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L’educazione

alla cittadinanza globale

nella scuola di oggi

 

IL MONDO IN CUI VIVIAMO E LE SUE SFIDE

Negli ultimi quaranta anni è aumentata sempre più la consapevolezza che l’attuale modello di sviluppo è insostenibile perché stiamo vivendo al di sopra delle nostre possibilità e al di sopra delle capacità del pianeta e dell’ecosistema di fornirci ciò che ci è necessario. Il modello di sviluppo sostenuto dai paesi ricchi del Nord contribuisce al radicamento dell’impoverimento e della dipendenza dei paesi del Sud. La ripartizione del potere, delle risorse, del ben-essere è sempre più diseguale. Oltre un miliardo di persone, in maggioranza donne, sopravvive con meno di un dollaro al giorno, più di 800 milioni sono i malnutriti, e più di due miliardi e mezzo non hanno un accesso adeguato all’acqua e alle fognature. La povertà e l’esclusione sociale non appartengono esclusivamente al Sud, incidendo anche sulle economie in transizione e i paesi industrializzati.
La discriminazione di genere continua ad essere un dato di fatto, diffuso in tutto il mondo, a livello sociale, culturale ed economico, quando non anche a livello istituzionale. Il mondo è attraversato da processi storici che stanno trasformando profondamente e in modo accelerato il nostro habitat. Gli uomini e le donne di oggi sono più connessi e interdipendenti e ciò potrebbe rafforzare la coscienza di essere uniti da un’unica comunità di origine e di destino, di essere appartenenti al genere umano e abitanti della terra. Continuano inoltre ad esistere numerose esperienze che vanno nella direzione di emergere dal “mondo in cui viviamo” per andare verso “il mondo in cui vogliamo vivere”. Oggi c’è l’opportunità di creare nuovi spazi e nuove forme di incentivazione al pensiero riflessivo, al dibattito democratico, alla formulazione di proposte alternative, allo scambio di esperienze e all’azione congiunta.
All’incrocio tra le opportunità di cambiamento e gli interrogativi che alcune delle grandi tendenze del nostro mondo contemporaneo ci pongono, troviamo le molteplici sfide che noi e le generazioni future dobbiamo affrontare. Con le nostre scelte di oggi costruiamo ciò che sarà domani.

La sfida della globalizzazione

Nel mondo attuale tutto si globalizza, in particolare il mercato e la comunicazione, con gravi rischi per la politica partecipativa, le economie e le culture locali. Il modello di sviluppo della globalizzazione, ingiusto e insostenibile, sta favorendo un processo di concentrazione del capitale che, obbedendo alla logica del mercato e del modello neoliberista (basato sull’individualismo, sulla precarietà, sulla competitività) sta generando un aumento smisurato della povertà e dell’esclusione sociale, e un incremento delle migrazioni forzate. Non si può, dunque, prescindere o procrastinare la messa in atto di strategie di sostenibilità, non sottomesse alla logica di mercato, per riuscire a sradicare la povertà e garantire pari opportunità a tutte le persone. Siamo, tuttavia coscienti che non esiste una lettura univoca della globalizzazione, ed è pertanto necessario saper discernere tra una pluralità di punti di vista, alcuni dei quali evidenziano anche le enormi potenzialità dei processi globali in chiave di partecipazione, solidarietà e azione comune.

La sfida mediatica

La comparsa di tecnologie dell’informazione e della comunicazione sempre più sofisticate per molti ha significato un ampliamento delle opportunità ma ha anche aumentato il distacco tra coloro che hanno accesso alla conoscenza e all’informazione e coloro che non lo hanno, incrementando così l’esclusione sociale. L’incidenza dell’informazione nell’orientamento dell’opinione pubblica e del consenso sociale è in continuo aumento: i mass media ed i new media sono sempre più cruciali e costituiscono una delle più importanti chiavi d’accesso al dibattito pubblico nella moderna “agorà” globale. È quindi fondamentale interrogarsi sulle regole che governano il sistema mondiale della comunicazione, ridurre il digital divide e promuovere forme e canali di informazione più accessibili, democratici e plurali. Le enormi potenzialità fornite dalle nuove tecnologie necessitano di cittadini e cittadine non solo competenti ma anche critici, responsabili e riflessivi.

La sfida multiculturale

Le società “glocali” sono società sempre più plurali ed eterogenee in cui coabitano diverse identità, culture e religioni. La diversità culturale è una ricchezza ed è, allo stesso tempo, una sfida educativa, sociale e politica, e riguarda il modello di integrazione e di coesione sociale che si vuole costruire in una prospettiva interculturale. Contro l’idea dell’assimilazione, fortemente sostenuta da alcuni settori politici e sociali, è necessario co-costruire un ethos civile condiviso, regole di un’etica pubblica, partendo da quel dialogo tra culture che rende possibile vivere insieme in una società contemporaneamente plurale e coesa, rispettando anche gli interessi e le identità culturali delle minoranze.

