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I giovani e

la bellezza di Dio

Messaggio per la Quaresima 2018

Bruno Forte *


Perché i giovani al centro dell’attenzione e del cuore?

Dopo le due Assemblee del Sinodo dei Vescovi dedicate alla famiglia, Papa Francesco ha indetto un Sinodo su “I giovani, la fede e il discernimento vocazionale”, che si terrà a Roma nel prossimo ottobre. La scelta del tema è in continuità con la riflessione sulla famiglia: scuola di umanità dove la persona cresce e impara a relazionarsi agli altri, al mondo e a Dio, la famiglia è anche il grembo vitale in cui i giovani si preparano alla vita. Si può dire che essi tanto più maturano in consapevolezza e libertà, quanto più si sentono accolti e accompagnati dalla loro famiglia, aiutati dai loro cari a discernere la loro strada e ad integrarsi nella società civile e nella comunità cristiana. D’altra parte, i giovani procurano alle loro famiglie motivazione, slancio, affetto e quelle preoccupazioni che l’amore vero non può né deve mai evitare. Non solo oggetto di attenzione e di cure, i giovani sono soggetto di amore, fonte di speranza e di consolazione per chi li ama, anche quando con le loro attese o le loro intemperanze sfidano la capacità di amarli di chi ha dato e dà loro ogni giorno tenerezza, vicinanza e sostegno. Sui giovani, sulla loro crescita, sul loro diventare capaci di impegno attivo, serio, perseverante nei diversi ambiti dell’esistenza, si gioca il futuro dell’umanità, e perciò anche il futuro della comunità cristiana, chiamata a essere fermento e sorgente di vita e di speranza della famiglia umana. Perciò, mettere i giovani al centro della nostra attenzione e del nostro cuore vuol dire non solo amarli e dare loro fiducia, ma anche acconsentire a che essi ci sfidino, provocandoci a diventare migliori, più generosi e aperti al futuro, più affidati alla fedeltà e alla inesauribile provvidenza del Dio eternamente giovane. È l’impegno che propongo a noi tutti per questa Quaresima 2018.

I giovani destinatari e protagonisti

San Giovanni Bosco, che è stato uno straordinario educatore e un grande amico dei giovani, non esitava ad affermare: “Nelle cose che tornano a vantaggio della gioventù in pericolo o servono a guadagnare anime a Dio, io corro avanti fino alla temerità” (Memorie biografiche XIV, Cap. XXVIII, 662). Nella stessa linea il Documento preparatorio del prossimo Sinodo dice: “La Chiesa ha deciso di interrogarsi su come accompagnare i giovani a riconoscere e accogliere la chiamata all’amore e alla vita in pienezza, e anche di chiedere ai giovani stessi di aiutarla a identificare le modalità oggi più efficaci per annunciare la Buona Notizia. Attraverso i giovani, la Chiesa potrà percepire la voce del Signore che risuona anche oggi. Come un tempo Samuele (cf. 1 Sam 3,1-21) e Geremia (cf. Ger 1,4-10), ci sono giovani che sanno scorgere quei segni del nostro tempo che lo Spirito addita. Ascoltando le loro aspirazioni possiamo intravvedere il mondo di domani che ci viene incontro e le vie che la Chiesa è chiamata a percorrere” (Introduzione). Significativa è la reciprocità che sin dall’inizio del cammino verso il Sinodo Papa Francesco ha voluto si stabilisca con i giovani: essi non saranno solo l’oggetto della riflessione, volta ad approfondire le vie per trasmettere loro il dono della fede e aiutarli nel discernimento della propria risposta alla chiamata rivolta dal Signore a ciascuno, ma dovranno essere protagonisti e interlocutori significativi, capaci di aiutare i pastori e la Chiesa tutta a meglio riconoscere e interpretare i segni dei tempi e a corrispondervi con fede e amore. Una scelta e un metodo che mi sembrano in totale sintonia con le parole citate di don Bosco: i giovani, destinatari del nostro impegno di fede e d’amore, sono al tempo stesso i primi protagonisti del futuro che dobbiamo costruire tutti insieme, quelli che ci spingono a “correre avanti fino alla temerità”.

