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Gesù risorto:

comincia

un mondo nuovo

Domenica III di Pasqua B

a cura di Franco Galeone *

Jesus risen

La domenica di “Gesù, che spiega le Scritture e spezza il pane”

1. “Cristo è risorto: noi ne siamo testimoni!” (I lettura); è grazie a loro, a quella schiera di testimoni, se la chiesa oggi è viva e noi stessi siamo cristiani. Il filosofo e scienziato francese B. Pascal ha scritto che, invece di lamentarci che Dio sia “velato”, dobbiamo dirgli grazie perché è “rivelato”; e aggiungeva: “C’è abbastanza luce per chi vuole vedere, e abbastanza oscurità per chi non vuole vedere”. Nel vangelo di questa domenica, Luca ci presenta tanti “segni minori”, cioè piccoli, lontani da quei “segni grandiosi” che in genere avvolgono i ricordi del passato. Gesù va in giro, invita i discepoli a toccarlo, e mangia, addirittura, il pesce perché non si abbia più nessun dubbio. Proprio come ha scritto Pascal: in questi particolari per niente eroici o mitizzati, anzi, diminuiti, c’è abbastanza luce per vedere e per credere.

 

Avere dubbi di fede non è una colpa …

2. Gesù è risuscitato da morte. Meglio: Dio ha risuscitato Gesù da morte. La risurrezione è un atto di Dio che libera Gesù dalla schiavitù del sepolcro. La nostra futura schiavitù! Chi non ha fede, deve sempre mestamente concludere: Ignoramus et ignorabimus. Il credente, invece, procede nelle tenebre accecanti della fede. Avere fede è capacità di sopportare il dubbio. Di convivere con gli interrogativi della vita. La fede non è un prodotto logico, la conclusione di un sillogismo, ma un processo faticoso, un’umile ricerca, senza fine. È importante recuperare questa dimensione della fede: avere dubbi non è una colpa o una mancanza di fede, ma l’occasione per un vero atto di fede. Solo una concezione intellettualistica della fede esclude il dubbio. Gesù stesso comprende e legittima il dubbio dei suoi discepoli. Il dubbio non lo scandalizza. La fede è crescita, esodo, è un dubbio superato. L’anima della fede è la fedeltà. La fedeltà è la componente etica della fede. La mia fedeltà è il salario quotidiano che devo pagare a Dio. Sino in fondo. Anche Gesù ha dovuto credere, nella derelizione massima: “Padre, perché mi hai abbandonato?”. Anche per lui, in un momento della vita, l’unica cosa certa fu l’incertezza. Ma restò fedele: “Padre, nelle tue mani consegno la mia vita”. Questo non significa coltivare morbose ansietà, ma accettare i limiti ontologici e psicologici dell’uomo. Significa compassione e comprensione per le fragilità dell’uomo. Pietro ha scritto che quanti hanno condannato Gesù, lo hanno fatto per ignoranza (Atti 3,7).

… ma occasione per credere davvero!

3. Gesù, il Figlio di Dio, ha avuto fiducia totale nel Padre. Gesù è morto, e non in apparenza. Gesù è totalmente consegnato alla morte. È disceso agli inferi in senso non mitico né allegorico, ma nel reale annientamento del suo essere. La potenza di Dio lo ha però liberato. E noi? La morte ci appartiene. Anzi, noi apparteniamo alla morte. Le tenebre ci appartengono. L’ateo crede che si muore totalmente. Anche il credente ritiene che si muore totalmente. Però crede anche che la potenza di Dio libera dalla morte. Questa è la diversità. Questa certezza Dio ce la offre attraverso il Gesù risorto, e non tramite le ambigue consolazioni dei filosofi e dei visionari. Noi non possiamo essere gli insegnanti di una teodicea, che con ingenuo ottimismo giustifica tutto.

Non entreremo da soli in cielo!

4. Non entreremo da soli in cielo! O ci tireremo dietro tutti quelli che abbiamo amato e aiutato, o ci perderemo con tutti quelli che da noi dipendevano e che noi abbiamo tradito. “Fuori dalla chiesa non c’è salvezza” significa che non ci salveremo da soli, fuori dalla comunità. Scopo del cristianesimo non è “Si salvi chi può”. Il cristianesimo è la religione dei salvati che salvano, dei redenti che redimono, degli amati che amano. Il mondo finirà sulla stessa domanda che si legge all’inizio della Scrittura: “Caino, dov’è tuo fratello?”. Ricordate il racconto di quel servo che nascose la sua monetina sotto terra? Venne condannato, per avere voluto conservare egoisticamente la propria vita. L. Bloy esprime questa verità con un linguaggio fantastico: “Ogni uomo che fa un atto libero, proietta la sua personalità nell’infinito. Se dà al povero l’elemosina con malavoglia, quel soldo buca le mani del povero, cade, attraversa il firmamento, rompe l’equilibrio dei mondi. Se compie un atto impuro, oscura migliaia di cuori che non conosce, e che sono a lui misteriosamente legati. Un atto d’amore, una preghiera sincera, guarisce i malati, consola i disperati, calma le tempeste, protegge il genere umano”.

5. Dio raduna gli uomini di buona volontà non per coccolarli o viziarli; li raduna, li incoraggia e li manda come agnelli in mezzo ai lupi. I cristiani non possono chiudersi nel ghetto, dietro le mura della chiesa o del convento. Ricordate Maria? Dopo l’annunciazione fece una visitazione, come possiamo fare tutti. Ricordate la suocera di Pietro? Dopo la guarigione dalla febbre, si mise a servirli, come possiamo fare tutti. Anche Maria Maddalena voleva stringersi alle ginocchia di Gesù risorto, ma questi le ordina. “Va’ dai miei fratelli”. I primi cristiani hanno convertito il mondo perché erano una minoranza felice e contagiosa. Se lo fossimo anche noi! Abbiamo un immenso e silenzioso potere: il nostro esempio, la nostra parola buona, la nostra preghiera. Come Francesco, che andò in Assisi a predicare. “E non disse una parola!”.

Ignorare le Scritture è ignorare Cristo

6. La seconda parte del vangelo (vv.44-48) è tutta incentrata sulla Parola: Gesù rilegge la Bibbia: “Tutte le cose scritte su di me nella Legge, nei Profeti, nei Salmi”. Davvero ignorare le Scritture è ignorare Cristo! Anche a noi Gesù potrebbe rivolgere il rimprovero che un giorno rivolse agli ebrei: “Voi vi ingannate, non conoscendo le Scritture” (Mt 22,29). Esistono ancora molte zone d’ombra, molti buchi neri nella conoscenza della Sacra Scrittura, per cui anche un piccolo slogan di un semplice testimone di Geova è capace di mettere in difficoltà un cattolico. Ignorare le Scritture è anche privarsi di un nutrimento spirituale, di una energia interiore, perché la parola di Dio “è come fuoco e come martello che spacca la roccia” (Ger 23,29). Il Corano definisce gli ebrei e i cristiani come “gli uomini del Libro”. Forse i musulmani ci conoscono poco, ci stimano troppo! Non conosciamo, non leggiamo non crediamo, non viviamo la Bibbia. Questo vangelo diventi per tutti uno stimolo e uno stile e riprendere tra le mani questo santo Libro, un libro di storia, meglio, il libro di salvezza!
Buona vita!

* Gruppo biblico ebraico-cristiano

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