La sfida del rapporto fra progresso della tecnica ed etica

É innegabile che lo sviluppo scientifico e tecnico di oggi in settori tanto importanti come la medicina e le comunicazioni ha contribuito a un notevole miglioramento della qualità della vita delle persone. E’ però necessario garantire l’universalità dell’accesso a questi progressi della scienza. I benefici della tecnica, soprattutto quelli che riguardano direttamente i diritti di base, devono essere posti al servizio delle persone, al di sopra di qualsiasi interesse economico, e facilitare l’uguaglianza di opportunità.
D’altra parte, l’attuale sviluppo della ricerca scientifica e tecnologica pone una serie di “questioni etiche”. I settori della ricerca che riguardano in particolare la tecnologia militare e la sicurezza, la nanotecnologia o la biotecnologia suscitano, all’interno della società, dibattiti complessi ma oggi anche ineludibili. Ricerche e investimenti tecnici in diversi casi non hanno come primo obiettivo quello del bene comune ma l’interesse di chi finanzia la ricerca: la creazione di organismi geneticamente modificati – ad esempio – è servita troppo spesso ad arricchire chi li ha prodotti costringendo invece in una trappola commerciale le comunità che li hanno utilizzati, senza peraltro la certezza della innocuità di tali organismi per la salute dei consumatori; prodotti farmaceutici essenziali per salvare la vita a milioni di persone restano inaccessibili a buona parte della popolazione mondiale perché “protetti” da brevetto.
Come si può conciliare la ricerca e il progresso della tecnica con un’etica che sia a favore delle persone e del pianeta?

La sfida dell’ambiente

Il tessuto ecologico della nostra esistenza si sta lacerando, come testimoniano la perdita di biodiversità, causata in particolare dalla deforestazione e dall’incontrollato sfruttamento della pesca, l’impatto che i nostri stili di consumo e di spreco stanno avendo sull’ambiente, e sulla nostra salute, la tendenza alla privatizzazione e alla liberalizzazione dei beni comuni dell’umanità, come l’acqua e le sementi. Non esiste alcun futuro dell’uomo se non nel rispetto e nella tutela del sistema ambientale di cui noi stessi siamo parte: è questa la ragione per cui ogni progetto capace di futuro deve essere necessariamente eco-compatibile. Il mito della crescita e dello sviluppo non ha assicurato fino ad oggi il ben-essere e l’affrancamento dalla povertà che pure aveva promesso ma al contrario sta mettendo a repentaglio il futuro del pianeta. Lottare contro il degrado ambientale, contro le cause dei cambiamenti climatici, contro la riduzione della biodiversità e per il diritto all’acqua e agli altri beni essenziali comporta così l’impegno di tutti gli attori (cittadini, scuola, governi, imprese, organizzazioni sociali) a costruire un nuovo contesto culturale, sociale e politico che includa la prospettiva della decrescita, oltre che nuovi stili di vita personali e comunitari più sobri e responsabili.

La sfida della violenza e della guerra

La guerra e la violenza sono tornate ad essere opzioni plausibili nell’universo simbolico di un numero sempre maggiore di persone e società: interventi armati umanitari, guerra preventiva contro il terrorismo fondamentalista, guerra chirurgica, interventi che si giustificano con la scusa di esportare la democrazia, scontro di civiltà, sono concetti sempre più diffusi dai poteri politici ed economici che finiscono per penetrare nell’opinione pubblica di tutto il mondo.
Mentre la spesa mondiale per armamenti è in continua crescita, interi popoli vivono situazioni disumane di violenza, e numerosi conflitti sono provocati o perpetuati in funzione degli interessi di pochi. Una sapiente politica multilaterale, coraggiosa nella difesa dei più vulnerabili e che accordi realmente all’ONU il suo primato, accompagnata dalla crescita e maturazione di una società civile vigile, capace di denuncia e mobilitazione, che sia cosciente del proprio potere, sono elementi fondamentali che potranno riaprire la speranza in un superamento della guerra e per la piena promozione di tutti i diritti umani per tutti.

La sfida del sessismo

Sono le donne le più colpite dalla povertà e coloro che faticano ad accedere alle opportunità. Le bambine, in molti contesti, sono sempre indietro, rispetto ai bambini, nell’accesso all’istruzione e le disparità di genere tendono ad aumentare ancor più procedendo verso i livelli superiori di istruzione. Nei posti di lavoro di minor prestigio si incontrano più facilmente donne mentre gli uomini dominano i posti di potere dove le decisioni vengono prese. In diversi paesi di tutti i continenti le donne sono le vittime più frequenti della violenza, in tutte le sue forme. Più frequentemente di quanto si possa immaginare, si continua a favorire questa discriminazione attraverso la diffusione di ruoli e stereotipi che non favoriscono cambiamenti nelle relazioni tradizionali tra uomini e donne. E’ necessario puntare su relazioni di genere egualitarie che facilitino le pari opportunità, la corresponsabilità, il superamento del sistema patriarcale e l’opposizione ai sistemi di conoscenza androcentrici.

