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Davide /1. Un pastore senza paura

 

Pg e Arte / Storia “artistica” della salvezza

Maria Rattà

(NPG 2018-03-78)

 

Proseguiamo la presentazione della rubrica della Newsletter Storia “artistica” della salvezza.
In questo numero un breve excursus biblico-artistico nella vicenda di Davide, fino al momento della sua vittoria contro il gigante Golia.

 

Fede, passione, peccato, pentimento, coraggio e dolore. La storia di Davide è intrisa di sentimenti dalle tinte vivaci, che sembrano non conoscere mezze misure, ma che proprio per questo tengono il lettore sempre col fiato sospeso, catalizzandone l’attenzione. Fin dai suoi esordi nel racconto biblico questo giovane pastore ci tiene incollati al Libro, ansiosi di conoscere gli sviluppi di una vicenda straordinaria, che lo vede essere unto re dal profeta Samuele quando sul trono c’è già, in verità, un sovrano – Saul – e Davide è solo un ragazzo imberbe, di cui inizialmente sappiamo solo tre cose: che è un pastore, che è giovane, che è di bell’aspetto. In realtà lo Scrittore Sacro ci fornisce, poche righe prima, un altro indizio, quando riporta la frase divina: «Non conta quel che vede l'uomo: infatti l'uomo vede l'apparenza, ma il Signore vede il cuore». Presagio della ricchezza e della profondità di sentimenti che albergano nel cuore di questo umile guardiano di greggi e che saranno svelate solo nel proseguo della storia, queste parole promettono al lettore una narrazione interessante e avvincente, in cui veramente si assisterà allo sviluppo di tutti i moti interiori di Davide, dagli slanci più generosi alle passioni più incontrollate. Nel dipanare questo racconto la Bibbia non perde tempo: siamo infatti immediatamente spettatori di una serie di rapidi eventi che prima vedono Davide alla corte di Saul per tentare di risollevarne lo spirito, e poi catapultato, quasi per caso, nella lotta contro il gigante Golia. Umanamente Davide non avrebbe speranze, ma la sua fede incrollabile, unita all’astuzia, riesce a condurlo alla vittoria. Sarà, per lui, l’inizio del trionfo.
Sebbene miniature, dipinti e finanche piatti da tavola non abbiano mancato di raccontare gli albori della grande vicenda umana e spirituale di Davide, sottolineandone spesso il futuro status regale (ora attraverso l’inequivocabile presenza della corona nelle scene dell’unzione ora per mezzo di vesti purpuree, come in una delle più antiche raffigurazioni del pastore-re, quella della sinagoga siriana di Dura Europos) è soprattutto la lotta del giovane ebreo contro il gigante Golia ad aver affascinato e ispirato moltissimi artisti, riempiendo le pagine delle Bibbie miniate e dei Libri delle Ore, gli “atelier” di pittori e scultori, le dimore dei committenti e i luoghi più significativi di una città italiana: Firenze.
In effetti, la “grande” fortuna del David ancora oggi parte da Firenze, dove si possono ammirare le opere di Donatello, Verrocchio e, soprattutto, Michelangelo. Ma, più in generale, l’Italia è, in un certo senso, la “patria” del David: dal XV al XVII secolo non si contano le rappresentazioni pittoriche e scultoree di questo soggetto provenienti dalla mano di grandi nomi, come quelli di Orazio e Artemisia Gentileschi, Guido Reni e Gian Lorenzo Bernini, per citarne solo alcuni. In questo lasso di tempo la figura di Davide si evolve e il Rinascimento è proprio il momento in cui comincia a cambiare qualcosa: si affaccia la nudità, dopo secoli di vestizione, perché viene nuovamente compreso il suo originario significato di purezza, ma anche perché quel giovane pastore rappresenta l’uomo rivestito della sola virtù; le sculture diventano libere da ogni possibilità di contenimento all’interno di “rigide nicchie”, perché Davide è un personaggio estremamente dinamico; viene tratteggiata la complessità psicologica – tra tensione, combattività e trionfalismo – di questo imberbe pastore che lotta e ha la meglio contro un gigante. Il passo è segnato per i secoli a venire.
Nomi noti e meno noti si sono cimentati nella propria versione dello scontro tra il piccolo pastore e il grande filisteo, ognuno scegliendo una fase diversa della narrazione per mettere in scena la propria visione dei fatti; ciascuno imprimendo il proprio tocco personale all’opera; tutti, a modo loro, cercando di superare i limiti della materia per narrare un episodio che è fatto, sostanzialmente, di azione fulminea, come veloce è la pietra scagliata dalla fionda di Davide che mette al tappeto l’arrogante Golia. Il David acquista così il ruolo di simbolo non solo della vittoria dell’umiltà e della fede sulla boria e sull’incredulità, ma anche della capacità geniale di scultori e pittori di oltrepassare gli scogli tecnici e l’apparente immobilità del marmo e delle tele. Qualcuno (come Bernini) finisce così col raffigurarsi nelle fattezze di Davide, mentre Caravaggio si rappresenta invece in quelle di Golia, o meglio, della sua testa mozzata. Espressione di una fase dolorosa e intessuta di timori per la propria vita, quella di Michelangelo Merisi è una scelta che, purtroppo, diventerà anche presagio della sua fine ingloriosa a Porto Ercole, dove si sarebbe trovato letteralmente a un passo dalla salvezza.
Ma accanto a queste due “riletture” del David se ne colloca una terza, forse la più importante nel contesto socio-culturale del periodo rinascimentale: il David come simbolo politico della lotta vittoriosa contro ogni tirannia, il David quale immagine visibile della Firenze repubblicana che ha sconfitto i propri potenti nemici.
Religione, arte e politica si fondono così in un solo soggetto.

 

Il piano
1. La creazione
2. La caduta
3. L'umanità sulla terra: il primo omicidio
4. Dal diluvio all'arcobaleno
5. Babele: l'uomo sfida Dio
6. Abramo /1. Una promessa di vita
7. Abramo /2. Dal dramma alla gioia
8. Davide /1. Un pastore senza paura
9. Davide /2
10 Salomone
11. Le figure femminili dell’Antico Testamento
12. I Profeti

Il link
http://notedipastoralegiovanile.it/index.php?option=com_content&view=article&id=12046

 

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3. Nella rubrica sulla Storia della salvezza, abbiamo inserito - per ogni tema artistico - una "guida" come lettura "critica" (a cura dell'autrice della rubrica, Maria Rattà).

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