Famiglia e giovani

La famiglia è la prima comunità chiamata ad educare i giovani. Papa Francesco, nell’Esortazione Apostolica Amoris Laetitia, seguita alle assemblee sinodali sulla famiglia, scrive in proposito: “Si tratta di generare processi più che dominare spazi. Se un genitore è ossessionato di sapere dove si trova suo figlio e controllare tutti i suoi movimenti, cercherà solo di dominare il suo spazio. In questo modo non lo educherà, non lo rafforzerà, non lo preparerà ad affrontare le sfide. Quello che interessa principalmente è generare nel figlio, con molto amore, processi di maturazione della sua libertà, di preparazione, di crescita integrale, di coltivazione dell’autentica autonomia” (Amoris Laetitia, n. 261). Una gradualità nelle esigenze da proporre ai giovani è perciò necessaria: “Quando si propongono i valori, bisogna procedere a poco a poco, progredire in modi diversi a seconda dell’età e delle possibilità concrete delle persone, senza pretendere di applicare metodologie rigide e immutabili. I contributi preziosi della psicologia e delle scienze dell’educazione mostrano che occorre un processo graduale nell’acquisizione di cambiamenti di comportamento, ma anche che la libertà ha bisogno di essere incanalata e stimolata, perché abbandonata a sé stessa non può garantire la propria maturazione” (n. 273). La famiglia “è l’ambito della socializzazione primaria, perché è il primo luogo in cui si impara a collocarsi di fronte all’altro, ad ascoltare, a condividere, a sopportare, a rispettare, ad aiutare, a convivere. Il compito educativo deve suscitare il sentimento del mondo e della società come ambiente familiare, è un’educazione al saper abitare, oltre i limiti della propria casa. Nel contesto familiare si insegna a recuperare la prossimità, il prendersi cura, il saluto. Lì si rompe il primo cerchio del mortale egoismo per riconoscere che viviamo insieme ad altri, con altri, che sono degni della nostra attenzione, della nostra gentilezza, del nostro affetto” (ib. n. 276). Certamente, educare in famiglia è un’arte difficile: “Molti genitori soffrono un senso di solitudine, di inadeguatezza e, addirittura, d’impotenza. Si tratta di un isolamento anzitutto sociale, perché la società privilegia gli individui e non considera la famiglia come sua cellula fondamentale. Padri e madri faticano a proporre con passione ragioni profonde per vivere e, soprattutto, a dire dei ‘no’ con l’autorevolezza necessaria. Il legame con i figli rischia di oscillare tra la scarsa cura e atteggiamenti possessivi che tendono a soffocarne la creatività e a perpetuarne la dipendenza” (ib.). Nonostante questi aspetti di fragilità, la famiglia resta però il soggetto primario per la trasmissione della fede e l’educazione al discernimento vocazionale: c’è un’impronta che essa sola può dare e che impegna la comunità cristiana a sostenere i genitori nel loro ruolo di educatori, promuovendone la formazione e il reciproco sostegno.

Le grandi domande e il senso della vita

I giovani cresceranno in pienezza se sapranno porsi le grandi domande sul senso e il valore della vita e saranno aiutati a comprendere il disegno che Dio ha su ciascuno di loro e a realizzarlo con fiducia e con amore. È ancora don Bosco a indicarci la strada da seguire, riassunta nella formula “prevenire, non punire”: “Il sistema preventivo sia proprio di noi. Non castighi penali; non parole umilianti, non rimproveri severi in presenza altrui. Ma dolcezza, carità e pazienza… Si faccia sempre in modo che coloro che siano avvisati, diventino amici nostri più di prima, e non partano mai avviliti da noi” (Lettera a don Giacomo Costamagna, 10 Agosto 1885). Risulta fondamentale educarci tutti e formare in particolare i giovani all’arte della ricerca e del discernimento, della lettura cioè dei segni di Dio nella vita e nella storia, per poter corrispondere ad essi con fiducia e passione. Scrive Papa Francesco: “Il discernimento deve aiutare a trovare le strade possibili di risposta a Dio e di crescita attraverso i limiti. Credendo che tutto sia bianco o nero, a volte chiudiamo la via della grazia e della crescita e scoraggiamo percorsi di santificazione che danno gloria a Dio. Ricordiamo che un piccolo passo, in mezzo a grandi limiti umani, può essere più gradito a Dio della vita esteriormente corretta di chi trascorre i suoi giorni senza fronteggiare importanti difficoltà” (Amoris Laetitia, n. 305). Con fiducia e amore, con pazienza e umiltà, i giovani e quanti si impegnano ad educarli devono dialogare, ascoltarsi reciprocamente e individuare insieme le vie di Dio perché ciascuno trovi la propria strada nella vita e la percorra con gioia e con frutto.