La sfida della governance

È la sfida che più interpella la politica simultaneamente nei suoi vari livelli: locale, nazionale, europeo, internazionale, mondiale. Le categorie tradizionali della politica sono divenute obsolete mentre appare sempre più indispensabile una nuova architettura di gestione del potere. Se si vuole dar vita alle istituzioni del futuro occorre ripartire dalla partecipazione attiva dei cittadini e delle cittadine e delle loro organizzazioni, dalla rifondazione del ruolo e della struttura dei partiti politici, dalla relazione trasparente e sana col potere economico, dal riconoscimento della pluralità di modi di pensare e agire esistenti nelle nostre società e dal dialogo multilaterale tra la diversità di spazi politici che si sono venuti ad affermare in tutto il mondo, favorendo l’organizzazione della società civile e le forme più efficaci di democrazia deliberativa, sia dirette e partecipative che rappresentative, tanto nei contesti locali quanto nei contesti globali.

La sfida educativa

Le sfide enunciate riguardano tutti noi e tutti abbiamo il dovere di farcene carico. Ci sono degli ambiti, però, che – in quanto luoghi deputati alla formazione delle persone – hanno un valore e un ruolo strategico fondamentale e per questo vanno sostenuti in tutti i modi. La scuola è uno di questi ambiti ed è indispensabile che esso possa disporre delle risorse necessarie per assumere un ruolo positivo e attivo nel riflettere e “abilitare” le persone a rispondere a queste sfide. È necessario disporre di più mezzi, più strumenti, più formazione, più spazi di riflessione per chi fa la scuola e vuole continuare a farla credendo nella valenza sociale e Politica del suo ruolo.
Insieme alla scuola, l’altro pilastro della formazione è costituito dalla famiglia. E’ fondamentale che queste due istituzioni interagiscano, si confrontino sui valori e collaborino nella realizzazione del processo formativo, al fine di evitare dinamiche schizofreniche prodotte dai diversi modelli educativi e di comportamento proposti dai due ambiti in risposta alla complessità del mondo di oggi che bambini e ragazzi, figli e studenti, devono affrontare.
Altro attore importante nella formazione delle persone, in particolare riguardo alle sfide di cui abbiamo parlato, è l’insieme di quei soggetti della società civile organizzata, l’associazionismo non governativo, che ha la caratteristica dell’operare contemporaneamente in contesti geografici, economici, sociali, politici e culturali molto diversi tra loro, che ha la caratteristica di vivere le due facce – strettamente interconnesse e dai confini sfumati – della medaglia del mondo, in una visione insieme locale e globale. Le ONG sono da qualche decennio al fianco e a supporto degli insegnanti più impegnati, e devono continuare a esserlo, ma occorre che imparino ad operare sempre più con la scuola e non, semplicemente, nella scuola, in un’ottica di strategia di lungo periodo. Questa cooperazione permetterà di ampliare e migliorare il lavoro congiunto già sviluppato, l’informazione disponibile, lo sviluppo di metodologie, il sostegno a pratiche e iniziative comuni, dentro e fuori della scuola. Occorre un patto educativo, un’alleanza tra questi attori, per affrontare le sfide del mondo in cui viviamo in maniera congiunta e coerente. E allora, partiamo dallo scenario educativo esistente, per determinare quali sono le proposte che vogliamo portare avanti ed esigere affinché l’educazione sia rivalutata e costituisca la più efficace risposta alle sfide della contemporaneità.

