Il Vangelo del giorno (Bose)

 

Un uomo plasmato

dalla Parola di Dio

Sorella Lisa - Bose

20 marzo 2018


In quel tempo Gesù e i suoi discepoli 27andarono di nuovo a Gerusalemme. E, mentre egli camminava nel tempio, vennero da lui i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani 28e gli dissero: «Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l'autorità di farle?». 29Ma Gesù disse loro: «Vi farò una sola domanda. Se mi rispondete, vi dirò con quale autorità faccio questo. 30Il battesimo di Giovanni veniva dal cielo o dagli uomini? Rispondetemi». 31Essi discutevano fra loro dicendo: «Se diciamo: «Dal cielo», risponderà: «Perché allora non gli avete creduto?». 32Diciamo dunque: «Dagli uomini»?». Ma temevano la folla, perché tutti ritenevano che Giovanni fosse veramente un profeta. 33Rispondendo a Gesù dissero: «Non lo sappiamo». E Gesù disse loro: «Neanche io vi dico con quale autorità faccio queste cose».
Mc 11,27-33

Quattro volte in poche righe ritorna il termine “autorità”. Autorità: parola logora, usata e abusata. A volte la si adopera semplicemente per difendere il proprio potere; a volte ci si sente sempre “un’autorità”, ci si mette in cattedra, credendosi autorizzati a impartire insegnamenti a tutti e su tutto.
“Con quale autorità fai queste cose? O chi ti ha dato l’autorità di farle?”. Le autorità religiose del popolo di Israele – ci sono tutte: i capi dei sacerdoti, gli scribi e gli anziani (come in Mc 8,31 e 14,53) – fanno evidentemente allusione allo scandalo dato da Gesù il giorno prima nel tempio, scacciando quelli che vendevano colombe o scambiavano denaro. Si è scagliato contro qualcosa che era ritenuto sacro e le autorità religiose gliene chiedono conto. Ma chi stanno difendendo? Dio o il proprio potere? Gesù non ha chiesto loro nessuna autorizzazione; è responsabile di ciò che fa davanti a Dio e non davanti a persone che credono di avere l’esclusiva della conoscenza della volontà di Dio. Risponde con una domanda: hanno saputo discernere dietro l’appello del Battista un appello di Dio? La risposta è diplomatica; ambedue le risposte possibili finirebbero per minare il potere dei capi del popolo. Hanno paura di Gesù (cf. Mc 11,18), hanno paura della gente (cf. Mc 11,32); il loro potere dipende dall’opinione della gente, dal giudizio degli altri. Non possono inimicarsi il popolo, ma non vogliono neppure accogliere l’invito di Gesù, contenuto in quel gesto provocatorio, a interrogarsi sulla volontà di Dio, e così rispondono: “Non lo sappiamo”. Senza rendersene conto dicono la verità: non sanno, non sanno discernere la presenza di quel Dio di cui si sentono i custodi.
Gesù invece non ha paura, prevedeva il loro rifiuto (cf. Mc 8,31), eppure non si lascia vincere dalla paura delle conseguenze dei suoi gesti e delle sue parole, agisce con l’autorità che viene da Dio. I poveri, i semplici l’avevano capito. Quando per la prima volta Gesù si mette a insegnare nella sinagoga di Cafarnao, la gente è piena di stupore perché “insegnava loro come uno che ha autorità, e non come gli scribi” (Mc 1,22; anche 1,27). Vien da pensare alle guardie che giustificano così la loro disobbedienza all’ordine ricevuto di arrestare Gesù: “Mai un uomo ha parlato così!” (Gv 7,46). Vi è in Gesù la vera exousía, piena coerenza tra parola e vita, il suo insegnamento è autorevole perché proviene da un uomo interamente plasmato dalla Parola di Dio.
Ma la domanda sull’autorità è destata anche dall’atteggiamento dei discepoli. Pietro e Giovanni vengono arrestati e condotti davanti al sinedrio. “Con quale potere (dýnamei) o a nome di chi avete fatto questo?” (At 4,7). È una domanda che i cristiani dovrebbero destare con il loro agire quotidiano, dettato dal vangelo, “altro” dalla logica mondana. Ma l’autorità evangelica non la si ottiene per vie umane; essa viene da Dio, viene dalla Parola accolta, divenuta carne in un uomo, in una donna. Non la si può acquistare con denaro come vorrebbe fare Simone, quel tale che amava essere circondato dal plauso della gente (cf. At 8,19).
L’alternativa posta da Gesù tra “cielo (= Dio)” e “uomini” è già apparsa quando Pietro è rimproverato da Gesù perché non pensa “secondo Dio, ma secondo gli uomini”. Chi pensa “secondo gli uomini” non ha nessuna autorità, anzi può essere definito “satana” e invitato a ritornarsene al suo posto dietro a Gesù (“Va’ dietro a me, Satana! Perché tu non pensi secondo Dio, ma secondo gli uomini”, Mc 8,33).