Interroghiamoci con e per i giovani

Concludo la mia proposta di riflessione ponendo a tutti noi, a cominciare dai giovani a me tanto cari, alcune domande, che potranno aiutare la revisione della nostra vita al servizio delle giovani generazioni, valorizzando il loro contributo: ci sforziamo di coniugare il realismo nella lettura dei problemi e la misericordia nelle indicazione per affrontarli, sul modello della carità che ardeva nel cuore di Cristo e dei tanti Santi educatori dei giovani? Il nostro linguaggio è tale che i giovani possano comprenderci e loro e le loro famiglie possano sentirsi raggiunti dalla nostra simpatia e dal nostro amore? Siamo capaci di testimoniare ai giovani l’entusiasmo della fede attraendo la loro mente e il loro cuore all’esperienza della bellezza di Dio, che supera ogni bellezza? Siamo pronti a spenderci senza risparmio per amore dei giovani, costruendo con loro fra le case degli uomini la città di Dio? Ai giovani poi vorrei chiedere: siete disposti a interrogarvi sul senso della vostra vita e a essere protagonisti del vostro domani in dialogo con chi vi ha preceduto? Quale bellezza il vostro cuore cerca, quella del consumismo, che sembra saziare ma poi lascia vuoti, o quella di un amore grande, che occupi tutti gli spazi dell’anima e inviti a scelte generose ed esigenti, come è solo l’amore di Dio? Sapete che il Signore Gesù ha chiamato e chiama a seguirlo nella via della fede e dell’amore tanti giovani come voi, che in Lui hanno trovato la forza di amare e la vera gioia? Il Dio in cui crediamo è l’amico dei giovani, non il loro concorrente, è il loro vero garante e salvatore. Nel Suo progetto su ciascuno di voi al primo posto c’è la chiamata alla solidarietà, alla responsabilità verso gli altri e verso il creato, e finalmente all’amore. La sfida da proporre ai giovani, allora, è quella a riconoscersi e volersi pienamente umani, non nella solitudine dell’egoismo sazio e prigioniero di sé, ma nella comunione di un patto di solidarietà e di alleanza con gli altri e col Dio vivente, il cui amore tutto avvolge e di tutto è misura piena e definitiva. Che questo vada proposto con chiarezza e convinzione ai giovani mi sembra impegno assolutamente urgente per tutti, credenti e non credenti. Lo aveva intuito in maniera penetrante il Concilio Vaticano II, la cui parola resta una sfida ancora attuale e urgente alla coscienza di tutti: “Legittimamente si può pensare che il futuro della umanità sia riposto nelle mani di coloro che saranno capaci di trasmettere alle generazioni di domani ragioni di vita e di speranza” (Costituzione sulla Chiesa nel mondo contemporaneo Gaudium et Spes, 31). Perciò, vorrei stimolare tutti, ciascuno secondo le proprie capacità e possibilità, a impegnarsi al servizio dei giovani e ad organizzare insieme con loro la speranza di un mondo migliore, per tirare nel nostro presente qualcosa del futuro promesso da Dio e della sua infinita bellezza.

In preghiera

Chiudo questa riflessione con una preghiera che ho scritto per i giovani, invitando soprattutto loro a farla propria con fiducia, speranza e amore:

Signore, aiutami a comprendere che il vero, grande viaggio della mia vita è quello verso la profondità di me stesso, dove Tu, che mi hai creato, mi attendi per dirmi parole d’amore e aiutarmi a comprendere e realizzare il progetto che da sempre hai pensato per me. Fa’ che io non fugga davanti al fuoco del Tuo amore, accetti anzi di arrendermi al Tuo abbraccio per andare non dove forse avrei voluto, ma dove è bene per me e per coloro cui mi mandi e che mi affidi. Fa’ che io sappia dirTi con umiltà e coraggio: Eccomi! - come un giorno disse, rispondendo all’Angelo dell’annuncio, la giovane donna Maria. Sia lei, come tenera madre, ad accompagnare questa consegna di tutto me stesso a Te, per lasciarmi condurre con docile fiducia ai pascoli della vita che hai preparato per me. E fa’ che riconosca nella Tua Chiesa, comunità di fratelli e sorelle uniti nel Tuo amore, il grembo vitale dove il mio sì diventerà possibile e la mia gioia piena, nel tempo e per l’eternità. Allora, riconoscerò rivolta a me la Tua parola di promessa e di missione, e il Tuo sogno si compirà nella mia vita per i sentieri dove Tu mi condurrai e in coloro cui mi invierai, che attendono il mio sì a Te per ricevere il dono che cambierà loro il cuore e la vita, dandoci la felicità per la quale dall’eterno ci hai chiamato ad esistere e che il Vangelo del Tuo Figlio non cessa di annunciarci e offrirci nella forza del Tuo Spirito d’amore. Amen. Alleluia!

* Arcivescovo Metropolita di Chieti-Vasto

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