LA SCUOLA CHE ABBIAMO

Diverse esperienze, portate avanti da piccoli gruppi di docenti o da singoli istituti scolastici, costituiscono interessanti esempi pilota di un’educazione trasformatrice. Tuttavia, nella maggior parte dei casi, esse restano esperienze isolate e puntuali e la realtà ancora largamente dominante nelle scuole dei nostri Paesi presenta caratteristiche ben lontane da quanto sarebbe necessario per preparare i cittadini a rispondere alle sfide di oggi.
Infatti:
- scopo del lavoro scolastico, per lo più, non è la comprensione della realtà, ma l‘apprendimento per accumulo di saperi disciplinari separati e parcellizzati, avulsi da ogni contesto;
- il libro di testo ha un ruolo dominante e sostituisce di fatto i docenti nella loro primaria responsabilità di definire e selezionare i contenuti concettuali in funzione formativa e scegliere i materiali più idonei su cui far lavorare gli studenti, così tralasciando inoltre i contenuti procedurali e attitudinali, elementi chiave in un processo educativo trasformatore;
- in una scuola ancora tutta verbale, i linguaggi del ‘900 e del XXI secolo (audiovisivi, informatici) sono entrati in maniera irrilevante se non addirittura, a volte, impropria;
- lungi dal fornire un contesto favorevole ad esperienze democratiche, la scuola è poi ancora basata su rigidi rapporti gerarchici e su un’organizzazione scolastica meramente disciplinare e isolata dal contesto familiare, sociale e culturale;
- gli insegnanti vivono una situazione di crescente perdita del loro ruolo morale e sociale ma allo stesso tempo vedono aumentare le responsabilità e esigenze che la società carica su di essi;
- ancora più critica è la situazione relazionale. L’insegnante in larga misura è visto come colui che trasmette conoscenze disciplinari già definite ad un allievo che non è considerato come una “persona” nella sua completezza (cioè considerato non solo dal punto di vista intellettuale, ma anche emotivo e fisico) e che deve solo ricevere, incamerare e dimostrare di ‘possedere’ contenuti, senza alcuna possibilità di partecipazione alla costruzione del sapere;
- la scuola resta infatti luogo di istruzione, sempre più indirizzato a facilitare l’ingresso nel mondo del lavoro, e non viene messo al centro l’apprendimento dialogico e trasformatore che richiederebbe al docente il ruolo più complesso di sperimentatore, tutor, animatore ecc. Fortunatamente in tale contesto agiscono anche minoranze di insegnanti e dirigenti scolastici che sperimentano innovative proposte tendenti a promuovere una scuola diversa».

L’EDUCAZIONE ALLA CITTADINANZA GLOBALE, UNA RISPOSTA POSSIBILE

Dall’Educazione allo Sviluppo all’Educazione alla Cittadinanza Globale

Il tentativo di inserire una prospettiva globale nei contenuti veicolati dalla scuola è avvenuto nei decenni passati – e avviene tutt’oggi – anche grazie al coinvolgimento di educatori extrascolastici operanti, per esempio, in Organizzazioni Non Governative che, attraverso quella che viene definita Educazione allo Sviluppo, hanno portato e portano “un po’ di mondo in classe” sensibilizzando gli alunni (e sempre più spesso anche gli insegnanti) rispetto alle tematiche degli squilibri tra paesi del Nord e paesi del Sud del mondo e rispetto all’interdipendenza tra essi.
Ed è proprio l’Educazione allo Sviluppo a costituire il nostro punto di partenza, in quanto ONG impegnate in ambito educativo.
Questo documento, fa propria la definizione proposta dal Development Education Forum del 2004, secondo cui “l’Educazione allo Sviluppo è un processo attivo di apprendimento, fondato sui valori della solidarietà, dell’uguaglianza, dell’inclusione e della cooperazione. Essa dà la possibilità alle persone di compiere un percorso, partendo dalla consapevolezza di base delle priorità dello sviluppo internazionale e dello sviluppo umano sostenibile, e passando attraverso la comprensione delle cause e degli effetti delle questioni globali, per giungere all’impegno personale e all’azione informata. Incoraggia la partecipazione piena di tutti i cittadini allo sradicamento della povertà ovunque nel mondo e alla lotta contro l’esclusione. Il suo obiettivo è quello di cercare di influenzare le politiche economiche, sociali ed ambientali nazionali e internazionali, affinché siano politiche più giuste, sostenibili e basate sul rispetto dei diritti umani”.
L’evoluzione dell’Educazione allo Sviluppo è un processo storico all’interno del quale possono essere identificate alcune tappe o approcci. Nelle attività dei vari attori coinvolti, queste tappe o i loro tratti caratteristici si sono susseguiti in alcuni casi in modo lineare, mentre in altri casi in modo convergente. Con l’obiettivo di facilitare la comprensione del divenire storico che ha dato luogo all’Educazione alla Cittadinanza Globale, cercheremo di descrivere succintamente le cinque generazioni o approcci.
La prima generazione dell’Educazione allo Sviluppo (anni 40-50) è caratterizzata da un approccio principalmente caritatevole e assistenziale. Il modo di agire delle organizzazioni, principalmente umanitarie e di stampo religioso, si concentrava sulle situazioni di conflitto e di emergenza. Negli anni 60 appare l’approccio sviluppista, con la teoria della crescita per tappe, che sostiene che i paesi sottosviluppati debbano modernizzarsi per raggiungere il livello dei paesi del Nord. Nascono le prime ONG di sviluppo che iniziano a proporre la partecipazione collettiva della popolazione beneficiaria come strategia e a portare avanti attività di informazione sui progetti nel Sud. Vengono criticate per la loro prospettiva eurocentrica e perché non mettono in discussione il modello di sviluppo. L’educazione allo sviluppo critica e solidale, che farà la sua apparizione negli anni 70, insieme ai processi di decolonizzazione che danno protagonismo alla partecipazione dei cittadini, mettono in discussione il modello di sviluppo imperante ed esigono un nuovo ordine economico internazionale. Il sottosviluppo viene presentato come una conseguenza strutturale delle relazioni internazionali e dello sviluppo incontrollato dei paesi ricchi. Negli anni 80 nasce il modello di sviluppo umano e sostenibile che, di fronte all’evidenza di una crescente disuguaglianza sociale, mette in dubbio la globalizzazione economica e il modello egemonico. Proposte alternative di sviluppo provengono dai movimenti sociali del Nord e del Sud, che vi inseriscono la dimensione umana e sostenibile. La Conferenza delle Nazioni Unite su Ambiente e Sviluppo del 1992 dà alta priorità al ruolo dell’educazione nel perseguimento di uno sviluppo rispettoso del comune ambiente naturale. Principi confermati dal Summit di Johannesburg del 2002 che accende definitivamente l’attenzione sull’importanza dell’educazione allo sviluppo sostenibile.
Intanto, attraverso il Forum Sociale Mondiale e con le mobilitazioni del 2003 contro l’invasione dell’Iraq, milioni di cittadini e di cittadine di tutto il mondo esprimono una forte domanda di giustizia globale. L’Educazione allo Sviluppo si trova davanti la sfida di elaborare proposte educative che favoriscano una visione globale delle problematiche mondiali. Per questo oggi, molte organizzazioni, tra cui le nostre quattro ONG, sentono l’urgenza di proporre e sostenere una Educazione alla Cittadinanza Globale che dia strumenti per la comprensione della globalizzazione e dei suoi effetti presentando allo stesso tempo una grande diversità di proposte alternative e sviluppando strategie di intervento sempre più orientate all’incidenza politica su temi generali e specifici. Oggi consideriamo l’Educazione alla Cittadinanza Globale come un patrimonio comune delle diverse “Educazioni a…” (alla pace, ai diritti, alla sostenibilità, ecc.) che tra di loro interagiscono e si evolvono.

