. Questa vedova ha due avversari in realtà, e per il resto pare sola al mondo. E non ha che la mite arma della supplica insistente, ininterrotta e cocciuta per continuare a sperare di ottenere giustizia.
Pregare senza stancarsi, senza arrestarsi all’evidenza che anche Dio ci può sembrare sordo e insensibile come un nemico, come spesso lamentano i salmi. Questa parabola vuole renderci saldi nella fiducia: se persino quel giudice iniquo fece giustizia alla donna per la sua insistenza, quanto più il nostro Dio compassionevole esaudirà il nostro grido a lui, la nostra invocazione del suo Spirito santo per avere comunione con i suoi pensieri e i suoi sentimenti.
E poi Gesù ci domanda: “Ma il Figlio dell’uomo, quando verrà, troverà la fede sulla terra?”
Ciò che rischia di venir meno non è la promessa di Dio della cui fedeltà Gesù è la prova in carne e ossa e già l’invisibile inizio di ogni esaudimento, ma la nostra attesa di lui, il nostro cammino nell’amore verso il ritorno del Signore.
È una domanda angosciosa che dovremmo cominciare a prendere sul serio e che ci interroga personalmente. E solo dal trovare almeno qualche briciola di qualità evangelica nel nostro modo di vivere, nel nostro tentare di amare e stare rivolti al Signore, possiamo scoprire se c’è in noi qualcosa della fede di Gesù, quella che Gesù aveva nel Padre suo e che viveva nel continuo colloquio intimo di ascolto e di supplica che è la preghiera.