La proposta dell’Educazione alla Cittadinanza Globale

La Cittadinanza Globale sostiene un nuovo modello di cittadinanza basato sulla piena consapevolezza della dignità insita in ogni essere umano, sulla sua appartenenza ad una comunità locale e globale e sull’impegno attivo per ottenere un mondo più giusto e sostenibile. Il cittadino o la cittadina globale sono persone capaci di IMPARARE connettendo, di FARE pensando, di CONVIVERE riconoscendo, di ESSERE divenendo, di TRASFORMARE immaginando. La proposta dell’Educazione alla Cittadinanza Globale, portata avanti da molte organizzazioni in tutto il mondo, aspira a integrare in una visione coerente l’educazione allo sviluppo e ai diritti umani, l’educazione allo sviluppo sostenibile, alla pace, alla interculturalità e al genere, osservando lo stretto legame tra tutte queste aree così come l’interdipendenza sempre maggiore tra gli esseri umani in un pianeta minacciato nella sua sostenibilità.
Qui di seguito riportiamo alcuni elementi caratterizzanti dell’Educazione alla Cittadinanza Globale.
- Difesa della dignità umana. La dignità umana è un valore proprio di tutte le persone, che dà loro il diritto inalienabile di vivere libere e in condizioni adeguate per svilupparsi, come individui e membri della loro comunità, in tutte le dimensioni dell’essere umano.
- Una prospettiva di diritti. L’Educazione alla Cittadinanza globale si basa sul principio che potremo raggiungere un mondo più giusto solamente se i Diritti Umani verranno rispettati pienamente. È necessario progredire nelle strategie per identificare i modi per trasformare il circolo vizioso della povertà, della mancanza di capacità/potere e dei conflitti in un circolo virtuoso nel quale tutte le persone, in quanto soggetti di diritto, possono chiedere delle spiegazioni a coloro che hanno le responsabilità e hanno sia la volontà che la capacità per proteggere, promuovere e rendere effettivi i diritti umani.
- Interdipendenza tra il livello locale e quello globale. Educare dei cittadini globali implica facilitare la comprensione dell’interdipendenza dei problemi che affliggono il pianeta: il livello locale ha impatto globale e viceversa. Niente di quello che facciamo o smettiamo di fare è estraneo al destino degli altri; questo ci rende responsabili del destino dell’umanità e del pianeta, in una concezione di cittadinanza globale che integra le dimensioni locali e quelle globali (cittadini del pianeta/cittadini del quartiere). Per facilitare questa comprensione, l’Educazione alla Cittadinanza Globale promuove all’interno della scuola opportunità di scambio e collegamento con scuole e studenti di altre parti del mondo.
- Cosmopolitismo e identità complementari. Promuoviamo il riconoscimento della diversità come forma di riconoscimento reciproco di una visione complessa delle identità. Le identità sono costruite intorno a appartenenze diverse e multiple e sono dinamiche. L’Educazione alla Cittadinanza Globale cerca di sviluppare nei bambini e nei giovani studenti una cittadinanza cosmopolita/planetaria che metta fine alla logica bipolare che contrappone identità universale e particolare, noi e voi, quello che è nostro e quello che è vostro. Tale cittadinanza cosmopolita/planetaria va incontro all’altro e a favore del bene comune e si assume le ingiustizie e tutti i tipi di discriminazione come qualcosa di proprio e contro il quale è necessario lottare.
- Proposta etica e politica. L’Educazione alla Cittadinanza Globale è una proposta etica e politica di trasformazione della società attraverso la costruzione, a partire dalle scuole, di una cittadinanza impegnata. Troppo spesso la scuola è stata considerata una delle istituzioni chiave per la riproduzione dei valori dominanti e delle disuguaglianze sociali.
L’educazione alla Cittadinanza Globale, invece, pone l’accento sulla scuola come possibilità e fattore di cambiamento, come spazio di comunicazione, di creazione di conoscenza, e di aiuto agli studenti per costruire visioni che fermino, ad esempio, le dinamiche esclusorie e ingiuste del neoliberismo o i tentativi di omogeneizzazione culturale.
In questo senso, si è sviluppato il concetto di scuole come “sfere pubbliche democratiche” strettamente collegato al concetto di insegnanti come “intellettuali trasformatori”, intellettuali pubblici, sulla base di una concezione della vita scolastica come una “forma di politica culturale”: ben lungi da una concezione neutra o tecnocratica, la scuola si impegna nei valori di uguaglianza, cittadinanza critica, democrazia, giustizia sociale ed economica.
- Scommessa per la democrazia e il dialogo. L’Educazione alla Cittadinanza Globale mette in discussione i rapporti tradizionali della scuola tra i suoi vari attori. È una proposta che punta sulla democrazia e il dialogo, a tutti i livelli. La scuola deve essere concepita come un luogo per la costruzione di una cittadinanza globale e democratica che veda la partecipazione di tutti gli attori coinvolti. Questa concezione esige un cambiamento nei rapporti tradizionali tra alunni e insegnanti, insegnanti e autorità didattiche, ecc, nell’organizzazione della scuola e nell’elaborazione del curriculum.
- Educazione alle emozioni. L’Educazione alla Cittadinanza Globale include nella pratica educativa l’educazione alle emozioni, come componente fondamentale dello sviluppo cognitivo e dell’apprendimento per la convivenza, integrando il pensare, il sentire e l’agire.

L’importanza di fare "Educazione alla Cittadinanza Globale£ oggi nella scuola

Nel contesto della scuola, l’Educazione alla Cittadinanza Globale è una proposta che va oltre lo studio di alcuni contenuti concreti inseriti in una materia minore all’interno dell’immenso piano di studi della scuola dell’obbligo, o addirittura puntuali “incursioni” di attori extrascolastici che introducono percorsi di sensibilizzazione in “spazi” non propriamente curricolari. È un’opzione didattica che, a partire dalla domanda sulla finalità dell’educare, cerca di elaborare una proposta coerente sul modo in cui educare.
Come è scritto all’inizio del Rapporto Delors, di fronte alle numerose sfide della nostra epoca, l’educazione rappresenta uno strumento indispensabile per far sì che l’umanità possa andare avanti verso ideali di pace, libertà e giustizia sociale, ed è una strada al servizio di uno sviluppo umano armonioso, che potrà essere d’aiuto per far retrocedere la povertà, le incomprensioni, l’ingiustizia, le disuguaglianze, l’oppressione e la guerra.
Per questo è necessario cambiare la visione strumentale dell’educazione e riconsiderare la sua funzione nella sua globalità: la realizzazione di una persona, che tutta intera deve imparare a essere, pensare, sentire e agire. L’educazione deve recuperare la dimensione umanizzatrice e globale, dando senso alle nostre vite, alle nostre azioni, ai nostri rapporti, e assumendosi come compito centrale la costruzione di un mondo più giusto e sostenibile.
Siamo a favore di un’educazione che stimoli nello studente una comprensione ampia di se stesso e del mondo, offrendogli elementi per poter contribuire a una società giusta, che si interroghi sulle cause strutturali della povertà e dell’esclusione e che di conseguenza possa fermarle e concepiamo la scuola come un attore sociale di spicco in questo processo.
Per raggiungere questo obiettivo è necessario cambiare la scuola progredendo verso un approccio critico basato sul dialogo, incidendo sulla metodologia, creando rapporti più dialogici e partecipativi, promovendo luoghi di apprendimento a dimensione umana in cui bambini e giovani siano conosciuti e apprezzati come individui, rendendo più flessibili i tempi e gli spazi della scuola e stabilendo rapporti più democratici nei ruoli e nelle relazioni tra insegnanti e alunni, rendendo più facile l’assunzione, da parte loro, del ruolo di soggetti dei processi didattici.
Insomma, si tratta di trasformare la scuola in uno spazio di scambio, riflessione, socializzazione e progettazione che promuove la conoscenza come costruzione collettiva, che valorizza i saperi e le esperienze di tutti gli attori della comunità educativa, e non come mero sforzo individuale. Si tratta di cambiare la scuola affinché sia il curriculum scolastico che la scuola stessa diventino una “comunità” di educazione e partecipazione che permette l’integrazione di studenti, insegnanti, famiglie, governi locali, territori, comunità e ONG. Si tratta di cambiare la scuola affinché, rispetto alle sfide dei nostri giorni identificate sopra, essa sia parte della soluzione e non del problema.

RACCOMANDAZIONI

Ponendoci come attori in dialogo con tutti gli altri soggetti che sono in grado di sostenere, far affermare e praticare l’Educazione alla Cittadinanza Globale nella scuola;
Considerando e richiamando gli impegni e documenti europei precedentemente sottoscritti, in particolare: la Risoluzione del Consiglio dell’Unione Europea sull’Educazione allo Sviluppo (2001); la Dichiarazione di Maastricht (2002) che ha inteso promuovere il riconoscimento e l’integrazione dell’Educazione Globale considerata come essenziale affinché i cittadini possano comprendere e partecipare criticamente alla società globale; le Conferenze Europee sulla Sensibilizzazione dell’opinione pubblica e l’Educazione allo Sviluppo (2005 e 2006) durante le quali tutti gli Stati Europei partecipanti hanno assunto l’impegno di elaborare una strategia europea e strategie nazionali per l’Educazione allo Sviluppo, ed è stata riconosciuta l’importanza di integrare l’Educazione allo Sviluppo nei curricula formali e informali dei sistemi educativi; il Consenso Europeo sullo Sviluppo (2005) che promuove una visione di sviluppo globale a livello comunitario, riaffermando gli impegni della UE per lo sradicamento della povertà, e indica come lo sradicamento della povertà e la realizzazione degli Obiettivi di Sviluppo del Millennio siano obiettivi primordiali della politica di sviluppo comunitaria; il Consenso Europeo sull’Educazione allo Sviluppo (2007), dichiarazione congiunta elaborata con il contributo di società civile, Parlamento Europeo, Stati Membri dell’Unione Europea e Commissione Europea che fornisce il primo quadro strategico su Educazione allo Sviluppo e Sensibilizzazione in Europa a livello locale, regionale, nazionale ed europeo;
Considerando e richiamando l’impegno di grande livello di quegli insegnanti, educatori, e organizzazioni della società civile che, lavorando quotidianamente con i bambini e i giovani, evidenziano insieme a noi l’urgente necessità di introdurre nella scuola il concetto e la pratica dell’Educazione alla Cittadinanza Globale;
Richiediamo un sempre più ampio riconoscimento per l’Educazione alla Cittadinanza Globale. A tal fine evidenziamo alcuni ambiti specifici di miglioramento nell’educazione formale e proponiamo e seguenti raccomandazioni :

Curricolo ed organizzazione scolastica

In un mondo in cui la vita e il sapere contemporanei sono sempre più complessi, è sempre più necessaria e urgente un’Educazione alla Cittadinanza Globale, intesa come processo di formazione trasversale e transdisciplinare, che trova spazio tanto nell’inserimento in discipline già esistenti come nella creazione di spazi interdisciplinari e di progetto e nel favorire l’apprendimento a partire da tematiche socialmente rilevanti. In un’epoca in cui diversi piani e diverse identità si intersecano, sia a livello individuale che collettivo, l’ Educazione alla Cittadinanza Globale esige dalla scuola più radicamento nella vita locale, più attenzione, comprensione e partecipazione a livello globale, più rispetto per i molteplici contesti e esperienze di riferimento delle persone e delle comunità e più coinvolgimento di tutti gli attori socioeducativi.
Esigiamo dai dirigenti politici nazionali e locali e chiediamo agli insegnanti e alla società civile che si impegnino nella concreta realizzazione di queste raccomandazioni.

Metodologia

Per il carattere che le è proprio, la Educazione alla Cittadinanza Globale richiede metodologie attive (imparare a essere, a conoscere e a fare), interattive (utilizzando discussioni e dibattiti), che favoriscano la sperimentazione (focalizzate su sfide reali per i bambini e i giovani e per tutta la società), critiche (incoraggiando la capacità di pensare partendo da valori e convinzioni e favorendo l’autonomia), cooperative (rinforzando il piacere per l’apprendimento reciproco, il lavoro in rete e la solidarietà), con un approccio socioaffettivo (che potenzi l’apprendimento delle emozioni), partecipative (dando voce ai differenti attori, riconoscendone il ruolo e facilitandone il coinvolgimento critico e creativo). Le metodologie proprie della Educazione alla Cittadinanza Globale sviluppano queste abilità imprescindibili da trasmettere ai bambini e ai giovani per essere in grado di rispondere alle sfide del presente.
In questo processo educativo, gli studenti devono essere il punto di convergenza degli obiettivi, delle motivazioni e delle esigenze. Per affrontare questa sfida e responsabilità, gli insegnanti e tutti gli agenti educativi devono essere sostenuti nell’acquisizione e rafforzamento delle competenze adeguate alla loro missione. La formazione specifica in Educazione alla Cittadinanza Globale, sia iniziale che in servizio, è un fattore chiave di tutto il processo educativo e un sostegno imprescindibile per gli insegnanti e i dirigenti scolastici per comprendere, orientarsi e praticare temi a volte molto complessi, interconnessi e/o controversi.
Riconoscendo come i materiali didattici condizionino le pratiche educative quotidiane e costituiscano un sostegno essenziale per gli insegnanti, da un lato da essi deve essere eliminato ogni tipo di riferimenti e messaggi discriminatori e che incoraggiano gli stereotipi, e dall’altro devono essere ripensati e rinnovati in termini di contenuto e forma, accogliendo i valori e principi della Educazione alla Cittadinanza Globale.
Riteniamo anche pertinente attuare una valutazione centrata sulla coerenza tra i valori e le proposte, tra i principi e i valori dichiarati e la pratica scolastica reale, tra gli obiettivi e le strategie, la teoria e la pratica, il contenuto e la forma.
Esigiamo dai dirigenti politici nazionali e locali e chiediamo agli insegnanti, alle case editrici impegnate nella produzione di materiale didattico, alle università e alle ONG che si impegnino nella concreta realizzazione di queste raccomandazioni.

Ruoli e relazioni

La Educazione alla Cittadinanza Globale nel sistema formale di insegnamento esige una scuola democratica, partecipativa e aperta, nella quale tutti gli attori – studenti, insegnanti, funzionari, responsabili educativi, famiglie – siano riconosciuti come cittadini protagonisti del processo educativo e siano incoraggiati a condividere le proprie pratiche, riflessioni e proposte di miglioramento e a promuovere iniziative congiunte.
Questa scuola ha un ruolo da svolgere nella costruzione di una cittadinanza globale e dei processi di trasformazione sociale, in collaborazione con organizzazioni della società civile e movimenti sociali, in una logica di relazioni che valorizzino e riconoscano le diverse competenze e rispettino la specificità e il ruolo di ciascuna parte, sfruttando al meglio i risultati di interazioni creative e mobilitatrici.
Per questo occorrono insegnanti impegnati, critici, trasformatori, che considerino l’educazione come un’attività creatrice che, partendo dalla realtà quotidiana prepara per la libertà, la crescita individuale e il bene comune, che lavorino in maniera cooperativa e in rete per generare i necessari processi di cambiamento; e che portino avanti un movimento di trasformazione dell’educazione, coinvolgendo tutta la comunità educativa dall’interno delle proprie scuole.
In contesti in cui i media sono anche dei potenti agenti educativi, in cui l’accesso in quantità e la diffusione di informazioni e opinioni è senza precedenti, è fondamentale imparare ad utilizzarle e a leggerle in modo critico e a contribuire alla nascita e affermazione di media alternativi, capaci di incoraggiare “modi di essere” attenti, attivi e socialmente impegnati.
Esigiamo dai dirigenti politici nazionali e locali e dai media e chiediamo agli insegnanti, agli alunni, ai loro genitori e alle organizzazioni della società civile che si impegnino nella concreta realizzazione di queste raccomandazioni.

Questo documento di posizione nasce all’interno del progetto “Conectando Mundos” cofinanziato dalla Commissione Europea. È frutto della condivisione di visioni e di esperienze delle quattro ONG Europee partner di progetto: CIDAC (Portogallo), Inizjamed (Malta), Intermón Oxfam (Spagna) e Ucodep (Italia) che, dopo essersi aperte ai contributi arricchenti di insegnanti e educatori, oggi lo propongono come riflessione e impegno a tutti gli attori che operano, collaborano e influenzano il settore educativo a livello nazionale ed internazionale, affinché l’Educazione alla Cittadinanza Globale riceva sempre maggiore riconoscimento.

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